mercoledì 5 maggio 2021

Sarsina (FC) - Madonna della Neve

Oratorio della Madonna della Neve a Castel d'Alfero

Grazioso oratorio in pietra, recentemente restaurato, posto accanto al borghetto di Castel d'Alfero. La chiesetta è stata completamente rifatta su un preesistente oratorio sul finire dell'Ottocento da don Luigi Montini, arciprete di Alfero dal 1888 al 1940. La tradizione vuole che il 5 agosto di un anno imprecisato su un piccolo appezzamento cadde la neve: un fatto straordinario e miracoloso che indusse gli abitanti ad erigere su quel terreno una chiesetta dedicata alla Madonna delle Neve. Solo verso il 1729 i documenti raccontano di un oratorio con tale dedica; ma almeno dalla metà del Seicento esisteva nello stesso luogo un'antica e piccola cappella, lasciata in abbandono ed interdetta, ove si venerava un'immagine della Madonna affrescata su un muro. 


La popolazione, ricevute molte grazie, ricostruì sullo stesso luogo una cappella più grande: ma non si sa quando e neppure come poi l'affresco scomparve, forse a causa di un terremoto. L'oratorio prese poi il nome di "Madonna della Neve", e nel 1797 fu annesso alla chiesa arcipretale di Alfero. Il piccolo edificio ha il tetto a due acque, la facciata porticata ad un arco, chiuso da una cancello di ferro; sul frontone è inserita una campanella. E' aperto ogni giorno per venerare l'immagine della Madonna col Bambino che spicca nell'abside, riproduzione del 1850 dell'affresco andato distrutto.



martedì 4 maggio 2021

Stagno Lombardo (CR) - Madonna di Brancere


Maria Santissima Assunta: Regina e Patrona del Po

Festa dell’Assunta, celebrazione con la quale ricordiamo l’assunzione in cielo della Santissima Vergine. Tale festività è anche nota con il nome di Ferragosto, il nome, deriva dal latino “Feriae Augusti”, storica festa istituita dall'Imperatore Augusto nel 18 avanti Cristo, al fine di auto-promuovere la figura del regnante.
Le celebrazioni dedicate a Maria Santissima Assunta sono tra le più antiche e sentite dalla popolazioni, infatti anche la Chiesa Ortodossa e la Chiesa Apostolica Armena festeggiano. Queste ultime due congregazioni religiose però celebrano la Dormizione di Maria fissata dall'Imperatore bizantino Maurizio, nel sesto secolo dopo Cristo.



Anche in occidente la Festa dell’Assunzione si diffuse attorno al sesto secolo, si pensi che derivi dalle popolazioni della Gallia e della penisola iberica. Nel 1950, Papa Pio XII, proclamò l’Assunzione della Vergine come un Dogma di Fede.
La venerazione che gli italiani provano verso la Madonna ha fatto si che il 15 agosto, la Penisola italiana si affolla di manifestazioni, alcune sono a dir poco particolari.

A Cremona ad esempio ogni anno si celebra "Maria Santissima Assunta" con una lunga fila di barche pronte a navigare il Po, al fine di portare in processione sul fiume più lungo d’Italia, la statua della Madonna di Brancere. Dopo la benedizione però, l’effige verrà portata a mano fino a Brancere che è una Frazione di Stagno Lombardo (CR) dove si terrà la Santa Messa.



lunedì 3 maggio 2021

Bisceglie (BT) - S. Maria di Giano (Santuario campestre)

