domenica 7 maggio 2023

Pula (CA) - Madonna SS. della Consolazione


Il Santuario Madonna della Consolazione 

Voluto da Fra Nazareno e aiutato in questo progetto da tanti fidati amici. Nel Santuario, dal 22 maggio 1994, riposano le sue spoglie mortali.

Fra Nazareno da Pula, Cagliari, 21 gennaio 1911 – Cagliari, 29 febbraio 1992

Nato a Pula, in provincia di Cagliari nel 1911, dopo varie esperienze in Africa, sia lavorative che di cattività, tornerà nella sua terra di Sardegna per entrare, sotto la guida spirituale di San Pio da Pietrelcina, tra i frati minori cappuccini. Svolgerà molti incarichi tra i frati: cuoco, questuante, portinaio, ma diventerà ricercatissimo quando comincerà a ricevere la gente che arrivava da tutta la Sardegna, svolgendo la funzione di consolatore, ammonitore, guaritore e donando al popolo sardo i benefici dei suoi singolari carismi.
 Scomparso nel 1992 in fama di santità è attualmente in corso il processo di beatificazioneDicono che Padre Pio rimproverasse i sardi che venivano da lui perché, diceva, “voi avete Fra Nazareno e potete rivolgervi a lui”. Era stato proprio il frate di San Giovanni Rotondo, infatti, a cambiar la vita di quel ragazzotto sardo, che risponde al nome di Giovanni Zucca. Nasce a Pula (in provincia di Cagliari) il 21 gennaio 1911, sesto dei nove figli di un allevatore di bestiame che non lo lascia andare oltre la scuola elementare, perché ha bisogno del suo aiuto per il lavoro in azienda. 

Sant'Ignazio da Laconi

Che, tuttavia, per Giovanni non deve proprio essere   il massimo, se a 25 anni decide di emigrare in Africa orientale, dove apre una trattoria che ha successo, soprattutto tra i soldati italiani là stanziati. Allo scoppio della guerra, Giovanni, la divisa militare se   la trova addosso suo malgrado, arruolato tra gli artiglieri, e si ritrova con il grado di sergente.
Gli inglesi lo fanno prigioniero nel 1941 e lo portano in Kenia, dove resta per cinque anni. Umiliazioni e fierezza, raccontano di lui in quegli anni: le prime, comuni a tutti i prigionieri; la seconda, invece, vissuta a differenza degli altri, perché dicono che lui non si abbassa alle adulazioni e ai compromessi cui invece tanti si piegano per ingraziarsi i vincitori. Rimpatriato a fine guerra e ormai con 35 anni sulle spalle, deve pensare seriamente a cosa fare “da grande” e, tanto per cominciare, intensifica i rapporti con la ragazza con cui pensa di progettare il suo futuro.

Fra Nazareno

Ed è proprio in questa fase che si affaccia in lui la vocazione religiosa. Va a chiarirsi le idee da Padre Pio, che dopo un’accoglienza un po’ burbera secondo il suo stile, lo rafforza nella vocazione: sarà cappuccino ma non, come vorrebbe, alla di lui ombra, bensì nella sua Sardegna. Eccolo dunque, a 39 anni suonati, varcare la soglia del convento di Sanluri, dove insieme all’abito gli danno anche il nome di Nazareno.Per cinque anni si occupa di cucina, per la delizia del palato dei frati e proprio per evitare che questi si abituino troppo bene mandano il fraticello a far la questua, prima a Sassari e poi ad Iglesias. Qui, a contatto con la gente, si scoprono in fretta i doni umani che il Signore gli ha dato; anzi, qui e là cominciano a far capolino anche doni soprannaturali, di cui si sussurra al suo passaggio. Si sa che la gente è spesso credulona, facilmente influenzabile, sempre in ricerca del sensazionale e del miracolistico, dimenticando sovente che quasi sempre la “vox populi” è “vox Dei”. Fra Nazareno passa tranquillo e sereno per le strade a questuare, nulla facendo per alimentare queste voci, ma nulla trattenendo di quanto il Signore gli ha fatto dono.
Nel 1958 arriva a questuare sulle strade di Cagliari, sulle orme di Fra Nicola da Gesturi, appena passato a miglior vita e dalla gente ritenuto un santo (non a caso è stato proclamato beato nel 1999). 
Fra Nazareno, che in cuor suo si augura e si sforza di imitare il santo confratello, viene visto dalla gente come il continuatore della preziosa opera di Fra Nicola, che era passato per Cagliari facendo del bene. E questo nuovo fraticello non è da meno: a lui si ricorre per consigli, per intercessioni, per conforto; lui si dimostra paziente nell’ascolto, saggio nei consigli, con la capacità di leggere nei cuori e predire il futuro. Sono soprattutto le sue mani a operar meraviglie, anche attraverso le sue famose “caramelle benedette”, di norma al rabarbaro, che distribuisce a piccoli e grandi.

