giovedì 18 maggio 2023

San Giacomo Filippo (SO) - Madonna di Gallivaggio

Il Santuario di Gallivaggio

A ottobre il Santuario di Gallivaggio, nel territorio di San Giacomo Filippo, si accende della fede dei devoti della “Madre della Misericordia”.
Era mercoledì 10 ottobre 1492 – 520 anni fa – quando di buon mattino due ragazzine dei vicini villaggi di Vho e Lirone si incamminarono verso la rupestre gola di Gallivaggio per raccogliere delle castagne. Quando le “gerle” furono riempite le due giovinette vennero accecate da una folgorante luce, più forte del sole che stava avvolgendo tutta la montagna.
Le fanciulle si strinsero impaurite e tremanti mentre nel mezzo della luce videro una “signora” dal comportamento regale. Un velo candido le avvolgeva il capo e le copriva le spalle ed uno stuolo di angeli le facevano corona. “Che fate giovinette mie?” chiese Maria. La più grandicella che risponde: “Siamo qui a raccogliere castagne”. “Ma ne trovate a sufficienza?”. ”Ne abbiamo a sufficienza per grazia di Dio e della Beata Vergine”. E la risposta fu: “Sono io la Vergine Maria!”. Di colpo le ragazze si misero in ginocchio e con le mani giunte risposero: “Nostra Signora, come mai siete venuta in un posto così selvaggio?”. “Io vado in ogni luogo per la conversione dei peccatori”. “Annunciate che, se i peccatori non si convertiranno e non osserveranno meglio i giorni festivi, stiano certi che la punizione di mio Figlio, loro Signore, arriverà presto. Dite ancora che, secondo la consuetudine dei miei devoti, per ossequio a me e mio Figlio, inizino a osservare il giorno festivo dalle 15 di ogni sabato. 


Così infatti mio Figlio e Signore vostro prenderà motivo di accogliere ancor più le mie suppliche per voi ed io non mi stancherò di pregare con maggior ardore per voi peccatori”. 

Ed accompagnata dal canto degli angeli si congedò. Termina qui questo confidenziale e sconvolgente colloquio e che le ragazzine raccontarono a casa e al parroco che rientrava dalla chiesa dopo la recita comunitaria del Rosario, colloquio trascritto e custodito gelosamente nel Santuario. 

Tutta la popolazione si radunò per tre giorni in preghiera alla Madonna per questo “miracolo” ed iniziarono a costruire sul posto una “cappella” in legno che durerà circa 20 anni, sostituita poi da una cappella in muratura fin quando nel 1598 iniziarono i lavori della basilica, consacrata solennemente dal Vescovo diocesano di Como, mons. Filippo Archinti, nel 1615. 

Nel 1728 iniziarono i lavori per la costruzione del campanile, alto 52 metri, terminato nel 1731. Dal giorno dell’apparizione, il luogo è rimasto pervaso di una fede profonda.

Il fascino del Santuario per la sua superba posizione, incuneato in un anfiteatro alpino di selvaggia bellezza, con i ciclopici massi che fanno da corona, attira ancora oggi tantissimi devoti che lo possono raggiungere comodamente con ogni mezzo ed è commovente leggere le “testimonianze” di fede, di preghiere, di grazie, di “vere” petizioni alla Madre della Misericordia, lasciate scritte di pugno sul registro conservato accanto a quel “sacro masso” sul quale apparve Maria e che parla ancora a distanza di 520 anni.
(Articolo di Testo di Gianni Moralli)


Sito Ufficiale del Santuario

mercoledì 17 maggio 2023

Bergamo (BG) - Madonna del Buon Consiglio

Al pozzo bianco dove la Madonna Consiglia

San Michele al pozzo bianco è tra le più antiche chiese di Bergamo. 

La venerata icona della Madonna del Buon Consiglio, proveniente dalla soppressa chiesa di sant’Agostino, è custodita nella cappella maggiore presso lo scenografico altare seicentesco in legno dorato.

E’ tra le più antiche chiese di Bergamo, citata già in un lascito testamentario nel 774. La dedicazione a San Michele potrebbe essere l’ulteriore conferma della fondazione longobarda, avendo questo popolo dimostrato sempre una particolare devozione nei confronti dell’Arcangelo per antonomasia. L’appellativo “al pozzo bianco”, rimasto nel toponimo della piazza, si deve probabilmente alla presenza di un antico puteo albo di cui oggi non rimane più traccia.

