lunedì 28 marzo 2016

Sant'Anastasia (NA) - Madonna dell'Arco


Il miracolo delle stelle attorno alla Vergine S.S. Dell'Arco

A molti miracoli e molte grazie è legata la devozione alla Vergine Maria dell'Arco; ne fan­no fede le migliaia di ex voto. Tante le testimonianze riportate dal Domenici nel suo scritto; se ne contano circa duecento con riferimenti a persone ben precise, a testimonianze e per al­cune anche a veri e propri processi canonici. Oltre a queste innumerevoli grazie ricevute per intercessione della Beata Vergine Maria, la storia della devozione a questa sacra immagine è costellata da fenomeni straordinari certificati da testimoni autorevoli, anche da verbali notarili. Uno di questi episodi è il miracolo della pietra spezzata. Quando fu costruito il tempietto attuale, si volle rivestire di marmi il muro dov'è dipinta l'immagine della Madonna. Con brutta sorpresa si trovò una grossa pietra vesu­viana, incastrata nel muro, che con una delle sue punte arrivava sotto la figura della Madonna. Non si riusciva a toglierla con nessun mezzo, an­zi c'era pericolo che da un momento all'altro tut­to l'intonaco dov'era dipinta l'immagine andas­se in briciole.


L'architetto Bartolomeo Picchiat­ti, vistosi perduto, prese in mano la pietra e pregò con fede la Madonna di dargliela. Essa si spezzò: metà restò nel muro e metà cadde a ter­ra. Questa, a ricordo, fu esposta in chiesa, ma per salvarla dai fedeli che ne prendevano delle schegge per devozione, fu collocata in alto in uno dei pilastri del santuario, dove ancora si può vedere. Era la notte del 15 febbraio 1621. Nel pomeriggio del 7 marzo del 1638 alcune pie donne che pregavano, nell'alzare gli occhi verso la miracolosa immagine notarono qualche cosa d'insolito. Fissando più attentamente lo sguardo videro che la guancia colpita dalla palla del sacrilego giocatore sanguinava di nuovo. 

Prima timidamente, poi a gran voce gridarono al miracolo, facendo accorrere i vicini e i frati, che, atterriti, dovettero constatare la verità di quanto le buone donne asserivano. Il prodigio non cessò quella sera, ma fu visi­bile a tutti per diversi giorni, dando modo così alla notizia di diffondersi anche lontano. E da tutte le parti fu un accorrere concitato di fede­li, curiosi, ammirati e atterriti insieme. La folla aumentò di giorno in giorno, fu tanta che le au­torità stesse religiose e civili non poterono tra­scurare la cosa. Accorse infatti da Napoli il viceré Ramiro Felipe Munez de Guzman, duca di Me­dma las Torres; e nello stesso giorno il vescovo di Nola monsignor Giambattista Lancellotti mandò il suo vicario generale don Domenico Ignoli, perché constatasse l'accaduto. Il tutto fu testificato con un atto ufficiale da un pubblico notaio e alla presenza del viceré, di tutti i padri del convento, di molti padri minori conventua­li e di tutti i sacerdoti della Collegiata di Somma. 

Tra i vari prodigi certamente quello più evan­gelico, vissuto in modo giornaliero, è stato (ed è ancora oggi) l'assistenza spirituale e materiale ai pellegrini. In certe occasioni però quello che era un'evangelica quotidianità diventava testi­monianza di grande carità cristiana. Ci si rife­risce qui a catastrofici eventi che la popolazio­ne campana ha vissuto nei quattro secoli dell'e­sistenza di questo santuario mariano. Quando vi fu l'eruzione del Vesuvio tra la fine del 1631 e l'inizio dell'anno seguente furono ospi­tate e curate migliaia di persone finché non ter­minò il pericolo. Anche in questa circostanza si racconta di un prodigio accaduto: per tutto il tempo dell'eruzione il volto della Madonna scom­parve e si rese visibile solo alla fine dell'eruzione. A ricordo di tale evento fu posta, dietro l'edico­la della sacra immagine, una lapide di raro mar­mo nero con una scritta incisa in lettere d'oro. Anche durante la peste del 1656, che colpì la Campania, mietendo centinaia di migliaia di vittime, il santuario fu luogo di ricovero e di cura. In questa occasione è nata la devozione di ungersi in casi di malattia con l'olio della lam­pada votiva che arde, giorno e notte, presso l'immagine della Beata Vergine. Molte testimo­nianze attendibili ci sono giunte a proposito della guarigione dalla peste ottenuta invocando con fede la Madonna. Così in altre simili occasioni il santuario è di­ventato luogo di riparo e di carità evangelica nel­l'assistenza dei rifugiati. Un altro prodigio, che va narrato per la sua ec­cezionalità e le sicure testimonianze riportateci, accadde al tramonto del 25 marzo 1675. Un re­ligioso del convento piamente pregava dinanzi all'altare di Maria, quando, alzando gli occhi verso l'immagine, vide sotto la lividura della guancia risplendere una luce color d'oro e tutto intorno sfavillare numerose e piccole stelle. Ri­tenendo che fosse un'allucinazione chiamò il sacrestano, e senza prevenirlo, l'invitò a guardare l'immagine. 

