Il sito è dedicato a tutte le raffigurazioni (immaginette e cartoline) della Madonna con i suoi diversi titoli. Il titolo è quell’attributo che viene conferito dai cristiani alla Vergine Maria, per invocare il suo nome oppure per indicare alcuni suoi caratteri. I titoli trovano origine, soprattutto, nei miracoli fatti dalla Vergine, nei luoghi dove si sono verificate le diverse apparizioni e nei particolari attributi iconografici.
Le origini vanno logicamente collegate alla particolare e secolare devozione verso la Madonna radicata nel cuore dei Coratini. Basti pensare al numero delle Chiese del centro storico dedicate alla Vergine SS.ma, prima tra le quali la Chiesa Matrice dedicata alla Assunzione di Maria al cielo.
🔻 Sotto il titolo di «Madonna delle Grazie», da antichissima data, Maria SS. era venerata in una chiesetta rurale sita sulla via vechia che porta da Corato a Ruvo a circa 1 Km dal centro abitato in contrada denominata «Bracco». Il popolo contadino di Corato individuò da tempo immemorabile il luogo idoneo per l’esercizio della pietà mariana in questa chiesetta inglobata in un complesso edilizio in cui i Religiosi, che l’hanno officiato per lungo tempo, alla vita di preghiera e di contemplazione univano i lavori della terra.
🔻 Un dipinto della Vergine di scuola romana del sec. XVI, sulla parete centrale, raffigura «il riposo in Egitto»: in esso i nostri antenati forse hanno identificato gli affanni e i travagli della vita confortati e risolti dalla imperturbabile fiducia di Maria abbandonata filialmente nelle mani della Divina Provvidenza.
In vario modo Ella è stata nei secoli invocata: «Madonna della strada», «Madonna del viandante», «Madonna dei contadini», «Madonna delle puerpere», «Madonna dei soldati partenti per la guerra».
Il titolo che è prevalso e che racchiude i precedenti è stato ed è quello della «Madonna delle Grazie».
Dagli annali del piccolo Santuario si ricavano le alterne vicende che hanno segnato periodi di vero splendore alternati a quelli di prolungato abbandono specialmente in seguito alle leggi di soppressione degli Ordini religiosi e di incameramento da parte dello Stato Italiano dei beni ecclesiastici.
Due appuntamenti nell’anno sono stati sempre osservati: il primo, nel giorno già dedicato alla festività della Visitazione di Maria a S. Elisabetta popolarmente chiamata della Madonna delle Grazie (2 Luglio - oggi ripristinata per volere dell’Arcivescovo Pichierri alla festa liturgica del 31 maggio) e l’altro, l’8 Settembre (festa della natività di Maria).
🔻 Il culto durante l’anno, una volta affidato ai Padri Minori Osservanti, in seguito è stato zelato dai Cappellani, nominati dall’Arcivescovo di Trani, i quali hanno provveduto ad abbellire la Chiesa e renderla più decorosa.
Nessun miracolo o apparizione della Madonna è all’origine del Santuario: ma solo la pietà e l’intuito del popolo che vi conveniva per le espressioni più spontanee di devozione a Maria, di ricorso a Lei nelle fasi più salienti delle occupazioni contadine, per i casi di privata o pubblica utilità, per le solite manifestazioni religiose-folkloristiche del nostro meridione. (tratto da http://www.santuariomadonnadellegrazie.it)
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Santuario Madonna Delle Grazie 70033 CORATO (BA) - Via Castel Del Monte Km. 3 Tel. +39.080.898.06.85 - Fax +39.080.350.34.33 info@santuariomadonnadellegrazie.it
Poco oltre "la porta", a sinistra, il lato absidale della chiesa, in pietra locale: lo ornano colonnine sui capitelli delle quali - a diverse altezze - sono poste statue di santi e oranti, forse provenienti da altre chiese. A partire da sinistra sono riconoscibili un pastore con le caratteristiche calzature e la zampogna, un pellegrino, un santo, Sant´Antonio Abate, Eva ed Adamo - come indicano le due iscrizioni in caratteri gotici - e, al centro, la Madonna col Bambino. La provenienza gotica delle immagini appena descritte è evidenziata anche dai loro tratti scultorei come, ad esempio, il panneggio del santo. Di epoca posteriore è invece la grande finestra a timpano che si apre in alto, al centro. In un´edicola sulla destra è ancora leggibile un frammento d´affresco che lascia scorgere teste di angeli ed una corona: si tratta probabilmente dell´Incoronazione della Vergine. Concludono il muro, in alto, un´elegante cornice in pietra a tortiglioni ed una serie di palmette a cinque lobi. Sull´estrema sinistra la torre campanaria cuspidata e a quattro ordini reca gli stemmi araldici della casa d´Aquino e della casa d´Aragona. Lo stacco stilistico tra il terzo ed il quarto ordine lascia pensare che la parte inferiore del campanile appartenesse ad un´epoca anteriore, e che esso fosse all´inizio una torre di avvistamento. La cella campanaria e la cuspide furono infatti commissionate da Francesco III d´Aquino, come indica la data (1432) vicina allo stemma della sua casa.
