sabato 5 maggio 2018

Pescasseroli (AQ) - Maria SS. Incoronata


L'Incoronata di Pescasseroli

Presentazione
PALMINO COSTRINI Sindaco di Pescasseroli


Leggere ancora e meditare dopo aver letto e meditato tante volte questa leggenda marsicana in versi del poeta pescasserolese Cesidio Gentile, e come ripercorrere la storia della nostra terra e della nostra gente e capire per quali vie si e modellato il nostro essere uomini di montagna ai quali non furono avari sfortune, disagi e tragedie. Cesidio si affretta, nel Canto Primo, ad avvertire i cercatori di parole raffinate, e i colti "dell'altra parte", di non pretendere troppo per un illetterato il quale, per narrare la storia dei marsi, sarebbe stato costretto a deporre "penna carta e calammare" se non gli fosse venuta in "agiute" Maria Santissima. E cosi che "un misero pastor sull'Argatone" si appresta alla difficile impresa; prega la "santa immagine Nera" di non abbandonarlo; si avventura in un groviglio di fatti storici, di personaggi, di località; esalta il senso di dignità di indipendenza dei marsicani; narra di tranelli, di congiure, di battaglie; bolla la perfidia spiriti servili e di re prepotenti; si commuove per la sorte di quella "nobil giovinetta" che e la nostra patria; dedica la sua immane fatica alla santa protettrice e saluta, deponendo la penna che pesa più della zappa con questi versi: Sono Gentile Cesidio di voi servente di Pescasseroli e mene pregio tanto Che in fra le greggi e con la verga in mano 0' scritto le memorie marsicane. 


I dieci lunghi canti in cui si suddivide il poema, costituiscono un documento di grande interesse per chi vuol capire da una parte la "storia scritta dal di dentro" e dall'altra quanta violenza abbia esercitato sullo spirito di un "misero" pecoraio quel tipo di società che era venuta conformandosi in Abruzzo nella seconda meta del secolo scorso. Ci troviamo di fronte ad un uomo che sentiva fortemente la vocazione del verseggiare (e lo faceva a suo modo) sfidando una società che non gli aveva consentito di attrezzare la propria mente di quegli "strumenti" grammaticali per dare forma corretta e compiuta alla narrazione. Leggendo si nota quanta commistione vi sia tra un pensare in dialetto e rendere in cattivo italiano quel che il pastore aveva certamente appreso da lunghe, difficili, faticose letture. 

Anche i fatti narrati nel poema seguono i fili, spesso spezzati e spesso ricomposti, nei quali pero non si perdono alcune connotazioni costanti: una religiosità tipica di chi perviene attraverso acquisizioni orali, come già sette secoli prima Pietro da Morrone sia pure con diversa erudizione; una alta considerazione per chi in qualsiasi contesto lotta contro affronti ed ingiustizie; un amore per la terra e la gente dei Marsi costrette a difendersi da "lupi romani" contro i quali i Marsi ingaggiavano battaglie che suscitavano l'ammirazione dei romani stessi. E poi un cantare continuo di Plistia che si fa Castel Mancino e Castel Mancino che si fa Pescasseroli e Pescasseroli che custodisce la dignità degli antichi abitatori per perseverare la quale bisogna ricordare perennemente l'alto contributo di sacrifici rappresentato da quel "sangue marso sotto marso cielo". Chi legge questa leggenda marsicana deve tener presente quale era la condizione umana, sociale, culturale di Cesidio Gentile negli anni che si avviano a chiudere il XIX secolo. Solo cosi potrà restituire un sentimento d'amore a chi con amore ha parlato della terra che ci e madre. E se poi, qualcuno di palato delicato, avesse da ridire sul verseggiare di un povero pastore, lasci in pace il nostro Cesidio e se ne vada a leggere autori colti dove "tutto e scritto con bel metro". Ma stia attento: non vi troverà il genuino sapore dei nostri pensieri, della nostra terra e della nostra gente. 

Introduzione
Sac. Giovanni D'Onorio De Meo (dell'Opera Don Orione)


Da molti anni mi interesso del Santuario dell'Incoronata di Foggia e approfondisco la documentazione che lo riguarda sia per il lato storico che per quello devozionale. Da tanti secoli e ivi venerata una Sacra Immagine lignea sulla quale ho curato che fossero eseguiti seri esami chimici per lo studio della sua composizione e al C 14 per la sua datazione. Ho cosi detto in breve il motivo per cui la zelante confraternita di Maria SS. dell'Incoronata di Pescasseroli ha gentilmente chiesto il mio aiuto per una prima sistematica ed ordinata raccolta della documentazione circa la storia e la devozione dell'Incoronata di Pescasseroli. 


