sabato 23 aprile 2016

Maria di Nazareth - Basilica dell'Annunciazione


Maria di Nazareth, titolare della basilica dell'annunciazione di Nazareth, è una deliziosa immagine della vergine, opera dello scultore Gregor Mussner.
La Vergine è ritratta in attesa, mentre scende in fretta i gradini per portarsi in aiuto della cugina Elisabetta (Luca 1,39). 


Il suo vestito indica tutta la sua regalità. Regina del mare: nel colore verde smeraldo della veste. Regina della terra: nel colore marroncino della sua mantellina intorno alla vita. Regina del cielo: nel colore bianco azzurro del mantello e del velo. 
Sul capo un diadema in cui brillano, intrecciate tra i capelli, dodici stelle. 
Le mani: la sinistra rivolta verso il suo seno, per indicare che Gesù è in lei: e lei ci dona Gesù. La destra la offre, per dire: «cammina insieme con me».”
La statua, scolpita in occasione del giubileo del 2000 per consacrare il mondo a Maria, fu incoronata dal beato Giovanni Paolo II. ed ha visitato 35 nazioni e numerose comunità parrocchiali in Italia.
Continua tuttora a visitare varie città invitando i fedeli ad una maggiore devozione alla Madre di Dio.


Varietà di immaginette

La Storia
La "Peregrinatio Mariae" Mondiale è stata una intuizione profetica di un frate cappuccino delle Marche, Padre Giovanni Maria Leonardi.
Dopo aver pregato lo Spirito Santo e aver chiesto alla Madonna di poterla meglio servire, scrisse una lettera - datata l'8 dicembre 1995 - al Santo Padre Giovanni Paolo II, perché, come preparazione mariana al grande Giubileo del 2000, si potesse svolgere una “Peregrinatio” della Madonna attraverso le nazioni cristiane.
In attesa di un coinvolgimento ad alto livello, furono sensibilizzati vari gruppi ecclesiali, in particolare il Rinnovamento nello Spirito Santo.
Il 26 settembre 1997, a Gerusalemme, il Rev.mo Padre Custode di Terra Santa, P. Giuseppe Nazzaro, dava il suo pieno assenso all'iniziativa e incaricava lo stesso P. Giovanni Maria, perché procedesse nel porre in atto la “Peregrinatio”.
In conseguenza nasceva il gemellaggio con il Santuario Mondiale della S. Casa di Loreto (AN) insieme alla partecipazione dei Padri Cappuccini delle Marche.

Una nuova statua, che risultò subito di eccezionale bellezza, fu realizzata, dietro precise indicazioni, dall'artista Gregor Mussner di Ortisei.



La “Peregrinatio” iniziò l'8 marzo 1998 dalla Basilica dell'Annunciazione a Nazareth, e raggiunse subito dopo Loreto, per la Solennità dell'Annunciazione (25 marzo). Poi, il 15 aprile, “Maria di Nazareth” veniva incoronata da Sua Santità Giovanni Paolo II. in Piazza San Pietro.
Da quel momento, fino al Natale 1999, quando è ritornata a Betlemme,“Maria di Nazareth” è passata con la sua “Peregrinatio” attraverso 35 nazioni, incontrando folle innumerevoli di suoi figli in ogni parte della terra e accogliendoli nel suo Cuore Immacolato con la desiderata consacrazione.
Nazioni visitate:
Egitto, Argentina, Uruguay, Brasile, Paraguay, Bosnia, Albania, Macedonia, Bulgaria, Malta, Turchia, Romania, Russia, Stati Uniti, Canada, Bielorussia, Polonia, Rep. Ceca, Slovenia, Croazia, Spagna, Portogallo - Fatima, Svizzera, Congo, Colombia, Austria, Australia, India, Taiwan, Siria, Libano, Giordania, Israele, Italia, Città del Vaticano

STATUA DI MARIA DI NAZARETH

Caratteristiche in breve:

Altezza della scultura
: cm 165
Peso ca. 65 kg
Materiale: legno di tiglio
Colorazione: colori ad olio
Stellario: cesellato in argento con stelle formate da circogne e brillanti;

Statua eseguita nell'anno 1998 per il „PEREGRINATIO MARIAE MONDIALE in preparazione dell'Anno Santo 2000“;

Notizie tratte da:
http://www.mussner.info/maria_di_nazareth.html




mercoledì 20 aprile 2016

Paravati (VV) - Cuore Immacolato di Maria Rifugio delle Anime - Natuzza Evolo


“La Madonna – racconta Natuzza – è bellissima! 