Questi, colmo di meraviglia, confermò la visione della luce e delle stelle e corse a chiamare il priore, in quel tempo padre Ros­sella. Accompagnato da altri due frati all'altare della Vergine, il superiore constatò il miracolo. Il mattino dopo all'alba, il vescovo di Nola, monsignor Filippo Cesarino, avvisato dal prio­re del convento, si recò a visitare la sacra im­magine. Osservò lungamente le stelle e, com­mosso, volle che immediatamente anche il suo vicario osservasse e attestasse quel prodigio. Ordinò ai padri di divulgare la notizia e di non porre ostacoli alla gioia e al fervore dei fedeli e, appena ritornato a Nola, comandò che per tut­ta la diocesi s'istituissero pubbliche processioni di ringraziamento. Il viceré del tempo, Antonio Alvarez Marche­se D'Astorga, accorse anche lui al santuario, e confermando l'ordine del vescovo di Nola, co­mandò che per mano di un pubblico notaio ve­nisse redatto un documento riguardante l'acca­duto, da inviare poi al re di Spagna, assieme a una riproduzione dipinta del miracolo stesso. Dopo il viceré vennero e constatarono il prodi­gio il cardinale Orsini (più tardi papa Benedet­to XIII), l'inquisitore di Napoli e i consultori del Sant'Uffizio vaticano. Il 26 aprile, quindi circa un mese dopo (il che significa che tale prodigio durò molto tem­po), il notaio Carlo Scalpato da Nola redasse l'at­to ufficiale in presenza e con la testimonianza di moltissime persone autorevoli, religiose e civili, tra le quali troviamo il nunzio della Santa Sede presso il Regno di Napoli, monsignor Marco Vicentino, vescovo di Foligno; il vescovo di Nola Filippo Cesarino; il vicario generale della dio­cesi, Giovanbattista Fallecchia; il duca Fabri­zio Capece Piscicelli del Sedil Capuano e suo fratello Girolamo; don Nicola Capecelatro; il resi­dente del duca di Toscana presso la corte di Na­poli, don Santolo di Maria, e il giudice del luo­go dottor Onofrio Portelli (Notizie tratte dal sito http://www.madonnadellarco.it) (per il Sito Ufficiale del Santuario clicca sull'immagine sotto).



domenica 27 marzo 2016

La Vergine del Cammino


Il Cammino neocatecumenale è un movimento che, all'interno della Chiesa cattolica, ha l'obiettivo di formare i suoi membri al cattolicesimo e prefiggendosi per essi la riscoperta del battesimo attraverso un percorso spirituale. È nato in Spagna nei primi anni sessanta per iniziativa del pittore Kiko Argüello, di Carmen Hernández che tuttora sono i responsabili del movimento, facenti parte dell'équipe a capo del movimento, che dal 1971 include il presbitero Mario Pezzi.