A Dx Madonna Incoronata di Foggia mentre a Sx Maria SS. Incoronata di Pescasseroli

Molti rapporti si sono stabiliti nel corso dei secoli tra il popolo di Pescasseroli e la gente pugliese nel venerare la "Madonna Nera" dell'Incoronata, ma non e questo il luogo per sviluppare l'argomento: e sufficiente averlo appena accennato. Con devoto ossequio verso la Madre Celeste e spirito di servizio verso coloro che mi hanno invitato a scrivere mi accingo a stendere queste pagine con la segreta speranza di contribuire a sempre più far onorare ed amare la Incoronata di Pescasseroli, che da tanti secoli e invocata e venerata con immutata devozione. (Testi a cura del Sac. Giovanni D'Onorio De Meo dell'Opera Don Orione)



venerdì 4 maggio 2018

Torino (TO) - Nostra Signora del Suffragio


Nostra Signora del Suffragio

La pietà cristiana, da sempre, ha dedicato il mese di Novembre alla preghiera di suffragio per le Anime del Purgatorio. Grandi Santi si sono prodigati nel diffondere la devozione alle Anime dei fedeli defunti: la preghiera e l’offerta di opere buone, come le indulgenze, aiutano le anime dei defunti, che ancora si trovano in Purgatorio, a purificarsi per raggiungere presto la gioia del Paradiso. 

Un atto eroico 

Anche Don Bosco, che ha sofferto molto in occasione della morte della Mamma Margherita, era tormentato dal pensiero che ella non fosse andata subito in Paradiso, ma si trovasse qualche tempo tra le sofferenze del Purgatorio. Per questo pregava e faceva pregare i suoi giovani per le Anime dei defunti. 

Ad alcuni più impegnati consigliava addirittura “l’Atto eroico di carità” per i fedeli defunti, che consiste nell'offrire, a favore delle Anime del Purgatorio, il valore espiatorio di tutte le nostre opere buone e anche i suffragi che potremo avere dopo morte. 

Quel giorno, quando, rientrando dal Santuario della Consolata, gli appare Mamma Margherita che lo assicura di essere finalmente in Paradiso, Don Bosco è rasserenato e cessa di piangere la mamma. In Torino, in Borgo San Donato, è sorto ai tempi di Don Bosco (1863-1876), ad opera del Beato Francesco Faà di Bruno, non ancora sacerdote, un Santuario dedicato a Nostra Signora del Suffragio. Militare a 23 anni, Francesco Faà di Bruno è accanto al re Carlo Alberto nella triste notte della disfatta di Novara. 

Rimane profondamente impressionato dal grande numero di giovani soldati caduti sul campo di battaglia, e si pone la domanda: “che ne è di loro? Di quelli morti nella indifferenza religiosa, lontani da Dio?”Scriverà più tardi: 
«Le anime del purgatorio in questi tempi sono assai abbandonate. L’egoismo si concentra in noi, e dimentichiamo chi soffre nell'altro mondo. Dopo alcune condoglianze di cerimonia, dopo un po’ di lutto negli abiti, dopo un articoletto cronologico in qualche giornale, il debito nostro ci pare soddisfatto. Intanto il povero defunto... si trova nel più straziante abbandono e per uscire dal doloroso carcere non avrà che a soffrire e continuamente soffrire». (1) 

Lo addolora profondamente la morte del fratello Emilio avvenuta nella battaglia di Lissa (1866), nelle acque dell’Adriatico. L’ammiraglio in capo Persano abbandona all’ultima ora la nave ammiraglia, lasciando il comando supremo ad Emilio Faà di Bruno, non all’altezza della grave situazione. Nello scontro del 20 luglio, la nave ammiraglia austriaca, comandata da Tegethoff, si avventa contro la Re d’Italia e l’affonda. 

Il comandante Emilio Faà di Bruno, fedele alla prassi del cosiddetto onore militare, non conforme alla morale cattolica, affonda con la propria nave. 

Il fratello Francesco già si era preoccupato di Emilio giovane a causa della sua vita frivola; questa tragica morte è causa per lui di ansietà di coscienza sulla sua sorte eterna. 

«Ma fiducioso sempre nella misericordia di Dio, reagì nella maniera migliore, quella di affrettare la costruzione di un centro di preghiera per il suffragio dell’anima cara del fratello e degli altri caduti di guerra, nonché di tutte le anime purganti. Fu così che decise, sulla fine del 1866, di iniziare i lavori della sua chiesa». (2) 

Un disegno originale 

Il disegno della chiesa è opera del conte Arborio Mella, ma il Faà di Bruno vi fece dei tagli e delle modifiche, e riservò a sé il disegno del campanile, una costruzione curiosa, più geometrica che artistica, alta 75 metri dal suolo, dominante il panorama di Torino. Sul campanile venne issata la statua in rame dorato, alta 5 metri, raffigurante l’Arcangelo san Michele, con le ali spiegate nell'atto di chiamare i morti al giudizio. Nostra Signora del Suffragio è rappresentata, sull’Altare maggiore, da un gruppo di marmo di Carrara, alto 5 metri, opera dello scultore Antonio Tortone. La Vergine, in alto su un cumulo di nubi, ha le braccia distese verso le anime del Purgatorio, gli occhi rivolti al cielo, quasi a chiedere a Dio pietà per le sottostanti anime sofferenti. 