Mi appare molto giovane, come una ragazza di 15\16 anni, vestita di bianco, con la pelle scura, sollevata da terra e tutta piena di luce: 

«Io sono la Mamma tua e di tutto il mondo. Io sono il Cuore Immacolato di Maria Rifugio delle Anime»”. 

 La statua la rappresenta con le braccia aperte, leggermente inclinata in avanti come una mamma che si piega ad accogliere il figlio. La “casa di Dio” che si fa casa degli uomini, nella sua elaborazione strutturale, ha cercato di ripresentare questo atteggiamento. Lo schema planimetrico della chiesa, che può accogliere complessivamente circa 2.000 fedeli, assume una conformazione cruciforme nelle cui braccia trovano la loro naturale posizione, la cappella del Santissimo, la cappella delle confessioni, la cappella feriale, il sagrato davanti al quale sorge la grande piazza delimitata dal colonnato. Nel punto d’intersezione delle braccia della croce è posta la grande aula assembleare quale fulcro e cuore dell’intera composizione. L’originaria ispirazione di accoglienza del “Cuore Immacolato di Maria rifugio delle Anime” è raffigurata nel suo “cuore” , la chiesa, e nelle “braccia tese”, il colonnato, che ci accoglie in un cammino spirituale verso il “Mistero” di Cristo. Al colonnato, poi, la cui impronta in pianta assume la forma di un cuore, è innestato il “Viale della salvezza” che dalla strada conduce alla chiesa. La costruzione sottostante la cappella delle confessioni, il sagrato e la piazza, con un insieme di elementi funzionali e autonomi, si compone di due corpi principali contigui: “Centro, sale e strutture congressuali” e il “Centro ristoro”, il primo si sviluppa su due livelli con sale per attività di studio e ricerca, mentre il secondo su due livelli, con sale polivalenti e di relazione utile all’accoglienza dei pellegrini.


Natuzza Evolo e la Fondazione
Cuore Immacolato di Maria Rifugio delle Anime

FBA Architetture di Francesco Bruno
“Non è stata una mia volontà. Io sono la messaggera di un desiderio manifestatomi dalla Madonna nel 1944 quando mi è apparsa nella mia casa, dopo che ero andata sposa a Pasquale Nicolace. Quando l’ho vista, le ho detto “Vergine Santa, come vi ricevo in questa casa brutta?” Lei mi ha risposto: «Non ti preoccupare, ci sarà una nuova e grande casa per alleviare le necessità di giovani, anziani e di quanti altri si troveranno nel bisogno e una grande chiesa che si chiamerá Cuore Immacolato di Maria Rifugio delle anime»”. Così ricorda l’evento Natuzza (all’anagrafe Evolo Fortunata), nata a Paravati, frazione di Mileto (VV), il 23 agosto del 1924. La sua vita, semplice e umile, povera e nascosta, ma allo stesso tempo straordinaria fin dalla fanciullezza per il nascere e crescere di alcuni fenomeni di cui lei è ignara spettatrice e docile strumento, è guidata e sostenuta dalla Provvidenza di Dio e al tempo stesso offerta a servizio delle persone, sollevandole nel corpo e nello spirito, invitandole a ritornare al Signore, attraverso una parola di conforto e di luce. Il 13 maggio 1987, su ispirazione di Natuzza e con l’assenso del Vescovo di Mileto-Nicotera-Tropea Mons. Domenico Cortese viene
costituita l’Associazione “Cuore Immacolato di Maria Rifugio delle Anime”, che successivamente diviene Fondazione di religione e di culto, civilmente riconosciuta dal Ministero dell’Interno dello Stato Italiano, annotata al n. 140 del Registro delle Persone Giuridiche. In quanto iscritta al n° 379 del Registro Regionale di Volontariato, la Fondazione è una ONLUS. Con l’acquisizione di terreni e vecchi fabbricati radicalmente ristrutturati, la Fondazione da vita a un primo insediamento operativo e sede della stessa: ilCentro Anziani “Mons. Pasquale Colloca”. Il 13 novembre 1993, viene realizzata per volontà di Natuzza e sotto sua indicazione la Statua del Cuore Immacolato di Maria Rifugio delle Anime. Ed è in nome e per volontà della Madonna, venerata sotto questo titolo, e per l’esempio di fede di Natuzza che nascono i Cenacoli di Preghiera. In questi anni Natuzza ha parlato del grande desiderio della Madonna: “La villa della gioia” comprendente il Centro “Ospiti della speranza” con annesso “Villaggio del Conforto”, che attraverso il “Viale della Misericordia” porta al Centro “Recupero della speranza”. Il tutto, compreso l’attuale Centro Servizi alla Persona “San Francesco di Paola”, attraverso il “Viale della salvezza” porta alla chiesa dedicata al Cuore Immacolato di Maria Rifugio delle Anime. Su precise indicazioni di Natuzza, l’Arch. Francesco Bruno e l’Ing. Domenico Bruno hanno redatto il progetto architettonico e strutturale della “bella e grande chiesa”, che vi presentiamo. 

