mercoledì 15 luglio 2020

Ostra (AN) - Madonna della Rosa

A breve distanza dal centro di Ostra, in una ridente valle circondata da colli ubertosi, esisteva in epoca immemorabile, un'edicola in cui veneravasi una immagine della Vergine, dipinta su rozza parete, ai piedi della quale scorreva un ruscello di limpida acqua.
Dal vago fiore che la Vergine Benedetta tiene nella mano sinistra, i fedeli cominciarono ad invocarla col dolce titolo di "Madonna della Rosa". Iddio, che in ogni tempo e luogo vuole l'esaltazione della Madre sua, stabilì che, col titolo di "Mistica Rosa" Ella divenisse oggetto di particolare culto, strumento di grazie e di strepitosi prodigi. Nel 1666, dalla mano devota di una pia fanciulla, venne posto davanti alla Santa Immagine, in un giorno di maggio, un candidissimo giglio, in segno di filiale amore. Il Fiore, con grande meraviglia di tutti, rimase per mesi e mesi, fresco e olezzante come se allora fosse stato reciso dalla pianta. Da allora, folle immense di fedeli accorsero ai piedi della Vergine Santa e i miracoli si ripeterono e si moltiplicarono. Per il grande afflusso dei pellegrini, la modesta e disadorna edicola, due anni dopo venne trasformata in una graziosa chiesetta.
Le acque del ruscello, strumento di tanti prodigi, vennero quindi raccolte in un pozzetto ai piedi dell'altare di Maria, ed anche oggi, come allora, i fedeli rimangono sorpresi dal fatto che il volume dell'acqua si mantiene sempre al livello di cm. 80 sia d'estate come d'inverno qualsiasi quantità se ne attinga.
La fama dei prodigi operati dalla Madonna della Rosa, giunse fino al Soglio Pontificio, ed il Rev.mo Capitolo Vaticano, nel 1726, concesse alla miracolosa Immagine, l'onore della solenne Incoronazione, ed alla Cappella il titolo di SANTUARIO. Ben presto, aumentando sempre più l'afflusso dei fedeli, anche la chiesetta si dimostrò insufficiente, per cui sorse l'idea di costruirne una più grande. L'unanime ed ardente desiderio, in breve volgere di tempo divenne una consolante realtà. Nel 1748 si gettarono le fondamenta e, sei anni dopo, l'ampio e maestoso tempio era condotto a termine.
Vederlo questo Santuario in sullo sfondo del viale, sembra un'apparizione di sogno che desta al nuovo pellegrino una sensazione di celeste fragranza e al devoto di tutti i giorni il dolce senso di ritrovarsi in un angolo il più caro della sua casa
(Tratto da http://www.mariadinazareth.it).

Notizie sul Santuario


domenica 12 luglio 2020

CINA, Shanghai - Nostra Signora della Cina


Apparizione di Dong Lu
Peiping - Cina

Tra giugno ed agosto dell’anno 1900

Nostra Signora della Cina

Donglu è a circa 40 km da Baoding, nella provincia dell'Hebei, ed è una delle attuali roccaforti della Chiesa cattolica sotterranea cinese. Si definisce "sotterranea" quella parte della Chiesa cinese che è in sintonia con il Santo Padre di Roma, mentre la Chiesa ufficiale cinese è controllata dal regime politico. La Chiesa sotterranea è attualmente perseguitata.

Nel 1900, durante la rivolta dei Boxer, ai 10.000 guerrieri che stavano attaccando il villaggio per sterminare i 700 cristiani lì raccolti, apparve nel cielo una bellissima Donna circondata da una luce celestiale.
I cattolici implorarono la Madonna di proteggerli dai nemici e di salvare la loro città dalla distruzione. Il sacerdote rincuorava ed esortava i fedeli dicendo che in quella circostanza l’unica cosa che si poteva fare era invocare la Madonna. Un giorno, durante uno scontro cruento, videro una Signora vestita di bianco, sfolgorante, apparire nel cielo sopra la chiesa. I guerrieri presero a spararle contro e ad insultarla senza alcun risultato. Gli invasori furono respinti ed i fedeli salvati. Durante lo stesso attacco, gli anziani e le donne che erano rimasti in chiesa a pregare, videro che l’immagine dell’Immacolata Concezione raffigurata su un dipinto che si trovava sull’altare a un certo punto scomparve, la tela divenne come un foglio bianco. Quando finalmente i Boxer si allontanarono e il villaggio fu salvo, l’immagine della Madonna ritornò come prima. Tutti quindi furono subito convinti che fosse stata proprio la Madonna ad andare sul fronte di battaglia per salvare il villaggio cattolico di Dong Lu. Finita la rivolta, una splendida chiesa è stata costruita per ringraziare la Madonna della protezione. Il pastore di quel tempo si procurò un'immagine dell'imperatrice vedova Ci Xi in abiti imperiali e la fece usare come modello per ritrarre la Madonna col Bambino. L'immagine è nella chiesa di Donglu, che è diventata una meta popolare di pellegrinaggio dal 1924. Il primo pellegrinaggio ufficiale è avvenuto nel 1929 e dal 1932 è così popolare che papa Pio XI lo ha approvato come santuario ufficiale della Madonna. Durante la Seconda guerra mondiale il santuario venne distrutto dai bombardamenti giapponesi del 1941. Dopo la rivoluzione cinese, i fedeli del luogo e di tutta la Cina decisero di ricostruire il tempio. In tre anni (1989-1992) i fedeli hanno ricostruito la nuova basilica della Madonna di Dong Lv che è lunga 67 metri, larga 18 metri e alta 43 metri, ingrandita più di uno terzo rispetto alla chiesa originale. Nel maggio 1992 la nuova basilica è stata consacrata e inaugurata ufficialmente. Ogni anno qui vengono accolti tanti pellegrini provenienti da tutte le parti, che sono particolarmente numerosi soprattutto il 24 maggio, festa di Maria Ausiliatrice, Maria Aiuto dei Cristiani.