Ai suoi piedi, due angeli genuflessi; uno presenta a Maria la Croce, supplicandola che, per virtù del sacrificio di Gesù sulla Croce, ottenga il perdono e la liberazione delle anime purganti; l’altro angelo tiene in mano un calice, nell’atto di versare sulle anime sottostanti il Sangue preziosissimo di Cristo, fonte di salvezza. In basso è simboleggiato il Purgatorio, con varie persone tra le fiamme, in atteggiamento sofferente. 

Ai lati del Presbiterio, due grandi dipinti del pittore Gonin, rappresentano l’uno la discesa di Gesù al Limbo, e l’altro Giuda Maccabeo che manda a raccogliere denaro per offrire un sacrificio a Gerusalemme in suffragio delle anime dei soldati caduti in battaglia. Le cinquanta vetrate istoriate, di opera francese, rappresentano scene della vita della Madonna. 

La devozione per le Anime del Purgatorio del Beato Francesco Faà di Bruno non si esaurisce nella costruzione del Santuario di Nostra Signora del Suffragio, ma si esprime particolarmente in due monumenti viventi: la Pia Associazione di Nostra Signora del Suffragio e la Congregazione delle Suore Minime di Nostra Signora del Suffragio. Entrambi hanno come scopo principale quello dioffrire a Dio un’espiazione continua per i cari defunti. 

«Sarà cura dei soci avere una viva e grande devozione a Maria, soprattutto con l’imitarne le virtù nel proprio stato, al fine di ottenere da lei una protezione speciale in vita ed in Purgatorio, dopo la morte; zelare in ogni modo la causa delle anime del Purgatorio, offrendo a loro suffragio i propri meriti e promuovendo presso gli altri la medesima devozione; schivare non solo i peccati mortali, ma pur anche i veniali per evitare un lungo Purgatorio». (1) 

«Le preghiere, le azioni e le sofferenze delle Suore Minime devono giungere al cielo per mezzo di Nostra Signora del Suffragio e farsi voce per chi non ha più voce per se stesso. 

Per questo, ogni sera, dallo svettante campanile della chiesa di Nostra Signora del Suffragio, in Torino, il campanone suona lenti rintocchi e le Suore Minime, ovunque si trovano, si inginocchiano e pregano il De profundis per tutti i morti». (3) 

(Articolo di Don Mario Morra sdb) 



1 BERTEU AGOSTINO, Vita dell’Abate Francesco Faà di Bruno (Torino, Tipografia Suffragio 1898).
2 PALAZZINI PIETRO, Francesco Faà di Bruno scienziato e prete vol. 2 (Roma, Città nuova editrice 1980).
3 Dal Programma dell’Istituto. 


giovedì 3 maggio 2018

Cesena (FC) - Madonna del Monte


Abbazia di Santa Maria del Monte 


L'imponente complesso dell'abbazia di Santa Maria del Monte sorge sul colle Spaziano, a Cesena.

Sorto sui resti di una precedente chiesa costruita nel IX secolo, ampliata e abbellita in un periodo presumibilmente compreso tra il 1001 e il 1026 quando fu fondato il monastero, ha raggiunto l'aspetto attuale al termine dei successivi restauri tra il XV secolo e il XVI secolo. L'interno è a una navata con quattro cappelle per lato, che conservano opere d'arte di grande prestigio. In alto, sui tre lati, corre il fregio di Gerolamo Longhi che contiene quattordici scene della vita della Vergine.

Patrimonio insigne dell'abbazia è la collezione di ex voto, una raccolta di 690 pezzi di grande valore, costituita da tavolette dipinte a partire dal 1400 che raffigurano i miracoli con i quali la Vergine del Monte esprimeva la sua protezione a Cesena e ai cesenati.
Nel 1986, papa Giovanni Paolo II, durante la visita in Romagna, ha soggiornato e visitato l'abbazia; per ricordare il grandioso evento è stato anche dipinto un ex voto. 

Abbazia di Santa Maria del Monte e le colline.

Sul Colle Spaziano, che un tempo era ricoperto da un fitto bosco, secondo San Pier Damiani (Vita Mauri, 1044-1072), il vescovo Mauro (903-655 circa) andava a ritirarsi in preghiera. Dopo la sua morte, secondo la tradizione, si susseguirono numerosi miracoli sul luogo di sepoltura, la venerazione popolare crebbe e la piccola celletta da lui costruita venne ampliata. 

