venerdì 6 maggio 2022

Cavenago d'Adda (LO) - Madonna della Costa


La Madonna della Costa

Il santuario della Madonna della Costa è un santuario cattolico sito nel comune italiano di Cavenago d'Adda, nella diocesi di Lodi.

Sul luogo dove sorge il santuario della Madonna della Costa esisteva fin dal medioevo un piccolo oratorio dedicato alla Beata Vergine Annunciata, oggetto della devozione popolare. Il più antico documento scritto in cui viene citato questo oratorio risale al 1339.

Con il tempo, l'oratorio acquisì sempre maggiore importanza: ne è conferma un'indulgenza concessa dal papa Paolo V intorno al 1615 a tutti i fedeli che vi si recassero. Da un documento del 1642 del vescovo Clemente Gera risulta che vi si venerava una statua della Madonna, che il 25 marzo di ogni anno veniva portata in processione.

La tradizione popolare cavenaghina, fissata per iscritto nell'Ottocento dal prevosto don Angelo Molteni, tramanda il racconto di un fatto miracoloso che sarebbe avvenuto il 18 luglio 1662: una giovane pastorella del paese, sordomuta e con un braccio rattrappito, portava le sue oche al pascolo nelle bassure sottostanti al Santuario, presso una cappellina su cui era dipinta un'immagine della Vergine. In quel momento le apparve la Madonna, che la guarì dalle sue infermità e le ordinò di far spostare l'immagine nel Santuario, per essere adorata dai fedeli. La ragazzina ne parlò all'arciprete, don Bassiano Serina, il quale stupito per il miracolo provvedette ad eseguire quanto richiesto dalla Madonna.

La data del 18 luglio 1662, dedotta dal prevosto Molteni interpretando da un'antica scritta rinvenuta nell'oratorio, è però certamente errata: da un inventario redatto dall'arciprete Serina il 22 ottobre 1660 appare infatti che in tale data l'immagine miracolosa della Madonna era già posta nel santuario.

Nel 1729 il dipinto venne posto sull'altare, sostituendo la statua.

Nel 1870 il prevosto Molteni, considerando il pessimo stato di conservazione in cui era ridotto l'oratorio, ormai pericolante, annunciò l'intenzione di provvedere alla demolizione del vecchio edificio e alla costruzione di un nuovo santuario. Per l'esiguità delle risorse finanziarie disponibili il progetto procedette lentamente: nel 1872 si procedette alla posa delle prime due pietre, alla presenza dei vescovi di Lodi, monsignor Gelmini, e di Crema, monsignor Sabbia, ma la costruzione non proseguì a causa di vari problemi più urgenti. 
Fu solo nel 1876 che si chiuse al culto il vecchio oratorio, demolito il 5 maggio dell'anno successivo; il prevosto Molteni finanziò di tasca propria i lavori di costruzione, auspicando che il nuovo santuario potesse essere compiuto entro il 3 giugno, data del giubileo episcopale del papa Pio IX, e consacrato alla presenza di un cardinale. Né l'uno né l'altro auspicio poterono realizzarsi, e così il santuario venne consacrato il 5 maggio 1878, festa di San Pio V, alla presenza del vescovo coadiutore di Lodi, monsignor Bersani-Dossena.


Papa Pio IX, a cui venne dedicato il santuario, era già defunto alla data della consacrazione; nei mesi precedenti aveva comunque fatto in tempo a donare al santuario un calice dorato e ad accordare ai fedeli un'indulgenza plenaria. Nel 1932 al fianco sinistro della chiesa vennero aggiunti il portico e un'imponente scalinata che conduce alla valletta sottostante.


Il santuario è posto a sud del paese, sul ciglio del terrazzo fluviale (localmente: «costa») in posizione dominante le bassure dell'Adda. La facciata, rivolta verso sud-ovest, si apre su un piccolo sagrato contornato da alcuni edifici rurali, mentre l'abside è posta verso nord-est, quasi sul ciglio del rivone.
Lungo il fianco sinistro corre un'imponente scalinata che collega il sagrato con la cosiddetta «valletta»; da qui, percorrendo alcune centinaia di metri in direzione della cascina Bordigherio, si giunge alla cappellina eretta nel XX secolo sul luogo dell'apparizione mariana (Wikipedia).


giovedì 5 maggio 2022

San Severino Lucano (PZ) Madonna del Pollino



Apparizione della "Madonna del Pollino"

Le origini del Santuario "Madonna del Pollino" [che deriva il nome dalla catena montuosa sulle cui pendici settentrionali sorge, al confine calabro-lucano] si fanno risalire al 1700, con l’Apparizione della Madonna "circonfusa di luce, bella come il sole" ad un pastore, e poi ad una donna del luogo, cui essa indicò una polla d’acqua perché si dissetasse e questa scorse in una grotta, lì accanto, una statua della Vergine ricoperta di terriccio.

Qui ogni anno, nella tarda primavera, i devoti salgono al piccolo e grazioso Santuario, raggiungibile solo a piedi [ad un’altezza di 1537 mt.], con una pittoresca processione che trasporta la statua della Madonna dalla Chiesa-madre di San Severino (Tratto dalla rivista "Madre di Dio").

Il paese di San Severino ebbe l'origine ed il nome, forse, non oltre gli anni venti del XVI secolo da un antica famiglia normanna, che l'aveva tolto a sua volta dall'altro paese omonimo, pure lucano, contraddistinto con l'aggiunta di Cammarata. Il capostipite di questa famiglia si chiamava Turgiso De Rosa (1081), signore di Sanseverino e padre di Ruggiero. Il centro della valle del Frido aggiunse la specificazione di lucano nel 1820. 
Sorge sulla Tempa della Guardia, a 887 s.l.m., alle pendici del monte Pollino. Da San Severino sono facilmente raggiungibili la Serra di Crispo, la Serra del Prete, il Monte Grattaculo e la stessa vetta del Dolcedorme, il "cuore" del Parco Nazionale del Pollino.


