martedì 23 maggio 2023

Perugia (PG) - Madonna delle Grazie


La Madonna delle Grazie del Perugino nella Cattedrale di San Lorenzo

La Madonna delle Grazie nella Cattedrale di San Lorenzo, a Perugia, è uno dei dipinti murali del Perugino; si trova sul terzo pilastro destro dall’entrata. L’immagine sacra è protetta da un vetro e da un tabernacolo ligneo in stile neogotico, fatto costruire nel 1855. La data in basso (1565) si riferisce al restauro dell’opera, promosso dal Cardinale Fulvio Della Corgna.

Composizione dell’opera
La Vergine è raffigurata come una Madonna che prega; è in piedi e la sua posa è dinamica: si capisce che sta camminando dal piede proteso in avanti che sporge da sotto il lungo abito. Questa iconografia è molto antica e si trova già nelle catacombe. Altro dettaglio importante sono le sue mani, all’altezza del petto, aperte e con i palmi rivolti verso l’osservatore; l’immagine è frontale rispetto al portale laterale e comunica un atteggiamento accogliente a chi entra in chiesa. Maria è incinta, condizione sottolineata dal nastro che le cinge l’abito rosa proprio sopra il ventre. Un manto blu foderato di verde e bordato d’oro le copre la testa e le scende fino ai piedi; una spilla lo fissa sul petto.

La Vergine porta al collo una piccola croce, mentre sopra l’aureola dipinta in oro sono applicati degli elementi a rilievo che formano una preziosa corona. Il volto, dai lineamenti morbidi e delicati, esprime dolcezza, mentre gli occhi guardano direttamente l’osservatore. In questo modo la figura sacra stabilisce una relazione diretta con chi la guarda, rafforzata dal fatto che Maria è l’unica figura che compare nell’opera. Lo sfondo è un broccato rosso e oro, particolare che rende la scena sospesa nel tempo e nello spazio, a differenza dei paesaggi bucolici che richiamano la natura umbra e le tracce umane di epoca rinascimentale che ricorrono spesso nei dipinti del Perugino.


L’attribuzione al Perugino e le repliche in Umbria
La Madonna delle Grazie della Cattedrale di San Lorenzo è stata attribuita in passato alla scuola peruginesca, in particolare a Giannicola di Paolo, mentre oggi è largamente riconosciuta come opera del Perugino.
Sempre a Perugia, nella chiesa di Sant’Agostino, esiste una replica di questa immagine sacra, anch’essa con attribuzione probabile a Giannicola di Paolo; nella chiesa di Santa Maria Nuova invece si trova una versione più semplice della Vergine Orante della Cattedrale, ma simile anche nei dettagli, a testimoniare l’ampia diffusione di questa raffigurazione nel territorio perugino.


(Notizie tratte dal sito web; https://www.secretumbria.it/madonna-delle-grazie-cattedrale-san-lorenzo/)

lunedì 22 maggio 2023

Napoli (NA) - Madre del Buon Consiglio


Basilica dell'Incoronata Madre del Buon Consiglio

La basilica dell'Incoronata Madre del Buon Consiglio e Regina della Cattolica Chiesa è una delle basiliche di Napoli. Si erge in zona Capodimonte ed è stata realizzata su modello della basilica di San Pietro a Roma sia negli esterni (compresa la cupola) che negli interni, tanto da essere anche conosciuta come "La piccola San Pietro".

Nel piazzale della basilica vi è l'entrata monumentale alle catacombe di San Gennaro, rappresentata da un grande busto del santo alto più di 4 metri, per quindici quintali di peso; l'opera, la più grande del suo genere presente in città, è stata realizzata da Lello Esposito. Accanto al busto, a destra, la fontana della Duchessa, detta così perché voluta dalla duchessa Elena d'Aosta.

