lunedì 19 ottobre 2015

Nostra Signora del Pilar


Il monumento religioso per eccellenza di Saragozza è la basilica-cattedrale del Pilar (che in italiano significa 'pilastro'), uno dei più importanti Santuari Mariani del mondo, sorto sulla piccola cappella edificata da Santiago (S. Giacomo Maggiore), secondo la tradizione, nel luogo in cui la Vergine sarebbe apparsa in " carne e ossa " nel 40 d. c. Questo evento prodigioso ha suscitato la massima credibilità nei fedeli di tutti i tempi. Il culto della Vergine del Pilar ha mantenuto viva una straordinaria "trascendenza " nella storia di Saragozza e del cristianesimo nei secoli. Le sue immagini, le sue cappelle, le sue chiese conosciute in tutto il mondo, ne danno buona testimonianza.

La tradizione riferisce che la SS. Vergine , che viveva in Gerusalemme a quel tempo, prima della sua Assunzione al cielo, venne in carne mortale a Saragozza e apparve a Santiago apostolo (patrono di Spagna) e ai suoi discepoli, che stavano pregando sulle rive dell'Ebro. Essi si trovavano in questo posto per cercare di convertire il popolo al messaggio evangelico ma la gente sembrava non comprendere e assimilare ciò che loro predicavano.


Nel frattempo a Maria, a Gerusalemme, era apparso suo figlio Gesù contornato dall'intero coro degli angeli celesti, dicendole che l'opera degli apostoli andava sostenuta per il mondo e per il bene del genere umano; Lui stesso aveva dato la vita per la redenzione dell'umanità e il primo che lo doveva imitare in quello era Giacomo, suo fedele servo, che avrebbe avuto il martirio nella città di Gerusalemme ma prima desiderava che la madre visitasse Santiago a Saragozza, dove si trovava e che edificasse per Lei un tempio in onore e titolo del Suo stesso nome, dove sarebbe stata venerata e invocata per la gloria di Cristo e della Beatissima Trinità.


Secondo la tradizione, la Madonna sarebbe stata trasportata dagli Angeli in anima e corpo mortale fino a Saragozza, dove così si manifestò a Santiago, in una notte di incomparabile meraviglia, accompagnata da una musica celestiale.

Ciò destò l'Apostolo e alcuni che stavano dormendo. San Giacomo si prostrò a terra con profonda venerazione e vide contemporaneamente il pilastro nelle mani di alcuni Angeli. La Vergine portò il messaggio del Redentore e disse agli Angeli di collocare il pilastro, con sopra la Sua Santa immagine, in quello stesso luogo, dicendo a Giacomo che avrebbe dovuto edificare un Tempio.

Da quel momento, il sito venne chiamato "casa di Dio"," porta del cielo e terra Santa consacrata nel tempo per gloria dell'Altissimo". Questa fu l'origine felicissima del Santuario di Nostra Signora di Saragozza. Gli Angeli riportarono Maria a Gerusalemme nel medesimo modo in cui l'avevano portata li. Uno di essi, per comando divino, restò a custodia del Santo luogo, dal quale cominciarono a emanarsi grazie e miracoli per il popolo aragonese, di cui si conserva documentazione.

Il pilastro rimase in quel medesimo sito come testimonio della visita della Madonna e come prova della Sua protezione perpetua sopra la Spagna.










mercoledì 7 ottobre 2015

Beata Vergine Maria del Rosario


“Regina del rosario...” 

La Chiesa invoca Maria “Regina del rosario” perché con questa preghiera tradizionale il popolo cristiano ripercorre, insieme con la Madre, il cammino del Figlio. Si tratta di raggiungere le profondità del cuore di Cristo per entrarvi (cf Ef 3,18-19). Perché come Maria è tutta relativa a Dio, allo stesso tempo è tutta relativa a Cristo. Si può ripetere qui la parola di San Luigi M. Grignion de Montfort sostituendo il nome di Dio con quello di Gesù: 
«Se voi dite Maria,
essa dice Gesù». 
Attraverso gli avvenimenti della sua vita, i suoi gesti e le sue parole, è il mistero stesso di Cristo che è al cuore del rosario.