La Vergine del cammino, che Kiko dipinse nel 1973, è ispirata ad un'icona che si trova nel monastero di Kikko (Cipro). Argüello realizzò la sua icona a Parigi a partire da una riproduzione in bianco e nero dell'icona di Kikko, che vide in un libro di icone russe del quale ignorava completamente l'origine. La tradizione dice che questa Vergine, chiamata anche Kikotissa, fu dipinta dall'Apostolo Luca.
Vergine Eleousa di Kikko

La storia dice che fu grazie ad un monaco chiamato Isaia che viveva nelle belle montagne di Troodos nell'isola di Cipro. L'imperatore bizantino Alejo I Comneno (1081-1118) aveva una figlia che soffriva di una malattia rara e incurabile. Isaia parlò con l'imperatore e gli disse che la figlia sarebbe guarita se lui avesse costruito (su quelle montagne di Troodos) un monastero e poi donasse l'icona della Vergine Maria che lui possedeva nel suo palazzo. Così nel 1100, si inaugurò la costruzione del monastero di Kikko e lì vi pose l'icona della Vergine, mentre la figlia dell'imperatore guarì. Ci sono alcune icone che hanno lo stesso schema compositivo della Kikkotissa e si chiamano allo stesso modo. Una molto conosciuta è quella del geniale pittore russo Simon Ushakov. E' una foto della sua "Vergine Eleousa di Kikko" (1668). 
Ciò che attira l'attenzione è che la Vergine ed il Bambino guardano nella stessa direzioneQui la Vergine tiene il bambino, già cresciuto, in braccio e gli sta consegnando il rotolo di pergamena del profeta Isaia che dice 

"Lo spirito del Signore è sopra di me,
perché il Signore mi ha unto.
Mi ha inviato per dare la Buona Notizia ai poveri (Is 61,1)"
.

L'icona che dipinse Kiko non è così grande come si vede in alcune riproduzioni, ma piccola e si può contemplare in un cappella della cattedrale della Almudena (Madrid).

Sito Ufficiale
Cammino Neocatecumenale


giovedì 11 febbraio 2016

Beata Vergine Maria di Lourdes


Breve storia di Lourdes

Nostra Signora di Lourdes (o Nostra Signora del Rosario o, più semplicemente,Madonna di Lourdes) è l'appellativo con cui la Chiesa cattolica venera Maria in rapporto ad una delle più venerate apparizioni mariane.
Il nome della località si riferisce al comune francese di Lourdes, nel cui territorio - tra l'11 febbraio e il 16 luglio 1858 - la giovane Bernadette Soubirous, contadina quattordicenne del luogo, riferì di aver assistito a diciotto apparizioni di una "bella Signora" in una grotta poco distante dal piccolo sobborgo di Massabielle. A proposito della prima, la giovane affermò:
« Io scorsi una signora vestita di bianco. Indossava un abito bianco, un velo bianco, una cintura blu ed una rosa gialla sui piedi ».
Questa immagine della Vergine, vestita di bianco e con una cintura azzurra che le cingeva la vita, è poi entrata nell'iconografia classica.
Nel luogo indicato da Bernadette come teatro delle apparizioni fu posta nel 1864 una statua della Madonna. Intorno alla grotta delle apparizioni è andato nel tempo sviluppandosi un imponente santuario.
Attorno al luogo di culto si è ampliato successivamente un importante movimento di pellegrini. Si calcola che oltre settecento milioni di persone abbiano visitato Lourdes.




Dettaglio delle principali apparizioni, secondo il racconto di Bernadette:
11 febbraio: prima apparizione. La Signora recita il Rosario; Bernadette si unisce a lei. Al termine della preghiera, la Signora svanisce.
18 febbraio: terza apparizione. Per la prima volta la Signora rivolge la parola a Bernadette e le chiede di ritornare alla grotta per i successivi quindici giorni.
21 febbraio: sesta apparizione. La voce si è sparsa e Bernadette viene seguita alla grotta da circa cento persone. Nelle apparizioni successive la folla cresce, alla quindicesima saranno circa ottomila. Al termine Bernadette è interrogata dalla polizia.
25 febbraio: nona apparizione. Su richiesta della Signora, Bernadette scava con le mani nel terreno e trova una sorgente d'acqua.
1º marzo: dodicesima apparizione. Si verifica il primo presunto miracolo: una donna di nome Caterina Latapie immerge il suo braccio paralizzato nell'acqua della fonte, e riacquista la mobilità dell'arto.
25 marzo: sedicesima apparizione. Finalmente la Signora, che fino ad ora non aveva voluto dire il proprio nome, risponde alla domanda con queste parole pronunciate in dialetto guascone, l'unica lingua che Bernadette comprendeva:
(OC)