Svariati sono gli itinerari naturalistici che, partendo dalla frazione pittoresca di Mezzana, portano il visitatore per tutto il massiccio calabro-lucano, attraverso immense distese di faggi, di abeti e colonie di pini loricati fino a raggiungere la alte quote, dove si possono contemplare varie specie di falchi e coturnici. A valle, sulle splendide rive del fiume Frido, predominano boschi di cerri e di castagni. Meta di numerosi turisti è il bosco Magnano, un "polmone verde" a due passi dalla S.S. Sinnica. Non va inoltre trascurata la gita al santuario della Madonna del Pollino, situato a 1537 mt, costruito intorno al 1700 nel posto dove, secondo la tradizione, la Madonna apparve ad un pastorello ed è meta ogni giorno di numerosissimi fedeli (Tratto dal sito Alto Sinni (www.altosinni.it).

Il Santuario della Madonna del Pollino

Sull’origine del Santuario di Pollino, che si fa risalire ai primi decenni del secolo decimottavo (1700), nessun documento scritto si ritrova nell'Archivio Parrocchiale di S. Severino Lucano, né altrove. Soltanto attraverso il racconto tramandato a voce di generazione in generazione, é stato possibile raccogliere e coordinare brevi notizie.


La tradizione comincia con un'apparizione della SS. Vergine ad un pastore che, nella montagna di Pollino, conduceva al pascolo il suo gregge. Vivamente impressionato della visione avuta, il pastore la divulgò rapidamente; e di bocca in bocca, quell'insolito avvenimento fu appreso in tutti i paesi circostanti al monte. Poiché quelli erano tempi di costumi semplici, di sentimenti religiosi più puri e più forti di oggi, sorse in molti il desiderio di vedere la Madonna.

Intanto a S. Severino Lucano, una donna di nome Rosa Maria, spinta dal suo forte sentimento religioso, cercò risolutamente la compagnia di sua cognata Vittoria, vedova convivente in casa sua, per andare al monte. Una mattina, infatti, presero entrambe a percorrere l’aspra e faticosa via che conduce al Pollino, col cuore trepidante, recitando preghiere, e preparandosi con lo spirito a pregustare le dolcezze di una visione sovrana: quella della SS. Vergine!


Narra la tradizione che la Rosa Maria aveva lasciato in casa il marito Antonio Perrone, affetto da lunga e inguaribile malattia, e il figliuolo immerso ancora nel sonno, di nome Michelangelo, che poi divenne prete. Giunte sulla montagna, le due donne si aggirarono per lungo tempo sul luogo dove, dalle indicazioni ricevute, presumibilmente la SS. Vergine era stata vista dal fortunato pastore. Dopo aver tanto camminato, esse sentivano gran sete e non potevano in nessun modo dissetarsi per mancanza d’acqua. Dopo fervide preghiere, a breve distanza da loro, improvvisamente videro sgorgare uno zampillo d’acqua da una grossa pietra conformata a conca. Accanto a questa pietra videro l’apertura di una grotta, nella quale si sentirono misteriosamente attirate e vi entrarono. La grotta, piccola, formata da grossi blocchi di roccia, é accessibile e visitata in occasione della festa, da migliaia di fedeli. 
Le due donne, allora, appena penetrate nell'interno della grotta, si accorsero che in un canto di essa era ammucchiato del pietrame minuto commisto a terriccio in modo da far sospettare che sotto dovesse essere stata nascosta qualche cosa. Infatti in un grosso panno di lana era avvolta una piccola Statua della SS. Vergine col Bambino, quasi intatta, ma alquanto scolorita e sciupata nei lineamenti.


La Signora Rosa Maria, di ritorno a S. Severino, trovò il marito completamente guarito. Al racconto della moglie si inginocchiò in mezzo alla casa e fece voto di costruire sul Monte Pollino una cappella in onore della Vergine Maria. Così sorse, in piccola costruzione, il nostro rinomato Santuario, ai quale ogni anno, nei primo venerdì e sabato di luglio accorrono da ogni parte migliaia di fedeli, a gruppi a gruppi, sfidando i disagi della montagna.

Il Santuario sorge sulle pendici settentrionali del massiccio del Pollino, a 1537 mt.; è semplice e accogliente. I locali annessi d’estate offrono riposo ai pellegrini. Il venerato simulacro della Vergine col Bambino permane sul Monte dalla prima domenica di giugno fino alla seconda domenica di settembre, quando, a spalle, viene portata in processione nella Chiesa Madre di S. Severino.

E' una grande festa popolare in cui confluiscono le tradizioni religiose calabre e lucane.
Canti, suoni, balli, pianti di gioia, accorate implorazioni e profonda vita sacramentale si fondono per esprimere con semplicità e verità la fede in Gesù Cristo Signore (Tratto dal sito www.robertoforte.it).
Il Santuario della Madonna del Pollino si trova sul monte omonimo, nella fascia calabro-lucana. Ogni anno, il venerdì e il sabato precedenti la prima domenica di luglio, vi affluiscono circa ottomila persone provenienti dai paesi della Basilicata meridionale (Rotonda, San Severino, Viggianello, Terranova di Pollino, Pedali) e da alcuni paesi della provincia di Cosenza (Trebisacce, Cassano, Amendolara, Albidona, Alessandria del Carretto).

La chiesa è una piccola costruzione senza particolari pretese, nello stile delle chiese di montagna, comprendente una sagrestia e alcune casette in pietra ai lati, costruite dalle autorità ecclesiastiche per offrire un riparo ai pellegrini che, durante la festa, trascorrono lì la notte. La statua della Madonna è in chiesa, su una base fuori della balaustra.


