domenica 23 maggio 2021

Avigliano (PZ) - Madonna del Carmine


Madonna del Carmine ad Avigliano

I miracoli della Madonna del Carmine

Si tramandano numerosi miracoli avvenuti nel corso del tempo, legati soprattutto a calamità atmosferiche e a terremoti. Secondo la tradizione popolare fatti miracolosi indicarono chiaramente, nel 1719, la necessità di riprendere i festeggiamenti e la processione al Monte sospesi da un certo periodo: si tramanda che in quell'anno a seguito di una pioggia torrenziale una giovane che lavava i panni al fiume venne travolta dalle acque del Braida, ma mentre stava per annegare venne salvata dalla Vergine del Carmine da lei invocata, che le apparì invitandola a riferire agli aviglianesi di riprendere la pratica di portare in processione la statua sul Monte Carmine il 16 luglio di ogni anno. Si racconta che ancora fino a qualche tempo fa in una cappella della Chiesa in Avigliano (Potenza) fosse conservato un ex voto che ricordava l'accaduto. Si narra ancora che nel 1844 dopo molti mesi di siccità, alcuni fedeli arrivarono ad Avigliano per invocare l'intercessione della Madonna con una processione nel corso della quale si dice le donne indossassero in segno di penitenza una corona di rovi ed il volto coperto da una stoffa bianca. Alcuni fedeli seguivano la processione scalzi portando un otre pieno di acqua da versare sulla soglia del Santuario. 


Il miracolo della pioggia avvenne e si ripeté anche nel corso di altre successive siccità. Ed ancora, nel dicembre del 1857, la protezione della Vergine del Carmine salvò Avigliano dal terribile terremoto che distrusse molti paesi della Basilicata. Per ricordare questo evento miracoloso, ogni anno nella stessa data si svolge una processione di ringraziamento per le vie della città. A testimonianza invece delle tantissime grazie individuali ai singoli devoti basta considerare il cospicuo tesoro di ex voto tuttora conservati nei locali della Parrocchia di S. Maria del Carmine ad Avigliano.



Ogni anno la notte precedente il 16 luglio, sera della veglia presso la Chiesa Madre, la statua della Madonna viene rivestita con un manto carico di tutto il suo tesoro votivo in oro e argento. Una corona cinge il capo sia della Vergine che del Bambino, uno scapolare è appeso ad un braccio. Il 16 luglio la statua viene portata in processione fino al convento di Santa Maria degli Angeli da dove ha inizio il pellegrinaggio popolare per raggiungere il santuario al monte. 
Lungo il corteo vengono trasportati i cinti insieme ai palii, insegne di forma triangolare in lino con l'immagine della Madonna ricamata in oro. Giunti al monte, la statua effettua tre giri intorno al Santuario e, una volta entrata, viene celebrata una Messa Solenne. Al termine della celebrazione i devoti rimangono a consumare cibi all'aperto.
La seconda domenica di settembre, dopo due mesi di permanenza della statua presso il santuario al monte, avviene la traslazione di ritorno. La notte precedente la discesa ha luogo una veglia presso il santuario sul monte, poi la domenica mattina la statua della Madonna con un pellegrinaggio ritorna in paese dove all'altezza del convento dei Riformati si forma la processione che attraversa la città e reca la Vergine alla Basilica Pontificia Minore di Santa Maria del Carmine di Avigliano dove rimarrà fino a luglio dell'anno seguente.

I cinti o cente sono grandi costruzioni votive di candele a più piani, architetture complesse che rappresentano torri, navi, frontespizi di chiese o altarini e altre immagini devozionali. Essi sono realizzati da esperti artigiani che però nel tempo stanno scomparendo; alcuni fra i più conosciuti della zona sono Rocco Rosiello, Marco Rosa, Antonio Rosiello e Pietro Pace. I cinti, riccamente decorati con nastri colorati, fiori e immagini sacre, vengono offerti in segno di devozione, voto o richiesta di grazia sia dai singoli fedeli che dai paesi che partecipano al rito. Sono i giovani familiari del devoto che offre il cinto a farsi carico di portarlo a spalla durante la processione, mentre alle giovani donne della famiglia, che un tempo dovevano essere pure, è lasciato il compito di reggere i lunghi nastri colorati attaccati alle costruzioni. In passato le giovani accompagnavano il pellegrinaggio delle cente con il canto: le rime delle invocazioni passavano da una voce all'altra creando un incrocio fra di loro nel cantare le lodi e gli inni dalla Madre Protettrice. Al termine del pellegrinaggio i cinti offerti alla Madonna rimangono nella cappella sul monte.