Il miracolo del sole a Donglu

Il 23 maggio 1995, alcuni pellegrini hanno testimoniato un altro fenomeno. Oltre 30mila cattolici dalla Chiesa sotterranea si erano radunati al santuario di Donglu per la Messa. Era la vigilia della festività di Maria aiuto dei cristiani, cui i cattolici cinesi sono molto devoti. Quattro vescovi della chiesa sotterranea concelebravano con quasi 100 sacerdoti. Improvvisamente, durante la preghiera iniziale e di nuovo durante la consacrazione, la gente ha visto il sole spostarsi da destra a sinistra, mentre nel cielo brillavano raggi luminosi di varie tonalità. Si riusciva a guardare il sole direttamente senza dover chiudere gli occhi: nel suo centro alcuni hanno visto la croce; altri la Sacra Famiglia; altri ancora la Madonna che tiene in braccio Gesù; altri, infine, l'Ostia Sacra. La gente, sconvolta dalla visione, è diventata improvvisamente consapevole dei propri peccati e ha iniziato a pregare, chiedendo perdono. Il fenomeno del sole che cambiava colore, avvicinandosi e poi ritirandosi mentre irradiava in varie tonalità, è durato circa 20 minuti.


giovedì 9 luglio 2020

Pagani (SA) - Madonna dipinta da S. Alfonso


L'AMORE ALLA MADONNA DI SANT'ALFONSO MARIA DE' LIGUORI

Fondatore dei Redentoristi, viene festeggiato il 1 agosto. Autore di testi teologici e spirituali, viene ricordato anche per sua profonda devozione alla Vergine Maria.

Il mese di agosto inizia con la memoria di un santo molto devoto della Vergine:
Alfonso Maria de’ Liguori.

Nato a Napoli il 27 settembre 1696 e morto a Nocera dei Pagani il 1º agosto 1787, fondatore della Congregazione del Santissimo Redentore, i Redentoristi, è stato un autore molto prolifico di testi teologici e spirituali e anche di celebri canti, come Tu scendi dalle stelle.


Vi voglio parlare di questo grande santo anche perché di recente ho visitato la cittadina di Scala, sulla Costiera amalfitana, dove il 9 novembre 1732 egli diede inizio alla congregazione dei Redentoristi. Vicino alla casa dove ebbe origine l’ istituto c’ è una chiesetta al cui interno si trova la grotta dove il santo trascorreva molte ore in penitenza e in preghiera. In tali momenti, si legge in un’ iscrizione sulle pareti della chiesa, «più volte gli apparve la Madonna a confortarlo nelle numerose difficoltà e a suggerirgli preziosi consigli per la Regola del nuovo istituto». Anch'io mi sono fermato lì in preghiera, e ho affidato alla Madre di Dio ciascuno di voi, lettrici e lettori. C'è un’ atmosfera particolare in quel luogo, tanto che, si legge in un’ altra iscrizione, sant'Alfonso, alla fine della sua vita, provato dalla malattia e da tante difficoltà, soleva ripetere: «O mia cara grotta, mia cara grotta! Perché non posso più io ritornare alla tua ombra come in quei giorni felici, troppo presto passati?».


Sant'Alfonso è stato un grande devoto della Vergine. Ne è prova, in particolare, uno dei suoi libri più famosi, Le glorie di Maria, in cui manifesta l’ affetto, la confidenza, lo slancio filiale che lo legano alla Madonna. Ecco un piccolo esempio, tratto da una delle numerose preghiere che costellano il volume: «Madre di misericordia, poiché sei così compassionevole, poiché hai tanto desiderio di fare del bene a noi miserabili e di accontentare le nostre domande, io, il più misero di tutti gli uomini, ricorro oggi alla tua pietà, affinché tu mi conceda ciò che ti chiedo. Che gli altri ti domandino quel che vogliono: la salute del corpo, guadagni e vantaggi materiali; io ti chiedo, Signora, quelle cose che tu desideri da me, che più sono conformi e gradite al tuo sacro cuore. Tu fosti così umile; ottienimi dunque l’ umiltà e l’ amore degli scherni. Tu fosti così paziente nelle pene di questa vita; ottienimi la pazienza nelle contrarietà. Tu fosti tutta piena d’ amore verso Dio; ottienimi il dono del santo e puro amore. Tu fosti tutta carità verso il prossimo; ottienimi la carità verso tutti, particolarmente verso quelli che mi sono nemici. Tu fosti tutta unita alla volontà divina; ottienimi una totale conformità a tutto quello che Dio dispone per me. Tu insomma sei la più santa fra tutte le creature; Maria, fammi santo» (Tratto da Avvenire, di Don Antonio Rizzolo).