(Tratto dal sito: http://www.rifugiodelleanime.org/chiesa.htm)


sabato 16 aprile 2016

Cerro Maggiore (MI) - Maria Immacolata della Boretta


Immaginetta donata da Lilli Marmo
Non si trova, all'origine del nostro Santuario, né un'apparizione di Maria, né una sorgente d'acqua miracolosa, ma, con certezza, la radice profonda della fede dei nostri padri e questo basta per rendercelo caro. 
I Cerresi la chiamano ancora "Chiesa della Boretta", perché la prima cappella, identificata nei documenti come "giesuolo de la Madonna", fu costruita all'inizio del 1500 sopra un terreno il cui proprietario si chiamava Boretta.
Un manoscritto, conservato nell'archivio parrocchiale, c'informa che quel primo edificio era già molto malandato, quando, nel marzo del 1596, un gruppo di uomini "mossi da buon spirito" chiese al parroco di potersi riunire in una confraternita, allo scopo di impiegare in opere religiose sia il tempo festivo che le proprietà di ognuno. Il permesso fu accordato e fu per iniziativa di tale confraternita che il 21 settembre del medesimo anno avvenne la cerimonia della posa della prima pietra, benedetta dal parroco don Antonio Lupo, a fondamento di una "giesa de la Madonna de la Concezione", di maggior ampiezza rispetto alla precedente, ma di minori dimensioni rispetto a quella attuale e senza campanile.
La chiesa fu aperta al culto tre anni dopo, proprio l'8 dicembre, festa liturgica dell'Immacolata e la confraternita religiosa, dall'abito bianco e dalla mantellina azzurra, avrebbe costituito nei secoli il principale organo gestore e finanziatore della chiesetta. Essa, infatti, si adoperò ogni anno con impegno per solennizzare la festa dell'Immacolata, programmando la predicazione della novena, la celebrazione di una messa con i cantori e lo sparo dei mortaretti, di sera, come chiusura della festa.
Il 16 giugno 1617, il cardinale Federico Borromeo (di cui parla anche il Manzoni ne "I Promessi sposi") visitò la parrocchia di Cerro e notò che la piccola chiesa era senza campanile; ordinò quindi, per iscritto, di innalzarne subito uno. Passarono però ben trentasei anni prima che venisse realizzato un canpaniletto con una sola campana.
In seguito, la solerte confraternita prese un'altra importante decisione: quella di costruire una nuova chiesa, di maggiore ampiezza. Subito acquistò il terreno necessario ed il nobile Carlo Corneliani affidò il lavoro di progettazione al noto architetto milanese Giovanni Angiolo Caslini, già ideatore della nostra chiesa parrocchiale.
Sorse, così, l'attuale chiesa, a forma ottagonale con cupola, capolavoro sì di stile barocco, ma sobrio ed elegante: un gioiello d'arte incastonato fra le case di Cerro tra il 1758, anno della posa della prima pietra, ed il 1774, anno dell'inaugurazione. 