Scendiamo ora a destra, lungo la gradinata che porta alla piazzetta antistante la facciata principale della chiesa. L´eterogeneità degli elementi architettonici che la caratterizzano evidenzia i segni dei rimaneggiamenti che l´edificio subì nel corso dei secoli. Ad un portale gotico si affiancano ad esempio finestre rinascimentali, la fiancata si presenta suddivisa da grandi contrafforti ed una quinta architettonica di ispirazione neoclassica chiude il lato della piazzetta che guarda verso il monte Morrone. Questi elementi sono stati introdotti nell´´800 in occasione dei lavori di sistemazione della piazzetta stessa, e sono culminati con l´inserimento del portale nella facciata laterale, asportato dalla facciata principale della chiesa (1848).
Il portale è uno degli elementi più interessanti dell´edificio e da sempre suscita interesse ed ammirazione da parte di critici e storici dell´arte. L´incisione dell´architrave ci informa che esso fu commissionato da un certo Nallus nel 1452. Lo stile è chiaramente gotico, come confermano la cuspide che lo corona e le edicolette trilobate e cuspidate che ospitano bassorilievi raffiguranti personificazioni delle Virtù. Ai lati appaiono sculture di simboli cristiani (una croce, un gallo, un calice e così via), mentre sinuose foglie incorniciano tutto il portale. L´architrave è sorretto da due magnifiche mensole raffiguranti l´una il volto di una donna giovane, l´altra quello di una vecchia. A queste immagini "terrene" si contrappone la spiritualità dell´altorilievo della lunetta, nel quale la Madonna viene incoronata da Cristo e da Dio seduti in trono, mentre la colomba dello Spirito Santo veglia dall´alto e alcuni angeli assistono alla scena. Il prezioso gruppo scultoreo, su fondo turchese, risale al 1476. Il minuzioso studio del panneggio, la simmetria ed il rigore formale che lo caratterizzano riportano ad uno stile tipico della tradizione nordica, che prevede anche la raffigurazione di Dio a completamento della scena: l´autore è infatti tedesco e si firma "Johannes Biomen ...Theatonicus de Lubec".
Anche l´interno dell´Abbazia denota in modo evidente le trasformazioni subite dall´edificio nel tempo. Del primitivo aspetto romanico essa non conserva più nulla se non il presbiterio rialzato. Molto probabilmente, come accadeva nelle chiese romaniche, in origine una o più rampe di gradini ricavate nella scala che conduceva all´altare permettevano l´accesso alla cripta, che infatti S. Maria conserva sotto il pavimento (non è visitabile). Alla fine del ´500 risale un massiccio intervento di restauro che cambiò completamente l´assetto interno della chiesa.
Di fronte all´attuale ingresso fu innalzato l´altare più venerato e dedicato all´Assunta, ancora oggi al centro di solenni festeggiamenti (15 Agosto). Realizzato in pietra locale, con colonne tortili e marmi policromi, esso mostra la volta ed i pilastri affrescati con scene tratte dalla vita della Madonna e di Cristo. Molto originale è la presenza di Dio Padre, di solito non rappresentato. L´edicola posta al centro dell´altare e circondata da volti alati di putti ospitava una statuina dell´Assunta risalente al 1000, posta su un prezioso ostensorio di rame dorato attribuito alla scuola di Nicola da Guardiagrele (XVI secolo) e trafugata nel 1950. Lo scultore caramanichese Nicola D´Antino ne realizzò una copia raffinata che ancora oggi possiamo vedere, dal momento che l´originale non è stato più trovato. A destra dell´altare dell´Assunta è l´altare del SS. Crocifisso che presenta una statua lignea del ´400, successivamente restaurata, che merita attenzione: osservandola da sinistra, infatti, mostra Cristo sofferente; al centro, Cristo in agonia; a destra, morto.