Il Casale di Giano è situato lungo Via Andria a 4,5 km dal centro abitato di Bisceglie, al confine con l'agro tranese, ed è uno dei più antichi Casali, per storia, situati nel territorio biscegliese. In tale luogo sono stati rinvenuti alcuni assi romani (oggi custoditi nel Museo kircheriano di Roma), e un'iscrizione del tempo di Flavio Claudio Giuliano. 
Lo stesso nome indicherebbe che nei pressi sorgeva anche un tempio dedicato al dio Giano, da cui il suddetto Casale prende il nome, sul quale fu eretto più tardi un tempio cristiano. Con la caduta dell'Impero Romano e l'avvento dei Longobardi, fu soppresso il culto di Giano, e, con il diffondersi del Cristianesimo, si iniziò a praticare il culto della Vergine Maria, in onore della quale il nome del Casale fu cambiato in Santa Maria di Giano. 
Nelle vicinanze, all'inizio del 700, sotto i duchi longobardi: Liutprando e Scaniperga, sorse un ricco monastero (di cui oggi non si ha traccia) a cui appartenevano beni e servitù sparsi tra Barletta e Bitonto. Il Casale viene citato per la prima volta in un documento di donazione del 965, in cui l'intestatario dichiara essere originario "ex loco iana pertinentis tranensis civitatis", confermando ancora una volta, come per Pacciano, l'inesistenza di una civitas biscegliese. Il Casale iniziò a spopolarsi nella seconda metà del 1000, come attestano alcuni documenti, e che il culto fosse trasferito nella Chiesa di San Matteo. Nel 1182 fu collocato sotto l'altare della Chiesa di S. Maria di Giano, il braccio di S. Stefano proveniente dal Monastero di Santa Maria di Colonna, e oggi custodito in Cattedrale. Nel 1727, sotto il Vescovo Pacecco, la chiesa medioevale fu restaurata, secondo i canoni barocchi, e consacrata. Sempre nel 1700 si attestano nelle vicinanze la presenza di due chiesette (oggi scomparse) dedicate a S. Giacomo e S. Martino.


Ogni anno nel periodo, fra il sabato precedente la seconda domenica di Pasqua e il sabato di Pentecoste, fino agli inizi di questo secolo, era usanza recarsi in pellegrinaggio, ove si facevano suppliche in tempo di siccità. In tale periodo si festeggiavano: la SS. Annunziata, il 25 marzo; e S. Maria di Giano, la seconda domenica dopo Pasqua. La festività è accompagnata per consuetudine da una piccola fiera, in cui si possono ammirare anche alcuni falconieri.

Si ringrazia la Famiglia Valente per il dono di questa immaginetta.


domenica 2 maggio 2021

Vieste (FG) - Santa Maria Assunta di Merino


Santa Maria di Merino a Vieste, il santuario e la città misteriosa

Il Santuario di Santa Maria di Merino sorge isolato a 7 km a Nord di Vieste nell’omonima piana.
La piccola bianca chiesetta, dall’enorme valore simbolico per i fedeli Viestani, è un pregevole esempio di chiesa rurale Pugliese, manufatto tipico delle campagne del mediterraneo, simile alle masserie di una volta.
La tradizione collega la costruzione della cappella al ritrovamento, sulla spiaggia poco distante, della statua lignea raffigurante la Vergine Maria. La parte centrale del santuario è la più antica ( sec. XI-XII) e si innesta sui residui muri di una antica villa o santuario di epoca romana ed è circondata dai resti archeologici, le altre cappelle sono state costruite successivamente ( 1831-1861-1909) . 
Secondo la tradizione, il luogo del santuario coinciderebbe con il sito della “antica città di Merinum”. Gli scavi iniziati nel 1938 non sono stati mai conclusi e quanto era stato scoperto i contadini dell’epoca lo hanno riseppellito. La supposizione dell’esistenza di una vera e propria “città di Merinum” è da attribuirsi ad una controversa citazione dell’opera “Historia Naturalis” di Plinio il Vecchio, in cui si fa riferimento al popolo Merinate del gargano “Merinates ex Gargano”, (facendo ipotizzare l’esistenza della città di Merinum), anche se alcune versioni riportano l’iscrizione “Metinates“, quindi riferito alla cittadina di Mattinata.


L’esistenza città della antica città di Merinum è stata smentita o confermata successivamente da altri storici antichi ¹(Olstenio, Cellario, Cimaglia) che prendendo spunto da Plinio il vecchio, collocarono la città misteriosa dove ora sorge la città di Vieste o nella piana dov’è ancor presente l’antico Santuario. 

Da altri documenti emergerebbe che il Vescovado² della città di Merinum durò fino al 1099, quando questi fu unificato a quello di Vieste da papa Pasquale II che assegnò entrambi all’arcivescovato di Siponto (Manfredonia) . Le ipotesi sulla scomparsa della misteriosa città si susseguirono, forse fu sommersa da un’inondazione, o distrutta da un terremoto, o messa a ferro e fuoco dai soliti saraceni, o abbandonata a causa dell’aria malsana della vicina palude Pantano o più semplicemente, mai esistita.
Sul mistero della città fu parzialmente fatto luce nel 1954, quando in seguito a un terremoto spuntarono i resti della Villa romana e quelli di una fattoria agricola (Fioravanti) di età romana agustea , realizzate senz’altro con le leggi romane “Sempronia” e “Julia” appartenenti alla metà del I sec. a.C. e a quella di III sec. d.C. Emersero olle e capienti vasi, segno della già allora abbondante produzione del buon olio di oliva di Puglia; si offrì all’ammirazione degli esperti un ben congegnato sistema idraulico fatto di cunicoli, vasche , lunette, canali di deflusso, pozzi. Nella villa apparve , ben conservato, un bellissimo mosaico con una scena rurale: un cavallino che nasceva , figure di donne , una col cigno. Tuttavia l’imperizia, i vandali e i ladri hanno distrutto gran parte di quello che il tempo aveva restituito.