Chiesa della Madonna della Consolazione

Decine e centinaia i casi di guarigione, spesso inspiegabile, dopo una semplice imposizione delle mani o uno guardo rivolto al cielo. Se da un lato queste sono come la “firma” di Dio sul suo operato, dall’altro sono anche quelle che tolgono la pace al povero convento cagliaritano, continuamente assediato dai suoi “povarelli”,malati nel corpo o nello spirito. Lo mandano così a Sorso, nel nord della Sardegna, ma la gente lo raggiunge anche là, col treno, in macchina e con gli autobus.
Dopo una decina d’anni di “esilio”, lo fanno tornare a Cagliari, assegnandogli una casupola un po’ discosta dal convento, sempre assediata da malati e bisognosi.

Notizie sul Santuario
(apri il link)

Muore il 29 febbraio di 20 anni fa e si calcola siano circa 40mila le persone venute a salutarlo per l’ultima volta: una specie di glorificazione popolare, anticipo di quella ufficiale cui sta lavorando la Chiesa, con il Processo iniziato nel 2003 e che pare attualmente trovarsi a buon punto.

(Notizie tratte dal Web di Gianpiero Pettiti)

sabato 6 maggio 2023

Moretta (CN) - Nostra Signora Moretta



Santuario della Moretta

 Probabilmente chi ha letto “Santuario della Moretta” ha pensato ad un’immagine di Madonna nera, come del resto ne esistono tanti sparsi nel nostro paese e nel mondo, ed invece niente di tutto ciò, ma soltanto il riferimento all’immagine da cui il pilone è stato ricopiato, immagine che esiste nel paese di Moretta, a nord di Savigliano e Saluzzo sempre in provincia di Cuneo.

Il Santuario di N.S. della Moretta si trova in Piemonte, alla periferia di Alba, cittadina a circa 60 chilometri da Torino, è all’inizio della statale che dalla città parte in direzione di Savona in fondo ad un bel viale alberato.

Sorto come pilone nel 1685 per opera di Giovanni Antonio Marengo all’incrocio della vecchia strada per Diano con quella per Savona, ricopia un pilone del paese di Moretta, da qui il nome di N.S. della Moretta. Voluto a protezione del bestiame e della terra, venne quasi subito inserito in una chiesetta che divenne meta di pellegrinaggi e di tanta devozione testimoniata dai numerosi ex-voto. La Cappella, con l’annesso romitorio e fu acquistata nel 1901 dagli Oblati di san Giuseppe, un Istituto religioso fondato ad Asti nel 1878 da san Giuseppe Marello, poi Vescovo di Acqui e morto in giovane età. 

La presenza di una piccola comunità di religiosi incrementò la devozione alla Vergine e si sentì impellente il bisogno di costruire un nuovo e più capiente santuario. Il progetto, in un caratteristico stile bizantino unico nella zona, è opera dell’ing. Gualandi di Bologna. Iniziato nel 1905, il nuovo Santuario fu benedetto il 30 agosto 1908 e nel 1909 vi fu inserito l’originario Pilone. Sulla cupola maggiore venne collocata una statua della Vergine, in rame dorato, realizzata con le offerte di circa diecimila bambini della Diocesi di Alba. Per questo N.S. della Moretta oltre che come protettrice delle campagne e del bestiame viene venerata anche come particolare protettrice dei bambini.

Nel 1935 fu realizzato il campanile, in stile con la chiesa che dal 1921 era stata eretta come parrocchia, punto di riferimento per tutto il quartiere che pian piano si è sviluppato intorno al santuario.

Devoto particolarmente illustre della Madonna della Moretta fu Don Alberione, fondatore della Famiglia Paolina, che davanti all’effigie di N.S. della Moretta ebbe l’ispirazione per l’opera che avrebbe poi avviato.