Storia della Basilica
La chiesa fu fortemente voluta da Maria di Gesù Landi. Nata a Napoli il 21 gennaio 1861, già da bambina dimostrava fervide vocazioni spirituali. Ella si distinse per la sua grande devozione alla Madre del Buon Consiglio di cui, nel 1884, fece dipingere un quadro commissionandolo al pittore Spanò. Fu molto amata dal popolo napoletano a seguito di due miracoli:
Secondo la leggenda nel 1884 mostrò al popolo l'immagine della Madre del Buon Consiglio e l'epidemia di colera che attanagliava Napoli in quel periodo, cessò immediatamente; nel 1906, a seguito di un'eruzione del Vesuvio, la città era sotto una densa coltre di cenere e numerosi tetti e solai crollarono; di conseguenza Maria espose il quadro fuori dal balcone di casa e un raggio di sole lo illuminò. Qualche giorno dopo l'eruzione cessò e su Napoli la cenere cominciò a scemare.
Più tardi, ottenne il riconoscimento del culto, l'aggiunta del titolo Regina della Cattolica Chiesa (quest'ultimo suggerito a madre Landi dalla Vergine Maria nel 1910 durante le sue contemplazioni) nonché l'incoronazione del quadro, concessa nel 1912 da papa Pio X. Nel frattempo, i pellegrinaggi all'immagine si susseguirono numerosi e, ben presto venne eretto questo tempio, fatto erigere esattamente dove le aveva chiesto la Vergine: sulla massa tufacea in cui erano state scavate secoli addietro le catacombe di San Gennaro.


La costruzione della basilica, su progetto dell'architetto Vincenzo Veccia, è durata quarant'anni, dal 6 gennaio 1920, quando fu posata la prima pietra, al 26 aprile 1960, giorno della solenne consacrazione, celebrata dal cardinale Alfonso Castaldo. Tuttavia la basilica era fruibile al culto già da vari anni prima della consacrazione.


Maria di Gesù Landi morì il 26 marzo 1931, tuttavia la sua scomparsa non portò all'interruzione dei lavori, che anzi proseguirono. Il 12 giugno 1938 l'effigie della Madre del Buon Consiglio fu portata all'interno della basilica ancora in costruzione.

Nel gennaio del 1980 papa Giovanni Paolo II l'ha elevata alla dignità di basilica minore. La cultura popolare vuole che durante il sisma del 1980 il busto marmoreo raffigurante la Madonna posto sulla sommità della facciata si staccò, cadendo in piedi e senza subire danni. In realtà la statua, a figura intera, si divise in due parti e la parte superiore, il busto, cadde dal frontone della chiesa sulla scalinata senza ferire nessun passante e si spezzò a sua volta in due parti, il torso (con il Bambino in braccio) e la testa. Una lastra di pietra posta all'ingresso della basilica ricorda l'evento e le vicende successive:
«Scossa della violenza del sisma che alle ore 19:25 di domenica 23 novembre 1980 sconvolse Napoli, il busto marmoreo si staccò dal blocco inferiore della statua raffigurante la Madonna con il bambino e precipitò dall'alto della facciata, frantumandosi sulla scala di accesso al tempio; è stata accuratamente restaurata, la sacra immagine fu qui riposta il 26 aprile 1981 e vi è rimasta come oggetto di continua testimonianza di amore e pietà mariana fino al 4 giugno 1983, allorquando, consolidate le strutture della facciata; è stata ricollocata al suo posto in alto, vigile protettrice alle soglie della città»
Navata centrale Prima cappella della navata destra, Santa Maria Maddalena (scuola di Andrea Vaccaro) Cappella della Pietà, terza cappella della navata sinistra. Il tempio ha custodito momentaneamente dipinti provenienti da altre chiese della città dopo il terremoto dell'Irpinia del 1980. Inoltre possiede opere provenienti da chiese in passato demolite o pericolanti. Il più chiaro esempio è dato dalle otto statue raffiguranti gli Apostoli poste sul settecentesco altare maggiore, sei delle quali sono opera di Michelangelo Naccherino, mentre le rimanenti due sono opere di Pietro Bernini e Francesco Cassano. Sono tutte provenienti dalla demolita chiesa di San Giovanni dei Fiorentini al rione Carità.

