venerdì 3 maggio 2019

Mussomeli (CL) - SS.ma Vergine dei Miracoli



La Madonna dei Miracoli - La Chiesa 

Nel periodo in cui Mussomeli (Caltanissetta) era sotto la dominazione dei Campo, che la resero uno dei feudi più progrediti del Regno, e precisamente l'8 Settembre 1536 o 1540 o ancora 1530, dove quasi finiva il piccolo monte su cui cominciava a sorgere il paese, per un viottolo frastagliato di spine e di rovi, un povero paralitico che andava, com'io credo, peregrinando in cerca di elemosina per campar la misera vita, per la stanchezza della bestia che lo portava, si butta per terra pur su una pietra e s'addormenta …misteri della Provvidenza! Quel sonno fu la sua medicina salutare. Ad un tratto svegliatosi ei si vede guarito; sì tocca non credendo a se stesso, si palpa con gran timore, e finalmente s'alza…. Da un passo cammina, corre e comincia a gridare: Misericordia, miracolo!

All'insolito grido di gioia che si ripercorreva per la valle verdeggiante, accorre la gente del luogo sparsa di qua e di là per la montagna, e tratti dalla novità della cosa anche i preti si frammischiano a quella turba di popolo festante. Sentito del prodigio dalla bocca stessa del paralitico, si cerca lì vicino fra i rovi per trovare qualche cosa che potesse dar chiara testimonianza del fatto avvenuto ed oh! Maraviglia! A quattro passi dal punto in cui il povero infermo s'era adagiato a dormire, ecco ritrovare un'immagine della Vergine Santa col bambino Gesù dipinti su una pietra. Non c'era più luogo a dubitare. La Madonna che voleva prediligere in quel posto il nascente paese di Mussomeli, con un prodigio straordinario si fece ivi ritrovare, per essere onorata, sotto il nuovo titolo di Maria Santissima del Miracolo, o come più tardi si disse, per la molteplicità delle grazie o dei miracoli operati, dei Miracoli. Ed il popolo tutto, riconoscente fin d'allora alla celeste Patrona, formava lì alla meglio un'edicola e vi collocava l'immagine ritrovata, e con l'andare del tempo, crescendo sempre più la devozione ed il fervore, vi si fabbricava una chiesetta od oratorio, ed ogni anno il giorno 8 di Settembre vi si celebrava una festa solennissima, con espressa licenza del vescovo di Girgenti, a cui in quel tempo andava soggetta la nostra Parrocchia.

Interno della Chiesa- Santuario (immagine tratta dal web)

La Madonna oltre a quella più famosa prodigò altre grazie tra cui ricordiamo quella concessa alla famiglia del principe Lanza con la guarigione del piccolo Lorenzo. Dopo che il bambino guarì, grazie alle preghiere innalzate alla vergine dalla famiglia, i Lanza si portarono col popolo fino alla chiesa e la principessa Donna Giovanna donò alla Madonna "un cinto a maglia d'argento e una catena di centoquaranta partiture in oro smaltato di bianco e nero". Il gesto della principessa inaugurò la tradizione, ancora in uso a Mussomeli, di donare oggetti preziosi alla statua della Vergine dei Miracoli per le grazie ricevute. 

Nel 1876 Francesco e Vincenzo Biangardi costruirono il gruppo scultorio formato dalla Madonna, dal paralitico e dall'angelo che tuttora è posta nell'abside del Santuario. L'insieme risulta sicuramente accattivante: la Madonna ha un volto dolcissimo e sereno, si rivolge al suo popolo con uno sguardo di intensa bontà; il paralitico tende le mani implorando e dagli occhi traspare la fiducia nella materna comprensione di Maria. Proprio questo gruppo scultorio viene portato a spalla in processione l' 8 e il 15 Settembre quando in una atmosfera simile ad un caleidoscopio di preghiere, canti, lacrime e sorrisi la statua della Vergine arriva maestosa sopra il percolo e sotto lo splendido baldacchino: si ha l'effetto di un'autentica apparizione e la gente è attonita di fronte quell'immagine che, tra i riflessi dorati, e un'amabilissimo sorriso dispensa beatitudine. Ogni anno la festa della patrona raccoglie a Mussomeli un gran numero di forestieri da tutte le parti d'Italia e dall'estero. Lo sguardo sereno e maestoso, i colori ancora vivi, il bambino in seducente naturalezza di atteggiamento caratterizzano la figura che è stata ritoccata dal Provenzano. Il popolo mussomelese, da sempre massimamente devoto alla Madonna dei Miracoli, ancora oggi ne conserva il culto che è ormai radicato nella tradizione e nella cultura di questo paese. L'attuale chiesa della Madonna dei Miracoli, una costruzione barocca che risale alla metà del settecento ed è opera dei padri domenicani, ha al suo interno una Madonna con bambino dipinta su pietra che ancora oggi accoglie i fedeli nella cripta del santuario è stata restaurata nel 700 dal pittore Domenico Provenzani di Palma di Montechiaro. 