Maria contempla nel Bambino la piccolezza e, quando viene a morire, la povertà. Gli apostoli e i discepoli hanno visto Gesù dopo la risurrezione, sua Madre vegliava su di lui quando non era ancora nulla e quando non era più nulla. Lo Spirito Santo ci invita a riprodurre nei riguardi di Gesù i sentimenti di sua Madre ricordandoci la sua infanzia, la sua predicazione, la sua morte e la sua gloria.

Nel Cristo veduto e contemplato da Maria, si intuisce il cuore del Padre e il suo amore infinito nei confronti di noi peccatori. Come la Chiesa ci invita a fare la Via Crucis perché la vista di Gesù crocifisso provochi in noi il proposito della conversione, allo stesso modo ci invita a recitare il rosario perché attraverso la ripetizione delle Ave Maria il gemito dello Spirito in noi dissodi il cuore indurito dal peccato. 

Si tratta sempre di passare da Maria, madre di misericordia, perché possa finalmente sgorgare dal nostro cuore un grido che raggiunga e tocchi il cuore del Padre.


Dopo la menzione della sua presenza al Cenacolo, Maria scompare definitivamente dai racconti del Nuovo Testamento. E tuttavia essa resta attenta al combattimento dei suoi figli: è entrata nel grande silenzio del deserto (cf Ap 12,14) e continua la preghiera di supplica iniziata al Cenacolo e che durerà fino al ritorno del suo Figlio nella gloria. È esternamente rivestita di sole (cf Ap 12,1), perché riflette la gloria del roveto ardente; e all’interno, il suo cuore brucia di una preghiera di fuoco.

 

Essa è ora l’“orante silenziosa”, che veglia sulla crescita della Chiesa e l’avvolge delle sue premure materne, fino a quando l’umanità raggiungerà il suo compimento. Essa unisce la sua preghiera all’intercessione del suo Figlio a nostro favore, con una presenza altrettanto discreta come quella che ebbe durante la vita terrena di Gesù. Ecco perché, nelle rare apparizioni che compie nella storia, Maria si manifesta sempre in un atteggiamento orante e ci chiama alla conversione e alla preghiera.

Così, nel rosario, la Madre prega con i figli e per i figli, e interpone la sua intercessione potente presso il trono dell’Altissimo (Mons. Renato Boccardo).


martedì 15 settembre 2015

Beata Maria Vergine Addolorata


I Sette dolori di Maria


La Madre di Dio rivelò a Santa Brigida che, chiunque reciti sette "Ave Maria" al giorno meditando sui suoi dolori e sulle sue lacrime e diffonda questa devozione, godrà dei seguenti benefici:
  • La pace in famiglia.
  • L’illuminazione circa i misteri divini.
  • L'accoglimento e la soddisfazione di tutte le richieste purché siano secondo la volontà di Dio e per la salvezza della sua anima.
  • La gioia eterna in Gesù e in Maria.

PRIMO DOLORE
La rivelazione di Simeone


Simeone li benedisse e parlò a Maria, sua madre: «Egli è qui per la rovina e la risurrezione di molti in Israele, segno di contraddizione perché siano svelati i pensieri di molti cuori. E anche a te una spada trafiggerà l'anima» (Lc 2, 34-35).

Ave Maria...



SECONDO DOLORE
La fuga in Egitto


Un angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe e gli disse: «Alzati, prendi con te il bambino e sua madre e fuggi in Egitto, e resta là finché non ti avvertirò, perché Erode sta cercando il bambino per ucciderlo». Giuseppe, destatosi, prese con sé il bambino e sua madre nella notte e fuggì in Egitto.
(Mt 2, 13-14)

Ave Maria...



TERZO DOLORE
Lo smarrimento di Gesù nel Tempio


Gesù rimase a Gerusalemme, senza che i genitori se ne accorgessero. Credendolo nella carovana, fecero una giornata di viaggio, e poi si misero a cercarlo tra i parenti e i conoscenti. Dopo tre giorni lo trovarono nel tempio, seduto in mezzo ai dottori, mentre li ascoltava e li interrogava. Al vederlo restarono stupiti e sua madre gli disse: «Figlio, perché ci hai fatto così? Ecco, tuo padre e io, angosciati, ti cercavamo».
(Lc 2, 43-44, 46, 48).

Ave Maria...



QUARTO DOLORE
L'incontro con Gesù sulla via del Calvario


Voi tutti che passate per la via, considerate e osservate se c’è un dolore simile al mio dolore. (Lm 1, 12). «Gesù vide sua Madre lì presente» (Gv 19, 26).