« Io sono l'Immacolata Concezione »

16 luglio: diciottesima e ultima apparizione. La polizia ha chiuso l'area della grotta con un'inferriata per vietarne l'accesso; Bernadette si reca allora sulla sponda opposta del Gave. Dichiara tuttavia di aver visto la Signora vicina come le altre volte, come se fosse stata davanti alla grotta.
Secondo quanto affermò Bernadette, la "signora" si presentò il 25 marzo 1858 (festa dell'Annunciazione), come l'"Immacolata Concezione".
Bernadette, all'epoca una piccola contadina analfabeta che non aveva neppure frequentato il catechismo, molto probabilmente non conosceva la dichiarazione dogmatica del 1854. Lei stessa raccontò di non sapere il significato di quelle parole e di essere stata capace di riferirle solo perché nel correre a casa le aveva continuamente ripetute tra sé e sé.
Vista del santuario di Nostra Signora di Lourdes
Il parroco Peyramale fu dapprima sorpreso per tale espressione, e fu quindi convinto sull'origine divina degli eventi in corso, divenendo un sostenitore dell'autenticità delle apparizioni. Secondo i fedeli quindi, la Madonna con questa autodefinizione, ha confermato l'esatto contesto teologico di quanto affermato dal dogma promulgato da Papa Pio IX.
Al contrario, l'uso, da parte della ragazza analfabeta, di un'espressione teologica al di fuori delle sue conoscenze, fu interpretato dagli scettici come prova che essa era "manovrata" da qualcuno. (Wikipedia)




domenica 31 gennaio 2016

Iglesias (CI) - Santuario Madonna delle Grazie


Lettera del Rettore per la novena

Carissimi devoti della Madonna, entrando nel Santuario della Madonna delle Grazie in Iglesias, il pellegrino trova immediatamente sulla destra l’antico crocifisso della chiesa cappuccina di Valverde; avanzando verso l’altare maggiore, sempre sulla destra, lo sguardo è attirato dalla bellissima icona della Madonna delle Grazie, realizzata in occasione del 275° anniversario del Voto.
Davanti a quest’immagine non si può restare indifferenti, la sua misteriosa bellezza invita alla preghiera e alla contemplazione. Tutti i personaggi che stanno intorno alla Vergine richiamano la nostra attenzione, ma il più piccolo, l’unico prostrato in ginocchio ai piedi del trono della Vergine, in modo particolare, non può non ricordarci la nostra situazione attuale: egli rappresenta l’Iglesiente con tutto il Sulcis implorante ai piedi della Madonna delle Grazie. Ognuno di noi può riconoscersi in quel personaggio.
Il Bambino Gesù, in piedi, in grembo a Maria, col piede destro schiaccia una cavalletta, e altre sono già cadute a terra. Un gesto, quello del Bambino Gesù, che non può che alimentare la nostra speranza: Maria, oggi come allora, ascolta le nostre preghiere, intercede per noi e chiede a suo Figlio di schiacciare tutto ciò che ci impedisce di avere una vera vita, una vita piena!


La Madonna vuole e può liberarci dall'attuale crisi che colpisce la maggior parte delle nostre famiglie: la crisi della fede! La maggior parte dei battezzati disertano la Messa domenicale e il Sacramento della riconciliazione (confessione); la convivenza diventa consuetudine e prende sempre più il posto del Matrimonio; le separazioni e i divorzi non si contano più; la fede non viene più trasmessa alle nuove generazioni e la “chiusura alla vita”, cioè il rifiuto dei figli che il Signore vuole donare, ci ha portato a una crisi economica della quale ancora non se ne vede l’uscita.

È sicuramente il momento giusto per ripetere il gesto fatto dagli iglesienti nel 1735 alla Madonna delle Grazie! È importante che torniamo al Signore! Maria ci ama e vuole che abbiamo una vita piena, per questo non si stanca di richiamarci sul retto cammino [. . .].