Dopo l'anno 1000 fu edificata una basilica a tre navate e tra il 1001 e il 1026, venne infine fondato il monastero benedettino. Arricchitosi notevolmente nel corso del XIII secolo, il complesso accolse, nel 1318, la Statua della Madonna (essa proveniva dalla Chiesetta di Montereale); si ebbe subito una manifestazione popolare con la realizzazione di piccole tavolette votive per grazia ricevuta: gli ex voto. 

La basilica fu prima profanata e poi fortificata da Francesco degli Ordelaffi, nel Cinquecento visse il suo "secolo d'oro" sotto i Malatesta, così divenne un vero e proprio punto di riferimento della cultura cesenate. Lungo il corso dei secoli accolse numerose personalità e ricevette la visita di numerosi pontefici. Tra il 1536 e il 1548 la chiesa venne ad assumere le forme attuali, secondo un progetto di Domenico Garavini da Brisighella, su disegno originale del Bramante. Centro della vita artistica della città, la Basilica del Monte vide anche all'opera i migliori artisti attivi nel cesenate: Scipione Sacco, Girolamo Longhi e Francesco Masini, nonché il giovanissimo Giuseppe della Valle di Scalve, che tra il 1560 e il 1562 realizzò lo splendido coro in noce. Importante anche gli interventi di Francesco Morandi detto il Terribilia, cui si devono la cupola (decorata dal Masini tra il 1568 e il 1571) e l'originale scalone in pietra, e di Alessandro Corsi che, nel 1588 fu l'autore del monumentale pozzo del Chiostro Grande. 

Una serie di eventi nefasti aprì la strada alla crisi del complesso benedettino, che si protrasse per tutto il settecento, aggravata dal terribile terremoto del 1768 che distrusse la cupola della basilica, fu ricostruita da Pietro Carlo Borboni e venne decorata da Giuseppe Milani dal 1773 al 1774. Abbandonata all'arrivo dei francesi nel 1797 poi l'abbazia fu posta in vendita (nel 1812) e solo il provvidenziale intervento di Pietro Maria Semprini la salvò dalla rovina donandola a papa Pio VII. In gioventù fu novizio all'abbazia, quando divenne papa il 1º maggio del 1814 incoronò la Madonna e Bambino e, nell'atto del testamento, destinò l'intero complesso ai monaci; solo nel 1888, superate varie traversie, essi poterono tornare definitivamente al "Monte". 

Durante la seconda guerra mondiale il complesso accolse numerosi sfollati e subì un devastante bombardamento. 

Nella seconda metà del XX secolo, l'abbazia, vide la riapertura del Laboratorio per il restauro del libro antico ed è meta di turisti e pellegrini, il complesso benedettino non ha perso il suo ruolo di propulsore della cultura: segnalandosi per l'organizzazione di concerti di musica classica nei mesi di luglio e agosto. 

Infine, all'inizio del XXI secolo, grazie alla passione della Società amici del Monte, sono stati creati un refettorio per le comitive, dotato di 80 posti a sedere e la moderna sala delle conferenze Pio VII con 100 posti.



mercoledì 2 maggio 2018

Nembro (BG) - Madonna della Misericordia dello Zuccarello


Isolato, in mezzo ai monti che si ergono appena dietro Nembro, il Santuario della Madonna dello Zuccarello è una di quelle mete che non puoi lasciarti sfuggire se passi dalla Valle Seriana.


Da qui, tutta la vallata ti si apre davanti agli occhi, regalando un’impareggiabile vista; alle spalle, i maestosi monti donano un senso di protezione e di grandezza che è difficile dimenticare nel tempo.
Su questo monte si ergeva il castello della nobile famiglia Vitalba: per volontà di Bernardo Vitalba, nel 1347, venne fondata la chiesa che rimase, fino al XIX secolo di proprietà dei Vitalba. Solo nel 1847, la chiesa divenne di proprietà della Fabbriceria della Parrocchia di Nembro.

La chiesa si erge a sud est, ha un porticato aperto, composto da 5 arcate a sesto acuto che gravano su grossi pilastri in muratura. Al centro della facciata c’è il portico a sesto acuto che funge da portone principale della chiesa.
All’interno, la chiesa ha una sola navata, con due archi a sesto acuto; fra le opere d’arte presenti, si ricordi la Madonna con Bambino del 1512 (cappella a sinistra, in corrispondenza degli stipiti dell’arcata), la Fuga in Egitto di Francesco Muzio (sulla sinistra dell’abside), Natività di Enea Salmeggia (detto il Talpino) (cappella a destra, in corrispondenza degli stipiti dell’arcata), Madonna Addolorata del 1533 (sull’altare maggiore) (v. Immagine sotto).