Ave Maria...

 


QUINTO DOLORE
La crocifissione e la morte di Gesù


Quando giunsero al luogo detto Cranio, là crocifissero Lui e i due malfattori, uno a destra e l'altro a sinistra. Pilato compose anche l'iscrizione e la fece porre sulla Croce; vi era scritto "Gesù il Nazareno, il re del Giudei" (Lc 23,33; Gv 19,19). E dopo aver ricevuto l'aceto, Gesù disse: "Tutto è compiuto!" E, chinato il capo, spirò. (Gv 19,30)

Ave Maria...



SESTO DOLORE
La deposizione di Gesù tra le braccia di Maria


Giuseppe d'Arimatèa, membro autorevole del sinedrio, che aspettava anche lui il regno di Dio, andò coraggiosamente da Pilato per chiedere il corpo di Gesù. Egli allora, comprato un lenzuolo, lo calò giù dalla croce e, avvoltolo nel lenzuolo, lo depose in un sepolcro scavato nella roccia. Poi fece rotolare un masso contro l'entrata del sepolcro. Intanto Maria di Màgdala e Maria madre di Ioses stavano ad osservare dove veniva deposto. (Mc 15, 43, 46-47).

Ave Maria...



SETTIMO DOLORE
La sepoltura di Gesù e la solitudine di Maria


Stavano presso la croce di Gesù sua madre, la sorella di sua madre, Maria di Clèofa e Maria di Magdàla. Gesù allora, vedendo la madre e lì accanto a lei il discepolo che egli amava, disse alla madre: «Donna, ecco il tuo figlio!». Poi disse al discepolo: «Ecco la tua madre!». E da quel momento il discepolo la prese nella sua casa. (Gv 19, 25-27).

Ave Maria...




Novena dei Sette Dolori
di Maria Addolorata

1. Regina dei Martiri, addolorata Maria, per lo sconcerto e il dolore che ti afferrarono quando ti fu predetta da Simeone la passione e morte di tuo Figlio, ti supplico affinché mi sia concessa la conoscenza esatta dei miei peccati e la volontà ferma di non più peccare. Ave Maria...

2. Regina dei Martiri, addolorata Maria, per il dolore che avesti quando ti fu annunziata dall'Angelo la persecuzione di Erode e la fuga in Egitto, ti supplico affinché mi sia dato sollecito aiuto per superare gli assalti del Nemico e fortezza presta per sfuggire il peccato. Ave Maria...

3. Regina dei Martiri, addolorata Maria, per il dolore che ti annichilì quando smarristi nel Tempio tuo Figlio e per tre giorni instancabile lo cercasti, ti supplico affinché io non abbia mai a perdere la grazia di Dio e la perseveranza nel Suo servizio. Ave Maria ...

4. Regina dei Martiri, addolorata Maria, per il dolore che sentisti quando ti fu recata la notizia della cattura e delle torture inflitte a vostro Figlio, ti supplico affinché mi sia concesso il perdono del male fatto e pronta risposta alle chiamate di Dio. Ave Maria...

5. Regina dei Martiri, addolorata Maria, per il dolore che ti sorprese quando incontrasti sulla strada del Calvario il tuo Figlio insanguinato, ti supplico affinché io abbia fortezza bastante per sopportare le avversità e per riconoscere in tutti gli eventi le disposizioni di Dio. Ave Maria...

6. Regina dei Martiri, addolorata Maria, per il dolore che provasti alla Crocifissione di tuo Figlio, ti supplico affinché io possa ricevere nel giorno della morte i santi Sacramenti e deporre nelle tue amorose braccia l'anima mia. Ave Maria...

7. Regina dei Martiri, addolorata Maria, per il dolore che ti sommerse quando vedesti morto e poi sepolto tuo Figlio, ti supplico affinché io mi distacchi da ogni piacere terreno e brami di venire a lodarti per sempre in Cielo. Ave Maria...

Preghiamo:

O Dio, che, per redimere il genere umano sedotto dall'inganno del maligno, hai associato alla passione del tuo Figlio la Madre addolorata, fa' che tutti i figli di Adamo, risanati dagli effetti devastanti della colpa siano partecipi della creazione rinnovata in Cristo redentore. Egli è Dio e vive e regna con Te nell'unità dello Spirito Santo per tutti i secoli dei secoli. Amen.