Il culto alla Madonna del Carmine

La devozione alla Vergine del Carmelo è molto diffusa in Basilicata, tra le molte chiese e santuari dedicati quello di Avigliano è certamente il più antico e conosciuto. La Madonna di Avigliano è invocata in tutte le situazioni di pericolo: preserva dalle cadute, dagli incidenti e protegge dagli influssi negativi di spiriti maligni e masciari. Anticamente la sua immagine era sempre presente negli "abitini", scapolari utilizzati tradizionalmente dalle popolazioni di queste zone, al giorno d'oggi è portata nei portafogli, nelle borse e nelle autovetture di molti lucani.

Secondo la tradizione il culto alla Madonna del Carmine, o Vergine del Carmelo, fu diffuso ad Avigliano da reduci dalle Crociate devoti al culto del Carmelo. Già nel XII secolo si ha notizia di un culto mariano ad Avigliano, quello alla Madonna delle Grazie, presso la Cappella di Santa Maria de Cornu Bonu che risulta censita nel 1164.

Si narra che nel 1240, la statua della Madonna scomparve dalla sua Cappella per essere ritrovata nei pressi della cittadina di Campagna in provincia di Salerno. Gli aviglianesi reclamarono la restituzione della statua e nonostante l'opposizione da parte degli abitanti di Campagna, la Madonna fu riportata ad Avigliano. Dopo breve tempo, però, la statua sparì di nuovo e fu ritrovata nella stessa località campana i cui abitanti spiegarono l'accaduto come segno della volontà della Vergine di rimanere con loro: oggi questa statua è ancora venerata a Campagna con il nome di Madonna di Avigliano, mentre gli aviglianesi furono costretti a commissionare una nuova statua simile alla precedente.
Notizie più precise circa il culto si hanno solo intorno al 1694, anno in cui, dopo una terribile carestia, si ebbe un forte terremoto: gli Aviglianesi si rifugiarono in cima alla montagna per 40 giorni pregando ed invocando la Madonna del Carmelo. Quando, alla fine, ritornarono in città trovarono che le case e il paese non avevano avuto quasi danni né vi era stato alcun morto.


Nel 1696, a memoria, fu steso un atto pubblico di ringraziamento alla Vergine del Carmelo per la sua miracolosa intercessione, redatto dal Notaio Apostolico Don Francesco Viggiano. In esso si stabilivano una serie di iniziative per manifestare la gratitudine della popolazione fra cui l'acquisto di una statua della Madonna del Carmine e la costruzione di una Cappella sulla montagnola da allora detta Monte Carmine. La statua policroma, commissionata ad un intagliatore napoletano ed ancora oggi venerata, rappresenta la Madonna in piedi che con gesto materno sostiene al petto il Bambino proteso verso di lei quasi a volerla abbracciare a toccare il velo ed accarezzare il volto. Nell'atto si stabilì inoltre di ricordare ogni anno il miracolo con una festa solenne e di portare la statua al monte ogni 16 luglio per riportarla ad Avigliano la seconda domenica di settembre, in ricordo del tempo trascorso sul monte dalla popolazione durante il terremoto. Infine, nello stesso anno, la Vergine del Carmelo fu proclamata patrona e protettrice di Avigliano. Si istituiva nello stesso anno la Confraternita della Madonna del Carmine i cui iscritti, che indossano tuttora un saio con il cappuccio simile a quello dell'ordine dei Carmelitani, erano tenuti a partecipare alle processioni di andata a di ritorno in onore alla Madonna con il diritto di trasportare la sua statua.