I pellegrini compiono tre giri intorno al santuario intonando il canto della Madonna del Pollino; poi varcano la soglia e si dirigono verso la statua. Partecipano alla festa anche molti malati, per invocare grazie dalla Madonna. Vengono costruite capanne sia per ripararsi dal sole che per trascorrere la notte. Alle dieci della domenica si celebra la messa solenne seguita dalla processione che si dirige verso un determinato punto della montagna per poi tornare indietro.


mercoledì 4 maggio 2022

Placanica (RC) - Madonna dello Scoglio

Le apparizioni della Vergine, il pellegrinaggio di devoti alla Madonna dello scoglio.

Siamo a Santa Domenica, frazione di Placanica in Calabria, provincia di Reggio. La località della Locride tra Roccella Jonica e Monasterace, si raggiunge attraverso la Strada Statale 106 jonica imboccando poi il bivio per Santa Domenica dalla frazione Focà di Caulonia.
Il 27 Gennaio 1950, nasce Cosimo Fragomeni, un uomo capace dalle straordinarie possibilità di lenire ogni patimento, di risanare corpi straziati, di dare speranza e fede. Figlio di Ilario e Maria Mazzà. Fin da ragazzino Cosimo nutriva una profonda fede ed il tempo dedicato alla preghiera non era mai abbastanza. Per problemi economici lascia la scuola ad 11 anni ed aiuta la famiglia pascolando il gregge nelle colline della frazione Santa Domenica. Nel 1968 il parroco di Placanica, Don Rocco Gregorace, si vede consegnata una lettera da un giovane che alla ricerca di conferme si confessa come di seguito:

"Le preghiere che da ragazzo sempre offrivo alla Madonna mi facevano crescere di giorno in giorno sempre di più nella fede e nella preghiera, suscitandomi nell'animo un grande desiderio di farmi santo, corrispondendo in tutto e per tutto al volere del Signore e della Madonna. Una voce mi mormorava in fondo all'anima di comprarmi una coroncina del rosario. Giorno 11 luglio 1968 compro la coroncina dalla sorella dell'Arciprete di Placanica e, la sera dello stesso, solo in una stanzetta, mi inginocchio e inizio con grande fervore il primo rosario alla Madonna. E mentre stavo pregando vedo una luce abbagliante davanti a me e alla vista di quella luce che non sapevo che cosa fosse, mi son preso da timore e spavento.

Placanica (RC)

"Stringevo la corona forte al petto e con voce tremante invocai la Madonna dicendo: -Madonna mia! - Subito dopo in quella luce meravigliosa è apparsa una dolce figura di una bellissima giovane, vestita di bianco e avvolta da una nuvola bianca, con le mani giunte, dalle quali pendeva una luccicante corona e cinta ai fianchi da una fascia celeste. Il volto brillava di un immenso candore di serenità, mi sorride e poi mi parla con una voce tanto cara dicendomi: - figlio non temere io sono Maria quella che tu ami tanto, la mamma del buon Gesù, vuoi offrirti al Signore e appartenere alla Celeste Schiera delle anime predilette da me? -. Io dopo un attimo sospirando di gioia le dissi: -si lo voglio -.


"Qui la Madonna alza gli occhi in alto poi li abbassa mestamente e continua a parlarmi dicendomi: - prega molto, accetta e sopporta con amore ciò che mio Figlio vorrà mandarti per la salvezza di tanti peccatori. Ogni primo sabato del mese fa un'ora di preghiera notturna dalle 23 alle 24 in onore del mio cuore immacolato con l'intenzione di offrirmi riparazioni per i peccatori -. Mi sorride di nuovo alza la mano destra verso di me in segno di benedizione, pronunciando alcune parole che io non ho udito, muovendo leggermente le labbra che erano di colore roseo. Qui giunge le mani e scompare in quella stessa luce da cui era avvolta. Dopo di allora una fiamma si accese nella mia anima che mai si spegnerà e sempre più mi sentivo arso da una sete di preghiera. La recita della corona che ho appreso in tale giorno per qualunque motivo mai sò più lasciare"

Altre lettere seguirono:

(1976) "Primo sabato, erano le otto di sera ed io dopo aver molto pregato e scongiurato l'immensa misericordia del Signore con l'intima voce dell'anima che il mio cuore mi suggeriva per ottenere la conversione di tanti fratelli peccatori, avendo in mano la coroncina, stavo per incominciare il mio Rosario innamorato alla Vergine Immacolata quando, appena fattomi segno di incominciare la corona, mi vedo abbagliato da un grande faro di luce così vivida e splendente che sembrava un sole coronato da tantissimi raggi d'oro, nel cui sole apparve un cielo arcato di nuvole candide e in mezzo ad esse apparve la Madonna che portava in mano un foglio bianco piegato in due.

"Lo aprì e lo rivolse verso di me tenendolo con la destra e col dito della sinistra mi indicava quel foglio sul quale c'erano scritte le seguenti parole di maiuscolo carattere e di facile leggibilità. In cima al foglio c'era impressa una croce rossa come di sangue, alla base di essa alcune parole scritte dicevano: - Gesù tutto amore è molto offeso... I popoli inferociti dalla superbia oltraggiarono il Suo nome... Le sue piaghe sanguinano... Figli miei lasciate il peccato e ravvedetevi, umiliatevi, chiedete perdono del male già fatto. Se volete che le vostre anime siano salve, supplicate con vera fede l'eterno Dio e Lui vi darà a tutti il perdono e la salvezza. Preghiera... Eucaristia... Penitenza... -.



"...stavo come assorto in raccoglimento, manifestando un atteggiamento di dolore, poi Lei piegò il foglio che teneva in mano e se lo pose sul petto tenendolo sotto le mani poste una sull'altra come incrociate e dopo mi parlò dicendomi: - Figlio mio satana nel mondo cristiano continua a seminare zizzania e a suscitare odio tra gli uomini che facilmente si lasciano ingannare. Il mondo è pieno di malvagità e di delinquenza, il male avanza sempre di più e l'ira di Dio si avvicina. Figliuolo ti chiedo di darmi tanta gioia in questo mese di maggio con la tua incessante preghiera, che offrirai con grande amore al mio cuore immacolato per il trionfo e la gloria della Santa Chiesa. Prega per il Papa, per i vescovi e i sacerdoti -. La Madonna finì di parlare si fermò ancora per un attimo, mi diede un sorriso e sparì".