Anche la chiesa originaria, così com’era, è scomparsa. Ne sopravvivono alcune parti nell’attuale cripta. Tra il XII e il XIII secolo venne, infatti, ricostruita ma l’aspetto odierno risale per lo più al rifacimento quattrocentesco. Ad eccezione della facciata, in pietra viva e stile neo romanico, che fu rifatta all’inizio del Novecento, e del campanile, concluso esattamente nel 1925. L’aula unica rettangolare interna, scandita in tre campate da arconi a sesto acuto, è ricoperta da travi lignee disposte a capanna. La navata si conclude in tre cappelle, chiuse da inferriate, di cui quella centrale risulta avere dimensioni doppie rispetto alle laterali.


La venerata icona della Madonna del Buon Consiglio, proveniente dalla soppressa chiesa di sant’Agostino, è custodita nella cappella maggiore presso lo scenografico altare seicentesco in legno dorato. L’ambiente è interamente affrescato. I dipinti vennero eseguiti nella seconda metà del Cinquecento dal pittore Gian Battista Guarinoni di Averara e si riferiscono per lo più alle apparizioni di San Michele. Le scene dell’Arcangelo che caccia Satana nell’inferno, quella degli Angeli fedeli che precipitano gli Angeli ribelli e una Resurrezione sulla parete di fondo completano il ciclo.

Alla stessa mano appartengono gli affreschi della cappella di destra, intitolata a San Giovanni Battista, di cui raccontano la storia. L’intervento più straordinario fu quello che interessò la Cappella di sinistra, dedicata alla Vergine. L’esecutore fu il celeberrimo Lorenzo Lotto che, in partenza da Bergamo per Venezia, firmò e datò la sua opera al 1525. Sotto una volta in cui campeggia il Padre Eterno tra nuvole tempestose, sorretto da angeli e accompagnato dagli Evangelisti nei pennacchi, si dipanano episodi della Vita di Maria, prima della venuta di Cristo. La Nascita della Vergine, la Presentazione al Tempio, lo Sposalizio e l’Annunciazione occupano le pareti interne mentre all’esterno il fedele è accolto dalla Visitazione, esempio della carità di Maria nei confronti dell’anziana cugina. A Lei, eletta a propria patrona, guardavano come modello di bontà i membri della confraternita parrocchiale dedita ad attività assistenziali, committente dei dipinti.

Lungo le pareti della navata si susseguono affreschi di varia datazione, i più antichi dei quali risalgono al Duecento costituendo una tra le più antiche testimonianze pittoriche della città e della Regione. Ricorre più volte l’immagine della Madonna del Latte e quella del titolare della chiesa, rappresentato in veste di psicopompo, ovvero colui che accompagna le anime nell’ascesa alla vita ultraterrena.

Affresco di vergine Maria, Chiesa di S. Michele al Pozzo Bianco di Bergamo
Gli affreschi della navata principale sono datati a partire dall'anno 1440


Una ripida scala conduce all’antico ipogeo, la cripta, suddivisa in tre vani e affrescata nel Duecento. Un tempo fungeva da chiesa iemale. (https://lanuovabq.it/it/al-pozzo-bianco-dove-la-madonna-consiglia)


martedì 16 maggio 2023

Benevento (BN) - Maria SS. delle Grazie


Statua della Madonna delle Grazie

“Mirasi poi nella chiesa di san Lorenzo che viene anco detta S. Maria delle Grazie per esservi una bellissima statua della Madonna Santissima delle Grazie, di mano di Giovan di Nola, la quale è collocata nell’altare maggiore di detta chiesa”.
Nonostante la chiesa non sia più la stessa, il gruppo scultoreo ligneo di una Madonna col Bambino campeggia ancora oggi sull’altare maggiore di un imponente tempio che porta la dedicazione alla Madonna delle Grazie.
Secondo gli studiosi la statua della Vergine, probabilmente la più conosciuta e venerata a Benevento, è da attribuire a Giovanni Marigliano, detto Giovanni da Nola, che la scolpì nei primi anni del XVI secolo, per volontà dei frati minori arrivati a Benevento dopo il 1470. Il tipo di iconografia scelta è vicina al mondo dei francescani, desiderosi di esprimere sentimenti più “privati” ed umani, come quelli ineguagliabili tra una madre ed il proprio figlio.
L’attuale simulacro ligneo cinquecentesco, sostituzione di un’immagine più antica conservata nell’allora chiesa di san Lorenzo fuori le mura, rappresenta Maria in piedi, stante, abbigliata con una tunica rossa e pesante a fiori dorati; l’oro si ripropone lungo la scollatura e i bordi della veste, così come va ad impreziosire i calzari della Vergine, quasi a ricordarci le imperatrici orientali. Di classica attribuzione mariana il manto blu trapunto di stelle che copre le spalle di Maria e ricade in avanti con un morbido drappeggio. Nonostante lo scultore abbia sapientemente ricreato un panneggio consistente per le vesti, la fisicità di Maria è mostrata in maniera naturale e plastica: sotto il mantello blu, con elegante spontaneità, appare un ginocchio piegato in avanti.

