domenica 27 maggio 2018

Monfalcone (GO) - Beata Vergine Marcelliana



LA STATUA DELLA MADONNA 

La statua della Beata Vergine Marcelliana, che è una fra le più antiche immagini marmoree della regione, si trova sull'altare maggiore, che è in marmo locale.
Rinvenuta intorno al 500 in un'imbarcazione, giunta senza equipaggio, spinta e guidata lungo il fiume Rosega da una mano invisibile al luogo, dove, accolta con devozione, le fu costruito lungo i secoli un Santuario sempre più degno.
Il fatto prodigioso è ricordato da un affresco recente (1943) del veronese Agostino Pegrassi.
La statua è di forme alquanto rozze e primitive, attribuite ad arte romanica o anche ad arte bizantina o di gusto orientale.
La Madonna è rappresentata seduta, stringe con la destra il Bambino ritto in piedi, mentre tiene nella sinistra un oggetto ancora imprecisato, o uno scettro, o un'arma, o un frutto. Con maggiore probabilità si tratta di un "pane", quale dono della Provvidenza ai più bisognosi, come conferma il ricorso alla intercessione della Vergine Marcelliana da parte delle popolazioni nei momenti più gravi di fame e di desolata miseria che segnarono gli anni più oscuri della storia di queste terre.
Si osservi l'espressione del volto della Vergine, la mestizia che vela un sorriso appena accennato, e quella del Bambino, quasi partecipe, nella sua innocenza, del dolore della Madre.
Gli eventi della prima guerra mondiale non risparmiarono la chiesa che subì danni dal tiro delle artiglierie. Quando poi in essa fu installata un ospedaletto da campo, andarono perduti tutti gli arredi.
Solo la statua della Madonna rimase intatta sull'altare maggiore a conforto dei feriti. Vi rimase anche durante il secondo conflitto mondiale, e rimane ancora, non costretta da nessuna forza umana, ma solo dal suo amore materno, per ascoltare le preghiere dei Monfalconesi e di tutti i suoi figli ed elargire loro il "Pane" che nutre il corpo e lo spirito.


Documenti scritti risalenti a quell'antico periodo sono andati perduti in seguito al susseguirsi di invasioni barbariche; solo nel XII secolo troviamo un primo cenno dell'esistenza della "Pieve Marcelliana" in un decreto del Patriarca Volrico, emesso tra il 1120 e il 1122: con questo documento, il patriarca assegnava metà della Pieve Marcelliana all'Abbazia benedettina di S. Martino della Beligna, cui già era affidata la Chiesa ed il Monastero di S. Giovanni al Timavo.

L'opera caritatevole dei benedettini in queste terre resterà legata nei secoli, al "Ponte dei mendicanti" presso cui convenivano i poveri per l'elemosina; le ultime vestigia di questo ponte scomparvero con la nascita del borgo operaio di Panzano e la conseguente tubatura del torrente Roggia da esso scavalcato.

Nei secoli XII e XIII il territorio della Pieve andò spopolandosi sia in seguito alle frequenti guerre di fazioni, sia per il diffondersi della malaria.

Gli abitanti delle campagne tendono a rifugiarsi nel nuovo borgo che sorge ai piedi della rocca di Monte Falcone, difeso da solide mura, e per secoli la Chiesa nuova ivi sorta nel 1500 (ora porta il nome di Sant'Ambrogio) continuerà a chiamarsi Santa Maria Marcelliana acquistando sempre maggior importanza, anche se, formalmente, la parrocchiale rimarrà la vecchia Marcelliana, divenuta popolarmente il "Santuario di Maria".

Tra il 1360 e il 1364 l'antica Chiesa fu demolita e ne fu costruita una nuova: una delle tante ricostruzioni dell'edificio nel corso della sua lunga storia.
Nel 1381, in seguito a discordie sul sistema di nomina del patriarca di Aquileia (il Papa Urbano VI l'aveva affidato al Cardinale Filippo d'Alencon, la città di Udine voleva fosse eletto dal capitolo aquileiese secondo la tradizione) scoppiò una guerra civile che vide la città di Monfalcone divisa tra i partigiani dei due partiti. Dopo aver sopportato le gravi conseguenze di queste lotte, nel 1386 fece la sua comparsa il terribile flagello della peste.


In questa circostanza i monfalconesi ricorsero alla Vergine per implorare il suo aiuto, facendo voto di recarsi settimanalmente in processione alla Marcelliana. Voto fedelmente man-tenuto ogni sabato fino agli inizi del nostro secolo e oggi, purtroppo, dimenticato.

Altre terribili prove subirono le popolazioni di queste terre, quali l'invasione dei Turchi alla fine del 1400 e le incursioni dei pirati Uscocchi nel 1615.
In questo periodo l'edificio della Marcelliana subì vari interventi di restauro e di ampliamento. Tra questi, importante da ricordare è l'esecuzione degli affreschi della volta e delle pareti, opera del celebre Arsenio Nigris (XVI secolo).

In seguito al grande sviluppo economico della prima metà del XIX secolo, Monfalcone conobbe un notevole aumento demografico che portò alla demolizione delle mura medievali (1838) per permettere la fusione del centro con i nuovi borghi, tra cui quello della Marcelliana.

Le strutture ormai crollanti dell'antico edificio portarono alla decisione di demolire e ricostruire ex novo la Chiesa, fra l'11 maggio 1840 e il 4 agosto 1844.
La consacrazione del nuovo edificio avvenne il giorno 8 settembre 1844 ad opera dell'allora Arcivescovo di Gorizia, Francesco Saverio Luschin.
La nuova chiesa fu ornata da affreschi del veneziano De Santis, quale degno coronamento alla statua della Vergine Marcelliana, posta sull'altar maggiore. Purtroppo gli eventi della prima guerra mondiale non risparmiarono la Chiesa che subì danni dal tiro delle artiglierie. Quando, poi, in essa fu installato un ospedaletto da campo, andarono praticamente perduti tutti gli arredi. Solo la statua della Madonna rimase intatta sull'altar maggiore a conforto dei feriti.



Nel corso dei restauri eseguiti negli anni del primo dopoguerra andarono perduti, sotto una mano di calce uniformemente distribuita, anche i pochi affreschi e le decorazioni delle pareti che pur gli eventi bellici avevano risparmiato.
In tempi recenti si cercò di recuperare gli affreschi del De Santis, ma i danni subiti sono, purtroppo, gravissimi.
Nel lo dopoguerra la Chiesa fu curata dai Padri claretiani (P. Spagnoli). Ritiratisi questi, fu Rettore della Chiesa Don Ferdinando Tonzar.
Nel 1927 il Tempio fu affidato ai Padri Francescani della Provincia Veneta di S. Antonio, le cui assidue cure ne permisero la rinascita, culminata con la costruzione dell'attiguo Convento (1939).

Gli eventi della seconda guerra mondiale causarono ulteriori danni: la vicinanza dei Cantieri Navali, frequentemente sottoposti a bombardamento da parte degli aerei alleati non era certo motivo di tranquillità. Parecchie bombe caddero vicino alla Chiesa senza direttamente colpirla, ma causando ugualmente danni alle opere murarie.

Il secondo dopoguerra vide il rifiorire della Marcelliana, divenuta nel frattempo parrocchia, con la costruzione delle strutture ricreative e sportive per la gioventù monfalconese.
Negli anni '70 si rese necessario un intervento di consolidamento di tutte le strutture della Chiesa, minacciata da cedimenti delle fondamenta, poggiate su terreno alluvionale. (Notizie tratte dal sito web http://www.santuariomarcelliana.it/)

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