L'uomo dei miracoli;
Fratel Cosimo, terziario francescano, farà apporre a Santa Domenica, nel luogo delle apparizioni una bellissima statua il marmo raffigurante la Madonna, oggi centinaia di migliaia di persone ogni anno visitano i luoghi e chiedono miracoli e grazie. Sono moltissimi i miracoli attribuiti a Fratel Cosimo, come ogni illuminato ha un carisma che infonde serenità e una dialettica semplice e diretta che assicura ognuno dei migliaia di pellegrini che si recano a Santa Domenica. Fratel Cosimo riesce a vedere in ogni animo, individuando la malattia o la tragedia che perseguita ogni singola persona da lui ricevuta. In pochi minuti, Fratel Cosimo è in grado di ricevere e rispondere a centinaia di persone senza che alcuna domanda gli venga posta.


Fratel Cosimo e i carismi della guarigione, Fratel Cosimo che parla in lingue che non conosce, che scaccia il maligno dalla gente posseduta, riceve i fedeli nei pomeriggi di Mercoledì e Sabato a Santa Domenica di Placanica (Rc).

martedì 3 maggio 2022

Bitti (NU) - Madonna del Miracolo

 

Madonna del Miracolo di Bitti

Già dal 29 settembre decine di cavalieri di Pattada partono per recarsi ad Osidda, riposare una notte e poi ripartire tutti insieme il 30 alla volta di Bitti, in un vero e proprio pellegrinaggio d’altri tempi, per raggiungere la Madonna del Miracolo e ricordare così la riappacificazione ottenuta grazie alla sua intercessione.

Scrisse Salvatore Bussu, l’ex parroco della chiesa, nel suo libro “Il miracolo”, dove racconta la profonda devozione della gente di Pattada per la loro Madonna.

“Da Pattada andavano a cavallo. Ogni gruppo innalzava uno stendardo. I cavalieri giungevano all’ora della messa maggiore e si fermavano davanti alla chiesa. La gente li attendeva con ansia e quando da lontano vedevano il polverone sollevato dai cavalli o sentivano lo scalpitio degli zoccoli esclamavano: “Sunu arrivanne sos caddos patzatesos”. Il richiamo per quella data è stato sempre fortissimo, a Pattada si ha molta devozione per la Madonna del Miracolo. Si andava al Miracolo per chiedere una grazia oppure per ringraziare dopo averla ricevuta. Quando ciò avveniva si andava al Miracolo per mantenere la promessa. Fin dai tempi antichi Bitti e Pattada legavano molto bene tra loro.”

Ma non è sempre stato così amichevole il clima tra le due città, infatti il primo miracolo la Madonna lo fece proprio mettendo pace tra le due cittadine di Pattada e Bitti. Questo è ciò che gli anziani raccontano e tramandano di generazione in generazione.


Si narra che ad un pastore di Pattada venne rubato il gregge di pecore. Dopo giorni e giorni di ricerche alla fine accusarono del furto un pastore di Bitti, trovato con le pecore rubate. In collera per essere stato derubato non solo si prese gli animali, ma rapì anche il ragazzo che li stava custodendo per chiederne alla famiglia il riscatto.


Mandò un suo messaggero per lo scambio, ma la famiglia lo uccise con un colpo d’ascia. Dopo questo affronto anche la famiglia di Pattada fece lo stesso con il ragazzo e la scia di sangue continuò di anno in anno in un odio che sembrava non aver mai fine, anzi si alimentava ogni volta di più.

Come sempre accade però nelle più belle storie romanzate è l’amore che vince sull’odio e anche qui l’amore fece breccia. Due giovani delle rispettive città si innamorarono.



A nulla valsero minacce e rimproveri. Entrambi si affidarono alla Madonna affinché le rispettive famiglie giungessero ad un accordo e grazie all’intercessione della Vergine così avvenne.

Il matrimonio tra le due famiglie di Pattada e Bitti si celebrò proprio davanti a quella Bella Signora che venne da quel giorno chiamata Nostra Signora del Miracolo, come pure la chiesa stessa.


Da allora ogni anno riconoscenti alla loro Madonna per la riconciliazione, gli abitanti delle due città si ritrovano in gruppi di cavalieri e di amazzoni con i costumi di Bitti e di Pattada per accompagnare il simulacro della Vergine esibendo gli antichi stendardi issati nell’arcione, verso la chiesa che sorge sul colle di Gorofai, coinvolgendo centinaia di giovani in costume che seguono a piedi il drappello di destrieri.

Famoso anche il miracolo di una bimba nata muta che passando davanti alla statua della Madonna del Miracolo di Bitti riprese inspiegabilmente a parlare (Articolo tratto da https://immaculate.one che ringraziamo).



lunedì 2 maggio 2022

Ariano Irpino (AV) - Madonna Salute degli Infermi


Santuario Salus Infirmorum

Il santuario della Madonna di Valleluogo è un santuario mariano ubicato circa 3 km a nord-ovest del centro abitato di Ariano Irpino, nell'Appennino campano. Il santuario sorge presso un ruscello in una vallata ricca di alberi secolari, a un'altitudine di 530 m s.l.m..
Il nome originario dell'edificio religioso era Sancta Maria belli loci (letteralmente Santa Maria del bel luogo), poi alteratosi in "Santa Maria di Valleluogo"; tuttavia, a decorrere dal 1957, la denominazione ufficiale nell'ambito della diocesi di Ariano Irpino-Lacedonia cui appartiene è santuario Salus Infirmorum ("Salute degli Infermi").