 
Fonti più recenti, come Francesco Innangi³ e Volpe ci dicono che l’origine del nome “merinum” viene semplicemente da “Marina”. La zona non sarebbe altro che “la marina” della vecchia Vieste, che coinciderebbe con l’antica Uria.
Il santuario potrebbe essersi innestato in quella zona agricola su un vecchio tempio dedicato a Demetra, la dea romana del grano festeggiata come Maria proprio a maggio, prima della mietitura. Ad ogni modo, i resti archeologici in prossimità della chiesa, delle fattorie di Piano Grande e della vicina Necropoli, sono testimonianze importanti di insediamenti nella zona in epoca romana e paleocristiana.


Oggi della antica Villa resta solo qualche muro e la bianca chiesetta , raggiunta ogni 9 maggio dalla statua della Madonna, portata dai fedeli in solenne e sentitissima processione. La leggenda vuole che la statua fu ritrovata da dei contadini originari di Vieste e di Peschici in prossimità della spiaggia di Scialmarino, ognuno dei due gruppi la pretendeva per se e un vecchio saggio consigliò loro di porre la statua su un carro trainato da buoi, a seconda della direzione presa dal carro lì sarebbe andata la statua. Così fecero e i buoi si incamminarono verso Vieste. Da quel giorno Santa Maria di Merino è considerata la protettrice del popolo Viestano. Innangi ci dice però che in realtà la statua “attuale”, fu realizzata durante l’ampia ristrutturazione della Chiesa Cattedrale di Vieste successivamente all’incendio del 31 Agosto 1480 appiccato da Acmed Pascià, probabilmente da Pietro Alemanno. Un’altra statua lignea, più piccola, era già presente nei pressi della Cattedrale. La statua “originale” faceva parte di una rappresentazione dell’annunciazione posta all’ingresso del vecchio cimitero. Questa statua riuscì a sopravvivere all’incendio di cui ancora oggi porta i segni per poi essere portata, nell’800, in un nuovo cimitero lontano dalle mura cittadine.
La caratteristica posa ricorda le più antiche rappresentazioni della Madonna Annun­ziata che fila, una rappresentazione molto comune nel­l’area adriatica sotto l’influsso dell’impero bizantino.

(Articolo tratto da Merino: dal mito alla realtà e MERINO IL SANTUARIO LA FESTA (di Don Giorgio Trotta)

sabato 1 maggio 2021

Poggibonsi (SI) - Beata Vergine Maria di Romituzzo

Il Santuario di Romituzzo

Percorrendo la Cassia, alla periferia sud di Poggibonsi, troviamo il Santuario di Romituzzo. Questo nome derivò dal romitaggio che alcune donne avevano stabilito in quel luogo, allora solitario, già all'inizio del 1300.
Vicino all'abitazione di queste eremite fu costruito un tabernacolo nel quale, fra la fine del 1300 e gli inizi del 1400, fu dipinta da un ignoto artista di scuola senese l'immagine della Madonna col Bambino.

Col crescere della devozione verso questa immagine, all'inizio del 1400, fu realizzata una prima cappella in legno a sua protezione. Solo nel 1460, Antonio Adimari, signore del vicino castello di Strozzavolpe, fece erigere, con il contributo del popolo poggibonsese, un oratorio circondato da un elegante loggiato. Dedicato alla Madonna della Neve, ebbe il suo massimo splendore nel sec. XVI., periodo a cui risalgono anche la maggior parte dei numerosi ex voto ancora oggi appesi nella parte superiore delle pareti interne della chiesa.

Dal sec. XVII il Santuario attraversò un lungo periodo di decadenza. Tale condizione terminò, dopo alterne vicende e i bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale, il 1 marzo 1967 quando fu eretto a Parrocchia con parroco Don Fosco Mezzedimi.
Grazie al lascito di questo sacerdote, cultore di storia poggibonsese, è stato possibile realizzare il completo restauro del Santuario, iniziato nel 1992 e terminato nell'anno giubilare 2000.

