giovedì 8 febbraio 2018

Castelpetroso (IS) - Maria SS. Addolorata



Basilica santuario di Maria Santissima Addolorata 

La basilica santuario di Maria Santissima Addolorata, o semplicemente basilica dell'Addolorata è un importante luogo di culto cattolico situato nel comune di Castelpetroso, in provincia di Isernia, e appartenente all'arcidiocesi di Campobasso-Boiano.

Le apparizioni
Secondo la testimonianza delle veggenti, la Vergine Maria apparve la prima volta il 22 marzo 1888 a due pastorelle di nome Serafina e Bibiana in località Cesa tra Santi, sulle pendici del Monte Patalecchia. A questa prima apparizione ne seguirono altre e, in seguito al riconoscimento di tale fenomeno, papa Paolo VI ha proclamato Maria Santissima Addolorata di Castelpetroso patrona del Molise il 6 dicembre 1973.

Facciata della Basilica minore

La costruzione 

Negli anni novanta del XIX secolo, si decise di costruire un santuario presso il luogo delle apparizioni, ma più a valle rispetto a questo, affinché fosse più facilmente raggiungibile dai pellegrini. Il progetto venne affidato a Giuseppe Gualandi, alla cui morte (1944) subentrò il figlio Francesco. Il 28 settembre 1890 venne posata la prima pietra e si diede inizio alla costruzione del santuario. Essa procedette a rilento a causa di problemi economici e delle due guerre mondiali: nel 1907 fu terminata e aperta al culto la cappella dei Polacchi, ma le mura perimetrali della chiesa furono portate a compimento solo nel 1950, grazie alle sovvenzioni di don Nicolino Passarelli, canonico teologo della cattedrale di Venafro, avvocato della Sacra Rota e professore. Nei decenni successivi si completò il santuario che venne consacrato il 21 settembre 1975 dal vescovo di Boiano-Campobasso Alberto Carinci. Il 19 marzo 1995, giorno di san Giuseppe e terza domenica di quaresima, papa Giovanni Paolo II, in occasione del suo secondo viaggio pastorale in Molise, visitò il luogo delle apparizioni e il santuario, e celebrò la santa messa e l'Angelus. Il 14 novembre 2004, l'arcivescovo metropolita di Campobasso-Boiano Armando Dini ha promulgato il nuovo statuto del santuario, che è stato affidato ad un proprio vicario episcopale. In conseguenza di tale nuovo statuto, i frati francescani dell'Immacolata, che amministravano economicamente e pastoralmente le attività del santuario, ne hanno abbandonato la direzione dopo 12 anni di attività al suo interno, al loro posto sono subentrati i frati minori conventuali. Nel gennaio 2005 è stato realizzato il nuovo altare, posizionato al centro dell'aula. Il 21 settembre 2011, in occasione del 121º anniversario della posa della prima pietra, il santuario ha ricevuto la visita del cardinale Angelo Bagnasco, presidente della Conferenza Episcopale Italiana. Il 21 settembre 2013, 123º anniversario della posa della prima pietra, il santuario è stato elevato alla dignità di basilica minore da papa Francesco, il quale l'ha visitata il 5 luglio 2014 incontrando i giovani di Abruzzo e Molise. 


Presenza di religiosi
Dal febbraio 1993 al 2005 il santuario è stato affidato alle cure pastorali e liturgiche dei francescani e delle francescane dell’Immacolata, fondati da padre Stefano Maria Manelli negli anni ottanta. Nel nuovo millennio sono subentrati i frati minori conventuali di Abruzzo e Molise. L'assistenza dei pellegrini e l'orfanotrofio sorto accanto alla chiesa sono stati affidati alle piccole discepole di Gesù di Marino (Roma) fino al 2013. Dal 28 settembre 2014 i servizi di assistenza dei pellegrini sono stati affidati a un altro istituto religioso femminile, le serve del Signore e della Vergine di Matarà.