La facciata del santuario; in basso a sinistra è visibile il portale che conduce al luogo dell'apparizione. Le origini del santuario risalgono a un'apparizione mariana avvenuta secondo la tradizione nel tardo Medioevo, probabilmente all'epoca della dominazione angioina: la Madonna apparve a una giovane pastorella sordomuta, figlia un mugnaio residente nella stessa valle; il prodigio avvenne infatti nelle immediate vicinanze del mulino ad acqua, tuttora esistente e visitabile. 
Nel momento stesso dell'apparizione la fanciulla acquisì l'udito e la parola, mentre la Madonna richiese che venisse edificata una cappella in quello stesso luogo.
In una prima fase ci si limitò ad allestire un semplice tabernacolo ma, in considerazione dell'afflusso sempre maggiore di fedeli, delle guarigioni via via più numerose e delle laute offerte spontanee si riuscì finalmente a edificare la cappella, sebbene l'anno esatto di costruzione rimanga ignoto. L'edificio venne però assai danneggiato da una lunga serie di terremoti verificatisi tra il 1688 e il 1732 e soltanto alla fine del Settecento, dopo lunghe vicissitudini, venne eretta la chiesuola attuale; al suo interno, decorato in stile barocco, è però ancora custodita una statua della Madonna risalente al Quattrocento.
Nei primi secoli il santuario fu assai frequentato durante l'intero corso dell'anno; a partire già dall'Ottocento gli afflussi, sempre piuttosto intensi e provenienti anche da fuori diocesi, tendono però a concentrarsi nel triduo di Pentecoste.

Il santuario all'ombra di un vetusto tiglio

Il Santuario, in seguito a vari passaggi di proprietà è stato ceduto a Mons. Luigi Novarese, con annesso il piccolo fabbricato, dal maresciallo Grassi e suo fratello Teodoro, poiché senza figli e in età avanzata, non poteva più, come sempre aveva fatto, prestare le sue cure ed assistenze amorevoli al Santuario stesso.
Era il 1957 quando Mons. Luigi Novarese accetta l’acquisto del piccolo fabbricato denominato: Santuario di Nostra Signora Maria Santissima di Valleluogo. L’ 8 dicembre 1960: inaugurazione del Nuovo Santuario “SALUS INFIRMORUM” in Valleluogo.
Questa è preceduta da una solenne novena in preparazione alla festa dell’Immacolata con Santa Messa e Benedizione Eucaristica. Ore 15.15 Benedizione Eucaristica degli ammalati secondo il cerimoniale di Lourdes e Messa di sua Eccellenza Mons. Venezia (vescovo di Ariano Irpino).

Il Santuario è sempre stato luogo di culto e di pellegrinaggi per tutte le persone che accorrevano a venerare l'immagine della Vergine del "Bel Loco" per ottenere tante grazie spirituali e materiali. Ancora oggi la Madonna Salute degli Infermi è nel cuore di tutti gli arianesi. Il giorno di Pentecoste, si celebra la festa del Santuario: un giorno speciale di festa e rinnovamento spirituale, per rinsaldare il proprio rapporto non solamente con Dio, ma anche tra le famiglie, tra parenti ed amici. Molti di coloro che vivono lontani dal paese natio, ritornano per la "festa di Valleluogo", un appuntamento a cui non si può mancare. Ora si arriva in automobile e con i mezzi pubblici, un tempo si andava a piedi percorrendo, in spirito di penitenza, alcuni metri in ginocchio.

Apparizione di Ariano Irpino, Contrada Valleluogo

Il Santuario, come si è detto, è sorto in seguito all'apparizione della Madonna, nel tardo Medioevo, ad una pastorella sordomuta, figlia del proprietario del mulino edificato presso il torrente che solcava il fondo della valle, ora ridotto a piccolo ruscello. Difficile stabilire con vera esattezza l'epoca dell'apparizione.
Il Santuario è sempre stato luogo di culto e di pellegrinaggi per tutte le persone che accorrevano a venerare l'immagine della Vergine del "Bel Loco" per ottenere tante grazie spirituali e materiali.
Ancora oggi la Madonna Salute degli Infermi è nel cuore di tutti gli arianesi. Il giorno di Pentecoste, si celebra la festa del Santuario: un giorno speciale di festa e rinnovamento spirituale, per rinsaldare il proprio rapporto non solamente con Dio, ma anche tra le famiglie, tra parenti ed amici.
Molti di coloro che vivono lontani dal paese natio, ritornano per la "festa di Valleluogo", un appuntamento a cui non si può mancare.
Ora si arriva in automobile e con i mezzi pubblici, un tempo si andava a piedi percorrendo, in spirito di penitenza, alcuni metri in ginocchio.

domenica 1 maggio 2022

Chiavari (GE) - Madonna dell'Orto




Apparizione di Chiavari (GE) - Nostra Signora dell'Orto 
(La notte del 18/12/1609 ed il 2/07/1610)

Nel 1493 una donna del luogo aveva fatto dipingere, da Benedetto Borzone, sul muro esterno di un orto l'immagine della Madonna benedicente, con ai lati san Sebastiano e san Rocco, in ringraziamento del fatto di essere stata risparmiata della peste che allora infieriva sulla zona. Col passare del tempo l'orto divenne un deposito e un immondezzaio, ma il dipinto conservava la freschezza originale dei colori.
La devozione verso quella effige era, nonostante tutto, sempre viva. 
La notte del 18 dicembre 1609, una levatrice di Rupinaro, Geronima Turrio, che la sera soleva recarsi a pregare presso l'immagine sacra, si destò ad un tratto dal sonno e la Vergine, illuminata da una fulgidissima luce e con le stesse sembianze del dipinto venerato, le apparve dinanzi. A conferma di tale evento miracoloso, il 2 luglio dell'anno seguente, Maria apparve anche a Sebastiano Descalzo, un povero minorato, guarendolo. L'uomo vide la Madonna che aveva ai due lati due lumi come sospesi da mani invisibili, salire e scendere nell'orto per fermarsi poi davanti all'immagine che anche lui venerava, per lasciare, una volta scomparsa, un soavissimo profumo.
Nel 1610 venne costruita una chiesetta per riparare l'immagine ed il 1° luglio del 1613 ebbe inizio l'edificazione del santuario, dopo che il processo canonico aveva accertato la soprannaturalità degli eventi che si erano verificati.