Nel 1935 la Vergine del Carmine, con decreto del Capitolo Vaticano, venne incoronata Regina del popolo aviglianese con una solenne cerimonia. Nel 1949 e nel 1985, la statua fu portata in processione nei diversi paesi della provincia e a Potenza dove ricevette sempre l'espressione di una fortissima devozione da parte dei numerosi fedeli. Nel 1996, vennero festeggiati solennemente i tre secoli di culto e in tale occasione la Confraternita della Madonna del Carmine collocò una grande stele sulla cima del Monte, con l'immagine della Vergine a testimonianza della ancora forte fedeltà alla Madonna. Nel 1999 la Chiesa Madre di Avigliano fu elevata a Pontificia Basilica Minore con il titolo di Santa Maria del Carmine, infine, per il Giubileo del 2000 venne realizzato un centro di accoglienza per i pellegrini nei pressi del Santuario di Santa Maria del Carmine sul Monte, eretto nel 1696.

La data di costruzione della Chiesa è incerta, ma potrebbe addirittura risalire al IX secolo. Essa è situata nella parte più antica della città ed ha subito vari interventi di restauro fino al suo totale rifacimento nel 1854 ad opera dell'architetto Domenico Berni. Con una pianta a croce latina a tre navate, una profonda abside e undici altari in marmo di epoca successiva, oggi si presenta esternamente in stile neoclassico mentre l'interno è in stile barocco; in essa sono conservate statue di San Vito e San Leonardo, precedenti Patroni della città insieme a San Bartolomeo. Sull'altare maggiore è collocato il trono di marmo con la statua lignea della Madonna del Carmine del XVII secolo.

Tratto dal sito http://www.idea.mat.beniculturali.it/feste-e-tradizioni/basilicata/item/191-madonna-del-carmine-ad-avigliano - Testo di F. Floccia e B. Terenzi.


sabato 22 maggio 2021

Mascalucia (CT) - Madonna della Sciara

Santuario della Madonna della Sciara di Mompilieri

Il Santuario della Madonna della Sciara di Mompilieri, è un luogo di culto cattolico sito in Mascalucia, in provincia di Catania, nella frazione di Massannunziata, in contrada Mompilieri.

Storia
La presenza di una chiesa nel villaggio di Mompilieri, alle pendici dell'Etna, risalirebbe ad un periodo anteriore al XIV secolo, ed era intitolata al culto della Madonna dell'Annunziata.

L'eruzione del vulcano avvenuta nel 1669, seppellì per intero Mompilieri e la sua chiesa: il conte Giovanni Andrea Massa, barone di Mompilieri, ordinò l'esecuzione di lavori di scavo, che però si rivelarono infruttuosi; nel 1704, una persona del luogo insistette con gli abitanti del nuovo borgo di Massannunziata, affinché fossero ripresi i lavori di scavo: i paesani scavarono nel punto indicato da quella persona e fu ritrovato il simulacro della Madonna delle Grazie intatto, nonostante la presenza della lava. Dopo il ritrovamento della statua della Vergine, nel XIX secolo venne eretta una cappella sul colle basaltico formatosi con l'eruzione, poco sopra la grotta in cui il ritrovamento è avvenuto, e fu così che nacque il culto della "Madonna della Sciara", in riferimento alla grotta in cui la statua era custodita.


La chiesetta divenne luogo di pellegrinaggio di numerosi fedeli da ogni parte della Sicilia, e vista l'importanza assunta, il cardinale Giuseppe Francica-Nava de Bondifè, arcivescovo di Catania, con decreto del 1º agosto 1923, la elevò a rango di santuario. Molti anni più tardi, un altro arcivescovo, il monsignor Guido Luigi Bentivoglio, designò il Santuario come meta di pellegrinaggio nel Giubileo dell'Incarnazione del 1950. Tra il 1953 e il 1955, sotto il rettorato del sacerdote Filippo Consoli, con l'aiuto del benefattore Antonino Rapisarda da Nicolosi, l'accesso alla grotta del ritrovamento venne resa fruibile a tutti i pellegrini.

Nel 1955, un artigiano catanese, venne autorizzato dal Rettore del Santuario a riprendere gli scavi, per ricavarvi la pietra rossa da vendere come materiale da costruzione, e nel corso dei lavori, ritrovò le teste delle statue della Madonna dell'Annunziata e dell'Arcangelo Gabriele, attribuite allo scultore Antonello Gagini.