La chiesa, capace di contenere fino a 300 persone, risultò lunga 33 m., alta 16 m. e con una larghezza massima di 18 m.
Non fu dimenticato il campanile, questa volta a due campane, anche se terminava solo all'altezza della cella campanaria.
Accurato fu lo studio dell'illuminazione naturale con l'apertura di ampi finestroni, in un tempo in cui non esisteva ancora l'illuminazione artificiale; risultò ottima anche l'acustica per l'organo, posto nella cantoria sopra il portale d'entrata. Toccò al parroco don Dornenico Vitelli l'onore di benedire la nuova chiesa, per delega del Card. Pozzobonelli. 

Erano trascorsi pochi anni dall'ultimazione dell'opera, quando l'editto austriaco riguardante la soppressione delle confraternite religiose e l'incameramento dei beni da parte dello Stato fece temere il peggio, cioè il passaggio della chiesa Boretta al governo austriaco e la destinazione della stessa ad uso profano.
Facendo appello ai più vivi sentimenti religiosi, l'allora parroco, don Baldassare Taverna, e gli amministratori comunali, tra i quali i nobili De Conturbia, seppero dimostrare, con uno scritto ai governanti, che la chiesa era necessaria sia per la vita religiosa della parrocchia, sia per essere una sede adeguata alle adunanze del Consiglio Comunale.
Per quella volta tutto andò per il meglio, o quasi, in quanto la chiesa passò alle dipendenze del parroco, il quale, però, per pagare i debiti, fu costretto a vendere l'organo della Boretta, per 775 lire, alla chiesa parrocchiale di Gazzada, in provincia di Varese.
Purtroppo, in un'altra occasione, e precisamente nell'agosto 1848, non ci fu lieto fine; non si riuscì, cioè, ad evitare la profanazione del luogo sacro da parte delle truppe austriache, le quali, timorose di un'insurrezione in provincia, simile a quella gloriosa delle Cinque Giornate di Milano (marzo 1848), si erano stanziate anche nella nostra zona.
Il motivo di tale occupazione è forse da ricercarsi nel fatto che all'insurrezione milanese avevano partecipato, come dicevano le cronache, alcuni Cerresi.
E' documentato che il cerrese Angelo De Angeli partecipò alla Prima Guerra d'indipendenza nel 1848, prendendo parte alle battaglie di Mozambano, di Mantova, di Verona e di Peschiera. Con lui vi erano: Cerini Carlo, Donati Gian Maria, Gianazza Giuseppe, Lucchini Giacomo, Mariani Angelo e Roveda Angelo. (Documento dell"Archivio Comunale).
Passarono alcuni anni e, terminata la seconda guerra d'indipendenza (1859) con la cacciata degli Austriaci, i Lombardi si sentirono di nuovo cittadini liberi nella propria Patria. Terminato il periodo di occupazione, i Cerresi si preoccuparono di restaurare e rendere più bella "la casa della Madonna" (così infatti molti anziani chiamavano significativamente la chiesa della Boretta).
Accanto ad essa sorse l'abitazione per il cappellano, che ogni mattina celebrava la messa nella chiesa adiacente. Nel 1874 il santo parroco don Aquilino Marelli fece innalzare un solido e decoroso altare, con tanto di balaustra, ad opera dello scultore Innocente Candiani di Milano. Fece collocare, inoltre, le statue di San Carlo e di Sant'Ambrogio nelle nicchie laterali (notizie da www.reginamundi.info).


