lunedì 7 maggio 2018

Montenero (LI) - Maria Santissima di Montenero


Il Santuario di Montenero è collocato su una collina che domina il mare e il porto di Livorno. E' tra i luoghi della Toscana di maggior fama dovuta particolarmente al suo celebre Santuario dedicato alla Madonna delle Grazie.

Le origini del Santuario risalgono al 15 maggio 1345, festa di Pentecoste, quando, secondo la tradizione, un povero pastore storpio trovò l'immagine miracolosa della Vergine Maria e seguendo un'intuizione interiore la portò sul colle di Montenero, luogo già conosciuto come rifugio di briganti e per questo considerato oscuro, tenebroso... il "monte del diavolo".

La storia del pastore
Al di là delle molte leggende che circondano la storia del ritrovamento dell'immagine della Madonna, che la critica attribuisce invece ad un certo Iacopo di Michele detto Gera, sembra che tale immagine sia comparsa a Montenero in seguito a una rinascita di fervore religioso, intorno al 1341. 

Proprio in questo anno gli abitanti di Livorno, allora poco più di un villaggio di pescatori, avrebbero organizzato un culto autonomo di immagini sacre, dipinte di recente, osteggiato però dalle autorità ecclesiastiche che intimarono la cessazione del culto e la sparizione delle relative immagini. 

Non è da escludere che davanti a questa ostilità, l'immagine sia stata occultata e poi ritrovata vicino al greto del fiume ''Ardenzo'', da quel pastore che solerte la portò in cima al monte per affidarla quasi sicuramente alla custodia di qualche eremita.

... Indi a poco un Pastor sentì chiamarsi, e rivolto a mirar chi lo volea, quanto più spesso udiva nominarsi, tanto più solo il corpo suo vedea. Ma seguendo la voce in appressarsi, udì parlar Maria che a lui dicea "Pastor solleva questo grave sasso e verso Montener rivolgi il passo..."

La storia del Santuario
La fama dell'immagine miracolosa si diffuse presto, a motivo delle tante grazie operate dalla Beata Vergine; cominciano i pellegrinaggi e con essi crescono le offerte per il piccolo oratorio che ospita la Madonna.


Già nel 1380 furono iniziati i lavori per ampliare la Cappella e i locali che servivano al riparo dei pellegrini. 


Ai primi custodi del santuario, quasi sicuramente i frati terziari, seguirono le custodie dei Gesuati (dal 1442 al 1668) e dei Teatini (dal 1668 al 1792 ) indicati allora come i più qualificati ad espletare il servizio presso il Santuario. 

Infatti nel 1720, i Teatini iniziarono i lavori di ampliamento del Santuario che terminarono nel 1774. 
In questo lasso di tempo la Madonna di Montenero operò alcuni miracoli a favore di tutta la città tra i quali quello del 1742 quando la città fu sconvolta da un violento terremoto e ancora una volta soccorsa dalla sua protettrice e dalla sua immagine che fu trasportata in città e posta davanti alla Collegiata.
A Livorno quel miracolo non fu mai dimenticato tanto che ogni anno si rinnova il voto che i livornesi fecero alla Madonna "...di digiunare in perpetuo il 27 gennaio, di non fa balli, né maschere, di assistere nella Collegiata stessa all'annua funzione di ringraziamento...''.

Nel 1792 il Santuario fu affidato ai Monaci benedettini Vallombrosani che ne sono attualmente i custodi. (dal libro Livorno, Montenero e la "Regina" di Vasco Lucarelli)


Visita il sito ufficiale del Santuario


domenica 6 maggio 2018

Pietrelcina (BN) - Madonna della Libera


LA MADONNA DI PADRE PIO


Un viaggio attraverso i festeggiamenti dedicati alla Madonna della Libera di Pietrelcina. Una religiosità valorizzata da importanti momenti rituali in cui la musica diviene “termometro della passione devozionale”.
L'apparato festivo nel nostro paese è in continua evoluzione: fioriscono, nascono e o si trasformano compositi cerimoniali che propongono diversi connubi o, comunque, la compresenza e la giustapposizione di elementi relativamente eterogenei.
Partendo dall'analisi della trasformazione di una festa sannita, ci si sofferma sugli elementi caratterizzanti, che aggiungono alla sua già complicata struttura altri interessanti elementi da analizzare. A Pietrelcina si festeggia la Madonna della Libera anche detta “a Madonna d´austo”, “a Madonna de carre”, “a Madonna di tre Dicembre”, “a Madunnella nosta”, “a Madonna de Grazie sotto il titolo della Libera”. Il tutto per indicare un simulacro, un culto, ma, soprattutto, una forte identità caratterizzante. Il culto della Madonna, venerato dal popolo Pietrelcinese, ha origini antichissime. Già nel tredicesimo secolo l’imperatore Federico II, come si evince da una pergamena custodita nell'archivio di Loreto a Montevergine, concedeva il patronato della Madonna su Pietrelcina.