Alla fine degli anni novanta, furono avviati i lavori per la costruzione di una chiesa più grande, poiché quella antica costruita nell'Ottocento, era troppo piccola e insufficiente per ospitare un numero sempre più crescente di fedeli. I lavori, interrotti nel 2007 per l'improvvisa scomparsa del rettore, il sacerdote Salvatore Incognito, furono completati nel 2010.

Santuario Arcidiocesano di Catania
Madonna della Sciara

L'odierno Santuario della Madonna della Sciara sorge vicinissimo a dove è stata ritrovata la statua della Madonna. Il suo prospetto è semplice, portale d'ingresso architravato in pietra bianca sormontato da una finestra litica rettangolare. Il tetto è a capanna con volta a botte, l'interno a forma longitudinale con abside, a navata unica (Notizie tratte da Wikipedia).


venerdì 21 maggio 2021

Parabita (LE) - Maria SS. della Coltura

La basilica santuario della Madonna della Coltura è una chiesa di Parabita in provincia di Lecce.

La chiesa fu ricostruita tra il 1913 e il 1942 su progetto dell'architetto Napoleone Pagliarulo. Sorge su una precedente chiesa degli inizi del XVII secolo, a sua volta sorta sulle rovine di un'antica cappella del XIV secolo. Al suo interno è custodito un affresco bizantino dell'XI-XII secolo raffigurante la Vergine col Bambino. L'esistenza della cappella viene documentata già nel 1452 in riferimento ad una visita pastorale da parte di monsignor Ludovico De Pennis, vescovo di Nardò. Tuttavia l'immagine si trova riprodotta in diverse aree della zona in affreschi datati tra il 1435 e il 1445. C'è motivo di ritenere, quindi, che fosse già conosciuta all'inizio del secolo.

La semplice cappella seguì il variare degli stili architettonici, venendo arricchita di archi e pilastri durante il XVII secolo. Nel medesimo periodo l'immagine della Madonna venne coperta da un'ogiva in carparo che ne cancellò praticamente l'esistenza per almeno tre secoli e mezzo. Nel XIX secolo si provvide a riprodurre il portale, sul disegno di quello originario.


Nonostante la devozione e le cure ricevute, la cappella subì un forte degrado e venne abbattuta nei primi giorni del mese di aprile del 1912, perché diroccata e pericolante. Fu in quell'occasione che al popolo ed ai fedeli parabitani si presentò nuovamente il monolito con la vergine ed il bambino, in tutta la sua interezza. La vecchia cappella seicentesca fu sostituita da una nuova chiesa realizzata su disegno dell'architetto parabitano Napoleone Pagliarulo. Il santuario sorto a pochi metri dalla precedente piccola fabbrica fu solennemente inaugurato il 21 dicembre 1922, poco più di nove anni e mezzo dopo la posa della prima pietra avvenuta il 4 maggio del 1913. Lungo le navate laterali affreschi del pittore Mario Prayer illustrano la vita della Madonna. Negli anni settanta furono realizzati, con straordinaria maestria, i bracci laterali (per le due cappelle del Santissimo Sacramento e del Sacro Cuore) dall'Impresa "Gaetano Leopizzi" di Parabita, alla quale si deve anche la realizzazione del campanile. Il santuario fu innalzato a basilica minore il 1º settembre 1999 da Giovanni Paolo II. (Notizie tratte da Wikipedia)

Sito ufficiale del Santuario


giovedì 20 maggio 2021

Portocannone (CB) - Beata Vergine Maria SS. di Costantinopoli

Chiesa Madre dei Santi Pietro e Paolo

Nel centro storico di Borgo Costantinopoli vi è la Chiesa Madre dei "Santi Pietro e Paolo" XVI secolo. All'interno vi si possono ammirare: il quadro della Beata Vergine Maria SS. di Costantinopoli risalente al XVI secolo, il battistero ottagonale in quercia intagliata terminante a cuspide, il magnifico tetto della chiesa rappresentante i più grandi passi della Bibbia e i più grandi dipinti italiani, come L'Ultima cena di Leonardo da Vinci. L'atmosfera della chiesa è molto suggestiva.