A sinistra della porta d´ingresso è posto un battistero ligneo del 1572 finemente lavorato. Al ´600 ed al ´700 risalgono infine gli altri altari laterali, le statue, i dipinti dell´abside, il coro ligneo ed il poderoso organo, che si ha in progetto di restaurare e rendere di nuovo funzionante. (Tratto dal sito web https://www.comunecaramanicoterme.it/Abbazia-di-Santa-Maria-Maggiore.htm)
L'Icona di Fermo della Beata Vergine Maria è venerata dal 1473, ma risale al XIII Sec.. E' custodita nel Duomo della città.
Duomo di Fermo
La cattedrale metropolitana di Santa Maria Assunta in Cielo è il principale luogo di culto cattolico di Fermo, nelle Marche, chiesa madre dell'omonima arcidiocesi metropolitana.
La sua mole maestosa si eleva sul margine orientale del Girfalco, dove fu edificata in un'area che presenta un'interessante stratificazione di resti architettonici risalenti all'epoca romana e all'Alto Medioevo.
Durante gli scavi effettuati negli anni 1934-35 sotto il pavimento del duomo furono infatti messi in luce resti murari di età imperiale con laterizi recanti bolli dell'età di Antonino Pio, e più consistenti strutture murarie e pavimentali della basilica paleocristiana risalente al VI secolo. Quest'ultima era a tre navate divise in file di quattro colonne con presbiterio rialzato; delle decorazioni musive del pavimento rimane oggi in vista soltanto quella absidale, raffigurante due pavoni araldicamente disposti ai lati di un kantharos sormontato dal chrismon, motivo dipendente dalla cultura ravennate. L'antica basilica, ampliata al tempo del vescovo Lupo (826-844), venne distrutta nel 1176 da Cristiano di Magonza, per ordine del Barbarossa.
Duomo di Fermo
Cinquant'anni più tardi, la cattedrale veniva ricostruita da Giorgio da Como, come indica una lapide posta sulla facciata, recante la data 1227; dell'elegante struttura gotica rimangono oggi soltanto il prospetto e la torre campanaria. Intorno al 1781 l'arcivescovo Andrea Antonio Silverio Minucci fece demolire il resto della chiesa per ricostruirla, in un lasso di tempo di circa otto anni, in stile neoclassico su progetto di Cosimo Morelli con modifiche di L. Paglialunga.
Nel luglio del 1962 papa Giovanni XXIII la elevò alla dignità di basilica minore.
La facciata della cattedrale è in pietra d'Istria, scandita da sottili lesene, e presenta al centro un elegante portale con fasci di colonne scolpite, sormontato da un'ampia cuspide racchiudente la statua della Vergine: in asse è posto il grande rosone con dodici colonnine decorate con motivi tortili e a spina di pesce, desinenti in eleganti archi trilobati ravvivati da tessere musive policrome, opera dello scultore fermano Giacomo Palmieri (1348). Sulla cuspide del portale è il gruppo bronzeo dell'Assunta e Angeli, del 1758.
Il lato sinistro è occupato dalla torre campanaria, il cui inserimento in corrispondenza della navata laterale ha forse determinato la caratteristica asimmetrica della facciata, il cui culmine non corrisponde alla posizione del portale e del rosone.
Interno del Duomo
Le campane più antiche erano in ferro fin dal sec. VIII; si fusero in bronzo (rame e stagno in rapporto 4:1) con aggiunta di antimonio e piombo per rinforzare il suono. La loro benedizione era molto solenne e piena di segni, chiamata anche battesimo, in quanto simboleggiavano la voce di Dio. Sulla torre del duomo attualmente ci sono cinque campane, intonate per fare un concerto; sul tetto della cattedrale, troneggia dal 1423 la scultura di un gallo.