lunedì 6 luglio 2020

Brindisi, Jaddico (BR) - Santa Maria Madre della Chiesa


Il Santuario

Questa chiesa, come attualmente la vediamo, fu costruita negli anni 1963-65 ed è stata benedetta e dedicata a "Maria Madre della Chiesa" l’ 8 dicembre 1965, quattro ore dopo la chiusura del Concilio Vaticano II°, che aveva messo in risalto questo titolo. Il Vescovo di Brindisi l’ha elevata a SANTUARIO l’ 8 dicembre 1990. Esisteva in questa località, chiamata Jaddico, una chiesa che la storia riporta come frequentata assiduamente fino al 1777, che era appartenuta all'Ordine dei Cavalieri di San Giovanni di Gerusalemme (da Brindisi le navi crociate partivano per la Terrasanta) poi terremoti, guerre o incuria della gente, andò distrutta. Non è facile affermare con certezza a quale epoca appartenga la chiesetta distrutta; ma un documento datato 1777 e conservato presso l'Archivio di Stato di Brindisi, apre uno spiraglio sulla sua storia.



Nel 1962 era rimasto di questo edificio sacro solo un muro fatiscente, quello che attualmente è incorporato nella nuova chiesa, con un un affresco raffigurante l'immagine della Beata Vergine Maria che cinge il Bambino e con la mano sinistra regge un gallo, da qui il nome alla contrada (Gallico, Jaddico in dialetto).
E’ ciò che rimane di un'antica chiesa, collocata ai margini della vecchia Via Traiana, unitamente ad alcuni segmenti di colonne barocche a tortiglione con capitello, di cui due sostengono l'attuale "mensa", ed un terzo è utilizzato oggi come base per l'ambone. Questo muro oggi è incorporato nel santuario dedicato alla Vergine Maria, Madre della Chiesa.

Qui, la notte del 27 maggio del 1963, l’antico affresco miracolosamente conservatosi sulla parete del rudere e raffigurante la Madonna col Bambino in braccio, si illuminò per l’ultima volta di luce soprannaturale, mentre un dolce profumo misterioso si liberava nell’aria primaverile. Alcuni testimoni di quell’episodio sono ancora vivi, e oggi raccontano la loro straordinaria esperienza nel numero di aprile di Ventisette, il foglio di informazione del santuario, redatto dai Padri Carmelitani Scalzi custodi del santuario. Tutto aveva avuto inizio nel 1962. La vigilia dell’Assunta, un cinquantenne vigile urbano di Brindisi, Teodoro D’Amici, portò per la prima volta dei fiori e dei lumini davanti a questa immagine. 

Fu spinto da un sogno, che si ripeté per tre volte. Sognava di trovarsi in quel luogo e di sentire una voce femminile insistente: "portami ceri e fiori". Altri sogni premonitori invitarono Teodoro e con lui la gente a venire a pregare di notte davanti a questo muro che per tredici volte si illuminò misteriosamente. Teodoro vide diverse volte il quadro animarsi, sentì più di qualche volta, in sogno o in preghiera davanti all’affresco, la voce della Madonna che l’ 8 settembre 1962 gli apparve dietro il muro con le mani allargate dalle quali partivano dei raggi luminosi. Molti furono i testimoni di questa come delle altre illuminazioni che si irraggiavano per tutta la campagna.
L’evento più clamoroso avvenne dunque il 27 maggio 1963, alle undici e mezzo di sera, quando tutta la zona, dopo un silenzio irreale, fu inondata di una luce intensissima che dalla chiesa, appena edificata, si alzava verso il cielo.


Ancora oggi il viaggiatore che si ferma a pregare a Jaddico è colpito dal particolare silenzio che si respira nel santuario, mentre il libro dei pellegrini posto all’ingresso raccoglie ad ogni ora del giorno e della notte le invocazioni alla Vergine e i ringraziamenti per le tante grazie ricevute, piccole o grandi che esse siano.
Teodoro D’Amici è morto tredici anni fa, il 15 luglio 1993, vigilia della festa della Madonna del Carmine.

Poche cose si sono sapute dei suoi rapporti con Maria. Quanti? Come? È un segreto che si è portato con sé. Ha voluto costruire questa chiesa a proprie spese almeno fino alla copertura, per ubbidire alla Madonna che sembra gli abbia chiesto di "coprire il muro", ha cercato e trovato poco lontano dell'acqua che la Madonna avrebbe chiamato "l'acqua mia", con la quale oggi ci possiamo bagnare davanti a un monumento sulla destra del piazzale antistante il Santuario. Ha pregato e fatto pregare soprattutto con il Santo Rosario.
Dal 1986 il Santuario è assistito dai Padri Carmelitani Scalzi che offrono a chi viene la loro spiritualità tesa alla contemplazione con Maria e come Maria. Una cittadella mariana ospita chi vuole andare a Gesù per mezzo di Maria in questo luogo di preghiera.
Il Santuario è aperto notte e giorno e sempre numerose sono le persone che vengono a pregare. Sono rari i pellegrinaggi di pullman, mentre è continuo l'afflusso di gente, soprattutto uomini, che silenziosamente sostano con le loro auto davanti al piazzale ed entrano per affidare al Signore i segreti del proprio cuore.