Il paese di Portocannone esisteva già in epoca medievale. Nel 1137 era chiamata Portocandesium e successivamente, come risulta dai registri angioini del 1320, il suo nome fu mutato in Portocanduni. La Portocannone del periodo latino ebbe fine a seguito del violento terremoto del 1456 che la rase al suolo quasi interamente e distrusse la maggior parte delle abitazioni. Fu ricostruita interamente dieci anni dopo da una colonia di esuli Arbëreshë, durante la prima emigrazione Albanese che ebbe luogo nel 1461, quando re Ferdinando I d'Aragona, per vincere la fazione angioina contro cui era in guerra, ottenne l'aiuto delle milizie di Giorgio Castriota Skanderbeg, l'eroe nazionale albanese che combatté per la libertà del suo popolo e della sua terra. 

La morte del condottiero Arbëreshë comportò l'invasione ormai certa dei Turchi ottomani, così molti albanesi varcarono l'Adriatico, certi di ottenere la protezione del regno di Napoli in virtù dei benefici che il principe Skanderbeg aveva reso alla corona d'Aragona. Vennero così ripopolati i paesi distrutti dal terremoto e iniziò la rifondazione di Portocannone. Al luogo, che si trovava a poca distanza dal vecchio centro abitato dai Latini, (nei pressi dell'attuale cimitero) fu dato lo stesso nome del paese raso al suolo dal terremoto, Portocannone, e vi fu subito costruita la nuova chiesa in onore della Madonna di Costantinopoli. E in memoria di questo evento ogni anno, il lunedì successivo al giorno della Pentecoste, si svolge la nota gara della Carrese. Portocannone come Ururi, fra aprile e maggio sono interamente coinvolte da un rito, quello della corsa di carri trainati da buoi, seguiti da giovani a cavallo. La contesa, in cui i partecipanti si dividono in due grandi fazioni nutrite da rivalità folcloristica, i "giovani" e i "giovanotti", ha in palio l'ambito premio del diritto di portare in processione il Santo protettore o la Madonna protettrice del luogo.


mercoledì 19 maggio 2021

Segonzano (BZ) - Maria dell'Aiuto

Il Santuario di Segonzano

La devozione alla Madonna dell’Aiuto, in Val di Cembra ha origini incerte, comunque non documentabili. Per lungo tempo si sono confusi alcuni Atti visitali riferiti all’antica chiesa di S. Maria di Piazzo, il villaggio sul fondovalle sede dei baroni a Prato che furono per tre secoli dinasti di Segonzano. Attendibili ipotesi hanno fissato la diffusione del culto alla Madonna dell’Aiuto fra il 1680 ed il 1690. Vienna era appena scampata all’assedio dei turchi (12 settembre 1683) con una vittoria dell’esercito “cristiano” (65 mila uomini contro duecentomila ottomani) che il venerabile Marco da Aviano (1631 – 1699) aveva attribuito a Mariahilf. Vale a dire “Ausiliatrice dei cristiani”. In ringraziamento per quella vittoria, papa Innocenzo XI (1676 – 1689) dedicò il 12 settembre al SS. Nome di Maria. In quel medesimo tempo, immagini dell’Ausliatrice si diffusero pure in turro il Tirolo italiano a Rovereto, Nogaredo, Castel Pietra nei pressi di Calliano, a lodrone di Storo, Fiera di primiero. A Verla di Giovo, una cappella fu fabbricata nel 1733 e dedicata a S. Antonio e alla Madonna dell'Aiuto. 


L’immagine è la riproduzione di una pala d'altare che si trova nel santuario di Innstadt, sobborgo di Passau (Baviera), costruito fra il 1624 e il 1627. La pala fu commissionata (1620) dal decano della cattedrale di S. Stefano, Marquardt von Schwendt. a un pittore di nome Pius. A sua volta, costui si era ispirato alla celebre Mariahilf di Lucas Cranach il vecchìo (1472-1553) dipinta a Wittemberg nel 1530 (?) e che oggi è la pala dell'altar maggiore nella cattedrale di S. Giacomo a Innsbruck. A Segonzano, la copia della copia fu portata dal barone Ferdinando Francesco a Prato, che fu canonico a Passau dal 1676 al 1702. L'immagine (olio su tela) fu collocata nella curaziale della SS. Trinità. In seguito fu trasferita nel capitello costruito lungo la mulattiera che, fino al principio del XX secolo, collegava Segonzano con Sover verso la Valle di Fiemme. 