Mussomeli (CL) - Processione (immagine tratta dal web)

Sempre di Provenzani si ammirano un grande affresco sulla volta, firmata e datata 1792, due pale d'altare e, in sacrestia, il ritratto del domenicano padre Biondolillo. Nel santuario si conservano alcune statue in legno, sono le opere ottocentesche del maestro Francesco Biancardi: una Madonna dei Miracoli sull'altare maggiore e una Madonna del Rosario in sacrestia. Più antichi, risalgono al 500, il San Giuseppe che è esposto in una cappella laterale e un'altra Madonna dei Miracoli conservata nella cripta, l'annesso convento dei domenicani, ristrutturato, conserva il fascino del monastero ma non ospita più i religiosi, l'attuale chiostro San Domenico è adibito a iniziative culturali ed espositive, presso la sala Randazzo "Palacultura San Domenico" (tratto dal sito del comune http://www.comunedimussomeli.it/).

La festa (15 Settembre)

giovedì 2 maggio 2019

Rimini (RN) - Madonna della Misericordia



Santuario Madonna della Misericordia in Santa Chiara

Vi si venera l’immagine della Madonna della Misericordia che dalla sera dell’11 maggio 1850 mosse gli occhi. Il giorno consecutivo la notizia dilagò per la città e fuori. Il miracolo si ripetette, ad intervalli, per otto mesi consecutivi suscitando cambiamento di vita e conversioni profonde nei fedeli che numerosissimi accorrevano a pregarla.

Le pupille della sacra immagine si alzavano verso il cielo e si abbassavano sui fedeli. A volte erano lucenti come stelle, a volte si velavano di pianto. Il volto, a tratti roseo, si faceva poi pallido quando abbassava gli occhi. Il Vescovo diocesano dell’epoca, Mons.

Salvatore Leziroli, sollecitato anche dal Papa Pio IX, per dare al fatto un’inconfutabile certezza storica, ordinò un regolare processo. Deposero Cardinali, Vescovi, uomini illustri per scienza e comuni fedeli: tutti concordemente asserirono la realtà del prodigio. La Madonna della Misericordia divenne la Patrona della Città e Diocesi di Rimini. Il 12 maggio é il giorno della festa; il 12 di ogni mese, in memoria del miracolo, vengono celebrate le s. messe con orario festivo. L’immagine della Madonna é opera del pittore riminese Giuseppe Soleri Brancaleoni che la dipinse nel 1796 per le Suore Clarisse di S. Chiara. Nel 1824, sia la piccola chiesa di S. Chiara, che una parte del soppresso monastero delle Clarisse, furono donate dal Vescovo di Rimini a S. Gaspare del Bufalo, Fondatore dei Missionari del Preziosissimo Sangue, perchè vi stabilisse una comunità dei suoi sacerdoti per arricchire spiritualmente, con il loro ministero apostolico, la popolazione della città e delle campagne. Essi, ancora oggi, officiano il Santuario.

Altare della Madonna (immagine tratta dal web)


L’attuale tempio fu realizzato in soli sei mesi, dal 17 maggio al 17 novembre del 1850, con le offerte dei fedeli, dall'architetto riminese Giovanni Benedettini, in sostituzione della chiesa pre-esistente, divenuta troppo piccola per il grande afflusso di fedeli.

Gli ornamenti di marmo e finto marmo, i disegni che ornano le pareti interne furono realizzati nel 1874, sotto la direzione del pittore riminese Giuseppe Ravegnani, da artisti bolognesi.

Immagine tratta dal web

Le figure sono opera di Guglielmo Bilancioni, il miglior pittore riminese dell’ottocento. Il catino dell’abside é stato dipinto dal Secchi, milanese, nel 1958. Di quel periodo é anche la realizzazione del prestigioso organo della ditta Tamburini di Crema, composto da circa 2000 canne.

L’immagine della Madonna troneggia sul fondo dell’abside, circondata da una raggiera di legno dorato in cui due angeli sostengono l’artistica cornice in oro, argento e pietre preziose, contenente la tela, dono del Papa Pio IX. Egli stesso volle che fosse incoronata il 15 agosto 1850.