L'interno della cattedrale appare nella sua conformazione attuale alla ricostruzione neoclassica operata da Cosimo Morelli nel XVIII secolo. La chiesa è a tre navate separate da archi a tutto sesto ed ha un doppio transetto. La navata maggiore e il transetto sono coperti con volta a botte cassettonata, mentre le navate minori con cupolette, anch'esse cassettonate.
La navata centrale termina con la profonda abside, all'interno della quale si trova il presbiterio, rialzato di alcuni gradini rispetto al resto della chiesa, riformato dopo il Concilio Vaticano II. Alle spalle dell'altare maggiore barocco, in marmi policromi, al di sopra del coro ligneo, vi è il gruppo scultoreo dell'Assunzione di Maria in Cielo. Nella settimana di Ferragosto l'Altare Maggiore viene adornato da una splendida tovaglia realizzata per la festività della Madonna Assunta in Cielo realizzata presso il Monastero delle Monache Benedettine di Fermo dal 1914 al 1917. Il ricamo raffigura la processione che ancora oggi si svolge in occasione delle manifestazioni della Cavalcata dell'Assunta.
Nella processione le diverse contrade offrivano in dono alla Vergine i frutti
del loro lavoro.
Nella Cappella del Sacramento è custodito il ciborio
bronzeo realizzato nel 1570-71 da Girolamo Lombardo. Nel transetto, a
pavimento, si trova l'organo a canne Callido opus 398, costruito
nel 1803 per la chiesa dell'Angelo Custode e collocato
nella cattedrale nel 2003, anno in cui è stato restaurato da Michael
Formentelli.
La cripta del Duomo di Fermo è ricca di reliquie di santi e
di opere d'arte. Vi è un dipinto che raffigura lo Sposalizio della Vergine. La
tela attribuita a Ubaldo Ricci si pensa sia stata realizzata intorno
al 1698.
Concludiamo descrivendo la presenza di un Sarcofago
paleocristiano. La manifattura realizzata nel IV secolo è stata riutilizzata
come mensa d'altare. L'opera si compone di quindici figure, realizzate con la
tecnica dell'altorilievo, disposte con molta cura e precisione nella nicchia
centrale il Cristo Logos riceve da Caino e Abele le primizie del frutto del
loro lavoro. Le scene scolpite nelle due nicchie di sinistra fanno riferimento
al miracolo di San Pietro che resuscita Tabita. Nella prima nicchia San Pietro
accompagnato da un messo incontra le compagne di Tabita, nella seconda il
Principe degli Apostoli stringe la mano della resuscitata. Nella prima nicchia
di destra appaiono i soldati a guardia della prigione di San Pietro. Nella
seconda nicchia di destra L'Angelo tenendo per mano San Pietro lo porta via dal
carcere. (Articolo tratto da Wikipedia)
Nel 1616 furono costruiti il convento e la chiesa dedicati alla Madonna di Loreto. I frati cappuccini hanno sempre avuto rapporti con la vicina famiglia Leopardi: appartiene a essa la prima Cappella laterale destra, dove fu esposto il quadro della Madonna Consolatrice degli Afflitti, protettrice dei Conti Leopardi. Secondo la Regola dell'Ordine è senza ornamenti. Nell'altare maggiore, costruito in noce, si trova un quadro della Madonna di Loreto dipinto da Girolamo Cialderi (1593 - 1680 Urbino), ai lati due tele settecentesche raffiguranti Santa Chiara e Santa Margherita da Cortona. Nel secondo altare, alla destra di chi entra, La Madonna dell'Insalata, pregevole tela attribuita da storici dell'arte al grande artista del Cinquecento, Caravaggio. Sul piazzale di fronte alla chiesa fu eretta una stele in travertino, decorata con ceramiche di Arturo Politi e Rodolfo Ceccaroni. Nel 1774 il convento venne ingrandito; dopo la soppressione del 1810 i frati vi ritornarono nel 1815; pochi mesi dopo la soppressione del 1866 la chiesa poté essere riaperta al culto. Questa presenta esternamente una facciata a capanna, con una finestra termale, preceduta da un portico con cinque archi alternativamente a tutto sesto e a sesto ribassato; all'interno navata unica coperta a botte con due cappelle per lato. Il convento si sviluppa a destra dell’edificio sacro ed è attualmente sede del Centro Missioni Estere. All'interno del convento dei Frati Cappuccini di Recanati è stato allestito il nuovo museo missionario.