Il Santuario 
Foto tratta da internet del Santuario
Il santuario della Santissima Addolorata sorge all'interno del territorio del comune di Castelpetroso, ad est della frazione Pastena, non lontano dalla strada statale 17 dell'Appennino Abruzzese e Appulo Sannitica. L'esterno della chiesa è caratterizzato dalla facciata. Essa è stretta fra le due torri campanarie ed è tripartita orizzontalmente da tre sezioni della medesima altezza, ciascuna delle quali termina con una cuspide triangolare; al centro si apre una quadrifora, ai lati una trifora. In basso, vi sono i tre portali strombati, decorati con lunette musive raffiguranti Gesù in croce tra Maria e Giovanni(al centro), l'Annunciazione (a sinistra) e l'Incoronazione di Maria (a destra). I battenti bronzei raffigurano scene dell'Antico e dal Nuovo Testamento. I due campanili sono a pianta quadrata e presentano due ordini sovrapposti di bifore, con quello inferiore più alto. Al loro interno si trova un concerto composto da dieci campane della Pontificia Fonderia di Campane Marinelli, due risalenti al 1910 e le restanti al 1947. La cupola ottagonale si innesta su un alto tamburo che presenta, su ciascun lato, terminante con una cuspide triangolare, una bifora. La cupola è sormontata da una lanterna, anch'essa ottagonale, che alla sua sommità raggiunge un'altezza di 52 metri. 


L'interno della chiesa
L'interno della chiesa è caratterizzato dalla particolare pianta centrale, costituita dall'aula ottagonale coperta dalla cupola e circondata da un deambulatorio con volta a crociera, lungo il quale si aprono tre profonde cappelle absidate e due più piccole a pianta quadrata; i tre portali non danno direttamente sul deambulatorio, ma su un endonartece (nelle basiliche paleocristiane e in quelle romaniche più antiche, vestibolo situato all'interno della facciata) di un'unica campata diviso in tre navate da archi a tutto sesto; sul lato opposto, si trova la cappella maggiore, leggermente più grande rispetto alle altre sei, delle quali ricalca la pianta e con le quali vuole significare il numero delle spade che trafiggono il cuore di Maria Addolorata. In ognuna delle sei cappelle laterali, vi è un altare in marmi policromi sormontato da una tela di Amedeo Trivisonno raffigurante uno dei dolori di Maria; di Trivisonno sono anche le tele della Resurrezione di Gesù e dell'Assunzione di Maria, poste nell'endonartece. La cappella maggiore, in asse con l'ingresso, presenta il pavimento rialzato rispetto al resto della chiesa. Al suo interno si trova l'antico altare maggiore in marmi policromi, sormontato dal cosiddetto Trono, edicola marmorea neogotica riccamente decorata all'interno della quale si trova il Simulacro di Maria Santissima Addolorata di Castelpetroso. Questo è costituito da due statue in legno dipinto raffigurante la Vergine semi inginocchiata presso il corpo, deposto per terra, di Gesù morto. 

L'attuale gruppo scultoreo risale al 1963 ed è il frutto del rifacimento dell'originale, opera di Nicola Santillo, donato nel 1894 dalla popolazione di Colle Sannita. 


Organo a canne 
Sulla cantoria in controfacciata, si trova l'organo a canne, costruito nel 1993 dai Fratelli Ruffatti. Lo strumento è a trasmissione mista, meccanica per i manuali e il pedale ed elettrica per i registri, e la sua consolle, avente due tastiere di 58 note ciascuna e pedaliera concavo-radiale di 32 note, è a finestra. La cassa è caratterizzata dalla mostra, composta da canne di Principale disposte a cuspide e ad ali in più campi. 


A pavimento nell'aula si trova un secondo organo a canne, un positivo a cassapanca costruito nel 2017 da Nicola Puccini; a trasmissione integralmente meccanica, dispone di cinque registri su unico manuale, senza pedaliera. (Notizie tratte da Wikipedia) 





domenica 4 febbraio 2018

Orbetello (GR) - Madonna del Monte Argentario


Santuario della Presentazione di Maria Santissima  

Madonna con il Bambino

Nel 1733 Paolo Danesi di Ovada, fondatore della Congregazione dei Padri Passionisti, intraprese la costruzione del santuario intitolato alla Presentazione di Maria Santissima. Sempre sulla stessa strada troviamo il convento di San Giuseppe eretto su un sito eretto, si dice, dallo stesso San Paolo. Egli approdò casualmente a Porto Ercole verso il 1721 e scelse come luogo di ritiro proprio il promontorio, il Vescovo di Pitigliano gli concesse quindi il romitorio di Sant'Antonio. 
Con l’aumento dei religiosi il fondatore decise di erigere un nuovo edificio sul luogo indicatogli dalla Madonna.

Dopo un anno di pausa a causa della guerra di successione tra spagnoli e austriaci i lavori di costruzioni furono ripresi con il contributo inoltre di Carlo III Re di Napoli e di svariate famiglie di Orbetello. Nel settembre del 1737 il santuario fu benedetto solennemente e aperto al culto.