La Madonna

La leggenda vuole che l'immagine della Vergine di Romituzzo fosse stata scoperta, nel 1300, sotto un cumulo di neve da un contadino attratto dai lamenti da esso provenenti. Sembra che il masso su cui era raffigurata la Madonna, inizialmente spostato al lato della strada, ritornasse nel luogo in cui era stato trovato, e che in quel punto fosse edificato il primo tabernacolo.
L'affresco venerato nel Santuario è oggi adornato da due corone in bronzo dorato donate dalla cittadinanza e realizzate nel 1996 dall'artista poggibonsese Giuseppe Calonaci.


L' Altare
L'aspetto esterno del Santuario è caratterizzato dal grazioso ed artistico campanile in cotto, posto sul lato sinistro della chiesa, risalente al XVI secolo.
Si accede all'interno dal loggiato racchiuso da una cancellata in ferro battuto, eseguita nel 1926 dai maestri fabbri Regoli e Stricchi, restaurata nel 1999 da Alessandro Tanzini e Giuseppe Gistri di Poggibonsi. La chiesa è ad una sola navata con tetto a capriate; ai lati due altari del 1612. L'altare maggiore è un'artistica opera in pietra serena della fine del sec. XV e, alla stessa epoca, va fatta risalire la stupenda cornice in legno dorato e dipinto che racchiude l'immagine della Madonna.


Per saperne di più (clicca sull'immagine)


Il Ciborio e la Pietà

L'artistico ciborio in pietra serena, recentemente restaurato, è un'opera del 1943 dell'architetto Carlo Del Zanna di Poggibonsi, donato della Sig.ra Erminia Mostacci, madre del defunto don Fosco Mezzedimi. Sopra l'altare è posto un affresco del sec. XVI raffigurante il Crocifisso. Della stessa mano è un secondo affresco, posto nella sacrestia, fatto eseguire dal benefattore Jacopo dei Caldori nel 1571, rappresentante la Pietà. Nel fregio della cornice lignea si può ancora leggere: Jacobus de Caldoris sua sponte fecit MDLXXI. Entrambe le opere sono state recentemente restaurate da Sergio Begliardi, mentre le porte lignee esterne ed interne, risalenti al 1580, sono state restaurate nel 1993/94 dalla Ditta Fidam di Poggibonsi.

Gli Ex voto

L'interno della chiesa è dominato dalla presenza degli ex voto. Circa 5000 sono in carta pressata e rappresentano varie parti del corpo umano, altri invece, circa 90, sono rappresentati da graziose tavolette dipinte.
Questi segni tangibili di una fede ingenua, ma sincera, rappresentano la più bella espressione di religiosità popolare di Poggibonsi dal 1400 ad oggi.
Durante l'ultimo restauro, nel 1994, gli ex voto, ormai in precario stato di conservazione, vennero completamente restaurati e catalogati a cura della Soprintendenza dei Beni Artistici e Storici di Siena. Dopo l'intervento, curato dal Dott. Alessandro Bagnoli e dal laboratorio Atelier di Siena, gli ex voto cartacei sono stati ricollocati sulle pareti del tempio mentre quelli dipinti sono attualmente custoditi in altro luogo.

Si ringrazia l'amico Eugenio Matteo e la moglie per la donazione di questa immaginetta.


giovedì 29 aprile 2021

Torino (TO) - Beata Vergine Maria Consolata


Beata Vergine Maria Consolatrice (La Consolata) Venerata a Torino
Miracolo del 20 giugno 1104

La devozione torinese verso la Consolata, Patrona dell’ Arcidiocesi, è certamente la più sentita oltre ad essere la più antica. Le origini sono remote, secondo la tradizione il protovescovo S. Massimo fu il costruttore di un’antica chiesa mariana proprio a ridosso delle mura cittadine, presso la torre angolare i cui resti sono ancora visibili. Simbolicamente allineato alle antiche mura, a prova della protezione, sorge oggi l’altare maggiore in cui è collocata la veneratissima effige. Originale è il titolo di “Consolata”, probabilmente un’antica storpiatura dialettale, “la Consolà”, del più consueto “Consolatrix afflictorum”. Per noi è bello pregare Maria meditando che Consolata da Dio è più che mai Consolatrice nostra.