Nel XVI secolo esistevano una cappella ed una confraternita intitolate a S. Maria della Libera, con cui se ne gestiva le rendite e se ne curava il culto. Lo statuto ci informa, tra l’altro, su quattro ricorrenze in cui si solennizzava la festa, sugli indumenti che dovevano indossare i confratelli, sulle loro regole comportamentali e su un palio portato nelle processioni dal cosiddetto Gonfaloniere.

Con la legge del 15 agosto 1867 n° 3848, ai sensi della quale lo stato italiano aboliva le confraternite religiose e ne incamerava le rendite, la confraternita della Libera scomparve e lasciò il posto ad un comitato di Pietrelcinesi (“masti e’ festa”) che ancora oggi cura l’aspetto civile della festa.

Un tema dello scolaro Francesco Forgione, passato poi alla storia come S. Pio da Pietrelcina, ci fornisce importanti notizie su come si svolgeva la festa a fine Ottocento: 
“la prima domenica di Agosto come sempre si solennizza la festa della Madonna della libera con la solita pompa. Suonano il concerto cittadino e quello dell'89esimo reggimento ... Allietano la festa parecchi giochi ... la corsa dei cavalli, la marcia sulla corda, il tiro a segno ed un teatrino”.
Attualmente la festa patronale della Madonna della Libera si svolge in due date: il 3 Dicembre (data in cui ci fu il miracolo della liberazione dal colera nel 1854) e la prima domenica di Agosto (la vera festa caratterizzante dei "Pucinari"). Quella di Dicembre, ad eccezione della fiera del bestiame, è quasi del tutto religiosa. Quella che si svolge ad Agosto, considerata la festa patronale vera e propria, era una volta incentrata tutta intorno alla raccolta del grano, contesto situazionale, che aveva prodotto i vari riti di ringraziamento (volo dell’Angelo, corsa dei cavalli, gara delle “carre” di grano, benedizione delle messi, ecc). Con la trasformazione del mondo rurale che l’ha prodotta, la festa si è connotata di qualità residuali dove tuttora è leggibile il contesto originario.

Foto storica tratta dal sito http://www.madunnellanostra.it/
La festa ha inizio con la novena durante la quale i più devoti e qualche messalizzante nei nove giorni antecedenti alla festa, si recano in chiesa alle cinque del mattino per nove giorni e partecipano alla veglia della vigilia.
L´antivigilia è il giorno in cui ha inizio anche il rito civile, scandito dai primi botti del "fuochista" e dalla banda cittadina che passa attraverso le bancarelle disposte lungo corso P. Pio. Centro focale della festa è la statua della Vergine che viene "vestita" dai membri del comitato festa e da alcune devote la notte dell´antivigilia con un abito aureo frutto delle offerte dei devoti e degli ex voto in oro e viene situata sull'altare maggiore.

Nella domenica della festa si celebra la messa solenne, officiata da più sacerdoti, e la processione.
Il lunedì della Madonna, è caratterizzato dalla messa per gli emigranti, che si svolge al mattino, e dal concerto di una star nazionale, che si svolge la sera.
Con l´estrazione del biglietto della lotteria si concludono i festeggiamenti.
Il momento cruciale delle celebrazioni è senz'altro rappresentato dalla processione e, quindi, dall'ingresso della Madonna nel mondo reale, fuori dal “tempio”. La Madonna viene portata in processione alle cinque del pomeriggio mentre, nelle ricorrenze particolari, come nella vecchia tradizione, la madonna esce a mezzogiorno. Gruppi di otto persone che si avvicendano, portano il simulacro per le vie del paese. Il percorso, prima in senso orario e poi in senso antiorario, descrive quasi due cerchi passando per ogni quartiere. Il parroco, benedicendo le campagne, invoca la protezione per ciascuna zona. La disposizione dei processionanti vede susseguirsi i gonfalonieri delle varie associazioni, la banda musicale, l’officiante con crocifisso, il clero, le autorità civili e militari, il simulacro e i fedeli (fino agli anni sessanta gli uomini precedevano le donne).