Edificio del Convento dei padri Passionisti
In seguito nel 1739 venne costruito l’altare di sinistra che venne dedicato a San Michele Arcangelo, nel 1746 fu edificata la cappella di Santa Maria Maddalena. La volta della chiessa venne restaurata nel 1779 che diede il via ad una serie di aggiunte che culminarono con la costruzione del campanile.

Nel 1781 si diedero inizio ai lavori di restauro generale con a capo Michele Rusconi la cui opera la possiamo ammirare nelle splendide cornici, gli stucchi, le lesene ed i capitelli.

La facciata del santuario risale invece al 1856 ed è ispirata allo stile neoclassico. Il braccio che guarda verso Orbetello fu costruito nel 1843 e subito dopo vennero erette le cappelle denominate del Crocifisso e quella dedicata al Fondatore. (Tratto dal sito http://www.viaggispirituali.it/) 



Il santuario della presentazione di Santa Maria
Alla scoperta delle origini socio-culturali del santuario Monte Argentario

Il Monte Argentario ospita un santuario dedicato alla presentazione di Maria Santissima ; è la casa della Congregazione dei Padri appassionati. Il santuario fu costruito nel 1733 da Paolo Danesi di Ovada, il fondatore della congregazione, che in seguito divenne San Paolo della Croce (San Paolo della Croce). A circa un chilometro da questa struttura, lungo la stessa strada, troverete il Convento di S. Giuseppe. Sembra che sia stato costruito da San Paolo della Croce stesso. Era sbarcato per caso a Porto Ercole nel 1721 e decise di fondare il suo eremo nella zona. Il terreno gli fu concesso dal vescovo di Pitigliano che gli diede l'eremitaggio di Sant'Antonio. In seguito il fondatore decise di costruire un nuovo edificio in un luogo che la Vergine Maria gli aveva indicato.
 

mercoledì 31 gennaio 2018

Andria (BT) - L'Icona di Andria XIII sec.


Madonna con Bambino
Percorso museale virtuale

Sulla parete destra del transetto della Cattedrale, in una pregevole cornice marmorea policroma settecentesca, proveniente dalla demolita Chiesa della SS. Trinità annessa al monastero delle Monache Benedettine in piazza Duomo, è inserita una copia fotografica della stupenda "ICONA DI ANDRIA".

Per una lettura descrittiva, emozionale e religiosa piuttosto che tecnica si riportano i seguenti commenti; per uno sguardo invece artisticamente approfondito è possibile leggere alcuni brani stralciati da studi dell'esimio prof. Valentino Pace (riportato tra i documenti e le letture).

"LA ICONA DI ANDRIA è la più bella delle Icone di Puglia. Sta a fronte anche alla celeberrima icona della Tenerezza di Vladimir. È databile intorno al 1275. Si fa l'ipotesi che sia prodotto della raffinata arte bizantina di corte, importata in Italia alla seconda metà del XIII secolo.
Non era circondata da un particolare culto negli ultimi tempi.
Fu trovata e raccolta in un angolo della retrosacrestia della cattedrale con altri quadri. Questa è forse la ragione del suo deterioramento. Dovette essere nota a suo tempo. Da essa sembra dipendere tutto un gruppo di tavole dugentesche, tra cui la Madonna della Fonte di Canosa, la Madonna della Fonte di Trani... Tempera su tavola, cm 72 x 52.
Proviene dal Monastero delle Benedettine di Andria."



[tratto da Ho raccolto per voi, di G. Lanave, Tip. Guglielmi, Andria, 1994, pag. 12]



Ricostruzione dell'Icona di Andria, con le probabili scritte in greco

In una "Relazione sul Monastero e Chiesa di donne Monache sotto il titolo di S. Benedetto in Andria", redatta il 22 dicembre 1909 dall'ispettore Angelo Pantaleo della "Soprintendenza ai Monumenti della Puglia e del Molise" si trova scritto:
"Su dipinto ad encausto, vedesi una Madonna col putto, di quelle dette comunemente di S.° Luca. L’iconografia della figurazione, la grandezza maggiore del vero, le aureole dorate, la dicitura in greco, gli occhi ampi a mandorla, la bocca ad arco, il viso ovale, il mento robusto, il colore bruno; la dicono una tavola, la tavola istessa di legno di quercia, di fattura bizantina o tutt’al più: bizantina – benedettina; benché sia molto sciupata e restaurata, tuttavia non ha perduto di carattere. La parte superiore finisce a trilobo: misura m: 1,20 x 0,85. [e nella conclusione, enumerando quanto è "da riguardarsi e conservarsi" di questo dipinto scrive:] Tavola di scuola bizantina - Benedettina, sita nell'ambulatorio delle grate, autore ignoto, epoca 1100."