sabato 9 aprile 2016

Treviglio (BG) - Beata Vergine delle Lacrime

Immaginetta donata da Tilde Bigatti
A 494 anni dal miracolo 

Un evento che, grazie alla fede dei cittadini e alla loro devozione alla Madonna, non ha mai perso importanza, anzi è cresciuto come dimostrano le iniziative religiose e civili che ogni anno vengono organizzati.
Treviglio ha da poco celebrato la tradizionale festa della Madonna delle lacrime. La festa del Miracolo, ricorda infatti il miracolo della lacrimazione dell'immagine della Madonna che il 28 febbraio 1522 convinse il generale francese Odetto di Foix, visconte di Lautrec, a non saccheggiare la città.
Un evento straordinario che il Comune decise di celebrare dichiarando l'ultimo giorno di febbraio (il 29 se l'anno è bisestile) festa cittadina.
L'immagine della Madonna con bambino, dipinta su una parete del monastero delle agostiniane, secondo la tradizione storica lacrimò di mattina. Da 494 anni, nel santuario della Beata Vergine delle lacrime, dove il dipinto è stato trasferito nel 1619, alle otto di mattina viene celebrata la Messa del Miracolo che vede la partecipazione di numerosi trevigliesi e non solo. La messa è preceduta dal canto della Salve Regina e dall'innalzamento del velo che poi viene fatto scendere sopra l'immagine della Madonna la domenica sera durante la cosiddetta Messa vespertina o della "velazione".

Il velo, posto sull'altare del santuario, viene coperto in attesa di essere reso nuovamente visibile nel corso della Messa del giorno seguente.

La festa della Madonna delle Lacrime è diventata anche l'occasione per il riconoscimento dei cittadini benemeriti. Vengono consegnati, ogni anno, i Premi Madonna delle Lacrime, la medaglia celebrativa del miracolo e i Premi San Martino d'Oro.


Il Santuario della Beata Vergine delle Lacrime fu fatto costruire da San Carlo Borromeo. Il tempio, progettato secondo gli stilemi architettonici dell’età Borromaica (ma poi ampliato agli inizi del Novecento da Cesare Nava), ospita dal 1619 la venerata immagine di Maria Santissima. Nei secoli pittori e scultori, lombardi e non, furono via via chiamati ad abbellire e ornare la sacra dimora mariana.

lunedì 28 marzo 2016

Sant'Anastasia (NA) - Madonna dell'Arco


Il miracolo delle stelle attorno alla Vergine S.S. Dell'Arco

A molti miracoli e molte grazie è legata la devozione alla Vergine Maria dell'Arco; ne fan­no fede le migliaia di ex voto. Tante le testimonianze riportate dal Domenici nel suo scritto; se ne contano circa duecento con riferimenti a persone ben precise, a testimonianze e per al­cune anche a veri e propri processi canonici. Oltre a queste innumerevoli grazie ricevute per intercessione della Beata Vergine Maria, la storia della devozione a questa sacra immagine è costellata da fenomeni straordinari certificati da testimoni autorevoli, anche da verbali notarili. Uno di questi episodi è il miracolo della pietra spezzata. Quando fu costruito il tempietto attuale, si volle rivestire di marmi il muro dov'è dipinta l'immagine della Madonna. Con brutta sorpresa si trovò una grossa pietra vesu­viana, incastrata nel muro, che con una delle sue punte arrivava sotto la figura della Madonna. Non si riusciva a toglierla con nessun mezzo, an­zi c'era pericolo che da un momento all'altro tut­to l'intonaco dov'era dipinta l'immagine andas­se in briciole.


L'architetto Bartolomeo Picchiat­ti, vistosi perduto, prese in mano la pietra e pregò con fede la Madonna di dargliela. Essa si spezzò: metà restò nel muro e metà cadde a ter­ra. Questa, a ricordo, fu esposta in chiesa, ma per salvarla dai fedeli che ne prendevano delle schegge per devozione, fu collocata in alto in uno dei pilastri del santuario, dove ancora si può vedere. Era la notte del 15 febbraio 1621. Nel pomeriggio del 7 marzo del 1638 alcune pie donne che pregavano, nell'alzare gli occhi verso la miracolosa immagine notarono qualche cosa d'insolito. Fissando più attentamente lo sguardo videro che la guancia colpita dalla palla del sacrilego giocatore sanguinava di nuovo. 