Sulla controfacciata sono presenti l'Incoronazione della Vergine di Giovanni Battista Beinaschi, proveniente dalla chiesa di Santa Maria delle Grazie a Caponapoli, al centro, a sinistra la Natività di Giovanni Balducci, a destra la Deposizione di Marco Pino. Nelle cappelle e nelle navate laterali sono visibili importanti quadri come Sant'Antonio di Carlo Sellitto, proveniente dalla demolita chiesa di San Nicola alla Dogana, Santa Maria Maddalena della scuola di Andrea Vaccaro, l'Estasi di san Nicola di Giuseppe Simonelli, proveniente dalla chiesa di San Nicola dei Caserti, una Vergine attorniata da apostoli della scuola di Fabrizio Santafede. Anche molti elementi architettonici quali altari e paliotti sono provenienti da altre chiese.

Alcune cappelle ospitano le tombe delle principesse di casa Savoia e duchesse d'Aosta Elena e Anna d'Orléans (nella cappella della Pietà, consacrata nel 1951 alla presenza della duchessa Anna), dei cardinali Alessio Ascalesi, Corrado Ursi e Michele Giordano e di Maria di Gesù Landi.

Durante la costruzione della chiesa, sono state utilizzate anche alcune colonne marmoree provenienti dalla demolizione del porticato della vecchia Stazione Centrale. (Notizie tratte da Wikipedia)



domenica 21 maggio 2023

Padova (PD) - La madonna del Pilastro

La Madonna del Pilastro

La Pontificia Basilica Minore di Sant'Antonio di Padova è uno dei principali luoghi di culto cattolici della città di Padova, in VenetoConosciuta a livello mondiale come Basilica del Santo, o più semplicemente come il Santo, è una delle più grandi chiese del mondo ed è visitata annualmente da oltre 6,5 milioni di pellegrini, che ne fanno uno dei santuari più venerati del mondo cristiano. Non è comunque la cattedrale della città, titolo che spetta al duomo. In essa sono custodite le reliquie di Sant'Antonio di Padova e la sua tomba.

La piazza del Santo, antistante, ospita il monumento equestre al Gattamelata di Donatello. Donatello realizzò anche le sculture bronzee (Crocifisso della basilica del Santo, statue e formelle di varie dimensioni) che Camillo Boito ha collocato sull'altare maggiore da lui progettato.

Ha la dignità di basilica pontificia. Con i Patti lateranensi la proprietà e l'amministrazione del complesso antoniano, già della città di Padova (dalle origini) che le gestiva attraverso l'ente laicale della Veneranda Arca di Sant'Antonio (dal 1396), furono cedute alla Santa Sede pur rimanendo territorialmente parte dello Stato italiano. L'attuale delegato pontificio è l'arcivescovo Fabio Dal Cin, prelato di Loreto e delegato pontificio del santuario della Santa Casa. Il governo pastorale e la gestione amministrativa della basilica di Sant'Antonio sono regolati dalla costituzione apostolica Memorias Sanctorum di papa Giovanni Paolo II del 12 giugno 1993, la quale definisce i compiti e le relazioni tra la delegazione pontificia, i frati francescani e il sopravvissuto ente Veneranda Arca di Sant'Antonio. La basilica è retta dai francescani dell'Ordine dei frati minori conventuali. Dal 2021 è inclusa dall'UNESCO tra i patrimoni dell'umanità nel sito dei cicli di affreschi del XIV secolo di Padova.


Sulla controfacciata vi è un vasto affresco di Pietro Annigoni, che raffigura Sant'Antonio sul noce che predica il Vangelo, lavoro del 1985. L'area della navata centrale copre uno spazio molto ampio, delimitato da una serie di pilastri a destra e sinistra, i quali sono ricoperti da numerosi monumenti funebri che risalgono soprattutto ai secoli XV-XVII. Questi rappresentano un interessante spaccato della vita civile e culturale della città e della Repubblica di Venezia in quei secoli.