In questa relazione si parla certamente dell'Icona di Andria; la tavola originariamente era più grande; col tempo ha perduto i pezzi laterali e inferiore, nonché il "trilobo" superiore (non è precisato se a tutto sesto o acuto alla gotica), con "la dicitura in greco" (forse le iniziali delle seguenti parole in greco-cirillico: Μ[ητέ]Р Θ[εο]У - I[ησού]С Χ[ριστό]С); tale danneggiamento appare evidente dall'incompletezza dell'aureola e delle spalle, sia della Vergine che del Bambino, al quale mancano anche gran parte delle gambe (una ipotetica ricostruzione è tentata nell'immagine di sinistra).

Inoltre il 1° ottobre del 1930 mons. Alssandro Macchi (allora Vescovo di Como e Amministratore di Andria), redigendo un inventario degli oggetti trovati nel Convento e nella Chiesa delle Benedettine, in merito all'Icona di Andria scrive: "Pittura della Madonna su legno, custodita nel Tesoro della Cattedrale."

"Questa Icona preziosa, che nettamente si distingue dalla folla delle altre Icone della Puglia, ci dà anche una stupenda lezione visiva di teologia. Il viso dolente della Vergine emerge dal fondo dorato (l'oro, con la sua luce, è un simbolo dell'eternità): Dio ab eterno ha pensato a Maria Madre del verbo incarnato e corredentrice - con i suoi dolori - del genere umano.
La "vita eterna" che un architetto [alξeberius] invocava sul pilastro della Cattedrale è Cristo suo Figlio e ci viene da Lei, Vergine e Madre; e il Cristo essa mostra come via per gli uomini, Madre dell'Unico e Madre della Chiesa" 
[tratto da San Riccardo Protettore di Andria, di G. Lanave, Tip. Guglielmi, Andria, 1989, pag. 144]

Cattedrale di Andria
"... l'icona di Andria ... è stata definita «una combinazione» dell'Odigitria e dell'Eleousa. Tale essa potrebbe forse correttamente definirsi se non fosse che queste stesse categorie iconografiche implicano di frequente varianti al loro interno, così da renderne difficile una definizione canonica. Ciò lo si può constatare al suo confronto con le due cosiddette Odigitrie del Sinai e di Monreale: a cominciare dallo sguardo della Vergine, indirizzato, a Monreale — e ad Andria, ma non al Sinai! — verso il fedele, a stabilire con lui un diretto nesso devozionale. Agli occhi della Vergine, innalzando verso di Lei i propri, è anche rivolto lo sguardo del Bambino di Andria, mentre a Monreale Egli segue con lo sguardo la direzione della mano benedicente e al Sinai mantiene un'impassibile astrazione, perfettamente consona alla gravità dell'immagine. La benedizione è impartita ad Andria con la mano quasi distesa in proseguimento dell'avambraccio, mentre altrove è sollevata. Diversamente da ambedue le altre e in coerenza con questa maggiore umanizzazione dell'immagine, la Madonna di Andria stringe a sé con la Sua mano sinistra il Figlio, esprimendo una forza affettiva che è quella già evidenziata dal celebre mosaico costantinopolitano eseguito per Giovanni II Comneno a Santa Sofia e in seguito sull'abside cipriota di Lagoudera. ...
Più naturalistico rispetto all'astratta soluzione dell'icona sinaitica e poi ad Andria — e con diversa formulazione anche a Monreale — il modo con cui il maphorion della Vergine discende dal capo e incrocia i suoi due lembi sotto il giro del collo, dove illogicamente si interrompe tuttavia il percorso della fettuccia dorata che lo orla. Solo ad Andria infine, fra le tre opere in questione, il volto della Vergine è incorniciato da una cuffia rossa, come pure avviene di frequente a Cipro, in Dalmazia e in Toscana, per citare aree con cui la Madonna di Andria è stata messa in riferimento. Diversamente dall'icona sinaitica e dalla lunetta monrealese il Bambino di Andria indossa una vesticciola purpurea rabescata d'oro cui «non» si avvolge nessuna forma di cinta (Sinai) o bretella (Monreale) e che è solo connotata dalle rabescature dorate della crisografia — qui del tutto assente sul manto della Vergine. Per il manto che avvolge la spalla destra della Vergine il pittore di Andria sembra aver utilizzato un modello simile a quello monrealese, diminuendo tuttavia l'angolo di caduta delle pieghe, disposte adesso più in orizzontale. ..."
[tratto da ""Circolazione e ricezione delle icone bizantine: i casi di Andria, Matera e Damasco" di Valentino Pace, in "Studi in onore di Michele D'Elia", a cura di Clara Gelao, R&R Editrice, Matera / Spoleto, 1996, pagg. 157-165]. - L'estratto è pubblicato anche nel sito "www.academia.edu"