Il santuario ospitava la tela della Pietà (attribuita a Giovan Battista Moroni), recentemente rubata.
Gli affreschi sono stati realizzati dal nembrese Giovanni Rodigari, coadiuvato da Vanni Rossi, nel XX secolo; sono stati restaurati nel 2005.
Per arrivare alla chiesa è possibile seguire un’antica mulattiera con quindici tribuline con i misteri del Rosario, a cui si aggiunge a completamento l’opera di Giovanni Ardrizzo sui Misteri della Luce presente nel piazzale del Santuario.
Il Santuario della Madonna dello Zuccarello si trova in Via Case Sparse a Nembro, in provincia di Bergamo.
Seguendo via Roma di Nembro, in direzione di Clusone, dopo aver superato il Trony, alla rotonda che trasforma via Roma in via Locatelli, imboccare la quarta uscita, una strada leggermente in salita.
Seguire la strada (lasciando sulla destra il municipio) e proseguire dritto fino all’incrocio con via Don Vavassori. Girare a destra in via Vavassori, poi a sinistra e imboccare via Papa Giovanni XXIII. All’incrocio, girare a destra in via Monsignor Balabini, successivamente a sinistra in via Lonzo, seguire sempre via Lonzo fino a una piccola deviazione a sinistra (via dei Vitalba). Imboccare e girare subito a destra: seguire la strada fino alla chiesa.



L’8 agosto è festa al Santuario: prima della ricorrenza, si tiene la novena di celebrazioni che, fedele alla tradizione, tiene la prima messa alle 6,30. In passato, prima del turno in fabbrica, gli operai e operaie si recavano in pellegrinaggio al Santuario, lungo la mulattiera, recitando i misteri del Rosario: per questo, la prima messa è così presto.
Per l’edizione 2015 della festa del Santuario dello Zuccarello gli appuntamenti sono: venerdì 7 agosto Festa dell’Emigrante con solenne messa alle 11 e concerto di campanine alle 21 a cura della Federazione Campanari Bergamaschi.
La novena in preparazione della festa dell’8 agosto prevede messe alle 6,30, 9 e 17,30.
Fino al 23 agosto, negli spazi adiacenti al Santuario ci sarà la tradizionale sagra con servizio ristoro, a partire dalle 19. L’8 e il 15 agosto il servizio sarà disponibile anche a mezzogiorno. (Articolo tratto da https://bergamogreen.altervista.org/)


martedì 1 maggio 2018

Amatrice (RI) - Madonna delle Grazie (Varoni)


Statua della Madonna delle Grazie 
col Bambino in grembo del 1490 circa
La Madonna delle Grazie del Santuario della Serra Alta Amatriciana

A Varoni, in bella posizione panoramica, è situato il Santuario di S. Maria delle Grazie, che la tradizione fa risalire al 1000. La semplice e armoniosa facciata cinquecentesca contrasta con la ricchezza sovrabbondante dell'interno, caratterizzato dai magnifici altari lignei del Seicento.

L'altare maggiore, scolpito in noce, è veramente sontuoso. Ornato di bassorilievi, statue e dipinti, presenta al centro un tabernacolo contenente la "Madonna col Bambino", una statua di terracotta dipinta attribuita a Silvestro de L'Aquila (sec. XV), contornata da altre statue lignee.

Dal soffitto decorato a cassettoni colorati con tre dipinti, pendono un bel lampadario in legno scolpito e dorato e lampade d'argento. Anche i quattro altari laterali sono riccamente decorati e accompagnati da sculture e tele.

Il secondo di destra, che è anche il più pregevole, contiene un affresco della "Madonna del Rosario" in cui appaiono membri della famiglia Orsini. Ciò confermerebbe la tradizione che attribuisce a questa famiglia il merito della costruzione della chiesa. (Cfr. biblio 10).

Notizie storiche
L'Alta Amatriciana fu evangelizzata dai Santi Pietro e Paolo. Subito si formarono delle piccole comunità cristiane. Una di queste fu costituita presso i ruderi della Villa di Terenzio Varrone, e il luogo fu dedicato alla Vergine delle Grazie.

Madonna col Bambino e statua di una virtù cardinale 
Verso il 1000 i Benedettini di Farfa presero la Via Salaria, si fermarono nella zona di Amatrice e precisamente a Ferrazza e a S. Benedetto; In Amatrice fondarono un monastero femminile, un altro a Scai che tuttora esiste. Contemporaneamente costituirono una piccola comunità nel Santuario dei Varoni-Scai. Diedero vita al Santuario e nello stesso tempo erano Cappellani dei monasteri ed evangelizzarono la Valle Amatriciana.
Verso il 1400 vennero i frati francescani di Assisi, che con spirito missionario diedero vita al Santuario con la predicazione e la diffusione di pratiche di pietà. Ancora oggi, 2001, sono in uso: l'esercizio della Corda Pia, la Confraternita dei Terziari, la Confraternita del Carmelo. La Corda Pia, che è un esercizio penitenziale, viene praticata ogni venerdì di Quaresima. Gli Orsini diedero un significante contributo facendo costruire gli altari in stile barocco, tutti in noce; la Madonna in terracotta è attribuita a Silvestro de L'Aquila, il soffitto a cassettoni è in stile veneziano, il lampadario appeso nel mezzo della chiesa viene attribuito alla scuola di Michelangelo. Le reliquie esistenti sono del 1500 e vengono venerate dai fedeli nel pomeriggio del giorno di Pasqua. Il giorno 29 giugno viene ricordata la data della consacrazione del Santuario. La ricorrenza della festa della Madonna viene celebrata il 2 luglio, che è la Visitazione, preceduta da una devota novena.