Nella storia remota sull’origine del Santuario troviamo l’anziano Re Arduino di Ivrea che, ritiratosi nell’Abbazia di Fruttuaria, ebbe in sogno disposizione dalla Madonna, insieme a S. Benedetto e S. Maria Maddalena, di costruire tre chiese a lei dedicate: la Consolata, Belmonte nel Canavese e Crea nel Monferrato. Nel 1104 la Vergine apparve anche ad un cieco di Briancon, Giovanni Ravachio, a cui disse di recarsi a Torino dove, trovando un quadro che la rappresentava, avrebbe acquistato la vista. Il cieco ottenne ascolto solo dalla donna di servizio. Messosi in viaggio per un momento gli si aprirono gli occhi presso Pozzo Strada (oggi vi sorge la parrocchia dedicata alla Natività di Maria) e vide da lontano il campanile di S. Andrea (antico titolo del Santuario). 


Giunto finalmente alla meta, scavando, trovò l’immagine della Vergine e acquistò la sospirata vista. Probabilmente l’icona era stata nascosta durante l'imperversare dell’eresia del vescovo iconoclasta Claudio, affinché non fosse distrutta. Accorse il vescovo Mainardo, allora residente a Testona di Moncalieri, e la miracolosa immagine venne ricollocata con i dovuti onori. Quest’effige oggi non esiste più mentre vi è nella parte bassa del Santuario la cappella sotterranea detta “delle Grazie”. 

Il complesso abbaziale di S. Andrea era retto dai benedettini che vi avevano trovato rifugio dopo essere fuggiti dalla Novalesa a causa delle scorribande saracene. Della loro presenza ci restano il millenario imponente campanile in stile romanico-lombardo, opera del monaco-costruttore Bruningo, e le reliquie di S. Valerico Abate, collocate nell’altare a lui dedicato. Ai benedettini subentrarono poi i Cistercensi Riformati, detti Fogliensi.
Il quadro oggi venerato è invece dono del Cardinale Della Rovere (il costruttore del Duomo) ed è attribuito ad Antoniazzo Romano. Opera della fine del XV secolo si ispira alla Madonna del Popolo di Roma.
La devozione della città verso la Vergine fu sempre accompagnata a quella della Casa Regnante. I Savoia furono attenti ai vari interventi costruttivi facendo sì che vi lavorassero i migliori artisti al loro servizio. A Guarino Guarini si deve l’attuale impostazione dell’edificio, nato dalla trasformazione dell’antica chiesa di S. Andrea, mentre lo splendido altare maggiore è opera di Filippo Juvarra. Nel 1904 Carlo Ceppi, su commissione del Rettore Beato Giuseppe Allamano, aggiunse quattro cappelle laterali dando il definitivo assetto che si presenta assai originale e adatto al raccoglimento e alla preghiera. Colpisce inoltre la ricchezza di marmi e stucchi dorati.
La devozione della città verso la Vergine Consolata è rimasta costante nei secoli, il popolo con i suoi sovrani vi si raccoglieva in preghiera sia nelle occasioni felici, sia in quelle infauste: centinaia di ex-voto lo testimoniano.


Tra i vari avvenimenti che videro la Consolata particolarmente invocata, ricordiamo l’assedio alla città da parte dei francesi nel 1706. Torino resistette eroicamente per mesi agli attacchi del forte esercito nemico. Autentico padre spirituale della città fu il già anziano Beato Sebastiano Valfrè, oratoriano, confidente del Duca, cappellano militare, sostegno morale del popolo e ispiratore del voto alla Madonna di Vittorio Amedeo II che si concretizzerà nella costruzione della Basilica di Superga sul colle più alto della città. Dalla clausura anche la carmelitana Beata Maria degli Angeli indicava Maria Bambina come liberatrice. Dopo l’eroico gesto di Pietro Micca la vittoria avvenne il 7 settembre, vigilia della festa della Natività di Maria. Decine di pilastrini con scolpita l’immagine della Consolata furono collocati lungo il campo di battaglia (l’attuale Borgo Vittoria). Una palla di cannone, rimasta conficcata vicino alla cupola, è ancora oggi visibile.