sabato 20 giugno 2020

Ravenna (RA) - La Madonna del Sudore

Madonna del Sudore

Il nome deriva da una leggenda secondo cui l'immagine, dopo essere stata danneggiata con un coltello da un soldato infuriato uscito da una taverna (l'opera si trovava allora in una via aperta della città), questa cominciò a "sudare" sangue.La Madonna del Sudore è un'immagine artistica della Madonna custodita in una cappella laterale del duomo di Ravenna.
I fedeli cattolici di Ravenna attribuirono alla Madonna del Sudore anche il fatto che durante la peste del 1629 Ravenna non fu toccata dall'epidemia e in segno di devozione costruirono una cappella in suo onore nel 1630 all'interno del Duomo (dove è tuttora custodita) (Tratto da Wikipedia).



domenica 31 maggio 2020

La Pentecoste e l'effusione dello Spirito Santo



«CREDO NELLO SPIRITO SANTO»

687 « I segreti di Dio nessuno li ha mai potuti conoscere se non lo Spirito di Dio » (1 Cor 2,11). Ora, il suo Spirito, che lo rivela, ci fa conoscere Cristo, suo Verbo, sua Parola vivente, ma non manifesta se stesso. Colui che « ha parlato per mezzo dei profeti »5 ci fa udire la parola del Padre. Lui, però, non lo sentiamo. Non lo conosciamo che nel movimento in cui ci rivela il Verbo e ci dispone ad accoglierlo nella fede. Lo Spirito di verità che ci svela Cristo non parla da sé.6 Un tale annientamento, propriamente divino, spiega il motivo per cui « il mondo non può ricevere » lo Spirito, « perché non lo vede e non lo conosce » (Gv 14,17), mentre coloro che credono in Cristo lo conoscono perché dimora presso di loro.


688 La Chiesa, comunione vivente nella fede degli Apostoli che essa trasmette, è il luogo della nostra conoscenza dello Spirito Santo:

— nelle Scritture, che egli ha ispirato;
— nella Tradizione, di cui i Padri della Chiesa sono i testimoni sempre attuali;
— nel Magistero della Chiesa, che egli assiste;
— nella liturgia sacramentale, attraverso le sue parole e i suoi simboli, in cui lo Spirito Santo ci mette in comunione con Cristo;
— nella preghiera, nella quale intercede per noi;
— nei carismi e nei ministeri per mezzo dei quali si edifica la Chiesa;
— nei segni di vita apostolica e missionaria;
— nella testimonianza dei santi, in cui egli manifesta la sua santità e continua l'opera della salvezza.

I. La missione congiunta del Figlio e dello Spirito

689 Colui che il Padre ha mandato nei nostri cuori, lo Spirito del suo Figlio,7 è realmente Dio. Consostanziale al Padre e al Figlio, ne è inseparabile, tanto nella vita intima della Trinità quanto nel suo dono d'amore per il mondo. Ma adorando la Santissima Trinità, vivificante, consostanziale e indivisibile, la fede della Chiesa professa anche la distinzione delle Persone. Quando il Padre invia il suo Verbo, invia sempre il suo Soffio: missione congiunta in cui il Figlio e lo Spirito Santo sono distinti ma inseparabili. Certo, è Cristo che appare, egli, l'immagine visibile del Dio invisibile, ma è lo Spirito Santo che lo rivela.


690 Gesù è Cristo, « unto », perché lo Spirito ne è l'unzione, e tutto ciò che avviene a partire dall'incarnazione sgorga da questa pienezza.8 Infine, quando Cristo è glorificato,9 può, a sua volta, dal Padre, inviare lo Spirito a coloro che credono in lui: comunica loro la sua gloria,10 cioè lo Spirito Santo che lo glorifica.11 La missione congiunta si dispiegherà da allora in poi nei figli adottati dal Padre nel corpo del suo Figlio: la missione dello Spirito di adozione sarà di unirli a Cristo e di farli vivere in lui:
« La nozione di unzione suggerisce [...] che non c'è alcuna distanza tra il Figlio e lo Spirito. Infatti, come tra la superficie del corpo e l'unzione dell'olio né la ragione né la sensazione conoscono intermediari, così è immediato il contatto del Figlio con lo Spirito; di conseguenza colui che sta per entrare in contatto con il Figlio mediante la fede, deve necessariamente dapprima entrare in contatto con l'olio. Nessuna parte infatti è priva dello Spirito Santo. Ecco perché la confessione della signoria del Figlio avviene nello Spirito Santo per coloro che la ricevono, dato che lo Spirito Santo viene da ogni parte incontro a coloro che si approssimano per la fede ».12

II. Il nome, gli appellativi e i simboli dello Spirito Santo

Il nome proprio dello Spirito Santo

691 « Spirito Santo », tale è il nome proprio di colui che noi adoriamo e glorifichiamo con il Padre e il Figlio. La Chiesa lo ha ricevuto dal Signore e lo professa nel Battesimo dei suoi nuovi figli.13

Il termine « Spirito » traduce il termine ebraico Ruah, che nel suo senso primario significa soffio, aria, vento. Gesù utilizza proprio l'immagine sensibile del vento per suggerire a Nicodemo la novità trascendente di colui che è il Soffio di Dio, lo Spirito divino in persona.14 D'altra parte, Spirito e Santo sono attributi divini comuni alle tre Persone divine. Ma, congiungendo i due termini, la Scrittura, la liturgia e il linguaggio teologico designano la Persona ineffabile dello Spirito Santo, senza possibilità di equivoci con gli altri usi dei termini « spirito » e « santo ».