(L'intero articolo è stato tratto da http://www.andriarte.it/MuseoVirtuale/icona_di_andria.html)


Per saperne di più




giovedì 25 gennaio 2018

Giulianova (TE) - Maria SS. dello Splendore


Il santuario della Madonna dello Splendore è un'importante edificio di culto a Giulianova, con l'annesso convento, la fontana miracolosa e il Museo d'arte dello Splendore. Il santuario è una delle principali attrazioni artistiche della città, ed è meta di numerosi pellegrinaggi.

Nel 1559 fuori le mura di Giulianova i cappuccini ebbero un primo luogo in donazione degli Acquaviva, costruendo una chiesa dedicata a san Michele Arcangelo, dove oggi si trova la "casa Maria Immacolata". Il santuario sorse nel luogo di apparizione della Vergine il 22 aprile 1557. Nel settembre del 1847 con decreto di Ferdinando II delle Due Sicilie e con rescritto della Santa Sede, ottenuto dal vescovo di Teramo monsignor Berrettini, i cappuccini presero dimora nell'antica abbazia dei monaci celestini da questi lasciata nel marzo 1807, a seguito della soppressione napoleonica presso il santuario dello Splendore. 
Soppressa anche la comunità dei cappuccini nel 1866 per le leggi piemontesi, il santuario non fu mai del tutto abbandonato. Il 7 marzo 1927 fu acquistato un sito adiacente il santuario e il 28 agosto fu posta la prima pietra del nuovo convento, che nel 1938 fu costituito sede dello studentato del liceo classico, rimastovi fino al 1965. Negli anni 1968-71 il convento ha ospitato un piccolo seminario serafico; nel triennio 1989-92 con interventi di bonifica e ristrutturazione degli ambienti attorno alla "sorgente della Madonna", è stato riedificato un tempietto votivo circondato da ambiente verde.
Interventi di largo respiro negli ani 1990-2000 riservando alla fraternità dei cappuccini alcuni ambienti, hanno ristrutturato i piani superiori per ospitare il Museo d'arte dello Splendore, e la vecchia legnaia accolse la biblioteca del convento. Lungo la via Bertolino è stata realizzata una Via Crucis monumentale con sculture in bronzo dell'artista Ubaldo Ferretti; nel 2001 fu sostituito il vecchio organo con un più monumentale di A. Girotta.

Piazzale del santuario

L'interno della chiesa è a croce latina, ed è decorato con grandi pitture murali, eseguite nel 1954 da Alfonso Tentarelli su progetto di padre Giovanni Lerario; vi è custodita una statua lignea della Madonna col Bambino benedicente, di autore ignoto, del XV secolo, ribattezzata poi "Madonna dello Splendore". Il 15 agosto 1914 con solenne cerimonia sul capo della Madonna fu posta una corona d'argento laminato d'oro, cesellata dalla famiglia Migliori. Intorno al 1950 la statua è stata inserita in una raggiera, simbolo della luce divina, posta sopra un tronco d'albero per rievocare l'ulivo da cui apparve nel 1577.
Nella sacrestia notevole è la pala cinquecentesca della Vergine col Bambino in Gloria tra santi Pietro, Paolo, Dorotea e Francesco, opera di Paolo Veronese, e il bel tabernacolo ligneo con inseriti d'ebano realizzato tra il 1720 e il 723, attribuito ai maestri cappuccini Fra' Serafino da Nembro, Fra' Michele della Petrella Tifernina e Fra' Stefano da Chieti. 
Del pittore Giacomo Farelli sono i quadri olio su tela presenti nel coro, rappresentanti: L'Immacolata Concezione - L'Annunciazione dell'Angelo - Natività di Gesù - Assunzione di Maria in cielo. Gli interventi di recupero e valorizzazione avviati nel 1986, oltre ad aver interessato la facciata, ricostruita in stile pseudo-classico marchigiano in mattoncini, con portico all'accesso ad arcate a tutto sesto, e pianta a capanna con rosone a raggi centrale. L'acqua della fontana miracolosa è stata canalizzata e raccolta in apposite vasche nei giardini del convento, dove è stato realizzato un tempietto impreziosito da mosaici artistici e bassorilievi in marmo raffiguranti scene del Vecchio e Nuovo Testamento; il piccolo belvedere è adornato dalle statue bronzee di san Michele che schiaccia la serpe di Satana, e di san Francesco d'Assisi, rappresentato con le braccia alzate per glorificare Dio. L'ampliato piazzale di accoglienza è dominato da una grande statua in bronzo del Cristo, dove campeggia la scritta "EGO SUM VIA VERITAS ET VITA". 