PREGHIERA A MARIA ADDOLORATA

Regina dei martiri, che sostenesti i più atroci dolori e compisti nel tuo cuore il più eroico dei sacrifici, io voglio unire le mie pene alle tue.

Vorrei essere vicina a te come san Giovanni e le pie donne per consolarti della perdita del tuo Gesù. Purtroppo riconosco che anch'io con i miei peccati sono stato causa della morte del tuo Figlio diletto.

Ti chiedo perdono, o madre addolorata. Accetta in riparazione l'offerta che io ti faccio di me stesso, e il proposito di volerti sempre amare per l' avvenire.

Metto nelle tue mani tutta la mia vita; fa' che io possa farti amare anche da tante anime che vivono lontane del tuo Cuore materno. Amen. e


LITANIE A MARIA ADDOLORATA

Santa Maria, prega per noi
Santa Madre di Dio, prega per noi
Santa Vergine delle Vergini, prega per noi
Madre del Crocifisso, prega per noi
Madre dolorosa, prega per noi
Madre lacrimosa, prega per noi
Madre afflitta, prega per noi
Madre derelitta, prega per noi
Madre desolata, prega per noi
Madre del figlio privata, prega per noi
Madre dalla spada trafitta, prega per noi
Madre nei travagli immersa, prega per noi
Madre di angustie ripiena, prega per noi
Madre col cuore alla croce confitta, prega per noi
Madre mestissima, prega per noi
Fonte di lacrime, prega per noi
Cumulo di patimenti, prega per noi
Specchio di pazienza, prega per noi
Rupe di costanza, prega per noi
Ancora di confidenza, prega per noi
Rifugio dei derelitti, prega per noi
Difesa degli oppressi, prega per noi
Rifugio degli increduli, prega per noi
Sollievo dei miseri, prega per noi
Medicina dei languenti, prega per noi
Forza dei deboli, prega per noi
Porto dei naufraghi, prega per noi
Quiete nelle procelle, prega per noi
Ricorso dei piangenti, prega per noi
Terrore dei demoni, prega per noi
Tesoro dei fedeli, prega per noi
Luce dei profeti, prega per noi
Guida degli apostoli, prega per noi
Corona dei martiri, prega per noi
Sostegno dei confessori, prega per noi
Perla delle vergini, prega per noi
Consolazione delle vedove, prega per noi
Madre degli orfani, prega per noi
Letizia di tutti i santi, prega per noi

Agnello di Dio, che togli i peccati del mondo, perdonaci Signore
Agnello di Dio, che togli i peccati del mondo, esaudisci Signore.
Agnello di Dio, che togli i peccati del mondo, abbi pietà di noi

Preghiamo:

O Dio, tu hai voluto che la vita della Vergine fosse segnata dal mistero del dolore, concedici, ti preghiamo, di camminare con lei sulla via della fede e di unire le nostre sofferenze alla passione di Cristo perché diventino occasione di grazia e strumento di salvezza. Per Cristo Nostro Signore. Amen.

(tratto da http://www.preghiereperlafamiglia.it/)

domenica 6 settembre 2015

Rocca Imperiale (CS) - Santa Maria della Nova in Cesine

Vuole la tradizione che la cappella delle Cesine, sotto il titolo S. Maria della Nova (attualmente inclusa tra i santuari designati dall’Autorità Ecclesiastica nei quali è possibile lucrare le Indulgenze Giubilari), fosse edificata ad opera di un principe pellegrino, che, dopo essere naufragato sulle nostre coste, si ritirò sull’altura antistante all’approdo a farvi penitenza di ringraziamento. 

Si racconta che il ritratto del principe figurasse sulle pareti della vecchia chiesetta, ma questa immagine è sparita nel corso dei secoli, com’è svanita l’immagine della Madonna cui il principe si era rivolto. 

L’episodio citato, dovette accadere non prima del 1400, infatti l’istituzione della festa liturgica della Visitazione risale al 1389 per decreto di Papa Urbano VI, promulgato dal successore Bonifacio IX. 

