martedì 5 maggio 2020

Ludovico Carracci - "Immacolata Concezione e santi"


Così è nel caso dell’anima; così è anche per il corpo.
Come la stirpe della santità è santa, nel caso di nascite spirituali, così è santa nel caso di nascite corporee.
Il figlio è come il genitore. Maria non fu soltanto uno strumento del dono divino; la parola di Dio non venne semplicemente a Lei per andarsene da Lei; Egli non è solamente passato attraverso di Lei.
Non fu un corpo celeste quello che l’Eterno figlio assunse, un corpo modellato dagli angeli e portato giù dal Cielo in questo basso mondo: no! Egli assimilò e assorbì il sangue e la sostanza di Lei trasformandoli nella propria Persona divina; Egli diventò uomo da Lei. Ne ricevette perciò i lineamenti e i caratteri nell'aspetto con cui doveva manifestarsi al mondo. Senza dubbio, Egli era noto a tutti come suo Figlio, anche per la somiglianza. Ecco perché sua madre è la prima di tutti i profeti, perché da Lei è venuta corporalmente la Parola; Ella è l’unico oracolo della Verità, perché Colui che è “Via, Verità, Vita” ha voluto nascere da Lei; Ella è l’unica forma in cui la Sapienza divina ha voluto essere plasmata.



Ludovico Carracci
Immacolata Concezione e santi
(Madonna degli Scalzi), 1590 circa
Bologna, Pinacoteca Nazionale



Madonna degli Scalzi
La cosiddetta Madonna degli Scalzi è una delle più interessanti opere di Ludovico Carracci. Fu realizzata attorno al 1590 per la cappella Bentivoglio nella chiesa di Santa Maria degli Alemanni a Bologna, nota anche come Santa Maria degli Scalzi (da cui il nome). Il dipinto, nel 1797, fu prelevato dai napoleonici e dopo alterne vicende è giunto nelle collezioni della Pinacoteca Nazionale di Bologna dove lo si può ammirare tuttora.
La Madonna si staglia al centro della composizione appoggiandosi su una mezza luna (attributo derivante dall'iconografia dell'Immacolata Concezione), tiene in mano il suo Bambino ed è accompagnata dai santi Girolamo, in basso, e Francesco, a destra, che tiene delicatamente il Bambino per mano. Dietro, uno stuolo di angeli che suonano e cantano confondendosi con le nuvole e con la luce divina, come apparizioni soprannaturali.
In quest'opera Ludovico Carracci dimostra di sperimentare nuove vie nella sua arte e di accostarsi alla poetica dei pittori veneti, in particolare del Tintoretto, a cui rimandano i giochi di luce e le figure evanescenti degli angeli. Anche le pennellate rapide e i colori avvolgenti sono segno di un avvicinamento alla pittura veneta. Lo schema compositivo invece rimanda a Raffaello (e in particolare alla Madonna Sistina), artista che fu spesso fonte d'ispirazione per i Carracci.


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