Il Miracolo

Fu immediatamente avvertita l’autorità ecclesiastica, costituita in allora dal Reverendissimo Sig.Can Don Michele Brioli Pro Vicario Generale, trovandosi S. E.. Rema Monsig. Vescovo Salvatore Leziroli assente dalla città per cagione della sacra visita di sua diocesi vastissima: Monsig. Vicario non esitò recarsi in sulla faccia del luogo; e dall'enunciata Cappella trasportò in sull'Altare Maggiore Il Quadro dell’immagine prodigiosa, dove fino a notte avanzata alla pubblica venerazione fu esposta tenuta.

Lo slancio di religione in quella sera fu tale, che tanto nell’interno, quanto all’esterno di quel angusto tempio, si vide gente moltissima adorar prostrata la Regina dell’Universo. Nei giorni dopo, quel santo entusiasmo si fè maggiore: e il Rmo Monsig. Pro Vicario Brioli per togliere ogni motivo, che in dubbio potesse mettere il prodigio, o per dir meglio, onde dar adito che da tutti lo si potesse considerare e aggiudicare, ne tolse il cristallo, che a quel sacro dipinto stava anteposto:

Erano così le cose, allorchè S.E. rema monsig. Salvatore Leziroli, Vescovo di Rimini, disponeva che un corso di 10 giorni di Spirituali Esercizi apparecchiasse il popolo divoto a ricevere dalla Madre di Misericordia tutte le grazie, che ne riprometteva con lo straordinario e soprannaturale movimento delle sue pietose pupille. Ma siccome la chiesa di S. Chiara era troppo angusta per capirne la folla de’ fedeli, che di continuo traboccava, concedeva che per i 10 giorni dei Santi Spirituali Esercizi, la venerata effige venisse trasportata nel vasto Tempio di San Giovanni Evangelista,(S. Agostino) Descrizione Istorica di Fedele Venturi - 1851





Il prodigio continuò anche nei giorni seguenti, e la chiesa divenne meta di pellegrinaggi ed occasione di preghiera. Lo è ancora, come testimonia la pietà dei Riminesi e dei tanti devoti.

I Missionari di San Gaspare sono i custodi del Santuario, e il 12 di ogni mese è giorno privilegiato per ricordare il miracolo. I Padri curano una pubblicazione mensile "La Madre della Misericordia" a memoria del prodigio e ad aiuto della pietà dei fedeli.

Il Santuario

mercoledì 1 maggio 2019

Guanzate (CO) - Beata Vergine di S. Lorenzo



Madonna del Latte 

Il Santuario della Madonna del Latte, si trova a Guanzate, un paese di quasi 6.000 abitanti della provincia di Como. Di origini molto antiche, sorge in una zona già precedentemente dedicata alla venerazione degli dei.

In epoca paleocristiana esistevano qui degli edifici religiosi, fu poi con il cristianesimo che la zona fu “convertita” e, nel Vi secolo fu edificata una chiesa dedicata a Santo Stefano.
La struttura religiosa attuale risale al 1497, anno in cui venne affrescata l’abside con l’immagine della Madonna del Latte, in un primo tempo era solo una cappella, ma poi fu ampliata nel corso degli anni.

Nel XVII secolo, vengono costruiti la sacrestia attuale e il campanile, mentre nel XVIII secolo la cappella originaria viene ampliata allo scopo di ottenere una seconda chiesa, comunicante con la prima, attraverso la vecchia sacrestia, ma con ingresso indipendente.

In questi anni viene costruito il lungo e suggestivo viale d’accesso al Santuario, composto da un lungo manto d’erba costeggiato da gelsi e abbellito successivamente con le 14 Cappelle affrescate della Via Crucis.

Nel 1821 per rendere il viale ancora più grandioso, viene progettato l’ingresso trionfale ad esedra che ancora oggi accoglie il visitatore, con l’aggiunta di piloni su cui sono poste le statue di pietra dei profeti Isaia, Geremia, Ezechiele, Daniele, opera dello scultore Antonio Gelpi, che curiosamente gli abitanti di Guanzate chiamano i quatr’oman.




La terza chiesa che compone il Santuario, intitolata a San Giuseppe, viene eretta nel 1873, comunicante con le altre attraverso due arcate, per rendere il complesso più omogeneo e simmetrico. 


Di grande rilevanza artistica è il bellissimo portale d’ingresso in bronzo, opera dello scultore Mario Toffetti di Fornovo, realizzato nel 1997 per festeggiare il cinquecentenario dell’affresco della Madonna del Latte.