Il capo della Vergine è avvolto da un velo rigato: i capelli neri compaiono, appena accennati, attorno ad un viso raffinato intento ad osservare lo spettatore; con il braccio sinistro sostiene il Gesù bambino, anche lui dalla scura capigliatura, mentre con le dita della mano destra si scopre un seno.
L’immagine del gruppo scultoreo beneventano prende vita nel ricordo dell’iconografia della Madonna lattante ed entra nel vivo del tema della doppia natura del Cristo, umana e divina. La Madonna delle Grazie beneventana assume in sé tutta l’umanità di una madre che nutre il proprio figlio, diventa fonte di immedesimazione ed ispira sentimenti “familiari” eppure unici. Nonostante l’idea che la scultura sottende la Vergine Maria non allatta il piccolo Gesù, intento invece ad alzare la mano destra nell’atto di benedire. Il gesto naturale di Maria che si scopre il seno è, probabilmente, da leggersi in chiave simbolica: la madre del Cristo è colei che elargisce nutrimento a tutta l’umanità, da lei prende vita la grazia concessa ad ogni uomo.
Il destino della scultura beneventana della Madonna delle Grazie si intreccia indissolubilmente alla vita della sua città. Vincenzo Maria Orsini, futuro papa Benedetto XIII ne fu un grande devoto: a lei dedicò il primo saluto dopo la nomina ad arcivescovo di Benevento e l’ultimo da papa; a Lei offrì la ricostruzione della chiesa di san Lorenzo dopo i terremoti del 1688 e del 1702; nel 1700 l’icona lignea della Vergine venne proclamata patrona della città e di tutto il ducato beneventano; sotto la Sua protezione furono eseguiti i lunghi lavori di costruzione dell’attuale basilica; proclamata da Pio XII patrona del Sannio, la Vergine Beneventana ha visto nel 1990 l’importante e storica visita di papa Giovanni Paolo II.


Tutta la comunità beneventana si stringe forte attorno alla Vergine durante la sentita festività a Lei dedicata il 2 luglio: un attaccamento radicale e radicato alla propria patrona che, come racconta Salvatore De Lucia in uno dei suoi scritti, […] è attesa [una festività] con ansia e goduta con amore.
(di Fabiana Peluso, tratto dal sito web http://www.diocesidibenevento.it/)


lunedì 15 maggio 2023

Craco (MT) - Madonna della Stella

La Madonna della Stella

La chiesetta della Madonna della Stella è l'unico luogo sacro di Craco Vecchia rimasto ancora fruibile; al tempo stesso è un edificio che ha conosciuto diverse vicissitudini e che rappresenta ancora oggi, per i crachesi locali e quelli sparsi nel mondo, un riferimento costante alla propria terra natia. La cappella è situata lungo la vecchia Strada Comunale per Stigliano (SS.103), a poca distanza dall'abitato di Craco vecchia. La cappella fu "costruita e fondata" dai coniugi Leonardo Antonio Lanziano e Giulia Barberio della Terra di Craco. La coppia commissionò la costruzione dell'edificio e la dotazione della suppellettile liturgica, scegliendo – al contempo – di consacrarsi a Dio donando sé stessi e i propri beni al Clero della Chiesa Matrice di San Nicola Vescovo. La formalizzazione della donazione avvenne il 1° ottobre 1685 mediante rogito del Notaio Domenico Cappellano di Miglionico redatto su pergamena. Fra gli elementi architettonici e non di rilievo, possiamo oggi notare: l'Altare Maggiore, in Marmo intagliato e intarsiato, databile 1909. Al centro della Facciata Principale esterna è situata la Porta in legno intagliato della metà del XIX secolo. Fino agli anni '30 la cappella occupava tutto il piazzale antistante, a seguito di degrado per fenomeni franosi la cappella venne rimpicciolita e assunse le dimensioni attuali. Riaperta recentemente dopo l'intervento di restauro.