Cattedrale di Nostra Signora dell'Orto
La cattedrale di Nostra Signora dell'Orto è un luogo di culto cattolico situato nel comune di Chiavari, in piazza Nostra Signora dell'Orto, nella città metropolitana di Genova.
Sede vescovile della diocesi di Chiavari, è anche santuario mariano e sede della parrocchia omonima del vicariato di Chiavari-Lavagna. Il 27 novembre del 1904 papa Pio X l'ha elevata al rango di basilica minore.

 

La chiesa fu eretta dopo la miracolosa apparizione della Vergine Maria avvenuta, secondo la tradizione, il 2 luglio 1610 nella zona dove un tempo sorgevano gli orti - da cui deriverebbe la denominazione Madonna dell'Orto - al concittadino Sebastiano Descalzo. Nel luogo dell'apparizione era già presente un pilone raffigurante la Madonna con i santi Sebastiano e Rocco, eretto dai chiavaresi per scongiurare la malattia della peste che afflisse la cittadella nel 1493 e nel 1528.
Fu quindi deliberata la decisione di erigere un nuovo tempio religioso, nei pressi dell'antico pilone, ponendo la prima pietra il 1º luglio 1613. I lavori di costruzione terminarono vent'anni dopo, nel 1633. L'edificio fu dato in gestione ai Carmelitani Scalzi, i quali dovettero nel 1797 allontanarsi dalla chiesa a causa della soppressione degli ordini religiosi di Napoleone Bonaparte alla proclamazione della Repubblica Ligure. Nel 1892, a seguito dell'istituzione della nuova diocesi di Chiavari, il santuario mariano venne elevato al titolo di cattedrale da papa Leone XIII. Due anni dopo, nel 1894, la chiesa fu consacrata da monsignor Fortunato Vinelli, primo vescovo di Chiavari.
Subì notevoli mutamenti architettonici a cavallo tra il XIX secolo e XX secolo quali la costruzione delle tre navate, del poderoso pronao e nuovi affreschi all'interno. Il confinante monastero fu adibito nell'attuale biblioteca diocesana e sede di un istituto scolastico religioso. L'inaugurazione ufficiale della nuova cattedrale avvenne il 3 luglio 1907, tre anni dopo l'intitolazione a basilica. Nel 2016 si è provveduto a pedonalizzare il sagrato, ricoprendolo con una pavimentazione in pavé.

 

Le principali festività e ricorrenze si svolgono principalmente il 2 e 3 luglio, nella ricorrenza dell'apparizione mariana e il 17 gennaio festa di sant'Antonio Abate. I compatroni sono san Sebastiano il 20 gennaio e san Rocco il 16 agosto.
L'inno di Nostra Signora dell'Orto, intitolato O clemente pietosa Regina, è stato composto e musicato dal maestro e sacerdote Giovanni Battista Campodonico.

La facciata della cattedrale, a capanna, è preceduta dal pronao esastilo sorretto da colonne corinzie lisce.
Esso fu disegnato e progettato dall'architetto modenese Luigi Poletti nel 1836 ispirandosi come modello al Pantheon di Roma. I lavori di edificazione durarono dal 1841 al 1907.
La struttura in stile neoclassico è stata realizzata usando come materiale il marmo bianco e dividendola in otto colonne di ordine corinzio. La facciata è stata completata nel 1938 inserendo cinque riquadri marmorei a bassorilievo - raffiguranti episodi della vita della Vergine - eseguiti dallo scultore Rodolfo Castagnino su disegno dell'architetto Luigi Daneri.
Il campanile si erge nella zona absidale e contiene un concerto di otto campane in tonalità Si2 maggiore, fuse dalla fonderia milanese dei Fratelli Barigozzi, tranne la più piccola, fusa dalla fonderia Filippi di Chiari. 
La cupola è in tipico stile ligure con "lanternino" alla sommità. 
L'interno della cattedrale ha pianta a croce latina ed è suddiviso in tre navate da due file di archi a tutto sesto poggianti su pilastri quadrangolari. La crociera è coperta con una cupola. All'interno si trovano numerose opere d'arte di grande rilievo e pregio artistico, quali l'altare maggiore del 1627 - opera dell'architetto Ferrandino - o il coro seicentesco proveniente dalla vicina chiesa di San Francesco. Inoltre sono presenti gruppi lignei del celebre scultore Anton Maria Maragliano, la pala dell'altare maggiore ad opera di Benedetto Borzone.
Tra gli affreschi conservati di pregio è quello della volta raffigurante l'apparizione mariana, del 1610, sullo sfondo dell'antica Cittadella di Chiavari affrescato da Carlo Baratta nel 1805. Sono inoltre presenti altri affreschi di Francesco Gandolfi databili al 1868 e altri dipinti di Giovanni Coppola datati allo stesso periodo. Il pulpito, i marmi e gli stucchi delle tre navate sono di Ludovico Pogliaghi, eseguiti tra il 1909 e il 1910. Le due grandi vetrate dell'abside, raffiguranti san Sebastiano e san Rocco, furono realizzate nel 1928, su disegni dello stesso Pogliaghi, da Costante Panigati, direttore artistico della Ditta Luigi Fontana & C. di Milano.

L'organo a canne della cattedrale è stato costruito nel 1969 dai fratelli Marin. A trasmissione elettrica, ha tre corpi d'organo: uno nell'abside, occultato dall'altare maggiore, un secondo (Eco) nella cupola e un terzo in controfacciata, sopra il portale centrale. Lo strumento dispone di tre tastiere di 61 note ciascuna e di una pedaliera concavo-radiale di 32 (Fonte Wikipedia).