I numerosi ex-voto testimoniano un’intensa devozione popolare ed una particolare protezione della Vergine invocata oltre che per le campagne, per i bambini e per i militari.
Gli Oblati di S. Giuseppe continuano, nello spirito del loro Fondatore il loro servizio nel Santuario e nella Parrocchia con particolare attenzione ai giovani, aiutati in questo dalle Figlie di Maria Ausiliatrice che all’ombra del Santuario sono presenti ormai dal 1919.
Il Santuario ha le strutture indispensabili quel minimo di ospitalità diurna ai pellegrini che volessero fermarsi non solo per una celebrazione, ma che avessero anche bisogno di locali, che sono poi quelli dell’oratorio parrocchiale, ove poter consumare un pasto.

 (Notizie tratte dal sito web http://parrocchiamoretta.altervista.org/santuario/)

venerdì 5 maggio 2023

Vallecorsa (FR) - Madonna della Sanità


Madonna della Sanità

Durante lo scisma d’Occidente, all’inizio del secolo XV, nella Chiesa Matrice di S. Martino in Vallecorsa, comparve, forse per caduta improvvisa dell’intonaco sulla parete sinistra della Chiesa, il prodigioso affresco della Vergine. La sua apparizione fu accompagnata da fatti cosi straordinari che il Vescovo diocesano di Fondi, Mons. Domenico Astalli, con una bolla del 17 novembre 1412 concedeva a tutti i pellegrini sante indulgenze. Per le grazie ricevute, il popolo chiamò l’Immagine col titolo di Madonna della Sanità.
La Chiesa di S. Martino risale al 1000-1100, è a tre navate, con colonne e arcate in pietra, in stile romanico. Nel 1600 fu eretto l’altare. La facciata, tutta in pietra, manifesta i restauri avvenuti nel tempo. Il campanile, anch’esso in pietra lavorata è del 1805. L’Effigie prodigiosa rappresenta la Vergine che tiene amorevolmente tra le braccia il Bambino Gesù e fu incoronata nel 1922 con diadema d’oro. L’affresco della Madonna è stato restaurato dopo l’ultima guerra perché gravemente danneggiato. Nella Chiesa c’è un Crocifisso ligneo del 1600 ed arredi sacri di pregevole fattura, restaurato recentemente. Ci sono due grandi reliquiari del 1800 e una preziosa reliquia di santa Maria De Mattias, gloriosa cittadina di Vallecorsa, fondatrice delle Suore Adoratrici del Sangue di Cristo. Nell’aula consiliare si può ammirare un trittico del pittore Dante Ricci, che raffigura tre momenti della vita della Santa.


La quarta domenica di luglio si celebra la festa della Madonna della Sanità; mentre la festa di S. Rocco, S. Martino vescovo di Tours (titolare della Chiesa), S. Lucia, Santa Maria De Mattias (4 febbraio), le Rogazioni il 25 aprile, si festeggiano secondo il calendario.

Fonte: https://www.diocesifrosinone.it/luoghi/parrocchie/chiesa-di-san-martino-vallecorsa.html

Link Chiesa di S. Martino


La Donna nella Storia Filatelica Italiana

In data 23 aprile 2022 è stato emesso dal Ministero dello Sviluppo Economico un francobollo celebrativo della Madonna della Sanità di Vallecorsa, nel centenario dell’Incoronazione. L’iconografia del dipinto, di autore ignoto, si configura nella tipologia mariana della Madre della tenerezza (dalla fattispecie della più antica Eleousa nell’arte bizantina): la Madonna trattiene in grembo il Figlio con gentilezza, con il volto chino e lo sguardo pieno di materna dolcezza rivolto verso il piccolo, il quale si affida con naturalezza alla protezione della Madre appoggiando il capo sul suo seno e cingendole delicatamente il braccio. Maria tiene nella mano destra un ramoscello fiorito di roselline bianche, quale simbolo di innocenza, mentre la collana di grani di corallo al collo di Gesù allude alla sua futura passione.