Prima timidamente, poi a gran voce gridarono al miracolo, facendo accorrere i vicini e i frati, che, atterriti, dovettero constatare la verità di quanto le buone donne asserivano. Il prodigio non cessò quella sera, ma fu visi­bile a tutti per diversi giorni, dando modo così alla notizia di diffondersi anche lontano. E da tutte le parti fu un accorrere concitato di fede­li, curiosi, ammirati e atterriti insieme. La folla aumentò di giorno in giorno, fu tanta che le au­torità stesse religiose e civili non poterono tra­scurare la cosa. Accorse infatti da Napoli il viceré Ramiro Felipe Munez de Guzman, duca di Me­dma las Torres; e nello stesso giorno il vescovo di Nola monsignor Giambattista Lancellotti mandò il suo vicario generale don Domenico Ignoli, perché constatasse l'accaduto. Il tutto fu testificato con un atto ufficiale da un pubblico notaio e alla presenza del viceré, di tutti i padri del convento, di molti padri minori conventua­li e di tutti i sacerdoti della Collegiata di Somma. 

Tra i vari prodigi certamente quello più evan­gelico, vissuto in modo giornaliero, è stato (ed è ancora oggi) l'assistenza spirituale e materiale ai pellegrini. In certe occasioni però quello che era un'evangelica quotidianità diventava testi­monianza di grande carità cristiana. Ci si rife­risce qui a catastrofici eventi che la popolazio­ne campana ha vissuto nei quattro secoli dell'e­sistenza di questo santuario mariano. Quando vi fu l'eruzione del Vesuvio tra la fine del 1631 e l'inizio dell'anno seguente furono ospi­tate e curate migliaia di persone finché non ter­minò il pericolo. Anche in questa circostanza si racconta di un prodigio accaduto: per tutto il tempo dell'eruzione il volto della Madonna scom­parve e si rese visibile solo alla fine dell'eruzione. A ricordo di tale evento fu posta, dietro l'edico­la della sacra immagine, una lapide di raro mar­mo nero con una scritta incisa in lettere d'oro. Anche durante la peste del 1656, che colpì la Campania, mietendo centinaia di migliaia di vittime, il santuario fu luogo di ricovero e di cura. In questa occasione è nata la devozione di ungersi in casi di malattia con l'olio della lam­pada votiva che arde, giorno e notte, presso l'immagine della Beata Vergine. Molte testimo­nianze attendibili ci sono giunte a proposito della guarigione dalla peste ottenuta invocando con fede la Madonna. Così in altre simili occasioni il santuario è di­ventato luogo di riparo e di carità evangelica nel­l'assistenza dei rifugiati. Un altro prodigio, che va narrato per la sua ec­cezionalità e le sicure testimonianze riportateci, accadde al tramonto del 25 marzo 1675. Un re­ligioso del convento piamente pregava dinanzi all'altare di Maria, quando, alzando gli occhi verso l'immagine, vide sotto la lividura della guancia risplendere una luce color d'oro e tutto intorno sfavillare numerose e piccole stelle. Ri­tenendo che fosse un'allucinazione chiamò il sacrestano, e senza prevenirlo, l'invitò a guardare l'immagine. 