Carissimi, riprendiamo seriamente la preghiera quotidiana e non trascuriamo la formazione cristiana! Non siamo soli: Il Signore è con noi, Maria è con noi! Riprendiamo, come facevano i nostri padri, a salire al Santuario della Madonna delle Grazie; fermiamoci un po’ davanti all'icona della Vergine e parliamo con lei che è nostra Madre e non può che ascoltarci! Invitiamo i nostri cari, i bambini, i giovani e tutti ad andare ai piedi di Maria: è la Madonna delle Grazie. Noi abbiamo bisogno di grazie? Lei ce le ottiene! [. . .]. Il mio auspicio è che anche la festa di quest’anno possa aiutare molti a tornare seriamente al Signore o a incontrarlo grazie alla Madonna [. . .] (P. Vincenzo Pisanu, Rettore del Santuario).


mercoledì 20 gennaio 2016

Sava (TA) - Maria SS. di Pasano


Il Santuario Madonna di Pasano

La zona dove è localizzato il Santuario richiama l’esistenza del " CASALE di PASANO", di probabile origine romana, dopo l’insediamento di popoli indigeni ai quali seguirono piccole comunità nell’era della Magna Grecia.
Vari siti e reperti archeologici di diverse epoche, scoperti nel secolo XX, ne sono una chiara testimonianza. Il casale ebbe pieno sviluppo civile e religioso nel periodo del dominio Bizantino ma, sconvolto da varie incursioni di pirati saraceni agli inizi del secondo millennio, rimase disabitato, come risulta con certezza da documenti del 1454. I suoi abitanti si erano trasferiti in Sava e Casalnuovo ( Manduria ), mentre il territorio, dal secolo XIII sino agli inizi del secolo XIX, subì dominio e successione feudali insieme con AGLIANO (casale e territorio limitrofi ) e SAVA. Al centro del casale che fin dall’alto Medioevo aveva conosciuto certamente la religione cristiana, gli abitanti avevano costruito una cappella di piccole dimensioni, forse successiva a una precedente ipogeica ( sotterranea ), nella quale era stata dipinta in affresco, su un blocco tufaceo ( mt. 1,70x1,12 ) l’icona della vergine con Gesù Bambino, espressione chiara dell’iconografia bizantina raffigurante l’atteggiamento della Madre di Dio quale ODIGITRIA: Colei che mostra la via. L’immagine della Vergine divenne segno di fede, di amore e di unità del popolo Pasanese.
La festa in suo onore, come in tutto il mondo bizantino, veniva celebrata nella prima domenica di Marzo; in seguito fu continuata fedelmente, fino ad oggi, con pellegrinaggio solenne, dal popolo savese che l’ha voluta dal 1785 patrona e protettrice. In seguito al " prodigio " della caduta di un " misterioso " masso di pietra che spezzò il ceppo di ferro di uno schiavo non cristiano, appartenente a un signorotto savese, avvenuto nel 1605 per opera della Vergine di Pasano, e al susseguente battesimo richiesto dallo stesso, che prese il nome di Francesco, e celebrato il 12 giugno 1605 ( come risulta dal I Registro dei Battezzati ), il popolo savese, nella seconda metà del secolo XVII, volle costruire con numerose offerte, innanzi alla suddetta cappella, l’attuale chiesa che fu inaugurata il 31 marzo 1712.
Nel 1732 si costruì il grande dossale dell’altare maggiore in pietra leccese, ricchissimo di decorazioni scultoree e di immagini, di scuola salentina, per ornare e far rifulgere l’icona della Vergine incastonata nel mezzo. Ai due lati furono poste le grandi statue in pietra di S. Ignazio di Loyola ( lato sinistro ) e S. Francesco Saverio ( lato destro ), di chi guarda, Gesuiti, per ricordare la Compagnia di Gesù, quale feudataria, dal 1620 al 1767, di Pasano, Agliano e Sava, e, forse, promotrice della costruzione della stessa chiesa.
Dopo il terremoto del 20 febbraio 1743 che danneggiò la Chiesa e l’altare maggiore, furono costruiti all’esterno sei contrafforti o " barbacani " per la sua stabilità e nel 1753 l’intero dossale fu dipinto e in molte zone fu indorato. In seguito alle leggi eversive del 1860, anche la Chiesa di Pasano, subì la confisca divenendo proprietà del Comune di Sava. Iniziò un periodo di degrado e abbandono della Chiesa, finché l’Arciprete Mons. Fiorenzo Saraceno ( 1947-1956 ), con l’aiuto di benefattori e un gruppo di volontarie, tra le quali Suor Cosima De Santis, volle ridarle l’importanza dovuta per la sua storia e l’arte ivi contenuta, ma soprattutto perché molto cara al cuore dei Savesi, arricchendola inoltre di strutture e di opere a sfondo sociale e di assistenza.