Craco (MT), la Città fantasma

La frana
Nel 1963 una frana pregiudicò la sicurezza dell’intero borgo medievale e costrinse gli abitanti a spostarsi. Costoro si trasferirono nei nuovi insediamenti urbani costruiti più a valle ed in una nuova località: Craco Peschiera. A seguito di questo esodo forzato, Craco è stata lasciata al suo destino, trasformandosi in una moderna Pompei. Questa città unica nel suo genere, al punto da entrare nella lista dei monumenti da salvaguardare della World Monuments Fund. Craco sorge in un territorio dominato da calanchi: imponenti formazioni argillose che richiamano la suggestività della Cappadocia.


Visita guidata di Craco in sicurezza
Una visita guidata a Craco è una visita guidata tanto suggestiva quanto pericolosa. La città è rimasta in stato di abbandono dal momento della frana in poi, e questo ha causato il deterioramento di molti edifici che oggi, ovviamente, sono in pericolo di crollo. 

Craco - Chiesetta della Madonna della Stella
Ma non abbiate paura, grazie alle ottime guide autorizzate che fanno servizio a Craco, e grazie ai percorsi segnati, potrete raggiungere con serenità il cuore di questa località così spettacolare e lasciarvi prendere dall’emozione. 

Città fantasma
Una visita guidata a Craco non si dimentica. Del resto, questa città fantasma colpisce l’anima perché, nel silenzio assordante di una valle bellissima, il suo dolore grida ancora.


Craco (MT)


domenica 14 maggio 2023

Angera (VA) - Madonna della Riva

Santuario della Madonna della Riva

Il Santuario della Madonna della Riva di Angera sorge sul lungolago della cittadina, sul luogo dove sin dal XV si trovava un affresco votivo raffigurante una Madonna col Bambino. Di fronte al santuario si trova il porto austriaco e lo sguardo spazia sulla zona meridionale del lago: la passeggiata lungo l’Allea passa proprio di fronte all’ingresso della piccola Chiesa, il cui esterno reca evidenti i segni di un’opera incompiuta.

Il miracolo della Madonna della Riva
Il 27 giugno 1657 l’affresco della Madonna, risalente al 1443 e posto su una parete laterale di una casa, sembrò sudare sangue: una donna che si fermò a pregare di fronte all’effigie se ne accorse e gridò al miracolo. Il prevosto raccolse con un drappo di lino le gocce di sangue ed in seguito ad indagini diocesane l’immagine venne dichiarata venerabile. Si autorizzò anche la costruzione di un Santuario a ricordo del miracolo.

Il Santuario della Madonna della Riva: la chiesa incompiuta
Il progetto per il Santuario era grandioso, con la facciata che si prolungava sul lago e l’accesso laddove oggi si trova il porto, proprio di fronte ad Arona. La costruzione però non riuscì ad andare oltre quello che nel progetto era l’abside dell’edificio, in parte per problemi economici, in parte per altre difficoltà. Nel corso del 1700 gli venne aggiunto un piccolo campanile e nel 1943 una nuova facciata sostituì quella provvisoria divenuta pericolante. 


Al centro un elegante altare ospita l’immagine, staccata dal muro e trasportata su tela, della Madonna col Bambino, tanto cara agli angeresi. Numerosi ex voto vengono conservati all'interno del Santuario, testimonianze delle grazie ricevute dalla vergine Maria.

Tra le tele conservate tra le mura spiccano quelle attribuite a Isidoro Bianchi da Campione: il maestoso dipinto raffigurante la Visita di S. Carlo alle Tre Valli e due dipinti di dimensioni inferiori, l'Ascensione e l'Assunzione della Madonna.
Ogni anno si celebra l’anniversario del Miracolo del 1657 il 27 giugno, il giorno della sudorazione di sangue da parte dell’immagine: alla prima domenica di luglio segue la Festa del Santuario, con la tradizionale Processione delle barche illuminate; nello stesso periodo arrivano le giostre sul lungolago per la gioia dei bambini.

Madonna della Riva di Angera

sabato 13 maggio 2023

S. Marzano di San Giuseppe (TA) - Madonna delle Grazie

Santuario Rupestre Madonna delle Grazie

Lo splendido santuario alle porte di San Marzano è di origini bizantine, anche se non risponde perfettamente agli schemi dei popoli dell’Oriente a causa delle conformazioni della roccia. 

La chiesa si affaccia su una lama del territorio, in uno splendido scenario di gravine; la lama profonda circa cinque metri nel punto più alto, suggestiva e particolare, è caratterizzata dalla presenza di molte grotte di varie dimensioni che si aprono sui costoni. La chiesa ipogea pare sia stata caratterizzata da diversi periodi di costruzione: il primo fino al secolo XV con la dedicazione a San Giorgio, il secondo dal XVI ai nostri giorni dedicato alla Madonna delle Grazie, anche se la chiesa viene ufficialmente citata in un documento del 1709. 

