sabato 26 novembre 2016

Sonico (BS) - La Madonna di Pradella


Il Santuario della Madonna della Pradella già nel 1292 risulta esistere una cappella tra i prati, donde il nome, in località romita. Nel 1299 risulta tra i beni posseduti dal vescovo di Brescia. E’ stata oggetto di numerosi interventi nel corso dei secoli successivi: anche attualmente luogo di pellegrinaggio, come lo fu per secoli.

All’interno troviamo la statua lignea della Vergine del XVII secolo, di Lorenzo Branchi di Sonico, e alcuni affreschi di Enrico Peci. Sul lato destro troviamo un affresco raffigurante lo scoppio della polveriera durante la Seconda Guerra Mondiale.

L’origine del Santuario, secondo la tradizione, sarebbe da far risalire all'apparizione della Vergine nel 1100 a Lorenzo, capitano dei crociati camuni in Terrasanta, e a sua moglie Domenica di Mù, soprannominata Prebella per la sua bellezza. Sfuggita mediante matrimonio clandestino al “diritto della prima notte” del tiranno di Sonico, ebbe il marito torturato; riuscì a liberarlo ma stavano per essere ricatturati; pregata con devozione apparve loro la Madonna che fece travolgere da una frana la roccaforte del tiranno. La Vergine diede alla sposa la possibilità di far maturare in agosto le pere, al sol tocco dell’anello nuziale. Gli abitanti di Sonico nel XVII° secolo trassero dall’antico pero la statua della Madonna col Bambino Gesù che tiene tra le mani una pera. Il 23 agosto 1580 sostò qui a pregare san Carlo Borromeo e ordinò la costruzione del campanile che terminò nel 1603. Della campana posta sul campanile, recante la data 1421, possiamo dire che è sicuramente la più antica dell’ intera provincia di Brescia e che la tradizione tramanda che sia stata fusa con gli argenti offerti da Omobono Federici (tratto dal sito web http://www.proloco.sonico.bs.it/).

 Santuario della Madonna della Pradella


Sonico: tra storia e preistoria
 Nell’alto medioevo a Sonico erano signori i nobili Federici: a testimonianza di ciò rimangono nel paese bei portali di granito, una grande torre e costruzioni in pietra bugnata, nella chiesa parrocchiale una raffinatissima tomba in marmo azzurrino con lo stemma gentilizio ed il ritratto dei committenti di tale famiglia in una bella pala raffigurante la Madonna del Rosario, circondata dai suoi Misteri. Il paliotto dell’altare maggiore era uno dei tanti gioielli che ci hanno lasciato gli artisti del legno del XVII e XVIII secolo. Purtroppo è stato recentemente derubato dei dodici apostoli e degli angioletti sparsi e sospesi un pò ovunque. Per fortuna è rimasto nel centro il Martirio di S. Lorenzo, che necessita di un pronto restauro, ma che ancora mostra tutta la sua bellezza. Il Picini, che l’ha scolpito, ha creato un forte contrasto tra l’espressione di classica serenità del santo e la carica di odio dei brutti ceffi tutt’intorno. “In una delle famose cappelle di Cerveno si trova quasi identica la faccia del ragazzo che maneggia il bastone a sinistra della graticola” (Vezzoli). Il Martirio è ora protetto da un vetro, ma se avete con voi una grossa pila o se vi fate aiutare dal parroco, potrete osservarlo attentamente e goderne a pieno. Sorprende piacevolmente anche il campanilino quattrocentesco del Santuario della Madonna della Pradella ed il suono della sua campana, la più antica della Valle, fusa con gli argenti offerti da Omobono Federici. Vicino al paese, in un bosco di castagni, ci sono numerose rocce incise dagli antichi camuni. I nomi delle rocce indicano la magica sorpresa di chi per primo le scoprì: Corno delle Fate, Dos delle Strie, Al del Roc. Le incisioni sono di epoca tardo neolitica, dell’età del rame e anche di epoca cristiana: vi sono molte coppelle, figure idoliformi, dischi solari raggiati, simboli medioevali e cristiani. 
Potete continuare il vostro itinerario salendo a Garda. La rupe sulla quale sorge la chiesa di S. Lorenzo deve essere stata, fin da tempi remoti, un osservatorio che teneva sotto controllo le primitive vie d’accesso a Edolo: infatti, Garda significa in antico germanico recinto militare di osservazione. La tradizione militare parla di un castello che sorgeva sul luogo dove poi fu fondata la chiesa: innegabilmente i muraglioni dell’antica canonica fanno pensare ad un fortilizio (da studi di don Lino Ertani). Attraversando un portale dall’aspetto antico e romantico si arriva al sagrato della chiesa, circondato da un muretto di granito: da qui la vista è splendida. La chiesa primitiva doveva essere in stile romanico longobardo a giudicare dalla muraglia laterale, costruita in pietra regolarmente squadrate ed allineate e rimangono tracce di romanico anche nella parte inferiore della facciata, dopo i vari rifacimenti ed ampliamenti dei secoli successivi. Internamente sono belle l’antica pavimentazione in grossi blocchi di arenaria e la soasa dorata opera del XVIII secolo. Da Garda scendendo per l’antica strada arrivi a Rino, dove ho potuto osservare antiche costruzioni: resti di una torre con datazione intorno all’anno mille, portali, piccole finestre quadrate circondate di granito, archetti e colonnine e resti di affreschi ormai rovinatissimi sui muri delle case, circondati da delicati cornici di legno. Ho sperato che qualcuno li recuperasse (dal sito web http://www.invallecamonica.it/).


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