Questi, colmo di meraviglia, confermò la visione della luce e delle stelle e corse a chiamare il priore, in quel tempo padre Ros­sella. Accompagnato da altri due frati all'altare della Vergine, il superiore constatò il miracolo. Il mattino dopo all'alba, il vescovo di Nola, monsignor Filippo Cesarino, avvisato dal prio­re del convento, si recò a visitare la sacra im­magine. Osservò lungamente le stelle e, com­mosso, volle che immediatamente anche il suo vicario osservasse e attestasse quel prodigio. Ordinò ai padri di divulgare la notizia e di non porre ostacoli alla gioia e al fervore dei fedeli e, appena ritornato a Nola, comandò che per tut­ta la diocesi s'istituissero pubbliche processioni di ringraziamento. Il viceré del tempo, Antonio Alvarez Marche­se D'Astorga, accorse anche lui al santuario, e confermando l'ordine del vescovo di Nola, co­mandò che per mano di un pubblico notaio ve­nisse redatto un documento riguardante l'acca­duto, da inviare poi al re di Spagna, assieme a una riproduzione dipinta del miracolo stesso. Dopo il viceré vennero e constatarono il prodi­gio il cardinale Orsini (più tardi papa Benedet­to XIII), l'inquisitore di Napoli e i consultori del Sant'Uffizio vaticano. Il 26 aprile, quindi circa un mese dopo (il che significa che tale prodigio durò molto tem­po), il notaio Carlo Scalpato da Nola redasse l'at­to ufficiale in presenza e con la testimonianza di moltissime persone autorevoli, religiose e civili, tra le quali troviamo il nunzio della Santa Sede presso il Regno di Napoli, monsignor Marco Vicentino, vescovo di Foligno; il vescovo di Nola Filippo Cesarino; il vicario generale della dio­cesi, Giovanbattista Fallecchia; il duca Fabri­zio Capece Piscicelli del Sedil Capuano e suo fratello Girolamo; don Nicola Capecelatro; il resi­dente del duca di Toscana presso la corte di Na­poli, don Santolo di Maria, e il giudice del luo­go dottor Onofrio Portelli (Notizie tratte dal sito http://www.madonnadellarco.it) (per il Sito Ufficiale del Santuario clicca sull'immagine sotto).



domenica 27 marzo 2016

La Vergine del Cammino


Il Cammino neocatecumenale è un movimento che, all'interno della Chiesa cattolica, ha l'obiettivo di formare i suoi membri al cattolicesimo e prefiggendosi per essi la riscoperta del battesimo attraverso un percorso spirituale. È nato in Spagna nei primi anni sessanta per iniziativa del pittore Kiko Argüello, di Carmen Hernández che tuttora sono i responsabili del movimento, facenti parte dell'équipe a capo del movimento, che dal 1971 include il presbitero Mario Pezzi.

La Vergine del cammino, che Kiko dipinse nel 1973, è ispirata ad un'icona che si trova nel monastero di Kikko (Cipro). Argüello realizzò la sua icona a Parigi a partire da una riproduzione in bianco e nero dell'icona di Kikko, che vide in un libro di icone russe del quale ignorava completamente l'origine. La tradizione dice che questa Vergine, chiamata anche Kikotissa, fu dipinta dall'Apostolo Luca.
Vergine Eleousa di Kikko

La storia dice che fu grazie ad un monaco chiamato Isaia che viveva nelle belle montagne di Troodos nell'isola di Cipro. L'imperatore bizantino Alejo I Comneno (1081-1118) aveva una figlia che soffriva di una malattia rara e incurabile. Isaia parlò con l'imperatore e gli disse che la figlia sarebbe guarita se lui avesse costruito (su quelle montagne di Troodos) un monastero e poi donasse l'icona della Vergine Maria che lui possedeva nel suo palazzo. Così nel 1100, si inaugurò la costruzione del monastero di Kikko e lì vi pose l'icona della Vergine, mentre la figlia dell'imperatore guarì. Ci sono alcune icone che hanno lo stesso schema compositivo della Kikkotissa e si chiamano allo stesso modo. Una molto conosciuta è quella del geniale pittore russo Simon Ushakov. E' una foto della sua "Vergine Eleousa di Kikko" (1668). 
Ciò che attira l'attenzione è che la Vergine ed il Bambino guardano nella stessa direzione. Qui la Vergine tiene il bambino, già cresciuto, in braccio e gli sta consegnando il rotolo di pergamena del profeta Isaia che dice 

"Lo spirito del Signore è sopra di me,
perché il Signore mi ha unto.
Mi ha inviato per dare la Buona Notizia ai poveri (Is 61,1)"
.

L'icona che dipinse Kiko non è così grande come si vede in alcune riproduzioni, ma piccola e si può contemplare in un cappella della cattedrale della Almudena (Madrid).