L’icona, risalente al XV secolo, era in origine un affresco, affiorato, secondo la tradizione, nel 1412 nella chiesa di San Martino di Vallecorsa (Frosinone) a seguito della caduta dell’intonaco. L’affresco fu in seguito staccato dal muro e collocato sull’altare. Il culto dell’immagine si stabilizzò in riferimento alla “salus infirmorum” (salvezza degli ammalati) traducendola iconologicamente nella “Madonna della Sanità”. L’effigie fu impreziosita nel 1922 con la solenne Incoronazione, in seguito al riconoscimento da parte del Capitolo della Basilica di San Pietro (1891) «per abbondanza di grazie e prodigi, per singolare e costante frequenza di popolo».

(Notizie tratte dal sito web https://mgdosio.myblog.it/2022/04/23/madonna-sanita-vallecorsa/)



giovedì 4 maggio 2023

Olate (LC) - Vergine Addolorata


La Vergine Addolorata di Olate
nella Chiesa di
Don Abbondio

La chiesa, nella tradizione dei Luoghi manzoniani, è identificata con la parrocchia di Don Abbondio in cui si sposarono Renzo e Lucia.

Inizialmente fu dedicata al Santo Martire Vitale, cui venne associata successivamente anche la Santa Martire Valeria.
Divenne parrocchia nel 1614 e un secolo e mezzo più tardi, nel 1767, Tommaso Montani ne seguì i progetti di ampliamento e parziale ricostruzione.
Nel 1934 nuovi lavori aggiunsero, alla struttura classicheggiante, due campate anteriori mentre la facciata, in barocchetto, fu arricchita dall'attuale
portale.
Nel corso di questi interventi venne posta sull'ossario dei morti della "grande peste" una lapide che definiva Olate "Luogo manzoniano per eccellenza". L'anno seguente i lavori vennero ultimati rialzando la torre del campanile, unica struttura originale integralmente conservata, con l'aggiunta di un cono cestile. Anche gli interni subirono rimaneggiamenti, visibili soprattutto nelle cappelle e negli altari minori. Restano invariati il fonte battesimale intagliato seicentesco, il pulpito e l'altare maggiore settecenteschi.
Olate, chiesa di Don Abbondio
Dell'apparato decorativo originale del presbiterio sopravvivono affreschi del XV secolo. Predominano invece gli interventi ottocenteschi e novecenteschi, quest'ultimi ad opera di Luigi e Romualdo Locatelli, che operarono tra il 1923 e il 1934.

Il quartiere di Olate, da sempre identificato dalla tradizione come rione di residenza dei Promessi Sposi,
conserva la "casa di Lucia" e la
"chiesa di Don Abbondio".

Di fatto luogo d'invenzione, si attribuisce ad Antonio Stoppani l'individuazione di una casa masserizia, appartenuta nel Settecento ai nobili Airoldi di Acquate, come l'abitazione della protagonista del romanzo di Manzoni. 
L'edificio conserva al suo interno un ampio cortile concluso da un portale, sopra il quale è affrescata un'Annunciazione del XVI secolo. Sul lato opposto, una torretta colombera consentiva l'accesso agli orti.

(Articolo tratto dal sito web https://www.comune.lecco.it/index.php/vivere-lecco/cosa-vedere/olate)

mercoledì 3 maggio 2023

Frattocchie (RM) - Madonna dell'Equilibrio


La Madonna dell’Equilibrio

Nell’anno 1967 un monaco cistercense delle Frattocchie a Roma, mentre in soffitta riordina oggetti fuori uso, trova una lastra di bronzo col rilievo di una orante: l’Alma Aequilibri Mater, Santa Maria dell’equilibrio. Vi raffigurata una Madonna che si mantiene in equilibrio ritta in piedi con le mani allargate. L’anno successivo un dipinto a colori di tale immagine viene donato al Papa. Quando Paolo VI la vide, ne fu molto consolato ed esclamò: «Ah, proprio quella che ci vuole!». Forse non sapevamo che esistesse anche una “Madonna dell’equilibrio”,
eppure quante volte l’abbiamo invocata, rendendoci conto che è “proprio quella che ci vuole” per la nostra vita o per il mondo e le situazioni che ci circondano! 
Ma che cos’è, in un senso cristiano e ad una riflessione più profonda, questo equilibrio? Non si tratta certamente dell’immobilismo di cui danno prova quelle “statue viventi” che vediamo nelle piazze delle nostre città, e che potrebbe tradursi per noi in un immobilismo interiore per cui, per paura del cambiamento o della caduta, restiamo arenati in situazioni che non concorrono al nostro bene. Relazioni sbagliate, ad esempio, che non costruiscono un progetto di vita cristiano ma sono diventate ormai un nido rassicurante e comodo. O, al contrario, la paura di impegnarsi fino in fondo, che porta a rimandare il passo definitivo stagnando in un eterno fidanzamento. Si sa, ogni scelta comporta un rischio, ma a voler evitare il rischio di vivere si arriva direttamente alla morte. Se non altro, alla morte dei progetti, dei desideri, e, su questa strada, alla morte della relazione con Dio, che si nutre proprio della nostra disponibilità a metterci in gioco. Il rischio allora di seguire i propri ideali più profondi, di interrogarsi sulla propria vocazione, di mettere al mondo un altro figlio… Un autore contemporaneo ci provoca chiedendosi,senza mezzi termini: «Esiste un uomo tanto codardo da non preferire cadere almeno una volta piuttosto che vacillare in eterno?» (C. McCarthy). Meglio rischiare, cioè, di perdere l’equilibrio, nell’avventura di tutta una vita per cercarlo.