La musica interviene a scandire e a rilevare le diverse fasi della festa, divenendo il termometro della passione devozionale, avvicendando il fervore popolare ed il legame con l’ortodossia cattolica. La banda è il mezzo della produzione musicale, che alterna il coro dei partecipanti alla celebrazione. Pietrelcina vanta una forte tradizione bandistica e questa, almeno fin dalla fine del 1800, era il veicolo della quasi totalità delle rappresentazioni musicali. Ciò lascia supporre che in origine gli Inni alla Madonna, specie quelli di natura popolare, fossero “musicati” semplicemente dall’insieme dei fedeli in coro (a cappella) che si tramandavano la conoscenza oralmente. Nel corso del secolo appena trascorso, l’effetto omologatore della banda non è riuscito a cancellare del tutto la tradizione orale che, ancora oggi, in alternanza ai brani classici intonati dai bandisti, che pure contrappuntano con intermezzi di estrazione profana, si esprime con la sua partecipazione.


Nel corso della nostra ricerca sono emersi almeno tre Inni dedicati alla Madonna della Libera di Pietrelcina grazie ai quali è possibile effettuare un analisi temporale del cerimoniale e degli aspetti socio-culturali che lo hanno generato.


sabato 5 maggio 2018

Pescasseroli (AQ) - Maria SS. Incoronata


L'Incoronata di Pescasseroli

Presentazione
PALMINO COSTRINI Sindaco di Pescasseroli


Leggere ancora e meditare dopo aver letto e meditato tante volte questa leggenda marsicana in versi del poeta pescasserolese Cesidio Gentile, e come ripercorrere la storia della nostra terra e della nostra gente e capire per quali vie si e modellato il nostro essere uomini di montagna ai quali non furono avari sfortune, disagi e tragedie. Cesidio si affretta, nel Canto Primo, ad avvertire i cercatori di parole raffinate, e i colti "dell'altra parte", di non pretendere troppo per un illetterato il quale, per narrare la storia dei marsi, sarebbe stato costretto a deporre "penna carta e calammare" se non gli fosse venuta in "agiute" Maria Santissima. E cosi che "un misero pastor sull'Argatone" si appresta alla difficile impresa; prega la "santa immagine Nera" di non abbandonarlo; si avventura in un groviglio di fatti storici, di personaggi, di località; esalta il senso di dignità di indipendenza dei marsicani; narra di tranelli, di congiure, di battaglie; bolla la perfidia spiriti servili e di re prepotenti; si commuove per la sorte di quella "nobil giovinetta" che e la nostra patria; dedica la sua immane fatica alla santa protettrice e saluta, deponendo la penna che pesa più della zappa con questi versi: Sono Gentile Cesidio di voi servente di Pescasseroli e mene pregio tanto Che in fra le greggi e con la verga in mano 0' scritto le memorie marsicane. 


I dieci lunghi canti in cui si suddivide il poema, costituiscono un documento di grande interesse per chi vuol capire da una parte la "storia scritta dal di dentro" e dall'altra quanta violenza abbia esercitato sullo spirito di un "misero" pecoraio quel tipo di società che era venuta conformandosi in Abruzzo nella seconda meta del secolo scorso. Ci troviamo di fronte ad un uomo che sentiva fortemente la vocazione del verseggiare (e lo faceva a suo modo) sfidando una società che non gli aveva consentito di attrezzare la propria mente di quegli "strumenti" grammaticali per dare forma corretta e compiuta alla narrazione. Leggendo si nota quanta commistione vi sia tra un pensare in dialetto e rendere in cattivo italiano quel che il pastore aveva certamente appreso da lunghe, difficili, faticose letture. 

Anche i fatti narrati nel poema seguono i fili, spesso spezzati e spesso ricomposti, nei quali pero non si perdono alcune connotazioni costanti: una religiosità tipica di chi perviene attraverso acquisizioni orali, come già sette secoli prima Pietro da Morrone sia pure con diversa erudizione; una alta considerazione per chi in qualsiasi contesto lotta contro affronti ed ingiustizie; un amore per la terra e la gente dei Marsi costrette a difendersi da "lupi romani" contro i quali i Marsi ingaggiavano battaglie che suscitavano l'ammirazione dei romani stessi. E poi un cantare continuo di Plistia che si fa Castel Mancino e Castel Mancino che si fa Pescasseroli e Pescasseroli che custodisce la dignità degli antichi abitatori per perseverare la quale bisogna ricordare perennemente l'alto contributo di sacrifici rappresentato da quel "sangue marso sotto marso cielo". Chi legge questa leggenda marsicana deve tener presente quale era la condizione umana, sociale, culturale di Cesidio Gentile negli anni che si avviano a chiudere il XIX secolo. Solo cosi potrà restituire un sentimento d'amore a chi con amore ha parlato della terra che ci e madre. E se poi, qualcuno di palato delicato, avesse da ridire sul verseggiare di un povero pastore, lasci in pace il nostro Cesidio e se ne vada a leggere autori colti dove "tutto e scritto con bel metro". Ma stia attento: non vi troverà il genuino sapore dei nostri pensieri, della nostra terra e della nostra gente. 