Cortile del Romitorio ricoperto di neve
Negli archivi parrocchiali risultano i vari parroci che, con spirito di fede evangelica e mariana, hanno curato questo antico Santuario: nel 1800 Francesco Salvi, nel 1900 Antonio Sebastiani, Gaetano Durantini, Angelo Orfei e Fausto Alvisini.

Facciata del Santuario
A fianco al Santuario è sorta una casa di accoglienza francescana che offre la possibilità a gruppi organizzati (giovani, campi scuola, incontri di fede e sociali) di trascorrere un periodo per "... riprendere fiato e continuare il cammino." (Notizie tratte dai depliants a disposizione all'interno del Santuario)

Per saperne di più


mercoledì 11 aprile 2018

Pinzolo (TN) - Madonna di Campiglio


La Madonna di Campiglio 

Intorno all'anno 1180, un certo Raimondo eresse nella zona di Campiglio un piccolo ospizio «a vantaggio della propria anima in onore della Beata Vergine Maria», con una cappella che venne presto ampliata e diede il nome alla zona. 

La primitiva cappella venne presto trasformata in un bellissimo Santuario a tre navate con tre altari, che durò fino al 1894, anno in cui fu demolito. L’attuale chiesetta alpina, è in stile neogotico, in granito del luogo, accanto alla quale fu inaugurata l’8 dicembre 1972 la più vasta chiesa parrocchiale di Santa Maria Nuova. 

Nel Santuario è custodito un antichissimo crocifisso, di stile nordico, il quale campeggia nell'arco del presbiterio e che risale al secolo XII. 

Meraviglioso il Trittico della Madonna del Maestro Narciso, in stile gotico. La Madonna, con il Bambino Gesù, è circondata da Santa Barbara con il calice e Santa Caterina da Siena con l’arma dei martiri, la quale troneggia in mezzo al presbiterio. 

Le portelle presentano quattro episodi della vita della Vergine: Annunciazione, Visitazione, Natale, Adorazione dei Magi. Sul retro di queste figurano quattro immagini dei più noti dottori della Chiesa. 

Il complesso sacro è opera quattrocentesca fra le più pregevoli attribuita alla scuola del Multscher, del periodo tardo gotico. Il cimelio più prezioso è la statua della Madonna del Fico che troneggia dall’alto della colonna, posta dietro l’altare. 

Santuario Beata Vergine Maria dell’Assunta
La statua risale al XIV secolo e viene esposta al pubblico tre volte l’anno: il 15 agosto, a Capodanno e nella seconda domenica di ottobreIl 15 agosto si celebra la festa patronale; mentre la seconda domenica di ottobre si compie il tradizionale pellegrinaggio dalla Val Rendena al Santuario (Indirizzo: Via Campanili Basso, 5. - Diocesi: Trento).

(Si ringrazia il sito http://www.donbosco-torino.it/ per le preziose informazioni)



Chiesetta di Santa Maria Antica 


Le prime notizie storiche su Madonna di Campiglio risalgono al 1188 e sono contenute in una lettera di Corrado II da Beseno Vescovo di Trento. In quell'epoca, e più precisamente intorno al 1180, un certo Raimondo costruì nella zona un piccolo ospizio "a vantaggio della propria anima, in onore della Beata Vergine Maria, Madre di Dio, in aiuto ai poveri e a difesa dei passanti, presso il Monte Campiglio, in luogo solitario e inabitato, ove spesso chi transitava, veniva depredato e ucciso. 

lunedì 9 aprile 2018

Annunciazione del Signore

Festa del Signore, l'Annunciazione inaugura l'evento in cui il figlio di Dio si fa carne per consumare il suo sacrificio redentivo in obbedienza al Padre e per essere il primo dei risorti. La Chiesa, come Maria, si associa all'obbedienza del Cristo, vivendo sacramentalmente nella fede il significato pasquale della annunciazione. Maria è la figlia di Sion che, a coronamento della lunga attesa, accoglie con il suo 'Fiat' e concepisce per opera dello Spirito santo il Salvatore. In lei Vergine e Madre il popolo della promessa diventa il nuovo Israele, Chiesa di Cristo. I nove mesi tra la concezione e la nascita del Salvatore spiegano la data odierna rispetto alla solennità del 25 dicembre. Calcoli eruditi e considerazioni mistiche fissavano ugualmente al 25 marzo l'evento della prima creazione e della rinnovazione del mondo nella Pasqua. (Mess. Rom.)