Sulla controfacciata del primitivo edificio, vi era una targa con iscrizione commemorativa datata 1570.
Il settecentesco altare in marmo, opera di Agapito Poggi, è adorno con statue di Andrea Ferreri.
Il 24 maggio 1779 l’immagine viene solennemente incoronata dall'arcivescovo card. Alessandro Mattei; il 28 settembre 1849 la Madonna delle Grazie è dichiarata Patrona di Ferrara.
Oggetto del culto è l’affresco della Madonna che allatta il Bambino, opera del Trecento ora trasferito su tela. (http://www.viaggispirituali.it/)
La Cattedrale di San Giorgio
LA FACCIATA La grandiosa facciata, dalla particolarissima struttura a tre cuspidi, fu iniziata in stile romanico, ancora prevalente nella parte inferiore: da notare il San Giorgio e le scene del Nuovo Testamento sopra la porta centrale, opera dello scultore Nicholaus (1135). La parte superiore, di qualche decennio più tarda, è in stile gotico e presenta, oltre alle numerose arcatelle e ai finestroni strombati, un magnifico Giudizio Universale scolpito da ignoto, sopra la loggia centrale. Sotto queste sculture si trova un’elegante loggia gotica contenente una statua, anticamente dorata, della Vergine e il Bambino, opera della prima metà del Quattrocento attribuita a Michele da Firenze. Nella parte bassa della facciata, a sinistra, una lapide ricorda il passaggio di Ferrara dal potere estense a quello del papa Clemente VIII. A destra, entro una nicchia, è posta invece la statua del marchese Alberto d’Este, fondatore dell’Università (1391). La fiancata posta lungo la piazza Trento e Trieste è decorata da due logge con colonnette scolpite.In basso corre la Loggia dei Merciai, occupata da negozi fin dai tempi del Medioevo. Al centro della fiancata si notano le strutture superstiti dell’antica Porta dei Mesi, distrutta nel XVIII secolo, le cui sculture sono in parte conservate nel Museo della Cattedrale. L’imponente campanile rinascimentale,in marmo bianco erosa, è opera incompiuta attribuita a Leon Battista Alberti. L’abside in laterizio è opera del massimo architetto e urbanista ferrarese, Biagio Rossetti.
INTERNO
L'interno fu interamente rifatto in varie epoche; l’abside nel XVI secolo, il transetto nel XVII e le navate nel XVIII. Oggi si presenta in stile classico, con una complessa e sontuosa decorazione pittorica e scultorea.
A. All'ingresso San Pietro e San Paolo, affreschi staccati da una chiesa sconsacrata, opera di Benvenuto Tisi da Garofalo (1481-1559), maestro della scuola ferrarese. Al di sopra le monumentali statue dei patroni di Ferrara, San Giorgio e San Maurelio Vescovo del 1746.
B. Cappella della Madonna delle Grazie con un’immagine della Vergine conservata all'interno di un sontuoso altare in marmi policromi di Agapito Poggi e Andrea Ferreri (XVIII secolo).
C. La Vergine in gloria con le Sante Barbara e Caterina, tela di Sebastiano Filippi, detto il Bastianino (1532-1602 ca).
D. I Santi Lorenzo e Francesco, con ritratto del donatore, di Ippolito Scarsella, detto lo Scarsellino (1550-1620).
E. Il martirio di San Lorenzo, di Giovan Francesco Barbieri, detto il Guercino (1591-1666).
F. Sopra la statua giacente dell’arcivescovo Ruggero Bovelli si trova un prezioso gruppo di statue bronzee del Quattrocento; Crocifissione con la Vergine e San Giovanni di Niccolò Baroncelli; ai lati i Santi Giorgio e Maurelio di Domenico di Paris.
G. Tomba di papa Urbano III. Il Pontefice morì inaspettatamente a Ferrara nel 1187, mentre sostava in città durante un viaggio.
H. Coro (primi decenni del XVI secolo): opera dei Canozi da Lendinara, ebanisti operanti in tutta l’Italia settentrionale.