Introduzione
Sac. Giovanni D'Onorio De Meo (dell'Opera Don Orione)


Da molti anni mi interesso del Santuario dell'Incoronata di Foggia e approfondisco la documentazione che lo riguarda sia per il lato storico che per quello devozionale. Da tanti secoli e ivi venerata una Sacra Immagine lignea sulla quale ho curato che fossero eseguiti seri esami chimici per lo studio della sua composizione e al C 14 per la sua datazione. Ho cosi detto in breve il motivo per cui la zelante confraternita di Maria SS. dell'Incoronata di Pescasseroli ha gentilmente chiesto il mio aiuto per una prima sistematica ed ordinata raccolta della documentazione circa la storia e la devozione dell'Incoronata di Pescasseroli. 


A Dx Madonna Incoronata di Foggia mentre a Sx Maria SS. Incoronata di Pescasseroli

Molti rapporti si sono stabiliti nel corso dei secoli tra il popolo di Pescasseroli e la gente pugliese nel venerare la "Madonna Nera" dell'Incoronata, ma non e questo il luogo per sviluppare l'argomento: e sufficiente averlo appena accennato. Con devoto ossequio verso la Madre Celeste e spirito di servizio verso coloro che mi hanno invitato a scrivere mi accingo a stendere queste pagine con la segreta speranza di contribuire a sempre più far onorare ed amare la Incoronata di Pescasseroli, che da tanti secoli e invocata e venerata con immutata devozione. (Testi a cura del Sac. Giovanni D'Onorio De Meo dell'Opera Don Orione)



venerdì 4 maggio 2018

Torino (TO) - Nostra Signora del Suffragio


Nostra Signora del Suffragio

La pietà cristiana, da sempre, ha dedicato il mese di Novembre alla preghiera di suffragio per le Anime del Purgatorio. Grandi Santi si sono prodigati nel diffondere la devozione alle Anime dei fedeli defunti: la preghiera e l’offerta di opere buone, come le indulgenze, aiutano le anime dei defunti, che ancora si trovano in Purgatorio, a purificarsi per raggiungere presto la gioia del Paradiso. 

Un atto eroico 

Anche Don Bosco, che ha sofferto molto in occasione della morte della Mamma Margherita, era tormentato dal pensiero che ella non fosse andata subito in Paradiso, ma si trovasse qualche tempo tra le sofferenze del Purgatorio. Per questo pregava e faceva pregare i suoi giovani per le Anime dei defunti. 

Ad alcuni più impegnati consigliava addirittura “l’Atto eroico di carità” per i fedeli defunti, che consiste nell'offrire, a favore delle Anime del Purgatorio, il valore espiatorio di tutte le nostre opere buone e anche i suffragi che potremo avere dopo morte. 

Quel giorno, quando, rientrando dal Santuario della Consolata, gli appare Mamma Margherita che lo assicura di essere finalmente in Paradiso, Don Bosco è rasserenato e cessa di piangere la mamma. In Torino, in Borgo San Donato, è sorto ai tempi di Don Bosco (1863-1876), ad opera del Beato Francesco Faà di Bruno, non ancora sacerdote, un Santuario dedicato a Nostra Signora del Suffragio. Militare a 23 anni, Francesco Faà di Bruno è accanto al re Carlo Alberto nella triste notte della disfatta di Novara. 