Perché il cristiano non si accomoda mai. Il suo equilibrio non è quello di chi sta comodamente nel mezzo, senza esporsi troppo, così da non dispiacere a nessuno. A volte, per un “quieto vivere”, lasciamo che le ingiustizie, i giudizi temerari, il pettegolezzo passino davanti a noi senza prendere posizione. Il cristiano non è neutrale, e chi cerca in questo modo la pace non sta cercando Cristo che è venuto piuttosto «a portare la guerra» (cfr. Lc 12,49). Simone Weil scrisse che «il dovere dell’uomo spirituale è quello di ristabilire l’equilibrio, portandosi al fianco dei vinti e degli oppressi», e che occorre dunque essere pronti a spostarsi come si sposta continuamente, nel nostro mondo, la giustizia.


La virtù dell’equilibrio non si identifica dunque con la saggezza del mondo, che segue spesso un criterio di convenienza personale. Per il cristiano «essere saggi è più pericoloso che essere pazzi. E’ l’equilibrio di un uomo dietro cavalli che corrono a precipizio» (G. K. Chesterton), e questo perché la saggezza cristiana è vivere e pensare a partire da Cristo e dalla Sua presenza viva nella storia. Egli è il Dio che viene, che abita in mezzo a noi, che nutre pensieri di pace, che interviene, che apre strade nei nostri deserti, che semina novità nelle nostre giornate sempre uguali. Se viviamo e pensiamo a partire da Lui e in riferimento a Lui, abbiamo un nuovo centro, un nuovo bari-centro per la nostra esistenza. In Maria, fin dall’Annunciazione, è accaduto in maniera unica ed esemplare tutto questo. Maria è la donna dell’equilibrio perché si è lasciata portare da Dio sull’orlo del più grande precipizio. “Sarai la Madre di Dio”: baratro di mistero, paradosso abissale, dove la mente dell’uomo si ferma colma di spavento. Era un annuncio da vertigine, fu una vita intera da vertigine, quella di Maria, così sospesa tra l’umano e il divino, la grandezza ineffabile e la concretezza del corpo di un bambino. Eppure Maria non cadde, perché accettò il rischio di essere condotta da Dio, portata dal suo stesso Figlio. Una donna incinta reimpara l’equilibrio perché, anche se impercettibilmente, il baricentro del suo corpo cambia, a seconda del peso del bimbo che porta in grembo. I santi, coloro cioè che portano Cristo nella loro persona, nel loro cuore, nella loro mente, e nel loro corpo – e si scoprono così portati da Lui – sono uomini che hanno rinunciato al loro equilibrio, a conservare gelosamente cioè tutto ciò che per noialtri è così difficile da donare a Cristo. Preoccupazioni, calcoli, paure, interessi: Cristo ci scardina, ci decentra, ci “squilibra” per donarci un nuovo equilibrio. Quello, appunto, di un uomo “dietro cavalli che corrono a precipizio”, un uomo aperto al nuovo, disponibile al fiat, fatto per la generosità. «L’amore del Cristo ci spinge» (2Cor 5,14): ecco il nuovo, rischioso equilibrio che hanno vissuto Maria, S.Paolo e la grande schiera dei santi.