Frattanto, in data 11 febbraio 1954, la chiesa fu elevata dal Vescovo di Oria Mons. Alberico Semeraro ( 1947-1978 ) a Santuario diocesano. Dall’8 luglio 1987 fino al 2 marzo 1997 è rimasta chiusa perché dichiarata inagibile. In seguito ai restauri coraggiosi e delicati di recupero e di conservazione ad opera dell’Amministrazione Comunale di Sava, guidata dal sindaco Dott. Ing. Aldo Maggi e della Parrocchia della Chiesa Matrice guidata dal Parroco Mons. Barsanofio Vecchio, il 26 giugno 1999, il Santuario è stato riaperto al culto nella sua sontuosità e bellezza che tutti ammirano (notizie tratte dal sito ufficiale del Santuario http://www.domuspasano.org/).








martedì 12 gennaio 2016

Iglesias (CI) - Nostra Signora delle Grazie


La statua appartiene alle così dette sculture “da vestire” di origine spagnola e tipica delle statue destinate ad essere portate in processione. Queste sono appunto “vestite” con ricchi abiti. Portano gioielli, la parrucca su cui poggia una preziosa corona.
La Madonna regge con la mano sinistra il Bambino Gesù e con la destra uno scettro d’oro con un mazzolino di fiori su cui aleggia una colomba che è il simbolo dello Spirito santo.
La mano destra regge una borsetta in cui è custodito l’originale della supplica alla Madonna presentata dal capitolo e dal magistrato di Iglesias il 25 Marzo 1735 perché cessasse la calamità delle cavallette.
Questo abito viene indossato dalla Madonna in occasione della festa del Voto che si celebra la seconda domenica di Luglio.

Tradizioni
Il giorno prima della festa alcuni componenti della associazione si occupano con devozione della “ vestizione” della statua. Per la festa del Voto la Vergine indossa i gioielli donati come ex voto dai fedeli.
Alla Madonna delle Grazie è stata dedicata una preghiera e composto un inno che accompagna la statua durante la processione per le vie della città. 

La statua si trova nella Chiesa di Santuario Nostra Signora delle Grazie, Piazza Manzoni, 7 - Iglesias - Iglesias (Carbonia Iglesias). 

Si ringrazia Lorenzo Chicoli per il dono dell'immaginetta

Preghiera
O Immacolata e purissima Vergine Maria, Madre e dispensatrice della grazia divina, Voi siete regina del cielo e della terra, allegrezza dei santi, rifugio dei peccatori, consolatrice degli afflitti, salvezza dell’universo. A Voi ricorsero i nostri padri e furono esauditi. Animati da tanta bontà, anche noi ci rifugiamo sotto il vostro manto; deh! Non rigettate le nostre suppliche, accorrete a nostri gemiti, liberateci da ogni male spirituale e temporale, date tregua al dolore, aiutateci a conformarci al volere divino, e a trionfare dei pericoli tutti, affinché siamo fatti degni di venire e benedirvi e lodarvi un dì nel cielo. Amen. (articolo tratto da http://www.reginamundi.info/)

 Sito dei Frati Cappuccini di Iglesias


giovedì 7 gennaio 2016

Ave Maria

Noi tutti sappiamo, ce l'hanno insegnato i nostri genitori, che le parolacce non si devono ripetere e poi che non si deve fare pubblicità al “male” . . . neppure per denunciarlo, ma quando una persona che gode, incredibilmente, della stima incondizionata di molti ecclesiastici arriva a definire la Madre di Dio 

“una ruota del carro” 

non si può tacere. Queste cose le ha dette Enzo Bianchi della Comunità di Bose. 

In questi giorni poi un’altra affermazione infelice:

Si parlava dei rapporti dei Cattolici con i protestanti: [. . . ] “Tale via passa per un sincero riconoscimento da parte di noi cattolici del fatto che spesso, specialmente negli ultimi secoli, abbiamo contribuito a rendere Maria inaccettabile ai fratelli protestanti, 

onorandola in modo talvolta
esagerato e sconsiderato 

e soprattutto non collocando tale devozione dentro un quadro biblico ben chiaro che ne facesse vedere il ruolo subordinato rispetto alla Parola di Dio, allo Spirito Santo e a Gesù stesso” (Padre Raniero Cantalamessa - Ordine dei Frati Minori Cappuccini).