Il Giubileo che suscitò intenso fervore di pellegrinaggi, fu indetto da costui nei primi del XV secolo, per cui potrebbe darsi che il naufragio avvenne attorno a quell'epoca. Il dipinto della Visitazione che si venera ora, infatti, non è quello originario, né è originario il tempio che subì almeno tre trasformazioni


L'immagine della Madonna è riprodotta su tela ad olio e misura cm. 110 x 90; sembra risalire al1583. Il dipinto rappresenta una delle pagine più belle del vangelo; la Visitazione di Maria Vergine che accoglie la cugina Elisabetta chinata verso di lei e le sfiora con la mano il ginocchio. 
La scena risulta originale perché ambientata nel cortile di un Castello.
Nulla sappiamo circa la celebrazione delle feste dell’epoca, ma si può ritenere per certo che la solennità del 2 Luglio divenne patronale subito dopo l’incursione turca del 1644.


Madonna Miracolosa

giovedì 30 luglio 2015

Maria che scioglie i nodi

Un pò di storia

La devozione alla Madonna che scioglie i nodi ( knotenlòserin ) nasce in Germania, e precisamente in Baviera, attorno al 1700 dopo che il nobile Wolfang Langenmantel in procinto di separarsi dalla moglie Sofia, per l'intercessione di Maria e l'aiuto di un sacerdote gesuita, vede salvato il suo matrimonio.

Suo nipote Hieronymus Ambrosius Langenmantel, canonico del monastero di San ( Sankt?) Peter, conosciuta la vicenda del nonno, incaricò il pittore Johann Georg Melchior Schmidtner di dipingere il quadro ora famoso in tutto il mondo.

Così nella chiesa romanica di St. Peter di Augustburg, l' Augusta degli antichi Romani, è possibile ammirare la tela che raffigura Maria, con uno spicchio di luna sotto i piedi mentre schiaccia la testa a un serpente, simbolo del male, pure lui annodato nelle spire

E' chiaro il riferimento alla profezia descritta dal libro della Genesi " Il Signore Dio disse al serpente: Io porrò inimicizia fra te e la donna, fra la tua stirpe e la sua stirpe: questa ti schiaccerà la testa e tu le insidierai il calcagno" (Gen 3, 14 - 15).
In alto aleggia una colomba, simbolo dello Spirito Santo. Accanto a Maria, vestita di rosso con un manto blu che svolazza attorno alle spalle, stanno due angeli.
Quello a destra di chi osserva la tela, regge un nastro tutto annodato e aggrovigliato; quella a sinistra un nastro ormai liscio e senza nodi. Il nastro passa nelle sottili mani di Maria che, in atteggiamento pensieroso, scioglie i nodi. Diversi angioletti osservano curiosi la scena.
Nel bordo inferiore della tela, l'arcangelo Raffaele prende per mano Tobia nel suo viaggio in cerca di Sara che diventerà sua moglie.
Nella interpretazione originale i diversi nodi, rappresentano: il dolore, la tristezza, l'abbandono, la solitudine, la mancanza di speranza. 
Purtroppo i nodi possono essere anche altri e di numero maggiore.
Ognuno poi ha i suoi; a volte ben visibili; a volte nascosti e questi sono i più dolorosi.

Jorge Mario Bergoglio, sacerdote gesuita, a metà degli anni ottanta del secolo scorso, mentre si trovava in Germania per il dottorato, entrò a pregare nella chiesa di St. Peter; ne restò folgorato.
Da quel momento fece sua la devozione alla Madonna che scioglie i nodi e, tornato in Argentina la fece conoscere alla sua gente. Una riproduzione del quadro di Augustburg venne collocato nella chiesa di San José del Talar al centro di Buenos Aires. Qui padre Bergoglio, diventato nel frattempo cardinale e arcivescovo della città, veniva spesso a pregare.