Sul primo pilastro a sinistra è posto l'altare della Madonna del pilastro, anticamente detta Madonna degli orbi, perché qui vi si radunavano i ciechi. Fatto costruire nel 1413 per volontà di Folcatino Buzzacarini, fu rinnovato nel 1472 ad opera di Giovanni Minello ed infine ristrutturato nelle forme attuali per commissione della famiglia Cumani, patrona dell'altare. La pala dell'altare è opera di Stefano da Ferrara e rappresenta la Madonna con Gesù bambino; al dipinto furono successivamente aggiunti San Giovanni evangelista e san Giovanni Battista, opera di un artista della cerchia di Altichiero da Zevio ed infine nel Cinquecento gli angioletti portacorona, lavoro di anonimo. L'altare è completato dal bassorilievo dell'Immacolata, lavoro di un artista della cerchia di Giovanni Bonazza.

Link Madonna del Pilastro

sabato 20 maggio 2023

Schio (VI) - Madonna Regina dell'Amore

Le Apparizioni della Madonna a Schio

Il 25 Marzo 1985, Renato Baron si era recato nella chiesetta di San Martino per alcune incombenze, poi si era fermato a pregare inginocchiato in un banco davanti alla statua della Madonna del Rosario, quando questa all’improvviso si mise a parlare. Sorridendo diceva: “Ti aspettavo anche ieri. Da oggi in poi verrai sempre qui, perché devo parlare con te di tante cose e poi… scriverai, ma intanto aspetta, vieni domani e ti dirò il resto”. Renato, terminata l’apparizione, rimase cosi sconvolto che scappo via. Il giorno dopo ritorno alla chiesetta, e cosi racconta: “Mi inginocchiai davanti alla statua e comincia a pregare. Feci delle letture e allungavo la preghiera per portare avanti il colloquio con Dio quando Maria venne un’altra volta. Mi sentii nuovamente uscire lo spirito, mentre la voce ripeteva: “Sono Io, sono Maria, sono la Madonna, sono Io che ti parlo veramente, prendi sul serio quanto ti dico ed ora in poi scriverai tutte le mie parole. Ti preparerò. Un giorno parlerai, perchè noi insieme dovremmo convertire tante anime e portarle a Gesu”.

Dove e quando appariva la Madonna
All’inizio, e per parecchi mesi, la Madonna appariva nella Chiesa di San Martino: la Statua della Madonna del Rosario si animava. Poi Renato ebbe apparizioni anche altrove: in casa sua, in una stanza destinata alla preghiera e alle riunioni con i sui stretti collaboratori: nella Cripta del Cenacolo: sul Monte di Cristo… Quando la Madonna appariva fuori dalla Chiesa di San Marino si presentava con le braccia rivolte verso il cielo e con i piedi nudi. Le apparizioni non avevano orari costanti, ma spesso avvenivano di sera al termine della Via Crucis del venerdì alle ore 21.00.


La Regina dell'Amore
Durante le prime riunioni dei collaboratori di Renato si discusse sul titolo da attribuire alla Madonna in queste apparizioni: venne proposto di nominarla “Madonna del Rosario”. La statua, infatti, raffigura la Madonna del Rosario. Il 28 novembre 1985, la Madonna stessa disse come voleva essere chiamata: “ Io sono la Regina dell’Amore. Se vi amerete sarete vicini al Padre. Amore e carità. Preghiera senza fine. Camminate per le vie del mondo annunziando il Regno del Padre senza stancarvi. Chi salverà un fratello salverà se stesso. Amate e sarete amati. Io non vi abbandonerò. Vi benedico”.


L'Opera dell'Amore
Durante l’apparizione del primo febbraio 1987, vigilia dell’inizio del Movimento Mariano Regina dell’Amore e dell’Associazione Opera dell’Amore (2 febbraio 1987), la Madonna dice:
Benediciamo il Signore. Cari figli miei, vi ringrazio e vi benedico. Ecco l’inizio della vostra opera materiale e spirituale: io la benedico. Sia sempre pronto il vostro spirito, sia sempre puro il vostro cuore e avrete l’aiuto dello Spirito. Molte altre croci si avvicineranno a voi, non allontanatele, portatele con amore, io sarò sempre vicina a voi e a tutti coloro che non sono qui ma che verranno. Vi benedico, figli, vi benedico.