Ecco la preghiera per i coniugi che vogliono chiedere una grazia alla Madonna:

Scenda larga la tua benedizione Signore della vita sulla nostra famiglia che chiede per intercessione di Maria tua e nostra madre di avere dei figli, cosi che possiamo godere della missione di sposi e di educatori insegnando loro l’amore che nasce dal vangelo e dalla chiesa (si ringrazia il sito http://www.viaggispirituali.it).


Sito ufficiale del Santuario


sabato 12 gennaio 2019

Venezia (VE) - Santa Maria della Salute


Immaginetta donata da Anna Sisto
Santa Maria della Salute (o chiesa della Salute o semplicemente La Salute) è una basilica di Venezia eretta nell'area della Punta della Dogana, da dove risalta nel panorama del Bacino di San Marco e del Canal Grande. Progettata da Baldassare Longhena con attenzione ai modelli del Palladio, è una delle migliori espressioni dell'architettura barocca veneziana. La sua costruzione rappresenta un ex voto alla Madonna da parte dei veneziani per la liberazione dalla peste che tra il 1630 e il 1631 decimò la popolazione, come era avvenuto in precedenza per la chiesa del Redentore. Il culto divenne così radicato a Venezia che la Vergine Maria venne aggiunta all'elenco dei santi patroni della città di Venezia. Nel dicembre del 1921 papa Benedetto XV l'ha elevata al rango di basilica minore. 
La peste fu portata da un ambasciatore del duca di Mantova Carlo I Gonzaga Nevers, che venne internato nel Lazzaretto Vecchio, ma gli bastò entrare in contatto con un falegname per infettare la città, a partire da Campo San Lio. Il 22 ottobre 1630 il voto del patriarca Giovanni Tiepolo: «voto solenne di erigere in questa Città e dedicar una Chiesa alla Vergine Santissima, intitolandola SANTA MARIA DELLA SALUTE, et ch'ogni anno nel giorno che questa Città sarà pubblicata libera dal presente male, Sua Serenità et li Successori Suoi anderanno solennemente col Senato a visitar la medesima Chiesa a perpetua memoria della Pubblica gratitudine di tanto beneficio». 

Basilica della Salute di Venezia (immagine tratta dal sito ufficiale)
Il 26 ottobre in Piazza San Marco il Doge Nicolò Contarini, il clero e il popolo si riunirono a pregare. Quando la peste finì erano morti 80.000 veneziani, e 600.000 nel territorio della Serenissima, da Brescia a Trieste, dal Polesine a Belluno. Fra i morti, il doge e il patriarca. 

Per fare spazio alla nuova chiesa si scelse di demolire un soppresso complesso religioso (la Chiesa della Santissima Trinità con convento e scuola) adiacente alla Punta da Màr, la dogana di Venezia. Per poter erigere in quel posto la Basilica fu necessario un gran numero di pali conficcati nel terreno ed una vasta bonifica del suolo. Già il 28 novembre 1631 si svolse il primo pellegrinaggio di ringraziamento. 

La costruzione fu affidata dopo un concorso a Baldassare Longhena, che aveva progettato una chiesa «in forma di corona per esser dedicata a essa Vergine», e venne finita quando il patriarca Alvise Sagredo il 9 novembre 1687 la benedisse. 

Ogni anno il 21 novembre, giorno della Presentazione della Beata Vergine Maria, si festeggia la festa della Madonna della Salute in cui i veneziani attraversano un ponte, per secoli fatto di barche, ora galleggiante fissato su pali, che va da San Marco alla basilica e vi si recano a pregare. Insieme alla Festa del Redentore, è ancora oggi una delle feste popolari più amate e partecipate dai veneziani. In tale occasione, tradizionalmente, i veneziani consumano la "castradina", un piatto a base di montone. 


La festa della Madonna della Salute è una festa religiosa istituita dalla Repubblica Veneta nel 1630 e osservata solennemente in tutto il territorio della Serenissima fino alla sua caduta. 