Annunciazione del Beato Angelico
Solennità dell’Annunciazione del Signore, quando nella città di Nazareth l’angelo del Signore diede l’annuncio a Maria: «Ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e verrà chiamato Figlio dell’Altissimo», e Maria rispondendo disse: «Ecco la serva del Signore; avvenga per me secondo la tua parola». E così, compiutasi la pienezza dei tempi, Colui che era prima dei secoli, l’Unigenito Figlio di Dio, per noi uomini e per la nostra salvezza si incarnò nel seno di Maria Vergine per opera dello Spirito Santo e si è fatto uomo.
Per la festa dell’Annunciazione invito a leggere due brani del Trattato della Vera Devozione alla Santa Vergine Maria di San Luigi Maria Grignion de Montfort (1673-1716). Primo brano: i veri devoti della Santa Vergine “avranno una singolare devozione per il grande mistero dell'Incarnazione del Verbo, il 25 marzo, che è il mistero proprio di questa devozione, perché questa devozione è stata ispirata dallo Spirito Santo: 1) per onorare e imitare la dipendenza ineffabile che Dio Figlio ha voluto avere da Maria, per la gloria di Dio Padre e per la nostra salvezza, dipendenza che appare particolarmente in questo mistero in cui Gesù Cristo è prigioniero e schiavo nel seno della divina Maria e in cui dipende da lei in tutte le cose; 2) per ringraziare Dio delle grazie incomparabili che ha fatto a Maria e particolarmente di averla scelta come sua degnissima Madre, scelta che è stata fatta in questo mistero” (cap. VIII).
Secondo brano: “Poiché il tempo non mi permette di fermarmi a spiegare le eccellenze e le grandezze del mistero di Gesù vivente e regnante in Maria, o dell'Incarnazione del Verbo, mi limiterò a dire in poche parole che abbiamo qui il primo mistero di Gesù Cristo, il più nascosto, il più elevato e il meno conosciuto; che è in questo mistero che Gesù, d'accordo con Maria, nel suo seno, che è per questo chiamato dai santi «la sala dei segreti di Dio», ha scelto tutti gli eletti; che è in questo mistero che ha operato tutti i misteri della sua vita che sono seguiti, per l'accettazione che ne ha fatto: «Entrando nel mondo Cristo dice: Ecco, io vengo per fare la tua volontà» (Eb 10,5.7); e, di conseguenza, che questo mistero è un compendio di tutti i misteri, che contiene la volontà e la grazia di tutti; infine, che questo mistero è il trono della misericordia, della liberalità e della gloria di Dio” (cap. VIII).


I due testi sono collegati tra loro. In primo luogo San Luigi Maria afferma che il mistero dell’Incarnazione è il primo mistero cui i veri devoti della Santa Vergine devono rivolgere la loro attenzione. In secondo luogo, sostiene che il mistero della vita segreta di Gesù in Maria è il mistero che contiene tutti gli altri misteri, il punto di partenza per tutte le meraviglie della sua vita.
Analizziamo il primo testo e quindi il secondo.
Il Trattato della Vera Devozione alla Santa Vergine secondo me è un testo profetico per quanto afferma sui misteri e sulla devozione a Nostra Signora. Annuncia verità profonde che saranno approfondite solo in un’epoca futura di fioritura della Chiesa e quindi della teologia, che lo stesso santo chiama “Regno di Maria”. Oggi il significato delle sue parole non può ancora essere pienamente compreso. Per esempio, chi oserà dire di aver capito l’affermazione secondo cui Gesù Cristo, Dio stesso, fu per un tempo “schiavo di Maria” quando viveva nel suo seno? Dopo l’Annunciazione e il sì di Maria, Nostro Signore si fece carne nel suo seno. Da allora ebbe perfetta conoscenza di sua Madre. Viveva in lei come in un monastero di clausura, in contatto esclusivo e in completa dipendenza umana dalla Madonna: la più perfetta dipendenza che si possa dare sulla Terra.