I. Le pareti dell’abside sono coperte da una sontuosa decorazione di stucco dorato eseguita nel 1583-84 da Agostino Rossi e Vincenzo Bagnoli.
J. Nel catino absidale: Giudizio Universale, di Sebastiano Filippi (Bastianino). L’impianto dell’affresco (terminato nel 1580) è di chiara ispirazione michelangiolesca.
K. L’Incoronazione della Vergine e Santi, tela di F. Francia (1450 ca. - 1517).
L. Sposalizio della Vergine, di Niccolò Roselli (XVI secolo).
M. Madonna liberatrice, eseguita dal Garofalo nel 1532 quale ex-voto per la liberazione dalla peste iniziata nel 1528.
N. Madonna in trono con il Bambino e i Santi Silvestro, Maurelio, Girolamo e Giovanni, firmata e datata (1524) dal Garofalo
O. Cappella del Battistero: il fonte battesimale fu ricavato da un unico blocco di marmo nel Duecento, su modelli bizantini. È circondato da un’elaborata costruzione neogotica della seconda metà dell’Ottocento. (Articolo tratto dal sito http://www.ferraraterraeacqua.it/)
A pochi passi da Fermignano (Ps) nel territorio di Acqualagna possiamo ammirare in un vero e proprio Paradiso il santuario del Pelingo
La chiesa prende il nome dalla famiglia Pelingo che verso la fine del XIV secolo ne volle l’edificazione. Nata come oratorio sacro al SS. Sacramento e alla Madonna, la chiesa fu dapprima dedicata a S. Maria del Pelingo (per la presenza di un’immagine della Vergine ivi collocata verso il 1440) e successivamente (fine secolo XVI) a S. Michele.
Essendo diminuita col tempo l’attenzione dei fedeli nei confronti dell’immagine della Vergine, l’oratorio fu gradualmente abbandonato e dimenticato. Un grande risveglio di venerazione si ebbe a partire dal 1781 quando, a seguito di un forte terremoto, si decise l’abbattimento dell’edificio che era stato gravemente danneggiato; infatti, tornata alla luce l’immagine originaria della Madonna che era stata ricoperta da un altro dipinto, alla stessa furono attribuite alcune miracolose guarigioni; pertanto fu necessario edificare una cappella per proteggere l’immagine ed ospitare le folle di pellegrini che invocavano la Vergine col nome di Madonna della Misericordia.
Santuario del Pelingo
L’edificio attuale fu iniziato verso il 1820 e consacrato nel 1859. Il dipinto della Madonna, restaurato nel 1981 e di autore ignoto, è posto sopra l’altare maggiore e protetto da una bacheca di vetro. Nelle due cappelle laterali sono ospitati da un lato il dipinto dedicato a S. Michele Arcangelo e dall’altro quello della Madonna del Rosario, opera di Girolamo Cialdieri.
Ogni anno, il giorno 8 Settembre, in questo santuario viene celebrata la festa della natività della Madonna. Dal piazzale del santuario è possibile ammirare, verso il monte di Pietralata le rovine del castello di Pietrala. Adiacente al santuario c’è un ristoro -albergo chiamata “La casa del pellegrino” atta a ospitare i turisti che vogliono godere oltre che alle bellezze del luogo anche le meraviglie gastronomiche e pernottare.
(Fonti : la valle del Metaturo, articolo tratto da https://mondomorenix.it/)
Il Santuario della Corona è luogo di silenzio e di meditazione, sospeso tra cielo e terra, celato nel cuore delle rocce del Baldo. Documenti medievali attestano che già intorno all'anno Mille nell'area del Baldo vivevano degli eremiti legati all'Abbazia di San Zeno in Verona e che almeno dalla seconda metà del 1200 esistevano un monastero ed una cappella dedicata a S. Maria di Montebaldo accessibili attraverso uno stretto e pericoloso sentiero nella roccia.
Una pia tradizione collocava la nascita del Santuario della Madonna della Corona nel 1522, anno in cui la scultura qui venerata sarebbe stata miracolosamente traslata per intervento angelico dall'isola di Rodi, invasa dall'armata mussulmana di Solimano II, ma la datazione viene smentita dall'esistenza, nei recessi dell’attuale Santuario, di un dipinto di una Madonna con bambino, di fattura trecentesca, che costituì la prima immagine venerata nell'originaria chiesetta, che da essa prese nome.