Link Monastero Monaci Trappisti

E che anche noi possiamo umilmente imparare, mettendoci alla loro scuola e accettando di allenarci, come l’equilibrista sul filo. Denunciando, ad esempio, tutto ciò che in noi è immobile, stretto dalle paure, condizionato dalla mentalità dominante; tutto ciò che non fa spazio al coraggio, alla generosità. E’ la generosità ad equilibrare la nostra vita, in tutte le sue dimensioni, perché essere generosi è essere spinti dall’amore di Cristo che si è fatto il nostro punto di appoggio. La generosità di quel giovane marito di Milano che chiedeva alla moglie, già madre di due bimbi, di accoglierne un altro in adozione. E che di fronte al timore della moglie, che gli prospettava tutte le possibili difficoltà del progetto, arrivando a chiedergli: “E se io morissi dopo poco tempo?”, rispose: “Anna, ma io non vivo per te”. Il coraggio di un uomo che nulla temeva, perché viveva in equilibrio sulla grande, potente fune della fedeltà di Dio.

Preghiera alla Madonna dell’Equilibrio
Vergine Madre di Dio e degli uomini Maria,
noi ti chiediamo il dono dell’equilibrio cristiano,
tanto necessario alla Chiesa e al mondo di oggi.

Liberaci dal male e dalle nostre meschinità;
salvaci dai compromessi e dai conformismi;
tienici lontano dai miti e dalle illusioni,
dallo scoraggiamento e dall’orgoglio,
dalla timidezza e dalla sufficienza,
dall’ignoranza e dalla presunzione,
dall’errore, dalla durezza del cuore.
Donaci la tenacia nello sforzo,
la calma nella sconfitta,
il coraggio per ricominciare, l’umiltà nel successo.

Apri i nostri cuori alla santità!
Donaci una perfetta semplicità, un cuore puro,
l’amore alla verità e all’essenziale,
la forza d’impegnarci senza calcolo alcuno,
la lealtà di conoscere i nostri limiti e di rispettarli.

Accordaci la grazia di sapere accogliere e vivere la Parola di Dio.
Accordaci il dono della preghiera.
Apri i nostri cuori a Dio!

Noi ti chiediamo l’amore alla Chiesa,
cosí come tuo Figlio l’ha voluta,
per partecipare in essa e con essa,
in fraterna comunione con tutti i membri dei Popolo di Dio
gerarchia e fedeli, alla salvezza degli uomini nostri fratelli.

Infondici per gli uomini comprensione e rispetto, misericordia e amore.
Apri il nostro cuore agli altri!

Mantienici nell’impegno di vivere
e di accrescere questo equilibrio, che è fede e speranza,
sapienza e rettitudine, spirito di iniziativa e prudenza,
apertura e interiorità, dono totale, amore.

Santa Maria, noi ci affidiamo alla tua tenerezza.

Amen.

 (Notizie tratte dal sito web http://www.trappisti.org/almamater.html)


martedì 2 maggio 2023

Praia a Mare (CS) - Madonna della Grotta


Il culto della
Madonna della Grotta
 

Nel santuario si venera l'immagine della Vergine Maria con il titolo di Madonna della Grotta. Il culto nasce nel 1326. Nel 1905, sotto il pontificato di San Pio X, l'immagine della Vergine è stata ornata con corone d'oro dal Vescovo di Cassano all'Jonio. Il 30 novembre 1916 il santuario fu elevato a Parrocchia con la denominazione: Parrocchia di Santa Maria della Grotta di Praia.
La chiesa è stata eretta a Santuario Diocesano nell'Anno Santo Mariano del 1987 da Monsignor Augusto Lauro. La festa del santuario si celebra annualmente il 15 agosto: giorno dell'Assunzione della Vergine Maria in Cielo. Tra le varie celebrazioni particolarmente suggestiva è la processione a mare, iniziata nel 1970: la sera del 15 agosto, durante la processione, si rievoca l'arrivo della statua della Vergine sulla spiaggia di Praia a Mare. 
La Madonna delle Grotta è la Santa Patrona di Praia a Mare.