 (tratto dal sito web https://reginadellamore.org/)

venerdì 19 maggio 2023

Firenze (FI) - SS.ma Annunziata di Firenze

La Madonna Annunziata: "Miracolo, Miracolo"

Lo splendido Santuario della Santissima Annunziata in Firenze è legato alle origini dell’Ordine dei Servi di Maria. Mentre Firenze è sconvolta da lotte fratricide, sette mercanti, membri di una compagnia di devoti della Madonna, decidono di raccogliersi in solitudine per iniziare una vita di penitenza e di contemplazione, con particolare devozione verso la Madonna Addolorata.
Verso il 1245, si ritirano sul Monte Senario, presso Firenze e danno inizio all’Ordine dei Servi di Maria. Ben presto però due di loro, Bonfiglio dei Monaldi e Alessio dei Falconieri, dovendo frequentemente scendere a Firenze per la questua e per la predicazione, costruiscono una piccola cappella fuori delle mura della città, come punto di riferimento e di appoggio della loro attività, e ne affidano in seguito la decorazione ad uno dei migliori pittori del tempo, certo Bartolomeo, (forse Bartolomeo da Siena che dipingeva in Firenze fin dal 1236), uomo di rara bontà, di grande fede e di singolare devozione verso la Santa Vergine. Scelgono come tema del dipinto principale il mistero dell’Annunciazione, inizio di tutta l’opera della Redenzione, la quale si conclude con la morte di Gesù sulla croce; ai piedi della croce vi è Maria Addolorata, per la quale essi hanno una particolarissima devozione. Così l’Annunziata si ricollega all’Addolorata. Nel 1252 il pittore inizia il suo lavoro che procede con celerità.

La Basilica e la Piazza della Santissima Annunziata a Firenze

Dopo un tempo ragionevole, la prima parte del quadro è completata; resta però il compito più difficile, raffigurare i volti dell’Angelo e della Vergine. Compreso della particolare difficoltà, si raccomanda con fervore a Dio ed alla Madonna, e riprende, pieno di coraggio e di speranza, il suo lavoro. I pennelli ed i colori scorrono fluidi; in poco tempo il volto dell’Angelo è completato e le sue sembianze appaiono così perfette che lo stesso pittore ne rimane meravigliato. Rincuorato da questo primo successo, tutto fiducioso in Dio e nella Beata Vergine, riprende con entusiasmo il lavoro per iniziare il volto della Madonna.


Ma, appena prende in mano i pennelli, è colto da un improvviso sonno che lo costringe a sospendere ogni cosa. Quando si desta, meravigliato per quel sonno così inspiegabile, riprende la tavolozza ed i pennelli per continuare l’opera. Ma, come alza gli occhi, vede il dipinto già completato ed il volto della Vergine mirabilmente tratteggiato da mano invisibile. Pieno di stupore e di confusione, fuori di sé, grida «Miracolo! Miracolo!». Accorrono i religiosi ed i fedeli presenti in chiesa e trovano il pittore inginocchiato, con le lacrime agli occhi, che non si stanca di fissare il volto celestiale della Madonna. Al racconto del fatto miracoloso, estasiati anch’essi dalla bellezza paradisiaca di quel volto, pieni di devozione intonano inni di lode e di ringraziamento al Signore ed alla Vergine.

L’immagine miracolosa della Santissima Annunziata a Firenze,
 dipinta da un ignoto toscano del XIV secolo
La notizia vola! Accorrono i Fiorentini che rimangono meravigliati della bellezza di quel volto, ed invogliati a presentare alla Madonna preghiere e suppliche di grazie; Maria esaudisce quelle fervide preghiere e concede favori tanto che, quel giorno, è proclamata «Madonna Santa Maria Madre di Grazie», come è scritto ai piedi dell’Immagine.

«Il fatto miracoloso avvenne, come accennato, nell’anno 1252, e molto probabilmente tra il 24 e 25 marzo».

Il dipinto ritrae la modesta camera della Vergine, dove si presume sia avvenuto l’annuncio dell’Angelo. A destra Maria siede su una seggiola a spalliera, con il volto rivolto soavemente in alto, mentre pronuncia le parole «Ecce Ancilla Domini, fiat...». 