Il Verbo Incarnato, completamente consapevole fin dal primo momento della sua incarnazione, scelse di vivere all'interno di una creatura. Per sua scelta visse all'interno di questo tempio e di questo palazzo, in misteriosa relazione con Nostra Signora.
Dio manifesta la sua onnipotenza nell’Incarnazione. La manifesta anche mantenendo vergine la Madonna prima, durante e dopo il parto. L’Incarnazione è un evento così straordinario che Dio avrebbe potuto disporre perché Nostro Signore nascesse pochi giorni dopo il concepimento. Ma non lo fece. Il Signore scelse di vivere per nove mesi nel seno di Maria. Volle stabilire questa forma speciale di dipendenza da lei. Scelse di avere con lei questa profonda e misteriosa relazione dell’anima. San Luigi Maria dice che scelse di diventare suo “schiavo”: un’espressione centrale in tutta la teologia mariana del santo, che può lasciarci perplessi specialmente se la riferiamo a Gesù Cristo ma che per il santo è essenziale e che dobbiamo comprendere a fondo. Schiavo? Sì. Anzi, uno schiavo ha la sua vita, respira da solo, ha almeno libertà di movimento. Gesù volle farsi più che schiavo: accettò di dipendere interamente da Nostra Signora.
Che tipo di relazione fra le anime di Gesù e della Madonna si stabilì in quel periodo? Che tipo di unione? Di per sé, il mistero è impenetrabile. Ma, almeno per avere un punto di partenza, possiamo considerare che nel mistero dell’Incarnazione Nostro Signore assume interamente la natura umana. Vero Dio, diventa anche vero uomo. Ha un’anima e un corpo come li abbiamo noi. Nella sua umanità discende da Adamo ed Eva come noi. Ma nello stesso tempo la sua anima umana aveva – anzi ha – un’unione con Dio così stretta che Gesù Cristo è e resta una persona della Santissima Trinità. C’è una sola persona di Cristo, non due, anche dopo l’Incarnazione. Com’è possible tutto questo? È un mistero. I teologi si diffondono sulla nozione di unione ipostatica, ma non sciolgono veramente il mistero.

Considerando la sua natura divina e umana, come spiegare il grido di Gesù sulla croce: “Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?”. In quel momento certamente Gesù continuava a essere Dio, eppure aveva scelto di soffrire nella sua umanità un abbandono e un isolamento totale. Si sentiva completamente abbandonato nella sua umanità mentre rimaneva unito a Dio Padre e allo Spirito Santo nella sua divinità. Di nuovo, non possiamo spiegare tutto: è un mistero.
L’unione di Nostro Signore con Maria quando era nel suo seno non è naturalmente l’unione ipostatica, eppure quest’ultima ci aiuta in via analogica a capire. Se nella sua umanità Gesù poteva sentirsi abbandonato sulla croce senza compromettere la sua divinità, poteva essere come dice San Luigi Maria “schiavo” di Nostra Signora nel suo seno – s’intende, anche qui nella sua umanità. Ma rimangono molti aspetti misteriosi, su cui penso che getterà luce una teologia nuovamente capace di fiorire nel Regno di Maria, per la maggior gloria di Dio e delle anime.
Anche nell’unione mistica di Nostra Signora con ciascuno dei suoi devoti, che San Luigi Maria chiama “schiavi”, ci sono punti non ancora interamente chiariti. Eppure si tratta di qualche cosa di molto più semplice dei divini misteri dell’unione di Maria con Gesù.Se sono misteri, nessuna spiegazione li esaurisce. Possiamo dire però che la contemplazione del mistero dell’Incarnazione ci aiuta a combattere due delle principali dottrine della Rivoluzione: il panteismo e il soggettivismo.
Secondo il panteismo, tutto è uno e tutto è buono; una cosa non si distingue essenzialmente da un’altra. Tutte le creature formano una sola grande persona cosmica e collettiva. 

Il soggettivismo afferma che ogni persona umana è assolutamente autonoma e non ha veramente bisogno di essere unita ad altre.
La Chiesa Cattolica condanna entrambi questi errori. Afferma che ogni persona è autonoma e distinta in quanto individuo, ma che l’apertura agli altri è costitutiva e necessaria. La teologia e la filosofia spiegano come per approfondire la nozione di persona ultimamente è necessario considerare la sua relazione con Dio.
Quando la relazione di Gesù Cristo con Nostra Signora nell’Incarnazione sarà meglio compresa, si comprenderà qualcosa di più anche le pagine più misteriose dell’“Apocalisse”. È del tutto lecito pregare e sperare che un giorno sorga una nuova alba in cui gli orizzonti della teologia possano espandersi e I legami fra molti misteri, per quanto umanamente possibili, possano chiarirsi.San Luigi Maria afferma che il mistero dell’Incarnazione contiene tutti gli altri. Sappiamo che ogni giorno di festa della Chiesa porta con sé una grazia speciale. Nella giornata di oggi la prima misteriosa unione di Nostro Signore con Nostra Signore viene a noi, per così dire, con un profumo speciale.
Dobbiamo affidarci con speciale forza alla Madonna in questo giorno di festa, e chiederLe la grazia di diventare i suoi umili soggetti e “schiavi”, come fece lo stesso Bambino Gesù quando viveva nel suo seno (tratto dal sito Santi e Beati - di Plinio Corrêa de Oliveira)