L'inizio del culto e leggenda del Capitano Dalmata

Seconda la leggenda, trascritta per la prima volta dal teologo P. Ludovico Marafiori nell'opera "Sacra Iconologia della Madonna per li Regni di Napoli e Sicilia..." narra che il 14 agosto 1326 un bastimento raguseo con equipaggio turco e capitano cattolico, carico di merci, si arrestò poco lontano dall'attuale spiaggia di Praia a Mare, allora territorio di Aieta, per un'improvvisa bonaccia. Dopo gli inutili tentativi per riprendere la navigazione, i marinai, scoperta la presenza della statua nella cabina del capitano, attribuirono a questa la causa del problema e minacciarono il capitano di volerla gettare in mare. Il capitano, vedendo nelle vicinanze la presenza di numerose grotte, con l'aiuto di un garzone posò la statua su un masso all'interno di una delle grotte. La statua fu ritrovata dopo qualche giorno da un pastorello muto di Aieta. Il giovane tornato a casa riferì alla madre di aver visto la Madonna con voce tremolante, potendo miracolosamente parlare. Successivamente, il parroco, accompagnato da alcune persone, si recò presso la grotta indicata dal giovane, prese la statua e la portò presso la Chiesa della Visitazione ad Aieta. Ma miracolosamente la statua fece ritorno sul masso della grotta: questo per tre volte; quindi si decise di edificare una cappella nell'antro, come da volontà della Vergine Maria.

Dopo tre anni il capitano fece ritorno nella grotta e trovò la cappella e alcuni devoti che lo informarono sul ritrovamento della statua; rassicurato della devozione dei fedeli partì contento.
 

La statua della Madonna della Grotta
La Statua della Madonna della Grotta di Praia a Mare fu realizzata nel 1983 dalla Tschager di Bolzano: azienda specializzata in sculture sacre. È alta 80 cm e si trova alloggiata in una nicchia all'interno della chiesa. La statua attuale fu realizzata in sostituzione dell'originale, trafugata e mai ritrovata nella notte del 4 marzo 1979.


La statua originale della Madonna della Grotta di Praia a Mare
La Statua Originale della Madonna della Grotta di Praia a Mare fu trafugata e mai ritrovata nella notte del 4 marzo 1979. Si trattata di una scultura lignea del XIV secolo, alta circa un metro, scolpita a tutto tondo e raffigurante la Vergine con Bambino.

Visita il sito del Santuario

La leggenda narra che fu portata nella grotta da un capitano dalmata nell'agosto del 1326. Lo storico e meridionalista Giuseppe Isnardi ipotizza che l'opera sia potuta arrivare sul luogo dall'Oriente, portata dai monaci basiliani che dimorarono nell'area nel X secolo, o che sia stata realizzata direttamente nell'area da maestranze locali. (Notizie tratte dal sito https://www.calabriaportal.com/praia-a-mare/)

lunedì 1 maggio 2023

Messina (ME) - Madonna della Lettera

Madonna della Lettera


«Benediciamo voi e la vostra Città»
(Dalla Lettera di Maria ai messinesi)

Madonna della Lettera su stele votiva posta all'ingresso del porto di MessinaLa statua argentea di Lio Gangeri all'interno del duomo, in occasione della festaLa statua della Madonna della Lettera all'ingresso del porto di Messina, con la scritta sottostante Processione della Madonna della Lettera
Madonna della Lettera è uno degli appellativi utilizzati dalla Chiesa cattolica nella venerazione di Maria, madre di Gesù.
Così, una delegazione di messinesi si recò in Palestina con una missiva, nella quale i molti concittadini convertiti alla fede di Cristo professavano la loro fede e chiedevano la protezione di Maria. Maria li accolse e, in risposta alla missiva, inviò indietro una sua lettera, scritta in ebraico, arrotolata e legata con una ciocca dei suoi capelli. La delegazione tornò a Messina l'8 settembre del 42 recando l'importante missiva: in essa Maria lodava la loro fede, diceva di gradire la loro devozione e assicurava loro la sua perpetua protezione. La ciocca di capelli è custodita presso il Duomo di Messina e viene esposta nel giorno del Corpus Domini, incastonata nell'albero di un piccolo galeone costruito in argento, che rappresenta uno degli esempi della protezione della Madonna per Messina.


Nel 1647 suor Maria Roccaforte, monaca benedettina di Bivona e nota per le sue rivelazioni confessate al suo padre spirituale su Santa Rosalia, ebbe delle visioni della Vergine Maria e dell'Angelo Custode che le confermarono l'autenticità della Lettera. Il culto della Madonna della Lettera, comunque, si affermò nel 1716, anno in cui il monaco Gregorio Arena portò a Messina una traduzione dall'arabo della lettera di Maria. Da allora, la città di Messina celebra la festa il 3 giugno, con una affollata processione del fercolo argenteo della Madonna. Dal culto della Madonna della Lettera viene la tradizione, diffusa soprattutto a Messina e provincia, dei nomi Letterio e Letteria.