Rimane profondamente impressionato dal grande numero di giovani soldati caduti sul campo di battaglia, e si pone la domanda: “che ne è di loro? Di quelli morti nella indifferenza religiosa, lontani da Dio?”Scriverà più tardi: 
«Le anime del purgatorio in questi tempi sono assai abbandonate. L’egoismo si concentra in noi, e dimentichiamo chi soffre nell'altro mondo. Dopo alcune condoglianze di cerimonia, dopo un po’ di lutto negli abiti, dopo un articoletto cronologico in qualche giornale, il debito nostro ci pare soddisfatto. Intanto il povero defunto... si trova nel più straziante abbandono e per uscire dal doloroso carcere non avrà che a soffrire e continuamente soffrire». (1) 

Lo addolora profondamente la morte del fratello Emilio avvenuta nella battaglia di Lissa (1866), nelle acque dell’Adriatico. L’ammiraglio in capo Persano abbandona all’ultima ora la nave ammiraglia, lasciando il comando supremo ad Emilio Faà di Bruno, non all’altezza della grave situazione. Nello scontro del 20 luglio, la nave ammiraglia austriaca, comandata da Tegethoff, si avventa contro la Re d’Italia e l’affonda. 

Il comandante Emilio Faà di Bruno, fedele alla prassi del cosiddetto onore militare, non conforme alla morale cattolica, affonda con la propria nave. 

Il fratello Francesco già si era preoccupato di Emilio giovane a causa della sua vita frivola; questa tragica morte è causa per lui di ansietà di coscienza sulla sua sorte eterna. 

«Ma fiducioso sempre nella misericordia di Dio, reagì nella maniera migliore, quella di affrettare la costruzione di un centro di preghiera per il suffragio dell’anima cara del fratello e degli altri caduti di guerra, nonché di tutte le anime purganti. Fu così che decise, sulla fine del 1866, di iniziare i lavori della sua chiesa». (2) 

Un disegno originale 

Il disegno della chiesa è opera del conte Arborio Mella, ma il Faà di Bruno vi fece dei tagli e delle modifiche, e riservò a sé il disegno del campanile, una costruzione curiosa, più geometrica che artistica, alta 75 metri dal suolo, dominante il panorama di Torino. Sul campanile venne issata la statua in rame dorato, alta 5 metri, raffigurante l’Arcangelo san Michele, con le ali spiegate nell'atto di chiamare i morti al giudizio. Nostra Signora del Suffragio è rappresentata, sull’Altare maggiore, da un gruppo di marmo di Carrara, alto 5 metri, opera dello scultore Antonio Tortone. La Vergine, in alto su un cumulo di nubi, ha le braccia distese verso le anime del Purgatorio, gli occhi rivolti al cielo, quasi a chiedere a Dio pietà per le sottostanti anime sofferenti. 

Ai suoi piedi, due angeli genuflessi; uno presenta a Maria la Croce, supplicandola che, per virtù del sacrificio di Gesù sulla Croce, ottenga il perdono e la liberazione delle anime purganti; l’altro angelo tiene in mano un calice, nell’atto di versare sulle anime sottostanti il Sangue preziosissimo di Cristo, fonte di salvezza. In basso è simboleggiato il Purgatorio, con varie persone tra le fiamme, in atteggiamento sofferente. 

Ai lati del Presbiterio, due grandi dipinti del pittore Gonin, rappresentano l’uno la discesa di Gesù al Limbo, e l’altro Giuda Maccabeo che manda a raccogliere denaro per offrire un sacrificio a Gerusalemme in suffragio delle anime dei soldati caduti in battaglia. Le cinquanta vetrate istoriate, di opera francese, rappresentano scene della vita della Madonna. 

La devozione per le Anime del Purgatorio del Beato Francesco Faà di Bruno non si esaurisce nella costruzione del Santuario di Nostra Signora del Suffragio, ma si esprime particolarmente in due monumenti viventi: la Pia Associazione di Nostra Signora del Suffragio e la Congregazione delle Suore Minime di Nostra Signora del Suffragio. Entrambi hanno come scopo principale quello dioffrire a Dio un’espiazione continua per i cari defunti. 

«Sarà cura dei soci avere una viva e grande devozione a Maria, soprattutto con l’imitarne le virtù nel proprio stato, al fine di ottenere da lei una protezione speciale in vita ed in Purgatorio, dopo la morte; zelare in ogni modo la causa delle anime del Purgatorio, offrendo a loro suffragio i propri meriti e promuovendo presso gli altri la medesima devozione; schivare non solo i peccati mortali, ma pur anche i veniali per evitare un lungo Purgatorio». (1) 

«Le preghiere, le azioni e le sofferenze delle Suore Minime devono giungere al cielo per mezzo di Nostra Signora del Suffragio e farsi voce per chi non ha più voce per se stesso. 