Ha luogo il 21 novembre, giorno della Presentazione della Beata Vergine Maria, e ancor oggi si celebra spontaneamente nella città di Venezia, a Trieste e in moltissime città e paesi dell'antica Repubblica, nell'Italia, in Istria e in Dalmazia. La Serenissima infatti, per permettere alle popolazioni distanti dalla Capitale di osservare la Festa, favorì la costruzione in tutta la Repubblica di santuari dedicati alla Madonna della Salute, che sono a tutt'oggi numerosissimi, anche in piccoli paesi, e molti di questi santuari sono ancor oggi, come a Venezia, meta di pellegrinaggi il 21 novembre. A Venezia il pellegrinaggio ha come meta la basilica di Santa Maria della Salute. Durante tutta la giornata, nella basilica, tenuta aperta senza interruzione, vengono celebrate in continuazione messe e rosari, con un afflusso continuo di fedeli. Per facilitare il pellegrinaggio, viene eretto sul Canal Grande un ponte provvisorio in legno che collega la punta della Dogana con Santa Maria del Giglio. Nella città di Venezia il 21 novembre è ancor oggi giorno festivo anche agli effetti civili, grazie ad una fortuita coincidenza: il giorno del Santo Patrono di Venezia, San Marco, cade il 25 aprile, in cui la Repubblica Italiana celebra la Liberazione. In questi casi la legge consente che il Comune scelga un altro giorno per usufruire della festività patronale, e il Comune di Venezia ha scelto il giorno della Madonna della Salute (Notizie tratte da Wikipedia).

Basilica della Salute (sito Ufficiale)

lunedì 7 gennaio 2019

Vetta luminosa nelle tenebre




MARIA SS.MA
Vetta luminosa nelle tenebre
dal Numero 46 del 2 dicembre 2018
di Fra’ Candido Nepote
All’umanità avvolta nell’ombra del peccato, Dio ha dato una Madre senza peccato. Al mondo ottenebrato dall’impurità, Dio ha mostrato il volto della Vergine Purissima, indicando al mondo perduto dietro ai falsi ideali della bellezza, l’intramontabile bellezza di grazia dell’Immacolata.
(Clicca sull'immagine per leggere l'intero articolo)

(Immaginetta scelta per il tema trattato)

martedì 1 gennaio 2019

Maria SS. Madre di Dio


Santa Maria Madre di Dio
e
Madre nostra

Nel primo giorno dell’anno, in relazione con il Natale appena festeggiato, la Chiesa sente il bisogno di festeggiare anche la mamma del Bambino; e lo fa non chiamandola soltanto come «Madre di Gesù», ma anche come «Madre di Dio».

Che cosa significa questo titolo, così sublime?
Noi abbiamo la natura di uomini, e non abbiamo assunto, per esempio, la natura di gatti, anche se abbiamo tanta simpatia per il nostro micio di casa. Siamo uomini, non gatti!
Diversamente Dio, innamorato perdutamente per i suoi figli, ha mantenuto, certo, la natura di Dio, perché ad essa vuol portare anche noi, ma ha voluto assumere anche la natura di uomo, perché l’uomo, unendosi a Lui, possa ottenere anche la natura di Dio.
Adesso, dunque, Dio ha due modi di esistere, altrettanto suoi:

1) il suo modo di essere naturale, quello divino (perché Dio continua ad essere Dio);
2) e il suo modo di essere, acquisito, quello umano (perché Dio è diventato anche uomo).

Dio, nel suo modo di essere divino, è l’eterno, l’origine di tutto, e quindi non può essere originato da una madre; lo stesso Dio, nel suo modo di essere umano, ha un inizio nel tempo, e viene originato da una mamma terrena, Maria Santissima.
Ella, quindi, è veramente madre di Dio, di Dio non nel suo modo di essere divino, ma di Dio nel suo modo di essere umano.



Per questo, quando celebriamo la Madre di Dio, non ricordiamo un semplice “modo di dire”, una frase ad effetto, immaginosa o simbolica, ma riaffermiamo una precisa verità!

Questa verità è stata chiarita nell’anno 431, nel Concilio di Efeso, città dell’Asia Minore. In tale Concilio, si è voluto ricordare che Gesù, fin dal primo istante nel grembo materno, è stato Dio e uomo.
Quindi la Madonna non ha generato un semplice uomo, divenuto in seguito Dio, ma ha generato Dio stesso fatto uomo!


Ma non dobbiamo dimenticare che la Vergine, prima di essere Madre di Dio, è stata una creatura, una figlia di Lui; in seguito è diventata sua sposa, perché l’Annunciazione è stata la dichiarazione di richiesta di matrimonio da parte del Padre, che la invitava ad essere sua sposa, perché insieme facessero nascere e crescere il Messia; e la Madonna ha risposto di sì!

Così Dante potrà cantare di Lei:

«Vergine madre, figlia del tuo figlio»!