Gli appellativi dello Spirito Santo

692 Gesù, quando annunzia e promette la venuta dello Spirito Santo, lo chiama A"DVi80J@H, letteralmente: « Colui che è chiamato vicino », « advocatus » (Gv 14,16.26; 15,26; 16,7). A"DVi80J@H viene abitualmente tradotto « Consolatore », essendo Gesù il primo consolatore.15 Il Signore stesso chiama lo Spirito Santo « Spirito di verità » (Gv 16,13).

693 Oltre al suo nome proprio, che è il più usato negli Atti degli Apostoli e nelle Lettere, in san Paolo troviamo gli appellativi: « Spirito [...] promesso » (Ef 1,13; Gal 3,14), « Spirito da figli adottivi » (Rm 8,15; Gal 4,6), « Spirito di Cristo » (Rm 8,9), « Spirito del Signore » (2 Cor 3,17), « Spirito di Dio » (Rm 8,9.14; 15,19; 1 Cor 6,11; 7,40) e, in san Pietro, « Spirito della gloria » (1 Pt 4,14).

I simboli dello Spirito Santo

694 L'acqua. Il simbolismo dell'acqua significa l'azione dello Spirito Santo nel Battesimo, poiché dopo l'invocazione dello Spirito Santo essa diviene il segno sacramentale efficace della nuova nascita: come la gestazione della nostra prima nascita si è operata nell'acqua, allo stesso modo l'acqua battesimale significa realmente che la nostra nascita alla vita divina ci è donata nello Spirito Santo. Ma, « battezzati in un solo Spirito », noi « ci siamo » anche « abbeverati a un solo Spirito » (1 Cor 12,13): lo Spirito, dunque, è anche personalmente l'Acqua viva che scaturisce da Cristo crocifisso come dalla sua sorgente16 e che in noi zampilla per la vita eterna.17

695 L'unzione. Il simbolismo dell'unzione con l'olio è talmente significativo dello Spirito Santo da divenirne il sinonimo.18 Nell'iniziazione cristiana essa è il segno sacramentale della Confermazione, chiamata giustamente nelle Chiese d'Oriente « Crismazione ». Ma per coglierne tutta la forza, bisogna tornare alla prima unzione compiuta dallo Spirito Santo: quella di Gesù. Cristo (« Messia » in ebraico) significa « unto » dallo Spirito di Dio. Nell'Antica Alleanza ci sono stati alcuni « unti » del Signore,19 primo fra tutti il re Davide.20 Ma Gesù è l'unto di Dio in una maniera unica: l'umanità che il Figlio assume è totalmente « unta di Spirito Santo ». Gesù è costituito « Cristo » dallo Spirito Santo.21 La Vergine Maria concepisce Cristo per opera dello Spirito Santo, il quale, attraverso l'angelo, lo annunzia come Cristo fin dalla nascita22 e spinge Simeone ad andare al Tempio per vedere il Cristo del Signore;23 è lui che ricolma Cristo,24 è sua la forza che esce da Cristo negli atti di guarigione e di risanamento.


25 È lui, infine, che risuscita Cristo dai morti.26 Allora, costituito pienamente « Cristo » nella sua umanità vittoriosa della morte,27 Gesù effonde a profusione lo Spirito Santo, finché « i santi » costituiranno, nella loro unione all'umanità del Figlio di Dio, l'« uomo perfetto, nella misura che conviene alla piena maturità di Cristo » (Ef 4,13): « il Cristo totale », secondo l'espressione di sant'Agostino.28

696 Il fuoco. Mentre l'acqua significava la nascita e la fecondità della vita donata nello Spirito Santo, il fuoco simbolizza l'energia trasformante degli atti dello Spirito Santo. Il profeta Elia, che « sorse simile al fuoco » e la cui « parola bruciava come fiaccola » (Sir 48,1), con la sua preghiera attira il fuoco del cielo sul sacrificio del monte Carmelo,29 figura del fuoco dello Spirito Santo che trasforma ciò che tocca. Giovanni Battista, che cammina innanzi al Signore è « con lo spirito e la forza di Elia » (Lc 1,17), annunzia Cristo come colui che « battezzerà in Spirito Santo e fuoco » (Lc 3,16), quello Spirito di cui Gesù dirà: « Sono venuto a portare il fuoco sulla terra; e come vorrei che fosse già acceso! » (Lc 12,49). È sotto la forma di « lingue come di fuoco » che lo Spirito Santo si posa sui discepoli il mattino di pentecoste e li riempie di sé.30 La tradizione spirituale riterrà il simbolismo del fuoco come uno dei più espressivi dell'azione dello Spirito Santo:31 « Non spegnete lo Spirito » (1 Ts 5,19).

697 La nube e la luce. Questi due simboli sono inseparabili nelle manifestazioni dello Spirito Santo. Fin dalle teofanie dell'Antico Testamento, la nube, ora oscura, ora luminosa, rivela il Dio vivente e salvatore, velando la trascendenza della sua gloria: con Mosè sul monte Sinai,32 presso la tenda del convegno33 e durante il cammino nel deserto;34 con Salomone al momento della dedicazione del Tempio.35 Ora, queste figure sono portate a compimento da Cristo nello Spirito Santo. È questi che scende sulla Vergine Maria e su di lei stende la « sua ombra », affinché ella concepisca e dia alla luce Gesù.36 Sulla montagna della trasfigurazione è lui che viene nella nube che avvolge Gesù, Mosè e Elia, Pietro, Giacomo e Giovanni, e « dalla nube » esce una voce che dice: « Questi è il mio Figlio, l'eletto; ascoltatelo » (Lc 9,35). Infine, è la stessa nube che sottrae Gesù allo sguardo dei discepoli il giorno dell'ascensione37 e che lo rivelerà Figlio dell'uomo nella sua gloria il giorno della sua venuta.38