L’Angelo, riverente, si inchina con le braccia incrociate sul petto e gli occhi modestamente rivolti a terra. In alto la figura dell’eterno Padre che benedice e la Colomba, simbolo dello Spirito Santo. 

Il volto della Madonna si distingue da tutto il resto del dipinto per bellezza e grazia celestiale, tanto che artisti, come Michelangelo, lo hanno sempre ritenuto fatto non da mano d’uomo, ma da Angeli. 
(Articolo di Don Mario Morra SDB, Da I Santuari d’Italia, Luglio 1929)
 

giovedì 18 maggio 2023

San Giacomo Filippo (SO) - Madonna di Gallivaggio

Il Santuario di Gallivaggio

A ottobre il Santuario di Gallivaggio, nel territorio di San Giacomo Filippo, si accende della fede dei devoti della “Madre della Misericordia”.
Era mercoledì 10 ottobre 1492 – 520 anni fa – quando di buon mattino due ragazzine dei vicini villaggi di Vho e Lirone si incamminarono verso la rupestre gola di Gallivaggio per raccogliere delle castagne. Quando le “gerle” furono riempite le due giovinette vennero accecate da una folgorante luce, più forte del sole che stava avvolgendo tutta la montagna.
Le fanciulle si strinsero impaurite e tremanti mentre nel mezzo della luce videro una “signora” dal comportamento regale. Un velo candido le avvolgeva il capo e le copriva le spalle ed uno stuolo di angeli le facevano corona. “Che fate giovinette mie?” chiese Maria. La più grandicella che risponde: “Siamo qui a raccogliere castagne”. “Ma ne trovate a sufficienza?”. ”Ne abbiamo a sufficienza per grazia di Dio e della Beata Vergine”. E la risposta fu: “Sono io la Vergine Maria!”. Di colpo le ragazze si misero in ginocchio e con le mani giunte risposero: “Nostra Signora, come mai siete venuta in un posto così selvaggio?”. “Io vado in ogni luogo per la conversione dei peccatori”. “Annunciate che, se i peccatori non si convertiranno e non osserveranno meglio i giorni festivi, stiano certi che la punizione di mio Figlio, loro Signore, arriverà presto. Dite ancora che, secondo la consuetudine dei miei devoti, per ossequio a me e mio Figlio, inizino a osservare il giorno festivo dalle 15 di ogni sabato. 


Così infatti mio Figlio e Signore vostro prenderà motivo di accogliere ancor più le mie suppliche per voi ed io non mi stancherò di pregare con maggior ardore per voi peccatori”. 

Ed accompagnata dal canto degli angeli si congedò. Termina qui questo confidenziale e sconvolgente colloquio e che le ragazzine raccontarono a casa e al parroco che rientrava dalla chiesa dopo la recita comunitaria del Rosario, colloquio trascritto e custodito gelosamente nel Santuario. 

Tutta la popolazione si radunò per tre giorni in preghiera alla Madonna per questo “miracolo” ed iniziarono a costruire sul posto una “cappella” in legno che durerà circa 20 anni, sostituita poi da una cappella in muratura fin quando nel 1598 iniziarono i lavori della basilica, consacrata solennemente dal Vescovo diocesano di Como, mons. Filippo Archinti, nel 1615. 

Nel 1728 iniziarono i lavori per la costruzione del campanile, alto 52 metri, terminato nel 1731. Dal giorno dell’apparizione, il luogo è rimasto pervaso di una fede profonda.

Il fascino del Santuario per la sua superba posizione, incuneato in un anfiteatro alpino di selvaggia bellezza, con i ciclopici massi che fanno da corona, attira ancora oggi tantissimi devoti che lo possono raggiungere comodamente con ogni mezzo ed è commovente leggere le “testimonianze” di fede, di preghiere, di grazie, di “vere” petizioni alla Madre della Misericordia, lasciate scritte di pugno sul registro conservato accanto a quel “sacro masso” sul quale apparve Maria e che parla ancora a distanza di 520 anni.
(Articolo di Testo di Gianni Moralli)


Sito Ufficiale del Santuario

mercoledì 17 maggio 2023

Bergamo (BG) - Madonna del Buon Consiglio

Al pozzo bianco dove la Madonna Consiglia

San Michele al pozzo bianco è tra le più antiche chiese di Bergamo. 