Da qui ebbe origine la leggenda di fondazione, simile a numerose altre fiorite sull'arco delle Alpi. Si disse, infatti, che l'immagine era stata trovata nel bosco da un pastore del villaggio. Dalla curaziale, dov'era stato trasferito, il dipinto sarebbe poi scomparso per essere ritrovato nuovamente nel bosco. Un segno inequivocabile, si argomentò, della volontà della Vergine a essere venerata lì e non altrove. Fu costruito un capitello. Presero il via le processioni e la devozione conquistò altri villaggi della valle. L’edicola, infatti, è citata nelle Visite pastorali del 1710, 1749 ("la cappella della B. M. Vergine chiamata dell'Aiuto, non fu visitata perché dal parroco fu detto che non viene celebrata la messa") e 1767. Nel corso della terza visita si notò che "a quel capitello, posto sulla pubblica via che viene da Sover verso Segonzano, vi si recano molti per devozione e vengono fatte molte elemosine". In attesa di trovare conveniente impiego con la costruzione di una cappella, il denaro fu dato in prestito a persone del villaggio contro il pagamento di un modesto interesse. Nel 1774 il capitale ammontava a 300 ragnesi. Forte di quelle offerte, il regolano Vigilio Mattevi pensò fosse arrivato il tempo di fabbricare la cappella. Nell'agosto del 1774 presentò una circostanziata domanda all'Ordinario, vale a dire all'ufficio del vescovo e principe Cristoforo Sizzo de Noris (1763-1776). 

Link di approfondimento

Scrisse, tra l'altro, il regolano: "A motivo che da qualche molti anni è cresciuto il concorso al detto capitello, ossia capelletta non solo di noi qui del luogo, ma ancor da molti forastieri a quali tutta questa Sacratissima Immagine ha conferiti diversi singolari benefici, venendo anche da noi e da qualche popoli circonvicini visitata processionalmente in certi communi premurosi bisogni, saressimo intenzionati di sempre più ingrandire l'onore a detta sacra Immagine bella, bellissima, che tirra a sé ogn'affetto di divozione, con ridurre il detto luogo ad una competente decenza per potervi celebrare la S. Messa in qualche pubblico concorso o privata divozione senza pregiudizio o danno di questa venerabile chiesa curata, il di cui onore, frequenza e vantaggio ci sta a cuore"



martedì 18 maggio 2021

Caposele (AV) - Maria SS.ma della Sanità


Le sorgenti e la Madonna della Sanità

Cenni storici sulla prodigiosa immagine di S. Maria della Sanità Caposele, il paese decantato dalle scultorie parole del poeta Dione Afranio: «Silari gurges Spectabile flumen», è la terra privilegiata e benedetta, perché gode l'alta protezione di S. Maria della Sanità.
II culto alla Madre di Dio non va oltre l'anno 1710. Presso le sorgenti del Sele, in poverissime capanne, abitavano miseri pastori che con fede viva veneravano la celeste Regina nel misterioso titolo di S. Maria della Sanità, dipinta in una nicchietta di quelle antiche catapecchie. La tradizione popolare, raccolta dai fratelli Dott. Nicola e Lorenzo Sac. Santorelli, nel libro "Il fiume Sele e suoi dintorni", ci dice che un frate, di nome Paolo, ne dipinse a fresco l'immagine la quale riusci così viva che tutti si beavano nel fissarla e venerarla. Ma la fede di quei semplici selerini progrediva: dopo qualche anno, dove un tempo si ergeva un tempio a Gionone Argiva, si edificava grazioso tempietto a S. Maria della Sanità. Fu questa la prodigiosa calamità che attirò i paeselli della valle della Sele e dell' Irpinia: a mille a mille accorrevano da tutte le parti per domandare nuove grazie a Maria e per ringraziarla di quelle ricevute.