Secondo la tradizione la sorgente della fonte è situata sotto l'altare maggiore, dove si trova un tempietto con un simulacro che si ritiene essere comprato dal contadino Bertolino che nel 1577 assistette all'apparizione mariana. Il contadino, dopo aver accumulato della legna, si riposò e mentre dormiva una luce abbagliante lo investì. 
La Madonna gli apparve, comunicandogli di aver scelto la cittadina di Giulia Nova come luogo per la sua venerazione. 
I duchi Acquaviva però credettero che il contadino Bertolino fosse ubriaco e lo cacciarono; e nonostante i dubbi, il contadino si convinse dopo una seconda apparizione mariana. Nonostante ciò il duca lo fece fustigare, ma la Madonna paralizzò la mano dell'aguzzino. 
Il governato Acquaviva allora organizzò una solenne processione verso il luogo delle apparizioni, da dove scaturì una sorgente di acqua miracolosa. (Notizie tratte da Wikipedia)

L'apparizione

domenica 21 gennaio 2018

Borghetto sul Mincio (VR) - "La Madonna" di Giovanni Caliari (1835)


La Chiesa di San Marco Evangelista di Borghetto risale al XVIII secolo. Edificata sui resti di una pieve romanica del XI secolo, dedicata a Santa Maria ed antica precettoria templare, conserva uno stile neoclassico e la pianta a navata unica a volta ribassata.
Sull'altare a sinistra, entrando, un dipinto di Giovanni Caliari del 1835, dedicato alla Vergine con Bambino (particolare perché la Madonna veste di scuro), sottolinea la devozione mariana della comunità di Borghetto ed i suoi antichi legami con il Monastero di Santa Maria della Mason.

Nel presbiterio e vicino all'altare di San Giuseppe, vi sono affreschi superstiti dell'antica pieve: i Santi Bernardino da Siena, Francesco d'Assisi e un San Bartolomeo incorniciato.
L'altare maggiore, in marmi policromi, reca alla sommità le statue di San Marco, San Barnaba e Santa Concordia. Sopra gli stalli lignei del coro è stata posta un'antica statuetta del Patrono.
Sulla destra del sagrato, vi sono iscrizioni su marmo, che ricordano le principali battaglie combattute sulle rive del Mincio. Sulla sinistra del portale di ingresso, in una nicchia, una Madonna dipinta da F. Bellomi nel 1980 ed una fonte d'acqua accrescono la serena bellezza del luogo. 
Chiedendo al Parroco, è possibile visitare l'antico cimitero retrostante la Chiesa. 



Restaurato negli anni venti del '900, dal solerte ed appassionato Don L. Dall'Agnola, il camposanto raccoglie le lapidi più antiche e significative della storia locale e sopratutto permette al visitatore di ammirare l'abside triconica dell'antica chiesetta romanica a pianta cluniacense, unica parte sopravvissuta dell'antico cenobio.
Nella vicina torre scaligera, testimonianza insieme alla porta merlata dell'antica fortificazione del Castello di Borghetto, è stata ricavata una cella campanaria: fra i sacri bronzi, uno reca in caratteri gotici la data 1381. 
Il suo rintocco, grave e suggestivo, si può udire solo in dodici ricorrenze dell'anno liturgico.
Nei pressi del ponte S. Marco (ponte di legno), incastonata nelle vecchie mura medievali, è collocata la statua di San Giovanni Nepumoceno (Jan Nepumek), martire boemo. Un tempo l'effige era ospitata in un'edicola sulla metà del ponte: la tradizione, riscontrabile anche nei paesi dell'Europa centrale, vuole che il Santo protegga dall'annegamento coloro che cadono nelle acque del fiume. 
(Notizie tratte dal sito web http://www.valeggio.com/)