Sito Ufficiale
Cammino Neocatecumenale


giovedì 11 febbraio 2016

Beata Vergine Maria di Lourdes


Breve storia di Lourdes

Nostra Signora di Lourdes (o Nostra Signora del Rosario o, più semplicemente,Madonna di Lourdes) è l'appellativo con cui la Chiesa cattolica venera Maria in rapporto ad una delle più venerate apparizioni mariane.
Il nome della località si riferisce al comune francese di Lourdes, nel cui territorio - tra l'11 febbraio e il 16 luglio 1858 - la giovane Bernadette Soubirous, contadina quattordicenne del luogo, riferì di aver assistito a diciotto apparizioni di una "bella Signora" in una grotta poco distante dal piccolo sobborgo di Massabielle. A proposito della prima, la giovane affermò:
« Io scorsi una signora vestita di bianco. Indossava un abito bianco, un velo bianco, una cintura blu ed una rosa gialla sui piedi ».
Questa immagine della Vergine, vestita di bianco e con una cintura azzurra che le cingeva la vita, è poi entrata nell'iconografia classica.
Nel luogo indicato da Bernadette come teatro delle apparizioni fu posta nel 1864 una statua della Madonna. Intorno alla grotta delle apparizioni è andato nel tempo sviluppandosi un imponente santuario.
Attorno al luogo di culto si è ampliato successivamente un importante movimento di pellegrini. Si calcola che oltre settecento milioni di persone abbiano visitato Lourdes.




Dettaglio delle principali apparizioni, secondo il racconto di Bernadette:
11 febbraio: prima apparizione. La Signora recita il Rosario; Bernadette si unisce a lei. Al termine della preghiera, la Signora svanisce.
18 febbraio: terza apparizione. Per la prima volta la Signora rivolge la parola a Bernadette e le chiede di ritornare alla grotta per i successivi quindici giorni.
21 febbraio: sesta apparizione. La voce si è sparsa e Bernadette viene seguita alla grotta da circa cento persone. Nelle apparizioni successive la folla cresce, alla quindicesima saranno circa ottomila. Al termine Bernadette è interrogata dalla polizia.
25 febbraio: nona apparizione. Su richiesta della Signora, Bernadette scava con le mani nel terreno e trova una sorgente d'acqua.
1º marzo: dodicesima apparizione. Si verifica il primo presunto miracolo: una donna di nome Caterina Latapie immerge il suo braccio paralizzato nell'acqua della fonte, e riacquista la mobilità dell'arto.
25 marzo: sedicesima apparizione. Finalmente la Signora, che fino ad ora non aveva voluto dire il proprio nome, risponde alla domanda con queste parole pronunciate in dialetto guascone, l'unica lingua che Bernadette comprendeva:
(OC)

« Io sono l'Immacolata Concezione »

16 luglio: diciottesima e ultima apparizione. La polizia ha chiuso l'area della grotta con un'inferriata per vietarne l'accesso; Bernadette si reca allora sulla sponda opposta del Gave. Dichiara tuttavia di aver visto la Signora vicina come le altre volte, come se fosse stata davanti alla grotta.
Secondo quanto affermò Bernadette, la "signora" si presentò il 25 marzo 1858 (festa dell'Annunciazione), come l'"Immacolata Concezione".
Bernadette, all'epoca una piccola contadina analfabeta che non aveva neppure frequentato il catechismo, molto probabilmente non conosceva la dichiarazione dogmatica del 1854. Lei stessa raccontò di non sapere il significato di quelle parole e di essere stata capace di riferirle solo perché nel correre a casa le aveva continuamente ripetute tra sé e sé.
Vista del santuario di Nostra Signora di Lourdes
Il parroco Peyramale fu dapprima sorpreso per tale espressione, e fu quindi convinto sull'origine divina degli eventi in corso, divenendo un sostenitore dell'autenticità delle apparizioni. Secondo i fedeli quindi, la Madonna con questa autodefinizione, ha confermato l'esatto contesto teologico di quanto affermato dal dogma promulgato da Papa Pio IX.
Al contrario, l'uso, da parte della ragazza analfabeta, di un'espressione teologica al di fuori delle sue conoscenze, fu interpretato dagli scettici come prova che essa era "manovrata" da qualcuno. (Wikipedia)