Per questo, ogni sera, dallo svettante campanile della chiesa di Nostra Signora del Suffragio, in Torino, il campanone suona lenti rintocchi e le Suore Minime, ovunque si trovano, si inginocchiano e pregano il De profundis per tutti i morti». (3) 

(Articolo di Don Mario Morra sdb) 



1 BERTEU AGOSTINO, Vita dell’Abate Francesco Faà di Bruno (Torino, Tipografia Suffragio 1898).
2 PALAZZINI PIETRO, Francesco Faà di Bruno scienziato e prete vol. 2 (Roma, Città nuova editrice 1980).
3 Dal Programma dell’Istituto. 


giovedì 3 maggio 2018

Cesena (FC) - Madonna del Monte


Abbazia di Santa Maria del Monte 


L'imponente complesso dell'abbazia di Santa Maria del Monte sorge sul colle Spaziano, a Cesena.

Sorto sui resti di una precedente chiesa costruita nel IX secolo, ampliata e abbellita in un periodo presumibilmente compreso tra il 1001 e il 1026 quando fu fondato il monastero, ha raggiunto l'aspetto attuale al termine dei successivi restauri tra il XV secolo e il XVI secolo. L'interno è a una navata con quattro cappelle per lato, che conservano opere d'arte di grande prestigio. In alto, sui tre lati, corre il fregio di Gerolamo Longhi che contiene quattordici scene della vita della Vergine.

Patrimonio insigne dell'abbazia è la collezione di ex voto, una raccolta di 690 pezzi di grande valore, costituita da tavolette dipinte a partire dal 1400 che raffigurano i miracoli con i quali la Vergine del Monte esprimeva la sua protezione a Cesena e ai cesenati.
Nel 1986, papa Giovanni Paolo II, durante la visita in Romagna, ha soggiornato e visitato l'abbazia; per ricordare il grandioso evento è stato anche dipinto un ex voto. 

Abbazia di Santa Maria del Monte e le colline.

Sul Colle Spaziano, che un tempo era ricoperto da un fitto bosco, secondo San Pier Damiani (Vita Mauri, 1044-1072), il vescovo Mauro (903-655 circa) andava a ritirarsi in preghiera. Dopo la sua morte, secondo la tradizione, si susseguirono numerosi miracoli sul luogo di sepoltura, la venerazione popolare crebbe e la piccola celletta da lui costruita venne ampliata. 

Dopo l'anno 1000 fu edificata una basilica a tre navate e tra il 1001 e il 1026, venne infine fondato il monastero benedettino. Arricchitosi notevolmente nel corso del XIII secolo, il complesso accolse, nel 1318, la Statua della Madonna (essa proveniva dalla Chiesetta di Montereale); si ebbe subito una manifestazione popolare con la realizzazione di piccole tavolette votive per grazia ricevuta: gli ex voto. 

La basilica fu prima profanata e poi fortificata da Francesco degli Ordelaffi, nel Cinquecento visse il suo "secolo d'oro" sotto i Malatesta, così divenne un vero e proprio punto di riferimento della cultura cesenate. Lungo il corso dei secoli accolse numerose personalità e ricevette la visita di numerosi pontefici. Tra il 1536 e il 1548 la chiesa venne ad assumere le forme attuali, secondo un progetto di Domenico Garavini da Brisighella, su disegno originale del Bramante. Centro della vita artistica della città, la Basilica del Monte vide anche all'opera i migliori artisti attivi nel cesenate: Scipione Sacco, Girolamo Longhi e Francesco Masini, nonché il giovanissimo Giuseppe della Valle di Scalve, che tra il 1560 e il 1562 realizzò lo splendido coro in noce. Importante anche gli interventi di Francesco Morandi detto il Terribilia, cui si devono la cupola (decorata dal Masini tra il 1568 e il 1571) e l'originale scalone in pietra, e di Alessandro Corsi che, nel 1588 fu l'autore del monumentale pozzo del Chiostro Grande. 

Una serie di eventi nefasti aprì la strada alla crisi del complesso benedettino, che si protrasse per tutto il settecento, aggravata dal terribile terremoto del 1768 che distrusse la cupola della basilica, fu ricostruita da Pietro Carlo Borboni e venne decorata da Giuseppe Milani dal 1773 al 1774. Abbandonata all'arrivo dei francesi nel 1797 poi l'abbazia fu posta in vendita (nel 1812) e solo il provvidenziale intervento di Pietro Maria Semprini la salvò dalla rovina donandola a papa Pio VII. In gioventù fu novizio all'abbazia, quando divenne papa il 1º maggio del 1814 incoronò la Madonna e Bambino e, nell'atto del testamento, destinò l'intero complesso ai monaci; solo nel 1888, superate varie traversie, essi poterono tornare definitivamente al "Monte". 