Oggi l’ipogeo ha una forma approssimativamente quadrangolare, dalle mura caratterizzate dalla presenza di segni che inducono a un mutevole scenario spaziale e liturgico. Infatti ci sono tre accessi diversi (oggi ristrutturati) due che si affacciano sulla lama e uno che collega l’ipogeo con la chiesa soprastante. L’elemento principale è l’affresco della Vergine con Bambino al quale fu attribuito un significato miracoloso. Prescindendo dalle leggende, l’immagine divenne da allora centro di fervore religioso. 


Inizialmente l’affresco era limitato esclusivamente al volto di Maria e del Bambino mentre in tempi più recenti si è risaliti alla raffigurazione completa. Il carattere suggestivo della località rupestre fa sì che molte coppie, anche forestiere, scelgano il Santuario per il matrimonio. 


La chiesa sovrastante è di recente costruzione e custodisce il simulacro della Madonna delle Grazie, probabilmente realizzato nel 1800.

venerdì 12 maggio 2023

Roccaforzata (TA) - Madonna della Camera

Maria Santissima Della Camera

Il Santuario presenta un’unica navata e una cappella che si apre sul lato destro in corrispondenza del presbiterio. Sulla facciata, al di sopra della porta di ingresso, è inserita una lunetta con arco acuto. Sul retro è addossata l’abside, il cui vano è separato dalla chiesa da un muro.

Descrizione: Esiste in chiesa anche una statua della Madonna della Camera, realizzata dallo scultore Giuseppe Stuffler nel 1964 ad Ortisei. Entrata in uso nell’anno 1964. 

Probabilmente l’immagine della Madonna col Bambino, a cui si fa riferimento per l’intervento miracoloso il giovedì in albis del 1462, era affrescata nella calotta absidale. Attualmente l’affresco, frutto di numerose ridipinture e rimaneggiamenti, è stato ritagliato e incorniciato. La Madonna, secondo la tipologia iconografica dell’Hodighitria, indica con la mano destra il Bambino posto alla sua sinistra. Gesù reca nella mano sinistra il globo mentre con la destra benedice. Entrata in uso nell’anno 1462
Sebbene la chiesa esistesse già prima di questa data, è probabile che intorno al 1462, in seguito ad un intervento miracoloso della Madonna, avesse inizio la vita del santuario. Non è nota una data di fine del ciclo di vita, ma è attastato che dopo la visita pastorale di monsignor Lelio Brancaccio nel 1578, durante la quale decretò che si celebrasse con il solo rito latino, gli albanesi iniziarono a disertare il santuario. 

  

Secondo la leggenda, al tempo della guerra tra il principe di Taranto Orsini e il re di Napoli Ferdinando d’Aragona, molte chiese e interi casali furono saccheggiati e distrutti dalle truppe albanesi giunte in soccorso del re di Napoli.


Dinanzi alla chiesa di Santa Maria della Camera, il capitano ordinò che si abbattesse la porta, ma quella resistette. Turbato, allontanò la milizia e bussò dolcemente, subito si schiuse e all’interno, ai piedi della Madonna col Bambino dipinta sulla parete trovò contadini oranti e fanciulle impaurite. Commosso dalla scena il capitano si fece il segno della croce e ordinò ai suoi uomini che volgevano a distruggere Roccaforzata di dirigersi verso il mare. In tal modo il casale fu salvo. Era il giovedì dopo Pasqua e per quella occasione le campane suonarono a festa. Miccoli, Roccaforzata, 1964, p. 306. Fumarola, I Santi, 1999, p. 352. Si narra di una contesa sorta tra gli abitanti del casale di Roccaforzata e quelli di Monteparano, a causa di un mancato accordo circa l’appartenenza della chiesa della Madonna della Camera. Si stabilì che sarebbe stata la Vergine a indicare a quale casale appartenere. 


Dall’orientamento dello sguardo della Madonna all’indomani di questa risoluzione, si sarebbe giunti ad una soluzione. Poiché lo sguardo era rivolto verso Roccaforzata si comprese che la Vergine aveva scelto in favore di quel casale. Fumarola, I Santi, 1999, p. 353. Nel 1578, durante una visita pastorale, il Vescovo di Taranto Brancaccio visitò la chiesa della Madonna della Camera. La relazione che lascia è importante perché permette di conoscere la chiesa nella sua conformazione originaria.