698 Il sigillo è un simbolo vicino a quello dell'unzione. Infatti su Cristo «Dio ha messo il suo sigillo» (Gv 6,27), e in lui il Padre segna anche noi con il suo sigillo.39 Poiché indica l'effetto indelebile dell'unzione dello Spirito Santo nei sacramenti del Battesimo, della Confermazione e dell'Ordine, l'immagine del sigillo (FND"(\H), è stata utilizzata in certe tradizioni teologiche per esprimere il « carattere » indelebile impresso da questi tre sacramenti che non possono essere ripetuti.

699 La mano. Imponendo le mani Gesù guarisce i malati40 e benedice i bambini.41 Nel suo nome, gli Apostoli compiranno gli stessi gesti.42 Ancor di più, è mediante l'imposizione delle mani da parte degli Apostoli che viene donato lo Spirito Santo.43 La lettera agli Ebrei mette l'imposizione delle mani tra gli « articoli fondamentali » del suo insegnamento.44 La Chiesa ha conservato questo segno dell'effusione onnipotente dello Spirito Santo nelle epiclesi sacramentali.

700 Il dito. « Con il dito di Dio » Gesù scaccia « i demoni ».45 Se la Legge di Dio è stata scritta su tavole di pietra « dal dito di Dio » (Es 31,18), « la lettera di Cristo », affidata alle cure degli Apostoli, è « scritta con lo Spirito del Dio vivente, non su tavole di pietra, ma sulle tavole di carne dei [...] cuori » (2 Cor 3,3). L'inno « Veni, Creator Spiritus » invoca lo Spirito Santo come « dexterae Dei tu digitus – dito della mano di Dio ».46

701 La colomba. Alla fine del diluvio (il cui simbolismo riguarda il Battesimo), la colomba fatta uscire da Noè torna, portando nel becco un freschissimo ramoscello d'ulivo, segno che la terra è di nuovo abitabile.47 Quando Cristo risale dall'acqua del suo battesimo, lo Spirito Santo, sotto forma di colomba, scende su di lui e in lui rimane.48 Lo Spirito scende e prende dimora nel cuore purificato dei battezzati. In alcune chiese, la santa Riserva eucaristica è conservata in una custodia metallica a forma di colomba (il columbarium) appesa al di sopra dell'altare. Il simbolo della colomba per indicare lo Spirito Santo è tradizionale nell'iconografia cristiana.

(Testo tratto dal Catechismo della Chiesa Cattolica)


domenica 24 maggio 2020

Polonia - Le apparizioni della Madonna di Gietrzwald


Gietrzwałd è un comune rurale polacco del distretto di Olsztyn, nel voivodato della Varmia-Masuria. Ricopre una superficie di 174,13 km² e nel 2004 contava 5.254 abitanti. Nel 1877 vi si sarebbero verificate delle apparizioni mariane, riconosciute nel 1977 dalla Chiesa cattolica da parte dell'allora cardinale Karol Józef Wojtyła.


Apparizione della Madonna di Gietrzwald

Il 27 giugno 1877 la Santa Vergine apparve per la prima volta, sopra una pianta accanto alla chiesa parrocchiale, a Justyna Szafryńska e Barbara Samulowska, rispettivamente di 13 e 12 anni. 

La Madonna, parlando in polacco – lingua allora severamente vietata, in quanto gli abitanti della zona erano oggetto di una massiccia opera di germanizzazione voluta dal Kulturkampf (Lotta per la civiltà), che oltre al polacco voleva sradicare la religione cattolica – si presentò come l’Immacolata Concezione, chiese che si recitasse il Santo Rosario e annunciò la fine della persecuzione religiosa cui gli occupanti prussiani assoggettavano i polacchi. 

L’8 Settembre la Madonna benedisse l’acqua di una fonte che si trovava presso l’acero delle apparizioni, assicurando che avrebbe operato guarigioni miracolose. Anche altre persone videro Maria di Nazareth, tra cui Elisabetta Wieczorek (23 anni) ed Elisabetta Bilitewska (45 anni). In totale ci furono 160 apparizioni. 

Le autorità del luogo cercarono invano di impedire i pellegrinaggi, che sempre più numerosi si stavano verificando, comminando pesanti multe ed incarcerando il parroco. Il Vescovo permise il culto ed istituì una commissione d’indagine che però non emise alcun giudizio. Nel 1970 venne eretta una chiesa. Le apparizioni sono state riconosciute canonicamente l’11 Settembre 1977 dall'allora Cardinale Karol Wojtyla. 

Entrambe le veggenti si fecero religiose e Barbara (deceduta nel 1950) andò missionaria in Guatemala.
 
Verso la fine del secolo XIX, ebbero luogo delle apparizioni della Madonna in un piccolo villaggio a nord della Polonia. Esse durarono dal 27 giugno al 16 settembre 1877. Le due veggenti furono Barbara Samulowska e Justyna Szafryńska, che entrarono in seguito nelle Figlie della Carità.
Il 2 febbraio 2005, l’arcivescovo Edmondo Michele Piszcz, nella Basilica della Beata Vergine di Gietrzwald, costituiva il tribunale diocesano per la beatificazione di Suor Barbara Samulowska, la quale davanti a quella basilica, poco più di un secolo prima, con la sua amica Giustina, ricevette le apparizioni della Madonna. 