Anche per tutto questo, Maria Santissima è il modello di tutti noi: perché l’intera umanità, ogni persona umana è stata sognata da sempre dall’amore di Dio, perché diventassimo suoi figli (cf 1 Gv 3,1), sue spose (cf Is 62,5), sue madri (cf Mt 12,49s)!

di Antonio Rudoni SDB

sabato 10 novembre 2018

Bologna (BO) - La Madonna di San Luca



Un immaginario viaggio verso il
Monte della Guardia

In una bella mattina di maggio, serena e tersa, muovono lentamente due carri trainati da coppie di buoi. Escono dalla città e si avviano verso il Monte della Guardia. Più tardi anche il vescovo di Bologna con il seguito e i canonici renani raggiungerà il luogo convenuto, e lì avverrà la cerimonia tanto desiderata da Angelica.
La giovane siede sul primo carro assieme ai genitori e ad alcuni familiari. Sul secondo carro un gruppo di amiche di Angelica, ancora incerte sul loro futuro, ma desiderose di capire meglio il progetto che Angelica sta perseguendo da tempo.
La distanza tra la loro casa, entro le mura, e il Monte si percorre in un paio d’ore, ma i carri procedono lentamente e più avanti bisognerà che almeno i più giovani scendano dai carri per aiutare gli animali ad affrontare la salita.
Angelica pensa di ricongiungersi alle amiche e confidarsi con loro. Quanti dubbi ora che la meta è a portata di mano. Su, sul Monte, gli operai lavorano da giorni alla costruzione di un edificio destinato a ospitare Angelica e quante, tra le amiche, vorranno rimanere. Oggi il vescovo porrà la prima pietra dell’oratorio che sarà presto eretto. Un luogo di preghiera per le donne che abiteranno l’eremo e per quanti vorranno sostare per un momento o per la vita.



Circa a metà mattina il gruppo appiedato affronta le ultime salite, e si scorge ormai vicino il Monte che domina le valli circostanti. Il sole lo illumina per la maggior parte e ne sottolinea il profilo pulito, di campo coltivato che contrasta piacevolmente con le frasche del rado bosco nel quale si apre il sentiero tracciato qualche tempo prima per raggiungere e lavorare uno dei poderi della famiglia.


Una terra che è in parte coltivata a vigna e per il resto lasciata a pascolo. Il pascolo è illuminato dal sole e coperto da milioni di pratoline che ondeggiano leggere mosse da una tenera brezza che ne asciuga la rugiada. La vigna, ancora in ombra, conserva l’umidità della notte. Le giovani viti, appena rifiorite alla vita, custodiscono nei loro incavi gocce di rugiada simili a preziose perle. Anche l’erba, in quest’area che il sole non ha ancora carezzato, mantiene la sua umidità. Angelica ha un brivido quando i piedi nudi entro gli zoccoli di legno si immergono nella soffice, ma umida erbetta. Per il grande giorno la ragazza ha indossato l’abito della penitenza, quello che forse diverrà l’abito dell’eremo, se mai ci sarà un eremo e soprattutto se sarà abitato da persone che vorranno condividere con lei una vita di preghiera e ascolto.
In quel lontano 25 maggio del 1194 il Creatore in persona sembra abitare il Monte. Il cielo è di un azzurro intenso e l’occhio spazia da un lato per le valli frondose fino ai boschi sempre più fitti degli Appennini, coronati dalle cime ancora innevate dei monti più alti e più lontani. Un bianco ghiaccio che funge da contrappunto e unione tra il verde intenso dei boschi e il luminosissimo cielo.
Dall'altro lato la pianura e al centro Bologna cinta dalle giovani mura e soprattutto protetta da una miriade di torri. Fuori dalle mura la strada che ha percorso Angelica, visibile per un tratto, fiancheggiata dai campi coltivati con le messi al momento verdi, ma adulte in attesa di un altro mese di sole per essere raccolte e dare quanto sembrano promettere.


 

Allontanandosi dalla città, man mano che la pianura lascia il posto alla collina, la natura sembra avere la meglio sull'operosità dell’uomo e il bosco e la frasca sostituiscono i campi coltivati. Anche il bosco è una ricchezza per l’uomo. Riserva di caccia, legna e piante officinali poi purificate dai monaci in città, utilissime soprattutto nei mesi invernali. I monaci di Santo Stefano sono tra i più esperti e custodiscono nel monastero preziosi quanto antichi ricettari.


La loro fama è ulteriormente cresciuta dopo il ritrovamento del corpo di san Petronio sepolto nel loro monastero. È stato necessario riordinare le notizie sul santo e nello stesso monastero, circa dieci anni prima, i monaci hanno elaborato una leggenda in lingua latina per soddisfare le nuove esigenze del culto. Crescendo la devozione e le visite alla tomba del santo, anche l’officina del monastero ha dovuto aumentare la produzione di erbe e unguenti tanto per i bolognesi che per i forestieri che si fermano a venerare il corpo del vescovo bolognese.