Eletto papa Francesco, la devozione la portò a Roma e da qui ora si è diffusa in tutto il mondo, Valtellina e Valmalenco compresi (http://www.parrocchia-chiesavalmalenco.so.it).

martedì 28 luglio 2015

Santa Maria in Aracoele e Santa Maria in Via Lata

Icone in Roma attribuite,
per tradizione, a San Luca



SANTA MARIA IN ARACOELI

Sul grande altare barocco è situata l’icona della Madonna, immagine molto venerata dai romani.
Si hanno notizie di questa icona a Roma sin dall’ottavo secolo ma, perduto l’originale, fu sostituita da una copia nella metà del X secolo.
L’originale proveniente da Gerusalemme era custodito nel santuario di Chalcoprateia e arrivato dalla capitale bizantina a Roma nel V secolo.
L’originale perduto fu allora sostituito da una delle numerose copie fatte precedentemente. Si trovano esempi in Grecia, Germania, Russia e in altre parti d’Italia; una celebre icona di questo tipo si trova a Spoleto.
Maria guarda l’osservatore leggermente voltata verso destra, la sua mano destra è alzata mentre la sinistra è appoggiata al petto ad indicare che intercede per tutti coloro che si rivolgono a Lei.
Sulla testa è raffigurato un diadema.
A questo tipo di raffigurazione sono stati dati diversi nomi:

- AGHIOSORITISSA, perché l’originale si trovava nel santuario nel quale era custodita l’Aghia Soros, “Sacra Urna” nella quale era conservata la cintura della Vergine.
- CHALCOPRATISSA, perché il santuario di Chalcoprateia era situato nel quartiere del mercato del rame (in greco chalcos) a centocinquanta metri dalla chiesa di S. Sofia.
- PARAKLISIS o Supplica per il suo gesto di intercessione.

Secondo la tradizione l’originale dell’Aghiosoritissa fu eseguito da San Luca, per cui viene anche indicata come Madonna di San Luca.
A Roma vi sono sei icone molto simili a questa immagine, si trovano a Santa Maria in via Lata, in Sant’Alessio, in San Lorenzo in Damaso, in Santa Maria in Campo Marzio e in Santa Maria del Rosario a Monte Mario.

Si attribuisce a questa immagine dell’Aracoeli la cessazione della peste a Roma nel 1348 e per riconoscenza fu costruita, con sottoscrizione popolare, la scalinata di 124 gradini, inaugurata da Cola di Rienzo. Il 30 maggio 1948 fu consacrata a questa immagine la città di Roma.




SANTA MARIA
IN VIA LATA



In un grande tabernacolo d’argento sull’altare maggiore è venerata questa immagine della Vergine, anche questa attribuita, secondo la tradizione, a San Luca. 

E’ venerata con i due nomi scritti nella parte inferiore:”Fons Lucis”, Fonte di luce, o “Stella Maris”, Stella del mare.

Fonte di luce per illuminare la vita a tutti gli uomini in stato di bisogno; ma generalmente è invocata, fin dall’ottavo secolo, e conosciuta con il nome di “ Madonna Advocata”.

E’ dipinta su tavola, opera di un certo “Petrus pictor”. 

Secondo alcuni studiosi si può attribuire alla seconda metà del XII secolo, secondo altri è più antica; molto ben conservata, è un bell'esempio di pittura bizantina.

Anche questa immagine è simile a quella dell’Aracoeli, stessa posa e stesso atteggiamento con grandi occhi e ricchi ornamenti. Presenta lungo il perimetro una decorazione e nel lato inferiore la scritta: Fonslucisstelamaris.

Arch. Pietro Strini (Cfr. Roma Sacra 15° e 2° itinerario:
E. SENDLER, Le icone bizantine della Madre di Dio, Milano 1995, p. 213.
L. GRASSI, La Madonna di Aracoeli e le tradizioni romane del tema iconografico, in Riv. Arch. Cristiana, XVIII, 1941 pag. 51ss, Rothemund 273).


(Si ringrazia Maurizio Mercuri
per la donazione delle immaginette)


venerdì 24 luglio 2015

Crotone (KR) - Maria SS.ma di Capocolonna


La Festa della Madonna di Capocolonna è una festa cattolica compatronale in onore del quadro bizantino in cui è raffigurata la Vergine Maria con in braccio il bambino Gesù.

La festa in onore della Madonna rappresentata dal dipinto si svolge a maggio. Il 30 aprile il quadro viene deposto dall'altare particolare della cattedrale di Crotone e posto a fianco dell'altare presso la navata centrale; il giovedì della seconda settimana del mese i fedeli si ritrovano per il rito del "bacio", in cui, successivamente alla messa, l'immagine viene baciata; il sabato della seconda settimana del mese il dipinto viene portato in processione nelle vie della città fino a raggiungere l'ospedale civile "San Giovanni di Dio", dove l'arcivescovo di Crotone o il parroco della cappella dell'ospedale tengono una breve preghiera di ringraziamento, e successivamente riaccompagnato nella Cattedrale, che per l'occasione resta aperta fino a tarda ora. 