E tutti quelli che erano fortunati di visitare la cara Madre, tutti, come i discepoli del Battista, ripetevano con entusiasmo: andate, correte là dove sorge limpido e cristallino il Sele; là dove regna Maria della Sanità: i ciechi veggano, gli zoppi camminano e i sordi riacquistano l'udito.
Ma la potenza e la protezione di Maria della Sanità fu ammirata da Caposele nel giugno del 1743. In quell'anno il popolo di Caposele fu assalito dall'orrendo flagello della peste che aveva desolato la Sicilia e il Napoletano, e per intercessione della tenera Madre Maria fu totalmente liberato.
Si era nel luglio del 1837 e Caposele era infestata di nuovo dal colera che, con egual furore, distruggeva forti e deboli, ricchi e poveri. Vi erano dei giorni, dice il Santorelli, in cui mancava il tempo per seppellire i cadaveri, tanto era il numero delle vittime. Ma i Caposelesi si ricordarono di avere una tenera e potente Regina, Maria della Sanità. A Lei ricorsero, ed oh prodigio! Il giorno in cui se ne celebrava solennemente la festa, il fiero morbo, come per incanto, cessò, restituendo alla vita anche quelli che si trovavano sull'orlo della tomba. 


Nel 1839, in molti paesi della valle del Sele, in Valva, Colliano, Contursi e Oliveto Citra il colera vi gettava la desolazione e la morte; ma, per intercessione di Maria della Sanità, Caposele ne rimase illesa e i popoli della valle selerina ne furono subito e completamente liberati. I Caposelesi avevano sempre sentito un affetto tenero e potente per la cara Madre che veglia instancabile pel bene degli figli suoi; ma in questi tempi la fede e 1' amore li raccolse in un sol palpito e unanimi li mosse per dare a Lei un segno della più amorevole gratitudine.

Si ringrazia l'amico Mario Liverano per l'immaginetta donata alla nostra Associazione.


lunedì 17 maggio 2021

Castellana Grotte (BA) - Maria SS. della Vetrana

L’Icona sull’altare

La chiesa custodisce uno splendido affresco, su lastra di pietra, della Beata Vergine Maria. L'icona mariana, di fine trecento – inizio quattrocento mostra la Beata Vergine Maria che indica il Bambino Gesù il quale con la mano destra mostra il libro della Parola. L’Icona si e' sempre chiamata Madonna della Vetrana (veterana cioè antica). Anche se di diverso avviso lo storico Fra Casimiro di S.M. Maddalena che fa derivare Vetrana dal termine dialettale usato per indicare il vaiolo. Al tempo dell’arrivo dei frati (1714) l'immagine della Madonna era ancora nel mezzo della chiesa sulla parete della primitiva chiesetta. Il P. Guardiano volle che fosse collocata sull'altare maggiore (caratteristico esempio di tardo barocco) per un più facile culto da parte dei fedeli. A questo punto è meglio lasciar la parola allo storico fra Casimiro: "Un Ingegnere si obbligò di trasportarla illesa. Stabilì di ricoprire tutta la pietra e l'Immagine con legni ben forti ed inchiodati, che la racchiudessero come in una cassa. Indi farla sollevare pian piano da funi sostenute da alcune girelle, e così sospesa condurla soavemente da mezzo alla chiesa fino all'Altar Maggiore.
 
Accensione Fanova Santuario Madonna della Vetrana
Castellana Grotte (BA)

Fu approvato il disegno. Fu posto in opera e riuscì felicemente. Appena però fu collocata l'Immagine nell'Altar Maggiore ed ivi rassodata, cadde la fune della girella maggiore, e si conobbe che la detta girella era rotta. Ognuno si ammirò come la girella rotta non avesse potuto sostener la sola fune senza peso, e l'avesse sostenuta mentre era aggravata dal peso smisurato della pietra, e legni inchiodati. Dové attribuirsi a solo prodigio della Santissima Vergine, quale non permise che fosse precipitata la sua Immagine e si fosse infranta a pezzetti.".