Il testo della lettera consegnata alla delegazione di messinesi recita:

«Umilissima serva di Dio,
Madre di Gesù crocifisso,
della tribù di Giuda,
della stirpe di Davide,
salute a tutti i messinesi
e Benedizione di Dio Padre Onnipotente.
Ci consta per pubblico strumento che voi tutti con fede grande
avete a noi spedito Legati e Ambasciatori,
confessando che il Nostro Figlio,
generato da Dio sia Dio e uomo
e che dopo la sua resurrezione salì al cielo:
avendo voi conosciuta la via della verità
per mezzo della predicazione di Paolo apostolo eletto
per la qual cosa benediciamo voi e la vostra città
della quale noi vogliamo essere perpetua protettrice.
Da Gerusalemme 3 giugno anno 42 di Nostro Figlio. Indizione 1 luna XXVII»
Una fase della processione sulla via Garibaldi. Si notino i drappi sui balconi, secondo l'antica tradizione La varetta della Madonna della Lettera e della reliquia del Sacro Capello, esce dal Duomo di Messina per la processione in occasione della festività del 3 giugno Icona di Maria Santissima della Sacra Lettera, venerata a Palmi.

La frase Vos et ipsam Civitatem benedicimus ("Benediciamo voi e la vostra Città") è oggi scritta a caratteri cubitali alla base della stele della Madonnina sul braccio estremo del porto di Messina. 

Da notare che il testo della lettera reca un'incongruenza nella data, poiché a quel tempo non esisteva ancora la datazione cristiana. Non sono stati trovati documenti storici sufficientemente attendibili a conferma dei fatti narrati dalla tradizione. 

Esiste un'opera, il Chronicon Omnimodae Historiae dello storico Flavio Lucio Destro (IV-V secolo d.C.) che afferma:
 
«Celebre è presso i messinesi la memoria della
dolce epistola mandata dalla Beata Vergine Maria»

Tuttavia, secondo alcuni storici, tra cui Theodor Mommsen, tale frase sarebbe un'interpolazione al testo, inserita in epoca posteriore.
 
Il culto a Palmi verso la Madonna della Sacra Lettera deriva da un evento storico. Nel 1575 scoppiò a Messina una epidemia di peste che procurò la morte di oltre 40.000 persone. I cittadini di Palmi, accolsero quanti fuggirono dalla città peloritana ed inoltre, tramite i suoi marinai, mandarono aiuti tramite generi di vitto e olio. Superata la calamità, la città di Messina volle donare alle autorità ecclesiali di Palmi, in segno di ringraziamento per gli aiuti prestati, uno dei capelli della Madonna che furono portati nella città siciliana unitamente alla lettera di benedizione. Nel 1582 arrivò quindi alla Marina di Palmi un reliquiario contenente un Sacro Capello della Vergine. Da quel momento, anche nel popolo palmese, cominciò la venerazione verso la Madonna appellata col titolo "della Sacra Lettera" e si adottò la sua Effigie nera racchiusa in una manta d'argento a somiglianza di quella venerata nella città peloritana. La Sacra Congregazione dei Riti, con Decreto del 12 settembre 1733, elesse la Madonna della Lettera quale patrona principale della città, fissandone l'Ufficio Divino e la Santa messa nell'ultima domenica di agosto. Ercole Michele Ajerbi d'Aragona, vescovo della Diocesi di Mileto, il 22 marzo 1734 concedeva 40 giorni d'indulgenza a tutti i sacerdoti di Palmi che, dopo le recita dell'Ufficio Divino, avessero letto devotamente la Lettera di Maria al popolo. Anche Papa Pio VI, in data 26 gennaio 1776, dette l'indulgenza.

Il culto della Madonna della Lettera arrivò a Finale (PA) tramite il casato dei Ventimiglia, marchesi di Geraci, proprietari feudali delle Madonie, di cui anche il feudo di Finale era parte. Tale borgata era la residenza estiva della nobile famiglia. Il culto è dovuto soprattutto alla parentela con la famiglia nobile messinese dei Moncada, molto devota alla Madonna della Lettera.