Il mercoledì della terza settimana del mese viene aperta la fiera che si snoda lungo Viale Regina Margherita, presso il castello di Carlo V, costeggiando il porto commerciale, e presso lo stadio Ezio Scida. Il terzo sabato del mese avviene il grande pellegrinaggio a Capo Colonna, promontorio distante circa 15 km dalla città, che si svolge durante tutta la notte, dopo che il quadro esce dalla basilica verso l'una di notte, salutato dai fedeli. Il dipinto arriva, in processione, prima presso il cimitero, dove viene recitata un'omelia dal vescovo della diocesi; successivamente il corteo riprende il cammino e arriva a Capo Colonna alle prime luci dell'alba ove risiede per tutta la giornata di domenica. Sul far della sera l'icona viene imbarcata e portata via mare al porto turistico di Crotone, salutata al rientro da fuochi artificiali. Via Poggioreale, la strada principale di Crotone che conduce dal centro della città al lungomare, illuminata in occasione della festa.

I festeggiamenti si protraggono per tutto il mese con i bambini delle scuole elementari che visitano a turno la cattedrale e con lo svolgimento del Festival dell'Aurora. La festa si chiude il 31 del mese, con la riposizione del quadro nell'altare privilegiato della basilica.

Ogni sette anni la festa è definita maggiore e il quadro portato in processione non è la miniatura moderna, ma il quadro originale: i festeggiamenti sono prolungati e il quadro, al rientro, non viene imbarcato e portato via mare, bensì posto su un carro trainato da buoi e percorre la via inversa a quella compiuta la sera prima; i pellegrini in questo caso seguono il quadro anche al rientro. In giorni prefissati, all'alba, si tengono concerti presso il promontorio di Capo Colonna. Nel 2008 sono stati effettuati restauri del quadro grande ripristinando, grazie a Gerardo Sacco, 12 stelle che erano state rubate tempo fa.







La storia del quadro della Madonna di Capocolonna

Don Ezio Limina, rettore della Basilica Cattedrale, grazie alla sua cultura e alla profonda dedizione per la Vergine, ha trasformato una intervista di Zenit in un affascinante tuffo nel passato.

Don Ezio Limina: La devozione per la Madonna risale, secondo i documenti pervenutici, intorno al 1500, inquadrandosi nel contesto delle incursioni saracene che all'epoca flagellavano le coste crotonesi. Il 1° giugno del 1519, una razzia saracena quasi distrusse il promontorio di Capocolonna. Era questa un’area magica dove si trovavano, nel periodo magno greco, grandi templi come quello di Hera Lacinia e dove il cristianesimo era subentrato al mondo pagano sostituendo il culto della Dea Madre con quello della Vergine Madre, grazie all'edificazione di un piccolo santuario dove si trovava questa immagine di Maria. Nella razzia i turchi devastarono qualsiasi cosa in segno di disprezzo, inclusa la chiesetta, tanto che il quadro della Madonna fu addirittura bruciato. Secondo un antico racconto del canonico Basoino, però, nonostante i saraceni avessero attizzato il fuoco per oltre tre ore, l’immagine non si bruciò ma anzi irradiò dei bagliori miracolosi. A quel punto la tela venne portata nella nave che doveva tornare in Turchia, ma che in quel caso non riuscì nemmeno a spostarsi. Venne perciò buttata in mare come segno sprezzante di liberazione. E dal mare arrivò fino alla città

Don Ezio Limina: Sì, la tela camminò sulle acque fino ad una zona di poderi e di giardini, dove un contadino la trovò e la conservò per anni in una cassapanca. Questo contadino – un tal Agazio – in preda ad una grave malattia diventò sordo e cieco. In punto di morte giunse nella sua casa un Frate di S. Francesco di Paola, a cui il contadino confessò di possedere una tela della Madonna che aveva trovato a mare. Dopo questo episodio l’uomo guarì completamente e già da allora si gridò al miracolo. Il Frate minimo la portò infatti nel suo monastero fuori dalla città per custodirla. Solo più tardi il vescovo dell’epoca, mons. Antonio Lucifero, dopo un pellegrinaggio devozionale, decise di portarlo nella Cattedrale.