Durante la seconda guerra mondiale il complesso accolse numerosi sfollati e subì un devastante bombardamento. 

Nella seconda metà del XX secolo, l'abbazia, vide la riapertura del Laboratorio per il restauro del libro antico ed è meta di turisti e pellegrini, il complesso benedettino non ha perso il suo ruolo di propulsore della cultura: segnalandosi per l'organizzazione di concerti di musica classica nei mesi di luglio e agosto. 

Infine, all'inizio del XXI secolo, grazie alla passione della Società amici del Monte, sono stati creati un refettorio per le comitive, dotato di 80 posti a sedere e la moderna sala delle conferenze Pio VII con 100 posti.



mercoledì 2 maggio 2018

Nembro (BG) - Madonna della Misericordia dello Zuccarello


Isolato, in mezzo ai monti che si ergono appena dietro Nembro, il Santuario della Madonna dello Zuccarello è una di quelle mete che non puoi lasciarti sfuggire se passi dalla Valle Seriana.


Da qui, tutta la vallata ti si apre davanti agli occhi, regalando un’impareggiabile vista; alle spalle, i maestosi monti donano un senso di protezione e di grandezza che è difficile dimenticare nel tempo.
Su questo monte si ergeva il castello della nobile famiglia Vitalba: per volontà di Bernardo Vitalba, nel 1347, venne fondata la chiesa che rimase, fino al XIX secolo di proprietà dei Vitalba. Solo nel 1847, la chiesa divenne di proprietà della Fabbriceria della Parrocchia di Nembro.

La chiesa si erge a sud est, ha un porticato aperto, composto da 5 arcate a sesto acuto che gravano su grossi pilastri in muratura. Al centro della facciata c’è il portico a sesto acuto che funge da portone principale della chiesa.
All’interno, la chiesa ha una sola navata, con due archi a sesto acuto; fra le opere d’arte presenti, si ricordi la Madonna con Bambino del 1512 (cappella a sinistra, in corrispondenza degli stipiti dell’arcata), la Fuga in Egitto di Francesco Muzio (sulla sinistra dell’abside), Natività di Enea Salmeggia (detto il Talpino) (cappella a destra, in corrispondenza degli stipiti dell’arcata), Madonna Addolorata del 1533 (sull’altare maggiore) (v. Immagine sotto).


Il santuario ospitava la tela della Pietà (attribuita a Giovan Battista Moroni), recentemente rubata.
Gli affreschi sono stati realizzati dal nembrese Giovanni Rodigari, coadiuvato da Vanni Rossi, nel XX secolo; sono stati restaurati nel 2005.
Per arrivare alla chiesa è possibile seguire un’antica mulattiera con quindici tribuline con i misteri del Rosario, a cui si aggiunge a completamento l’opera di Giovanni Ardrizzo sui Misteri della Luce presente nel piazzale del Santuario.
Il Santuario della Madonna dello Zuccarello si trova in Via Case Sparse a Nembro, in provincia di Bergamo.
Seguendo via Roma di Nembro, in direzione di Clusone, dopo aver superato il Trony, alla rotonda che trasforma via Roma in via Locatelli, imboccare la quarta uscita, una strada leggermente in salita.
Seguire la strada (lasciando sulla destra il municipio) e proseguire dritto fino all’incrocio con via Don Vavassori. Girare a destra in via Vavassori, poi a sinistra e imboccare via Papa Giovanni XXIII. All’incrocio, girare a destra in via Monsignor Balabini, successivamente a sinistra in via Lonzo, seguire sempre via Lonzo fino a una piccola deviazione a sinistra (via dei Vitalba). Imboccare e girare subito a destra: seguire la strada fino alla chiesa.