Nel 1835 durante l’epidemia di colera la municipalità fece un nuovo voto di cui il principale promotore fu il decurione Tancredi di Barolo, Servo di Dio. In ringraziamento per il limitato numero di vittime fu eretta all’esterno del Santuario una colonna con la statua della Vergine. In quegli anni un assiduo devoto fu Silvio Pellico, un semplice busto all’interno lo ricorda.
Nel 1852 lo scoppio della vicina polveriera di Borgo Dora vide Paolo Sacchi, novello Pietro Micca, scongiurare la tragedia. Il vicino ospedale del Cottolengo subì gravissimi danni, tra le macerie restò illesa un’immagine della Consolata e fortunosamente non si registrò alcuna vittima.
Anche durante le due guerre mondiali i torinesi si rivolsero alla loro Patrona: centinaia di spalline militari, croci di guerra, un’edicola all’esterno e una lapide all’interno ce lo ricordano.
Il Santuario fu meta di numerosi santi. L’elenco sarebbe lungo, ricordiamo S. Carlo Borromeo e S. Francesco di Sales, S. Giuseppe Benedetto Cottolengo, Don Bosco che portava qui i suoi ragazzi dal vicino Valdocco, S. Giuseppe Cafasso (qui sono venerate le sue spoglie), S. Leonardo Murialdo fuori dal portone faceva la questua per le sue opere, S. Ignazio da Santhià si raccoglieva lungamente in preghiera durante il suo giro in città prima di salire al Monte, il Beato Pier Giorgio Frassati vi sostava per la Messa prima di recarsi nelle soffitte dai poveri, S. Giuseppe Marello vi fu miracolato da ragazzo, la Beata Enrichetta Dominici del vicino Istituto S. Anna, il Venerabile Pio Brunone Lanteri fondatore degli Oblati di Maria Vergine che nell’800 ressero il Santuario.


Diversi istituti religiosi hanno preso il loro nome dalla Consolata: le Figlie della Consolata, le Suore di Maria SS. Consolatrice (dette le “Consolatine”), i Missionari e le Missionarie della Consolata. Questi ultimi due Istituti furono fondati dal Beato Giuseppe Allamano, nipote del Cafasso e Rettore del Santuario per 46 anni. Oggi questi suoi figli e figlie spirituali sono presenti negli angoli più remoti del pianeta. Nel 1906 S. Pio X conferì al Santuario il titolo di Basilica Minore.
La festa si celebra, preceduta dalla solenne novena, il 20 giugno. Al tramonto del sole la statua argentea viene condotta in processione per le vie del centro cittadino. Migliaia di fedeli la seguono preceduti da tutti i religiosi e le religiose della città, da tutte le confraternite e dalle associazioni cattoliche di volontariato.
Cuore pulsante della Diocesi il Santuario è un’oasi, in pieno centro cittadino, per temprare lo spirito. Le celebrazioni si susseguono quasi ininterrottamente tutti i giorni e numerosi sacerdoti sono sempre presenti per riconciliare con Dio chiunque lo desidera.

(Articolo di Daniele Bolognini tratto dal sito del Santuario: www.laconsolata.org)

Sito ufficiale


sabato 3 ottobre 2020

Lucca (LU) - Maria SS. della Rosa

Chiesa di Santa Maria della Rosa (Lucca)

La chiesa di Santa Maria della Rosa è una chiesa di Lucca che si trova in via della Rosa. In questa chiesa il 1º settembre 1574 san Giovanni Leonardi fondò i Chierici regolari della Madre di Dio. 

Luoghi di Gemma Galgani

Fu edificata nel 1309 trasformando un oratorio dove si venerava un'immagine della Madonna tra i Santi Pietro e Paolo. L'accentuarsi della venerazione per la Madonna, che venne detta "della rosa" dai fiori che tiene in mano, portò nel 1333 a un nuovo ampliamento dell'oratorio, di cui fu mutato l'orientamento, che si appoggiò a ovest alle mura romane mentre gli altri lati vennero articolati con archeggiature a tutto sesto che, nel fianco est, accolgono bifore. La facciata fu completata alla fine del Quattrocento con un portale riferibile all'ambiente di Matteo Civitali. L'interno, frutto di un intervento quattrocentesco, è articolato in tre navate su colonne e volte a crociera. Sull'altare maggiore è collocata la trecentesca Madonna della Rosa. La parete interna sul lato occidentale è l'unico tratto delle mura romane di Lucca che ci sia giunto in buone condizioni di conservazione.
Questa chiesa fu frequentata assiduamente negli ultimi anni della sua vita terrena da Santa Gemma Galgani dal 1900 al 1903, anno in cui morì l'11 aprile, sabato santo, malata di tubercolosi. In questa chiesa Gemma viene ricordata ogni anno nell'anniversario della sua morte. È possibile pregare vicino allo scranno originale dove Santa Gemma usava racchiudersi in preghiera durante la frequentazione della chiesa. Esso si trova subito a fianco dell'entrata principale della chiesa (Tratto da Wikipedia).