Altre notizie



lunedì 25 dicembre 2017

Natale del Signore


A Gesù bambino

La notte è scesa
e brilla la cometa
che ha segnato il cammino.
Sono davanti a Te, Santo Bambino!
Tu, Re dell’universo,
ci hai insegnato
che tutte le creature sono uguali,
che le distingue solo la bontà,
tesoro immenso,
dato al povero e al ricco.
Gesù, fa’ ch’io sia buono,
che in cuore non abbia che dolcezza.
Fa’ che il tuo dono
s’accresca in me ogni giorno
e intorno lo diffonda,
nel Tuo nome.
(Umberto Saba)



Natale

Guardo il presepe scolpito,
dove sono i pastori appena giunti
alla povera stalla di Betlemme.
Anche i Re Magi nelle lunghe vesti
salutano il potente Re del mondo.
Pace nella finzione e nel silenzio
delle figure di legno: ecco i vecchi
del villaggio e la stella che risplende,
e l’asinello di colore azzurro.
Pace nel cuore di Cristo in eterno;
ma non v’è pace nel cuore dell’uomo.
Anche con Cristo e sono venti secoli
il fratello si scaglia sul fratello.
Ma c’è chi ascolta il pianto del bambino
che morirà poi in croce fra due ladri?
(Salvatore Quasimodo)


Il Natale
Qual masso che dal vertice
di lunga erta montana,
abbandonato all’impeto
di rumorosa frana,
per lo scheggiato calle
precipitando a valle,
barre sul fondo e sta;

là dove cadde, immobile
giace in sua lenta mole;
né, per mutar di secoli,
fia che riveda il sole
della sua cima antica,
se una virtude amica
in alto nol trarrà:

tal si giaceva il misero
figliol del fallo primo,
dal dì che un’ineffabile
ira promessa all’imo
d’ogni malor gravollo,
donde il superbo collo
più non potea levar.

Qual mai tra i nati all’odio,
quale era mai persona
che al Santo inaccessibile
potesse dir: perdona?
far novo patto eterno?
al vincitore inferno
la preda sua strappar?

Ecco ci è nato un Pargolo,
ci fu largito un Figlio:
le avverse forze tremano
al mover del suo ciglio:
all’ uom la mano Ei porge,
che sì ravviva, e sorge
oltre l’antico onor.
Dalle magioni eteree
sgorga una fonte, e scende,
e nel borron de’ triboli
vivida si distende:
stillano mele i tronchi
dove copriano i bronchi,
ivi germoglia il fior.

O Figlio, o Tu cui genera
l’Eterno, eterno seco;
qual ti può dir de’ secoli:
Tu cominciasti meco?
Tu sei: del vasto empiro
non ti comprende il giro:
la tua parola il fe’.

E Tu degnasti assumere
questa creata argilla?
qual merto suo, qual grazia
a tanto onor sortilla
se in suo consiglio ascoso
vince il perdon, pietoso
immensamente Egli è.

Oggi Egli è nato: ad Efrata,
vaticinato ostello,
ascese un’alma Vergine,
la gloria d’lsraello,
grave di tal portato
da cui promise è nato,
donde era atteso usci.

La mira Madre in poveri
panni il Figliol compose,
e nell’umil presepio
soavemente il pose;
e l’adorò: beata!
innazi al Dio prostrata,
che il puro sen le aprì.

L’Angel del cielo, agli uomini
nunzio di tanta sorte,
non de’ potenti volgesi
alle vegliate porte;
ma tra i pastor devoti,
al duro mondo ignoti,
subito in luce appar.

E intorno a lui per l’ampia
notte calati a stuolo,
mille celesti strinsero
il fiammeggiante volo;
e accesi in dolce zelo,
come si canta in cielo
A Dio gloria cantar.

L’allegro inno seguirono,
tornando al firmamento:
tra le varcare nuvole
allontanossi, e lento
il suon sacrato ascese,
fin che più nulla intese
la compagnia fedel.

Senza indugiar, cercarono
l’albergo poveretto
que’ fortunati, e videro,
siccome a lor fu detto
videro in panni avvolto,
in un presepe accolto,
vagire il Re del Ciel.

Dormi, o Fanciul; non piangere;
dormi, o Fanciul celeste:
sovra il tuo capo stridere
non osin le tempeste,
use sull’empia terra,
come cavalli in guerra,
correr davanti a Te.