L’8 agosto è festa al Santuario: prima della ricorrenza, si tiene la novena di celebrazioni che, fedele alla tradizione, tiene la prima messa alle 6,30. In passato, prima del turno in fabbrica, gli operai e operaie si recavano in pellegrinaggio al Santuario, lungo la mulattiera, recitando i misteri del Rosario: per questo, la prima messa è così presto.
Per l’edizione 2015 della festa del Santuario dello Zuccarello gli appuntamenti sono: venerdì 7 agosto Festa dell’Emigrante con solenne messa alle 11 e concerto di campanine alle 21 a cura della Federazione Campanari Bergamaschi.
La novena in preparazione della festa dell’8 agosto prevede messe alle 6,30, 9 e 17,30.
Fino al 23 agosto, negli spazi adiacenti al Santuario ci sarà la tradizionale sagra con servizio ristoro, a partire dalle 19. L’8 e il 15 agosto il servizio sarà disponibile anche a mezzogiorno. (Articolo tratto da https://bergamogreen.altervista.org/)


martedì 1 maggio 2018

Amatrice (RI) - Madonna delle Grazie (Varoni)


Statua della Madonna delle Grazie 
col Bambino in grembo del 1490 circa
La Madonna delle Grazie del Santuario della Serra Alta Amatriciana

A Varoni, in bella posizione panoramica, è situato il Santuario di S. Maria delle Grazie, che la tradizione fa risalire al 1000. La semplice e armoniosa facciata cinquecentesca contrasta con la ricchezza sovrabbondante dell'interno, caratterizzato dai magnifici altari lignei del Seicento.

L'altare maggiore, scolpito in noce, è veramente sontuoso. Ornato di bassorilievi, statue e dipinti, presenta al centro un tabernacolo contenente la "Madonna col Bambino", una statua di terracotta dipinta attribuita a Silvestro de L'Aquila (sec. XV), contornata da altre statue lignee.

Dal soffitto decorato a cassettoni colorati con tre dipinti, pendono un bel lampadario in legno scolpito e dorato e lampade d'argento. Anche i quattro altari laterali sono riccamente decorati e accompagnati da sculture e tele.

Il secondo di destra, che è anche il più pregevole, contiene un affresco della "Madonna del Rosario" in cui appaiono membri della famiglia Orsini. Ciò confermerebbe la tradizione che attribuisce a questa famiglia il merito della costruzione della chiesa. (Cfr. biblio 10).

Notizie storiche
L'Alta Amatriciana fu evangelizzata dai Santi Pietro e Paolo. Subito si formarono delle piccole comunità cristiane. Una di queste fu costituita presso i ruderi della Villa di Terenzio Varrone, e il luogo fu dedicato alla Vergine delle Grazie.

Madonna col Bambino e statua di una virtù cardinale 
Verso il 1000 i Benedettini di Farfa presero la Via Salaria, si fermarono nella zona di Amatrice e precisamente a Ferrazza e a S. Benedetto; In Amatrice fondarono un monastero femminile, un altro a Scai che tuttora esiste. Contemporaneamente costituirono una piccola comunità nel Santuario dei Varoni-Scai. Diedero vita al Santuario e nello stesso tempo erano Cappellani dei monasteri ed evangelizzarono la Valle Amatriciana.
Verso il 1400 vennero i frati francescani di Assisi, che con spirito missionario diedero vita al Santuario con la predicazione e la diffusione di pratiche di pietà. Ancora oggi, 2001, sono in uso: l'esercizio della Corda Pia, la Confraternita dei Terziari, la Confraternita del Carmelo. La Corda Pia, che è un esercizio penitenziale, viene praticata ogni venerdì di Quaresima. Gli Orsini diedero un significante contributo facendo costruire gli altari in stile barocco, tutti in noce; la Madonna in terracotta è attribuita a Silvestro de L'Aquila, il soffitto a cassettoni è in stile veneziano, il lampadario appeso nel mezzo della chiesa viene attribuito alla scuola di Michelangelo. Le reliquie esistenti sono del 1500 e vengono venerate dai fedeli nel pomeriggio del giorno di Pasqua. Il giorno 29 giugno viene ricordata la data della consacrazione del Santuario. La ricorrenza della festa della Madonna viene celebrata il 2 luglio, che è la Visitazione, preceduta da una devota novena.

Cortile del Romitorio ricoperto di neve
Negli archivi parrocchiali risultano i vari parroci che, con spirito di fede evangelica e mariana, hanno curato questo antico Santuario: nel 1800 Francesco Salvi, nel 1900 Antonio Sebastiani, Gaetano Durantini, Angelo Orfei e Fausto Alvisini.

Facciata del Santuario
A fianco al Santuario è sorta una casa di accoglienza francescana che offre la possibilità a gruppi organizzati (giovani, campi scuola, incontri di fede e sociali) di trascorrere un periodo per "... riprendere fiato e continuare il cammino." (Notizie tratte dai depliants a disposizione all'interno del Santuario)

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