Sito Ufficiale della Basilica
 

"[. . .] Il titolo di Madonna dell'Orto, originato dal fatto che il dipinto del Borzone si trovava sul muro di quello che era chiamato Orto del Capitano, ci porta a pensare ai giardini ed agli orti presenti nella storia della salvezza: da quello dell'Eden, luogo di innocenza e di felicità dei progenitori, ma divenuto ben presto luogo della disobbedienza e del peccato, a quello del Getsemani, dove il nuovo Adamo, Cristo Gesù, avviò la fase decisiva della redenzione soffrendo fino a sudare sangue (cfr Lc 22,44), al giardino che dovrebbe essere l'anima di ogni cristiano, per essere degno di accogliere Cristo insieme a sua Madre. Fortunata, dunque, questa diocesi che nelle sue strutture visibili, ma soprattutto nell'invisibile mistero della sua realtà spirituale, aspira ad essere il giardino di Maria: Hortus conclusus, come cantate volentieri specialmente nelle "feste di luglio", fons signatus, o Maria! Emissiones tuae paradisus. "Paradisus": un nuovo giardino di innocenza e di gioia.
Questa visione di cielo non ci distoglie dalla consapevolezza dei problemi e delle difficoltà che accompagnano l'esistenza quotidiana sulla terra. Penso, in particolare, ai problemi che investono la società nel suo insieme. Anche in questo vostro golfo non mancano, almeno come riflesso di crisi in ambiti più vasti, seri motivi di preoccupazione. Voi vi interrogate, ad esempio, sul futuro delle nobili tradizioni dell'artigianato, del commercio, dell'agricoltura nelle sue forme locali, non sostituite adeguatamente dai nuovi sistemi di lavoro e di applicazione tecnologica. Se continua a prosperare il turismo attratto dalla bellezza dei luoghi, i periodi di riposo e di vacanza vengono spesso sensibilmente ridotti in ragione dei costi sempre più alti. [. . .]" (Stralcio dal Discorso di Giovanni Paolo II alla cittadinanza di Chiavari, nella piazza di Nostra Signora dell'Orto - 18 Settembre 1998).

 

domenica 30 gennaio 2022

Roma (RM) - Madonna del Pianto

Dolcissima Madre,
Madre forte, Madre nostra,
ieri e sempre, Tu piangi per le nostre falsità, le nostre ipocrisie, i nostri inganni.
Tu piangi per ogni creatura non amata, oltraggiata, disprezzata, prima che uccisa offesa nell’identità e nella dignità che è vera immagine e somiglianza di Dio.
Ti preghiamo Madre, volgi il tuo sguardo su di noi.
Permettici di sanare nelle tue lacrime il dolore profondo della nostra anima,
Di ritrovare nel tuo grembo immacolato la verità di forza di amore e di libertà dei nostri primi trenta giorni di vita, per essere veri, forti e sani.
Per essere figli che nel Padre per la Croce del Figlio e nello Spirito, come te, amano incessantemente. Amen


La storia della Madonna del Pianto inizia il 10 gennaio 1546, presso il palazzo dei Cenci, famiglia corrotta e potente del tempo. Per strada, sotto un piccolo arco sormontato dall’immagine di una Madonna con bambino, due giovani litigavano.
Uno, con un coltello, stava per uccidere l’altro che lo supplicava di non farlo. Il giovane armato lasciò cadere il coltello e fece per abbracciare il compagno, ma questo afferrò l’arma e lo uccise. Di fronte all’inganno e alla violenza, l’immagine della Madonna iniziò a lacrimare. Il pianto durò per molti giorni, vi assisterono migliaia di persone, tanto che il miracolo fu subito riconosciuto e si costruì l’attuale santuario dov’è custodita l’immagine. Dio è sempre presente, ma le persone, pur volendo, non riescono quasi mai a incontrarlo. Oggi le chiese sono vuote, le persone soffrono più che mai nella fede, nell’anima, nel sesso, nei nervi, nel corpo e nella mente. Il mondo è più violento e corrotto che al tempo dei Cenci. Anche la chiesa di S. Maria del Pianto era vuota e dimenticata quando, nel 1993, padre Angelo vi entrò con il consenso della sua congregazione dei padri Oblati di Maria Vergine, che ne aveva la custodia. Nel santuario, di cui è anche rettore, Padre Angelo ha continuato a svolgere il suo servizio di sacerdote, missionario, antropologo e scienziato, incontrando ogni giorno, per almeno 8 ore, persone di ogni cultura e religione. Grazie a Padre Angelo e alla continua espansione del movimento missionario da lui fondato in Italia e nel Sud del mondo, il santuario ha ripreso vita. Oggi è conosciuto in tutto il mondo e ogni settimana, prima della pandemia, veniva frequentato da centinaia di persone provenienti da Roma, dall’Italia, dall’Africa, dall’India e dal Sud America. Nella pandemia, le celebrazioni e gli approfondimenti continuano ad essere seguiti via internet da tutto il mondo.
Padre Angelo Benolli O.M.V.