Sembra che la devozione sia destinata a crescere molto, ma non è ancora così evidente nel maggio del 1194 quando Angelica, sul Monte della Guardia, attende trepidante l’arrivo del vescovo per iniziare la sua avventura spirituale affidandola nelle mani del successore del riscoperto Petronio.

Ho provato a introdurre in forma narrativa la figura di Angelica, iniziatrice del culto cristiano sul Monte della Guardia. Donna bolognese del tutto reale la cui personalità possiamo ricostruire solo tramite le dispute sorte con i canonici renani da lei scelti per la direzione spirituale dell’eremo. 



Dalla lettura degli atti scritti per verbalizzare la disputa economica non emerge la spiritualità di questa donna che fa una scelta di vita radicale. Una radicalità che non costituisce in assoluto un’eccezione, che la Chiesa prova a controllare rendendosi conto che lo Spirito sta soffiando su una generazione di laici e religiosi che mirano a grandi ideali.


Scisso da questo avvenimento – ma chi può dire fino a che punto – in quel lontano 25 maggio del 1194, in Assisi un ragazzo dodicenne imparava il mestiere di mercante e nutriva grandi ideali cavallereschi. Nella stessa città era appena nata una bella bambina di nobile casato. Accudita da schiere di fantesche e vezzeggiata dalla madre e dai parenti tutti. Per entrambi le rispettive famiglie immaginavano grandi cose e soprattutto una gloria il più possibile grande in questo mondo.
Su questi bambini ha posato lo sguardo il Signore e anche lui ha pensato a grandi cose per loro, anche se l’ordine di grandezza è certamente diverso. I due bambini si chiamavano Francesco e Chiara. 

Angelica muove i primi passi del suo misterioso cammino spirituale – misterioso per noi che non possiamo carpirne i segreti – mentre Chiara nasceva e Francesco cresceva educandosi al commercio. Saranno loro a segnare la svolta epocale e a rendere concrete le molte esigenze di rinnovamento che persone ben più modeste, ma altrettanto autentiche, forse come Angelica, testimoniavano da tempo.

La prima chiesa e la sua committente.

Angelica, una donna bolognese di buona famiglia, ha chiesto al pontefice di poter edificare un luogo di culto su questo Monte. È il 1193 e papa Celestino III, su manifesta richiesta di mulier Angelica, ha inviato al vescovo di Bologna la prima pietra del nuovo edificio perché provveda, su suo mandato, a porla sul Monte della Guardia dando così inizio ai lavori di costruzione dell’oratorio . Mesi dopo, il 25 maggio del 1194, il vescovo di Bologna Gerardo Gisla interra la prima pietra sul Monte della Guardia. Sarà stata presente Angelica, la famiglia, forse le prime compagne con le quali Angelica comincia questo suo itinerario di fede, che per noi rimane inaccessibile. In una giornata di maggio inizia questa avventura cristiana che tanta importanza ha tutt'ora per i bolognesi che proprio in maggio festeggiano la Madonna di San Luca con la discesa dal Monte in città della venerata icona. Dalla bolla del 2 luglio 1228 indirizzata a Pietro, priore della chiesa di Santa Maria del Monte della Guardia, sappiamo che la chiesa è intitolata alla Madonna. Ancora più interessante è la descrizione di un sigillo del Capitolo della chiesa del Monte, sempre del 1228, nel quale vi è l’immagine di Maria con il Figlio. Un sigillo che richiama, per la prima volta, la nostra icona. 


Torniamo però al maggio del 1194 e proviamo ad accostarci ad Angelica e alla sua famiglia per evidenziare una vocazione rimasta celata dagli stessi documenti, tutti incentrati su una lunga disputa con i canonici di Santa Maria di Reno per l’amministrazione dei beni legati al monastero.
I canonici erano stati coinvolti in questa esperienza di vita dalla stessa Angelica per l’assistenza spirituale della nascente comunità eremitica sul Monte della Guardia. Non era del tutto inusuale assistere alla nascita di eremi retti da eremite “irregolari”, cioè non collegate a una delle regole di vita religiosa riconosciute. Più che una contestazione dell’esistente, c’è il desiderio del tutto personale di vivere una ricca esperienza di fede fuori da schemi costituiti, che in alcuni casi diventa innovativa e dirompente, ma che il più delle volte va avanti serenamente con l’assistenza di chierici che vigilano sulla vita spirituale dell’eremo. Sono anni fervorosi che non sempre emergono nella loro quotidianità e diffusione anche perché oscurati da altre analoghe esperienze di vita che stanno per nascere. Non dimentichiamo infatti che gli stessi pontefici che dovranno occuparsi delle dispute sorte tra Angelica e i canonici renani, da Onorio III a Gregorio IX, debbono governare il fenomeno ben altrimenti complesso di Francesco d’Assisi e Chiara. Altri giovani – a dire il vero non conosciamo l’età di Angelica, ma visto che muore intorno al 1244, non doveva certo aver superato di molto i vent'anni quando fece la sua scelta di vita eremitica – e altre scelte di vita radicali. 