La venerata icona della Madonna del Buon Consiglio, proveniente dalla soppressa chiesa di sant’Agostino, è custodita nella cappella maggiore presso lo scenografico altare seicentesco in legno dorato.

E’ tra le più antiche chiese di Bergamo, citata già in un lascito testamentario nel 774. La dedicazione a San Michele potrebbe essere l’ulteriore conferma della fondazione longobarda, avendo questo popolo dimostrato sempre una particolare devozione nei confronti dell’Arcangelo per antonomasia. L’appellativo “al pozzo bianco”, rimasto nel toponimo della piazza, si deve probabilmente alla presenza di un antico puteo albo di cui oggi non rimane più traccia.

Anche la chiesa originaria, così com’era, è scomparsa. Ne sopravvivono alcune parti nell’attuale cripta. Tra il XII e il XIII secolo venne, infatti, ricostruita ma l’aspetto odierno risale per lo più al rifacimento quattrocentesco. Ad eccezione della facciata, in pietra viva e stile neo romanico, che fu rifatta all’inizio del Novecento, e del campanile, concluso esattamente nel 1925. L’aula unica rettangolare interna, scandita in tre campate da arconi a sesto acuto, è ricoperta da travi lignee disposte a capanna. La navata si conclude in tre cappelle, chiuse da inferriate, di cui quella centrale risulta avere dimensioni doppie rispetto alle laterali.


La venerata icona della Madonna del Buon Consiglio, proveniente dalla soppressa chiesa di sant’Agostino, è custodita nella cappella maggiore presso lo scenografico altare seicentesco in legno dorato. L’ambiente è interamente affrescato. I dipinti vennero eseguiti nella seconda metà del Cinquecento dal pittore Gian Battista Guarinoni di Averara e si riferiscono per lo più alle apparizioni di San Michele. Le scene dell’Arcangelo che caccia Satana nell’inferno, quella degli Angeli fedeli che precipitano gli Angeli ribelli e una Resurrezione sulla parete di fondo completano il ciclo.

Alla stessa mano appartengono gli affreschi della cappella di destra, intitolata a San Giovanni Battista, di cui raccontano la storia. L’intervento più straordinario fu quello che interessò la Cappella di sinistra, dedicata alla Vergine. L’esecutore fu il celeberrimo Lorenzo Lotto che, in partenza da Bergamo per Venezia, firmò e datò la sua opera al 1525. Sotto una volta in cui campeggia il Padre Eterno tra nuvole tempestose, sorretto da angeli e accompagnato dagli Evangelisti nei pennacchi, si dipanano episodi della Vita di Maria, prima della venuta di Cristo. La Nascita della Vergine, la Presentazione al Tempio, lo Sposalizio e l’Annunciazione occupano le pareti interne mentre all’esterno il fedele è accolto dalla Visitazione, esempio della carità di Maria nei confronti dell’anziana cugina. A Lei, eletta a propria patrona, guardavano come modello di bontà i membri della confraternita parrocchiale dedita ad attività assistenziali, committente dei dipinti.

Lungo le pareti della navata si susseguono affreschi di varia datazione, i più antichi dei quali risalgono al Duecento costituendo una tra le più antiche testimonianze pittoriche della città e della Regione. Ricorre più volte l’immagine della Madonna del Latte e quella del titolare della chiesa, rappresentato in veste di psicopompo, ovvero colui che accompagna le anime nell’ascesa alla vita ultraterrena.

Affresco di vergine Maria, Chiesa di S. Michele al Pozzo Bianco di Bergamo
Gli affreschi della navata principale sono datati a partire dall'anno 1440


Una ripida scala conduce all’antico ipogeo, la cripta, suddivisa in tre vani e affrescata nel Duecento. Un tempo fungeva da chiesa iemale. (https://lanuovabq.it/it/al-pozzo-bianco-dove-la-madonna-consiglia)