Gietrzwald si trova in una zona della Polonia molto ricca di storia e di bellezze naturali, nella regione (voivodato) della Warmia-Masuria. Il nostro interesse tuttavia è soprattutto per la regione e la diocesi di Warmia. Al tempo delle apparizioni, la regione era sotto il dominio prussiano, particolarmente duro e severo perché polacchi e perché cattolici. Nel 1873, pochi anni prima delle apparizioni, la lingua polacca fu proibita in tutte le scuole di Warmia, e sotto la Kulturkampf, vennero soppresse tutte congregazioni religiose, eccetto quelle che si occupavano dei malati, come quelle delle Figlie della Carità. In questo difficile momento, i fedeli di Gietrzwald, si raccolsero strettamente attorno a un antico quadro della chiesa raffigurante la Madre di Dio con il Bambino Gesù. 

Fu proprio in tali circostanze che la Madonna si affacciò a Gietrzwald nel 1877. Il parroco del paese, Agostino Weichsel (1830-1909), di famiglia tedesca, fu convinto dell’autenticità delle apparizioni fin dall'inizio, fondato su buone ragioni… Anche le autorità ecclesiastiche non tardarono ad accettare la veridicità delle apparizioni. Le due veggenti nacquero ambedue a Woryty, a pochi chilometri da Gietrzwald, alla cui parrocchia si faceva riferimento per ogni avvenimento importante. Giustina nacque nel 1864, Barbara nel 1865. 

Fu proprio dopo l’esame di catechismo per la prima comunione che Giustina vide la Madonna il 27 giugno 1877, sopra un albero antistante la chiesa parrocchiale, vicino ad una fontana. La ragazza vide sull'albero prima uno splendore straordinario, e poi la Madonna vestita di bianco. Dal 30 giugno anche Barbara vide la Madonna insieme con Giustina. Le apparizioni continuarono quotidianamente fino al 16 settembre 1877, per poco meno di tre mesi. La popolazione cattolica della regione fu profondamente commossa e percepì tali apparizioni come un dono della Madre di Dio al suo popolo, per la perseveranza nella fede così duramente perseguitata. Le ragazze fin dall'inizio non ebbero dubbi che si trattasse della Madonna, e presentavano richieste e domande a nome di tutti. Giustina domandò alla prima apparizione: “Che cosa desideri, Madre di Dio?”. La risposta fu: 

“Desidero che ogni giorno recitiate il Rosario”

Barbara Samulowska, una volta fatta partecipe dell’apparizione, domandò: “Chi sei?”; Ottenne una straordinaria risposta: “Sono la Santissima Vergine Maria, concepita Immacolata”.
Il primo agosto Barbara domandò: “Le parrocchie che ne sono prive otterranno presto dei sacerdoti?”, e ottenne questa risposta: “Se le persone pregheranno con fervore, allora la Chiesa non sarà perseguitata, anzi le parrocchie che ne sono prive riceveranno sacerdoti”. L’11 agosto la Barbara domandò: “La Chiesa in Polonia riacquisterà la libertà?”; Maria semplicemente rispose: “Sì”.
I fedeli affidavano alle ragazze molte richieste per la Vergine. La risposta era quasi sempre: “Recitate il rosario”. Barbara Samulowska, il primo settembre, domandò alla Vergine che cosa desiderava dal parroco di Gietrzwald. Sentì la seguente risposta: “Cerchi sempre di invocarmi, sono sempre stata per lui una protezione e lo sarò fino alla fine”. Particolarmente toccanti furono le parole dette alle ragazze l’8 settembre, giorno della Natività di Maria: “Non rattristatevi, perché Io sarò sempre con voi”. Il 16 settembre con enorme presenza di fedeli, la Vergine si manifestò per l’ultima volta, benedisse la fonte che si trovava nel prato, e affidò le ultime parole: “Recitate il Rosario”. 

La commissione istituita dal vescovo di Warmia, già il primo settembre affermava: “Siamo giunti alla conclusione che le apparizioni di Gietrzwald, devono avere un fondamento vero e reale”. Ne elenca quindi le ragioni. 

Le apparizioni ebbero subito un insolita risonanza in tutta la Polonia, in Europa e oltre. Il giorno 8 settembre 1877, festa patronale della parrocchia, si radunarono a Gietrzwald 50.000 pellegrini da tutta la Polonia. Negli anni seguenti il numero aumentò. Nel 1879 arrivarono a 70.000, provenienti anche dalla Lituania e dalla Russia. Cifre enormi per l’epoca e per il luogo, scomodo da raggiungere. Nel 1977, centenario delle apparizioni, si tenne a Gietrzwald e Olsztyn in contemporanea un Congresso Mariologico, in cui fu molto considerato il tema delle apparizioni. Al congresso parteciparono il Card. S. Wyszynski e il Card. Karol Wojtyla. La loro presenza e la loro parola contribuì a sottolineare maggiormente la realtà e il significato delle apparizioni stesse. Tanto più che Giovanni Paolo II lo ricordò, quando vi ritornò da Papa nel suo 4° viaggio in Polonia. Tenne infatti a Olsztyn, il 6 giugno 1991, una omelia post Missam piena di ricordi storici e religiosi sulla “santa” Warmia. Ricordò in particolare i luoghi di devozione alla Vergine, nominando in primo luogo Gietrzwald. L’11 settembre 1977 il vescovo di Warmia Giuseppe Drzazga ratificava il culto delle apparizioni della Madre di Dio a Gietrzwald con un decreto la cui conclusione suona: “Confermiamo il culto delle apparizioni della Madre di Dio a Gietrzwald come non contrario alla fede e alla morale cristiana, fondati su fatti degni di fede, che non permettono di escludere il loro carattere soprannaturale e divino”. 