Dormi, o Celeste: i popoli
chi nato sia non sanno;
ma il dì verrà che nobile
retaggio tuo saranno;
che in quell’umil riposo,
che nella polve ascoso,
conosceranno il Re.
(
Alessandro Manzoni)



E’ nato! Alleluia!

È nato il sovrano bambino,
è nato! Alleluia, alleluia!
La notte che già fu sì buia
risplende di un astro divino.
Orsù, cornamuse, più gaie
suonate! Squillate, campane!
Venite, pastori e massaie,
o genti vicine e lontane!
Non sete, non molli tappeti,
ma come nei libri hanno detto
da quattromill’anni i profeti,
un poco di paglia ha per letto.
Da quattromill’anni s’attese
quest’ora su tutte le ore.
È nato, è nato il Signore!
È nato nel nostro paese.
Risplende d’un astro divino
la notte che già fu sì buia.
È nato il Sovrano Bambino,
è nato! Alleluia, alleluia!
(Guido Gozzano)


martedì 10 ottobre 2017

Albano di Lucania (PZ) - Madonna delle Grazie


Santuario della Madonna delle Grazie

Probabile origine storica della  MADONNA DELLE GRAZIE
Da alcuni studi condotti dal prof. Pietro Borraro, e condensati nel capitolo "Albano di Lucania ", sappiamo che nel nostro territorio esistevano diverse chiese. Quella di San Leone, Cristoforo e Iconio e quelle in onore di Sant`Elena e San Martino.
L'esistenza di queste chiese fondate da San Guglielmo da Vercelli, e fondatore verso il 1130, della Badia di Montevergine. In seguito trasferitosi nelle nostre zone, molto probabilmente nel bosco di Gallipoli, e confermata da diverse bolle pontificie: Bolla di Celestino III (1197), Bolla di Innocenzo III (1209): quelle di Alessandro IV e Urbano IV. Si sono perse le tracce delle chiese di S. Elena e S. Martino: dopo la bolla di Celestino III, 1197, non vengono più citati i Santi Cristoforo e Leone ma S. Iconio ricorre con frequenza nei documenti dell'archivio parrocchiale di Albano anzi detta chiesa costituiva un pilastro della vita religiosa locale, forse perché nelle immediate vicinanze sorgeva un piccolo monastero fondato dai monaci di S. Guglielmo da Vercelli e la chiesa di S. Iconio rappresenta molto probabilmente l'attuale chiesa della Madonna delle Grazie, ciò è confortato anche da documenti dell'archivio parrocchiale dove scompare il nome di S. Iconio e sostituito da quello di Madonna delle Grazie.

Albano di Lucania (PZ)
RACCONTO POPOLARE SULL'ORIGINE DELLA MADONNA DELLE GRAZIE : Si narra che nel luogo ove vi è íl Santuario della Madonna delle Grazie, esisteva un lago di nome "Mastro cesare". Intorno ad esso vi erano delle abitazioni, un giorno venne al mondo in una famiglia che abitava in quel sito una bambina alla quale le fu dato il nome Grazia. Ella sin da piccola età pregava sempre, dando segni di santità. Le persone che abitavano in quel posto sapevano che nel lago viveva un drago molto feroce. Quel posto era comandato da un cavaliere il quale aveva dato ordine che ogni anno bisognava sacrificare un bambino e darlo in pasto al drago per tenerlo buono. Intanto Grazia era cresciuta e questa consuetudine non le piaceva affatto.
Il cavaliere un giorno si ammalò e ordinò ai suoi sudditi dì contattare Grazia affinché attraverso le sue preghiere potesse guarirlo. Grazía contattata accettò a condizione che il cavaliere togliesse quella consuetudine di far sacrificare un bambino per il drago, e che facesse uccidere lo stesso. Il cavaliere accettò la richiesta di Grazia la quale nel frattempo attraverso le sue preghiere lo aveva guarito. Rimessosi diede ordine ai suoi sudditi di prosciugare il lago, e così il drago feroce venne allo scoperto e fu ucciso. Dopo un po' di tempo Grazia si ammalò e di li a poco mori. Il cavaliere fu molto addolorato per una così grave perdita. E poiché considerava Grazia una santa per segno di riconoscenza fece costruire una cappella dove doveva essere seppellita. Quella cappella da quel giorno ha preso il nome di Madonna delle Grazie.

Testo tratto da "Tra storia e leggenda: alla scoperta dei luoghi sacri di Albano di Lucania"
a cura di M. Cioffredi