Noi del Gruppo di Filatelia Religiosa “Maria Santissima del Monte Carmelo” e di "Immaginette Mariane" preferiamo onorare e lodare così la Vergine Maria:

S. Luigi M. Grignion de Montfort: Tutta la terra è piena della sua gloria, particolarmente fra i cristiani, dai quali è scelta quale patrona e protettrice di parecchi regni, province, diocesi e città. Quante cattedrali consacrate a Dio, sotto il suo nome! Non c'è chiesa che non abbia un altare in suo onore; non regione, non contrada, dove non si trovi qualcuna delle sue miracolose immagini, davanti alle quali si guarisce da ogni male e si ottiene ogni bene. Quante confraternite e congregazioni in suo onore! Quanti istituti religiosi sotto il suo nome da sua protezione! Quanti confratelli e consorelle di tutte le pie associazioni, religiosi e religiose di tutti gli Ordini, pubblicano le sue lodi e annunciano le sue misericordie! Non c'è nemmeno un bambino che, balbettando l'Ave Maria, non la lodi. Non c'è un peccatore che, sebbene ostinato, non abbia in lei qualche scintilla di speranza. Non c'è neppure un solo demonio nell'inferno che, temendola, non la rispetti. Maria non è abbastanza conosciuta.
È dunque giusto e doveroso ripetere con i Santi: "DE MARIA NUMQUAM SATIS" . Maria non è stata ancora abbastanza lodata, esaltata, onorata, amata e servita. Ella merita più lode, rispetto, amore e servizio (Tratto dal "Trattato della vera devozione a Maria di S. Luigi M. Grignion de Montfort" n. 9 e 10).

San Massimiliano M. Kolbe: «Non temete di amare troppo la Madonna, perché non arriverete mai ad amarla come l’ha amata Gesù». 

San Bonaventura: «nessuno può essere mai troppo devoto della Beata Vergine»; «Bisogna guardarsi con diligenza dallo scemare minimamente l’onore dovuto a Maria… bisogna essere pronti a difendere i privilegi di Maria Santissima anche con pericolo della vita». 

Padre Pio: «Vorrei poterLa amare quanto merita, ma ricordati che tutti i Santi e gli Angeli insieme non possono degnamente amare e lodare la Madre di Dio». 

San Bernardo di Chiaravalle: «O Maria, Tu sei unica al mondo; tu non avesti mai nessuno prima di te che ti somigliasse, ed il mondo, durasse anche eternamente, non avrà mai l’uguale».
Aggiungo che Pio IX, nella Bolla con cui definì dogmaticamente l’Immacolata Concezione scrisse che Ella è «superiore a tutte le lodi del cielo e della terra… è il miracolo di Dio per eccellenza, anzi, il vertice di tutti i miracoli». 

Infine ecco l’inno alla Madonna con cui Dante
conclude la Divina Commedia:
“Vergine madre, figlia del tuo figlio,
umile e alta più che creatura,
termine fisso d’etterno consiglio,
tu se’ colei che l’umana natura
nobilitasti sì, che ‘l suo fattore
non disdegnò di farsi sua fattura.
Nel ventre tuo si raccese l’amore,
per lo cui caldo ne l’etterna pace
così è germinato questo fiore.
Qui se’ a noi meridïana face
di caritate, e giuso, intra ‘ mortali,
se’ di speranza fontana vivace.
Donna, se’ tanto grande e tanto vali,
che qual vuol grazia e a te non ricorre,
sua disïanza vuol volar sanz’ali.
La tua benignità non pur soccorre
a chi domanda, ma molte fïate
liberamente al dimandar precorre.
In te misericordia, in te pietate,
in te magnificenza, in te s’aduna
quantunque in creatura è di bontate”.
(Par. XXXIII, 1-21)



Pubblichiamo un documento
con poesie, articoli e racconti
con l’intenzione di aiutare i lettori
ad immedesimarsi negli artisti
per donare a Maria il loro cuore (tratto dal sito 
http://www.it.josemariaescriva.info/)