Su disposizione del vescovo Filippo Krementz le ragazze furono subito interrogate dai delegati di una commissione vescovile. Per farle sfuggire alla curiosità della gente, che già si faceva intensa, e per evitare che le ragazze si mettessero d’accordo su che cosa dire, furono fatte accogliere ognuna da una famiglia diversa, in due paesi diversi. Il 24 agosto Barbara fu interrogata dalla commissione vescovile. La commissione rimase colpita da tutto il suo atteggiamento sincero, semplice, umile e schietto. Particolari risposte attrassero l’attenzione della commissione, perché indicavano una conoscenza superiore alla educazione delle ragazze. Le suore dovettero trasferire le ragazze a Chelmno per ordine delle autorità prussiane. Furono inviate poi a Pelplin, in un istituto femminile in cui esse potevano continuare la scuola elementare. Le due ragazze in seguito decisero di diventare Figlie della Carità e furono inviate a fare il seminario interno nella Casa Madre di Parigi, dove giunsero il 19 gennaio 1884. La direttrice del seminario lasciò una nota scritta su Barbara Samulowska molto elogiativa della sua vita spirituale e del comportamento. Suor Barbara (che prese il nome di suor Stanislava) viveva e pregava in quegli ambienti dove Santa Caterina Labouré aveva ricevuto le apparizioni della Medaglia Miracolosa. Dopo l’emissione dei primi voti, il 2 febbraio 1889, Suor Stanislava rimase undici anni a Parigi e infine fu mandata, anche su suo espresso desiderio, nella missione del Guatemala. 

In Guatemala, a causa di precedenti leggi contro la Chiesa e gli ordini religiosi, potevano operare soltanto le Figlie della Carità di San Vincenzo de’ Paoli. Poco tempo dopo il suo arrivo in Guatemala, Suor Stanislava fu nominata direttrice del seminario, e si dedicò con tutto l’impegno alla formazione spirituale delle giovani seminariste. A causa però delle sue fragili condizioni di salute fu inviata ad Antigua, come superiora dell’ospedale della città. Qui diede prova della sua straordinaria dedizione per i poveri. Di lì a poco fu inviata all'ospedale di Quezaltenango. Il personale dell’ospedale di Antigua, per paura di perderla, pensando di fare una cosa buona, scrissero una relazione al nuovo ospedale, accusando la suora di malversazione nell'amministrazione. Arrivando alla sua nuova destinazione la suora fu accolta con molta diffidenza e sospetto per parecchio tempo. La sua pazienza e umiltà convinsero alla fine il personale della sua innocenza. In seguito fu destinata come superiora all'ospedale centrale di Città di Guatemala. Vi giunse poco prima del tremendo terremoto della notte di Natale del 1917, in cui la città rimase devastata. Nel 1919 suor Stanislava fu nominata anche Assistente, cioè vicevisitatrice, con l’incarico di formare le giovani suore. Nel 1923 fece un secondo viaggio a Parigi e da qui fu inviata a Chelmno per accompagnarvi una suora malata. Tornava in patria dopo quasi 40 anni. Ma la paura della reazione delle autorità prussiane, che non cessavano di cercare pretesti contro la popolazione cattolica, le impedì di rivisitare il suo paese e il luogo delle apparizioni. Ma forse la ricerca futura potrà accertare se, dietro questa verosimile giustificazione, non si nascondesse il desiderio di evitare la piccola gloria di essere riconosciuta e applaudita. Se fosse così, ricalcava i passi di Suor Labouré che mantenne il più stretto silenzio sul suo segreto. Tornata in Guatemala, continuò il suo lavoro di sempre.
Gli episodi sul segreto così strettamente tenuto sono numerosi. Una suora, per consolare una postulante che faceva fatica a separarsi dai genitori, le disse: “Coraggio, señorita, non pianga, sarà molto felice quando incontrerà la nostra assistente, che tutti ritengono una santa, perché quando era ragazza in Polonia ebbe il privilegio di vedere la Madonna”. La postulante racconta anche che incontrandosi poco dopo con suor Stanislava, colpita e attratta dalla sua semplicità, le domandò: “E’ vero che lei quando era ragazza ha visto la Santissima Vergine?”. La risposta fu altrettanto semplice: “Oh, ma come è curiosa, lei, signorina!”. 

Suor Stanislava, dopo una breve sosta in un orfanotrofio della città, tornò all'ospedale centrale di Guatemala. Ivi, dopo una vita di intensa e splendida testimonianza di santità e di carità, si spense nel Signore il 6 dicembre 1950, a 85 anni di età, 66 di vocazione e 54 di missione in Guatemala, spesi soprattutto fra i malati e i poveri. La base del catafalco fu coperta con i colori dell’Immacolata bianco-celeste (sito https://tescioneblogger.altervista.org/apparizione-della-madonna-di-gietrzwald/).