Tra le similitudini, l’appartenenza a famiglie benestanti e nel caso di Chiara tra i maggiorenti di Assisi. Angelica però si trova accanto la famiglia nella sua scelta di vita che sarà invece ostacolata violentemente dal padre di Francesco e dalla famiglia di Chiara, anche se infine la madre e le sorelle di quest’ultima vivranno con lei la stessa radicalità evangelica in San Damiano.
Anche la vocazione di Angelica è radicale, ma equilibrata per quanto può esserlo una scelta così particolare. Il luogo in cui insediarsi non è troppo lontano dalla città, né è selvoso e inospitale come siamo abituati a leggere nelle leggende dei santi. Del resto per Angelica – per cui nessuno ha ricercato una possibile santità – le informazioni non le ricaviamo da amici che scrivono appassionate biografie, ma da documenti notarili e da dispute giuridiche per il possesso delle terre dell’eremo. Dati freddi, ma anche obiettivi, attraverso i quali possiamo ricostruire uno spaccato di vita senza purtroppo poter carpire le motivazioni più profonde di Angelica. Dai documenti si delinea però una famiglia unita che condivide e aiuta la scelta della figlia.


La donna agisce in sintonia con i genitori e soprattutto con la madre Bologna, che evidentemente condivide l’ideale di vita che si delinea e che sarà stato a lungo discusso a casa e con l’assistenza degli stessi canonici scelti come guida spirituale e custodi del patrimonio materiale. Il seguito della storia vedrà contrapposta la ricerca di autonomia e di indipendenza di Angelica nella gestione del patrimonio, ma anche nel modello di vita eremitica, e gli interessi dei canonici che vedono intaccata una possibile forma di utile per il lavoro che svolgono. È una storia che fa sparire l’ideale di vita eremitica di Angelica che verrà sempre difesa dai pontefici ai quali si rivolge più volte e anche direttamente. È anche questo il segno di un’autonomia al femminile alle volte contrastata dall'autorità costituita che, però, nel caso di Angelica ne affianca l’azione e difende gli ideali.
Non possiamo penetrare più a fondo questa esperienza di fede, e se continuassimo nella lettura del lungo carteggio che vede i contrapposti interessi dei canonici e di Angelica, perderemmo del tutto il senso della ricerca di spiritualità che certamente ha animato Angelica e la sua famiglia. Ci fermiamo qui evidenziando che sul Monte della Guardia, sul finire del XII secolo, nasce un luogo di culto per volontà di Angelica, una laica bolognese, e della sua famiglia. Un luogo dedicato alla Madre di Dio che fin dal 1228 – ma evidentemente anche prima – era raffigurata anche sul sigillo dell’eremo come una Madre con in braccio il Bambino.


La prolungata osservazione dell’icona della Madonna del Monte di Bologna, durante una manutenzione straordinaria effettuata nel maggio del 2011, ha confermato un’impressione nota e sperimentata da quanti si avvicinano all'immagine salendo dalla scalinata che da destra immette all'altare della Theotokos, percorrono lo spazio davanti all'immagine e scendono dal lato opposto. Molti si sentono guardati costantemente dalla Madre di Dio che comunemente è celata da un pannello in argento e mostra soltanto il proprio volto e quello del Figlio. L’effetto, lungi dall'essere una suggestione, è invece probabilmente voluto e causato dal leggero strabismo delle sue pupille, ben osservabile da vicino. Allo stesso modo la tempera a uovo offre una particolare rifrazione alla luce, animando l’icona e rendendola sempre nuova perché interagisce con fenomeni naturali come il variare della luce e soprattutto con la disponibilità umana di quanti vi si accostano. Non siamo infatti in un museo e le aspettative e le attenzioni di quanti salgono la scalinata che porta all'icona prescindono da considerazioni stilistiche e culturali e affondano nelle istanze misteriose, ma non meno reali, della fede espressa attraverso la devozione. (Tratto da http://www.noteartistiche.it/)


La Madonna di San Luca