Tra il 1434 ed il 1437 S. Maria di Montebaldo, passò in proprietà ai Cavalieri di San Giovanni, o del Santo Sepolcro, presenti a Verona dal 1362 come commenda di San Vitale e Sepolcro, che conservarono la proprietà del Santuario fino allo scioglimento con provvedimento napoleonico nel 1806. A questo periodo sembra risalire il gruppo in pietra della Pietà poi venerata come Madonna della Corona.
Alta 70 centimetri, larga 56 e profonda 25, la statua è in pietra locale dipinta. La statua poggia su un piedistallo recante la scritta
“HOC OPUS FEClT FIERI LODOVICUS D CASTROBARCO D 1432”,
tradizionalmente considerata come prova che la statua venne fatta realizzare e donata alla Corona nel 1432 da Lodovico Castelbarco, proveniente da una nobile famiglia roveretana. Nei quattro secoli di gestione, la Commenda trasformò radicalmente la Madonna della Corona, facendola diventare un autentico Santuario capiente ed accessibile grazie alla sistemazione del ponte in legno di accesso a valle (1458) e alla costruzione sopra la preesistente di una nuova chiesa, di circa 18 metri per 7 (1490- 1521).
Nel corso del Cinquecento vennero realizzate le due scale di accesso tuttora visibili: la più ampia, di 556 gradini, che dalla fonte di Spiazzi, poi denominata “Fonte dell’Indipendenza”, scendeva al ponte del tiglio, e quella più stretta, di 234 gradini, ricavata nella roccia lungo l’originario strettissimo percorso che conduceva dal ponte alla chiesa.
La nuova Chiesa
Nel 1625, iniziò la costruzione di una nuova e più ampia chiesa 4 metri sopra la precedente che rimase inglobata sotto il nuovo presbiterio. I lavori si protrassero per alcuni decenni, giungendo al tetto nel 1664 e concludendosi definitivamente nel 1685.
Nel frattempo vennero risistemate le vie d’accesso grazie al contributo del commendatore Tancredi venne costruito in una cavità del monte un ospizio per le necessità di alloggio dei pellegrini sempre più numerosi. L’assetto complessivo dell’intera area del Santuario è documentato in due preziosi inventari, del 1724 e del 1744, ed è perfettamente visibile in una bellissima incisione eseguita nel 1750 da Giovanni Antonio Urbani su incarico del rettore don Giancarlo Balbi. Sul finire del secolo XIX, su progetti dell’arch. Giuseppe Magagnotti di Verona e dell’ing. Emilio Paor di Trento, la chiesa fu ampliata e dotata di una nuova facciata in stile gotico, ornata di marmi; la conclusione dei lavori fu solennizzata il 17 settembre 1899 con la cerimonia d’incoronazione della statua dell’Addolorata.
Negli anni successivi facciata e chiesa furono impreziosite da statue dello scultore Ugo Zannoni, nel 1921-1922 fu rifatto il campanile con guglia svettante e nel 1922, in occasione del quarto centenario della comparsa della statua dell’Addolorata, venne migliorata la strada e aperta, su disegno dell’ing. Federici, la galleria d’accesso al Santuario, agevolando così il percorso ai pellegrini.
Dopo l’ultimo conflitto mondiale, dal 1946 al 1949, il rettore don Sandrini fece eseguire, su progetto dell’arch. Banterle, un ampliamento della chiesa nella parte del presbiterio.
La basilica attuale
Nel 1974 venne affidato all’architetto Guido Tisato l’incarico di redigere un progetto di un intervento globale che prevedesse l’abbattimento della Chiesa esistente, la conservazione delle parti più valide e significative e la costruzione di una struttura più ampia. Demolizione e ricostruzione del Santuario vennero effettuati dal 1975 al 1978 ed il 4 giugno 1978 il Vescovo Giuseppe Carraro poté procedere alla dedicazione del nuovo Santuario e del nuovo altare. Nel 1982 al Santuario venne attribuito il titolo “basilica minore”. Il 17 aprile 1988 Papa Giovanni Paolo II visita il e prega la Madonna della Corona. (Articolo tratto dal sito http://www.madonnadellacorona.it/)