La presenza di Padre Angelo in questo santuario non è casuale. La sua esperienza infatti è profondamente collegata al pianto della Madonna. Maria, infatti, non piange solo per gl’inganni e le violenze, ma specialmente perché nessuno ne ha mai visto e risolto le cause. Questa ignoranza non è colpa di nessuno. Abbiamo una cultura che da secoli esclude Dio e mette al centro l’uomo e la sua mente razionale. Non a caso, solo ai primi del ’900 si è scoperto che il 90% delle nostre energie sono nell’inconscio e determinano, con il loro modo d’essere, la mente cosciente. Ma la scienza non dice molto di più. Incontrando quotidianamente moltissime persone per 54 anni, Padre Angelo si è trovato a contatto con l’immensa sofferenza degli uomini che, senza colpa, sono pieni d’inganni e violenze e ha voluto trovare una soluzione. Per questo non si è adattato alla scienza senza Dio e senz’anima ed alla fede che non entra nei traumi dell’inconscio, ma, a costo di stare per anni da solo con Dio, nella carità, ha sviluppato il “Carisma di Sviluppo di vita e Missione”: una nuova e completa antropologia con cui cambia l’inconscio di Freud con l’Io potenziale e fa altre grandissime scoperte. Su questa base, racchiusa nei suoi libri, video e documenti tradotti in 35 lingue, ha anche creato le comunità di 5 famiglie e i “gemellaggi mondiali” tra famiglie italiane e famiglie povere del Sud del mondo. Grazie al Carisma, alle comunità e ai gemellaggi mondiali le persone entrano nel loro inconscio, vedono e risolvono con Dio i condizionamenti negativi, sperimentano finalmente scambi intensi e veri di vita in una comunione mondiale. Così si esce da ogni inganno e violenza e finalmente la Madonna sorride. (Antonella Casini)
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La chiesa di Santa Maria del Pianto ai Catinari è un luogo di culto cattolico del centro storico di Roma, situato nel rione Regola; rientra all'interno dei confini della parrocchia dei Santi Biagio e Carlo ai Catinari ed è sede di una rettoria affidata agli Oblati di Maria Vergine.

La chiesa presenta una pianta a croce greca tronca, essendo il braccio d'ingresso appena abbozzato. «Lo spazio è articolato da paraste scanalate a chiaroscuro con zoccoli dipinti a finto marmo nero, basi di travertino dipinte a finto marmo giallo (tranne le basi delle paraste prossime all'abside [...] di marmo) e capitelli in stucco di ordine corinzio; le nicchie delle cappelle laterali, scavate nei quattro piloni, erano destinate ad accogliere delle statue». Le volte a botte del transetto e del coro (il braccio d'ingresso infatti ha anche internamente una copertura a spiovente) sono semplicemente intonacate; sobri rilievi in stucco ornano le cornici secentesche dei pennacchi - vuoti - posti alla base della cupola, e la calotta semisferica della stessa, nella quale si aprono oculi ovali e che reca, al centro, un tondo con lo Spirito Santo, di Camillo Marini.
A ridosso della parete di fondo del braccio di ingresso, al di sotto della grande finestra semicircolare, si trova la cantoria lignea ottocentesca con balaustra scolpita, poggiante su mensole; essa ospita i resti, tra cui la cassa lignea neoclassica a forma di tempietto, di un organo a canne dotato di 12 registri, privo di tutto il materiale fonico. Lo strumento era stato costruito nel 1754 da Giovanni Antonio Alari e ricostruito nel 1817 da Filippo Priori. Addossato alla balconata è lo stendardo processionale della confraternita di Santa Maria del Pianto, dipinto nel 1699 da Francesco Simoncelli (allievo di Lazzaro Baldi) con la Madonna col Bambino in gloria (recto) e il Miracolo della Madonna del Pianto (verso). Al di sotto della cantoria, murato nella parete, vi è un pluteo cosmatesco musivo del XIV secolo, ornato con quattro archetti ogivali trilobati, originariamente nella chiesa di San Salvatore in Cacabariis. Delle otto epigrafi presenti sulla stessa parete, due provengono dalla chiesa di San Martino ai Pelamantelli.

Il transetto di destra ospita l'altare dedicato a Santa Francesca Romana, realizzato nel 1702 probabilmente su disegno di Filippo Tittoni, in sostituzione di quello precedente, che proveniva dalla scomparsa chiesa di Santa Cecilia de Pantaleis (sconsacrata nel 1560); dipinto a finto marmo, ospita la coeva tela attribuita a Lazzaro Baldi Madonna col Bambino tra i santi Francesco d'Assisi, Antonio di Padova e Francesca Romana; è affiancato dal monumento funebre di Pompeo Palmieri, progettato da Giovan Battista Mola e scolpito entro il 1650. Sul lato opposto vi è l'altare del Crocifisso, risalente al 1611-1612 e completato da Tittoni nel 1690; il gruppo scultoreo in marmi policromi del Calvario che costituisce la pala risale al 1703 ed è opera di Biagio Cibocchi, mentre il Gesù Crocifisso in cartapesta dipinta è del XV secolo e proviene dall'antica chiesa di San Salvatore; nella cimasa vi è un bassorilievo in stucco con Un angelo mostra il velo della Veronica. Ai lati, il monumento funebre di Luigi Zannini (a sinistra, 1642-1644, di Benigno Angiolini e Giovanni Pagni) e una lapide che commemora il privilegio concesso nel 1617 all'altare da papa Paolo V per le celebrazioni per i defunti.

L'abside semicircolare è interamente occupata dal presbiterio, delimitato da una balaustra marmorea disegnata da Giovanni Filippo Moretti nel 1772; al di sotto dei coretti laterali, trovano luogo due dipinti da papa Leone XI per la chiesa di San Martino ai Pelamantelli e trasferiti in Santa Maria del Pianto nel 1765: essi raffigurano rispettivamente Gesù che disputa con i dottori (a sinistra, 1603, di anonimo di ambito caravaggesco) e Gesù che appare a san Martino catecumeno (a destra, 1605, di Agostino Ciampelli). La parete curva è dipinta a grisaille con grandi candelabri e girali d'acanto entro due grandi quadri laterali su fondo dorato. L'altare maggiore è in marmi policromi, con ancona sorretta da quattro colonne dipinte ad imitazione dell'alabastro e ornata con statue di Angeli rispettivamente di Domenico Prestinari (sulla trabeazione) e di Domenico Fivizzani (a sostegno della corona). Al centro, l'immagine miracolosa della Madonna che allatta il Bambino Gesù, affresco del XV secolo incoronato nel 1643 dal capitolo vaticano (notizie tratte dal sito Wikiwand).


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Si ringrazia Simona e Fernanda per il dono dell'immaginetta, qui postata, e per quanto fanno per il bene dell'Associazione Italia Solidale . . .